venerdì 28 febbraio 2014

Chi è intellettualmente vicino a me.

La mia vita è stata perennemente fuori dall'ordinario, sempre fuori posto e con diversi percorsi non conformi ai miei coetanei di sempre. E ancora devo capire, rivolgendo il mio sguardo al passato (con il presente, a 32 anni , tuttora instabile) se l'ostinazione delle mie idee, il fatto di essere andato a vivere da solo giovanissimo (privo di aiuti), la lotta per la sopravvivenza, il fatto che ancor prima ero partito volontario nell'esercito e lo scontro con i graduati (tra l'altro quando si è giovanissimi, essere un graduato porta facilmente all'esaltazione del proprio potere), la voglia di scrivere e analizzare il mondo, combattere il proprio sfruttamento e l'arroganza dei padroni (e quanta differenza percepivo tra me vero proletario e chi conosceva, decantandola, esclusivamente la teoria ) sia qualcosa della quale vantarmi. 

Col tempo ho dovuto ripetere a me stesso che le mie "non conformi" esperienze di vita erano dovute non dal fatto perchè ero stato coraggioso, non perchè avevo lottato, non perchè avevo mandato la mia idea a scontrarsi con altre idee; no, il mio percorso difficile probabilmente è dovuto perchè sono stato l'oggetto più che soggetto di tutta la mia storia e non ho quindi (a meno di non voler considerare valori la sofferenza, la tristezza o addirittura il proprio orgoglio) di che vantarmi. Essere oggetti della propria storia: condizioni ambientali che ti forzano per un determinato percorso, come il vento che contribuisce alla traiettoria di una foglia appena staccatasi da un ramo.



Per questo il sottoscritto ammira pochissimi scrittori,intellettuali o poeti del passato.  Quelli del presente ancora non li riconosco. Forse perchè tendo ad ammirare persone che in qualche maniera abbiano fatto percorsi "non conformi" come me? Sì, probabilmente è così. D'altronde ho un grande disprezzo per chi diventa un eroe, popolare, elevato ad esempio senza aver avuto nessuna esperienza , dura, di vita. Ma soprattutto li disprezzo perchè in realtà sono privi di coraggio: essere coraggiosi nella solitudine, senza testimoni, senza il premio di un consenso, soli davanti a se stessi, richiede un grande coraggio e una grande forza.

Tra gli scrittori del passato che ammiro e sento vicini a me c'è Jack London.  A 13 anni già si rompe la schiena dalle 12 alle 18 ore il giorno. Si ribella: conosce i bassifondi della Costa dei Barbari californiana, prima come contrabbandiere poi come guardiacoste; percorre l’America con gli hobos e i vagabondi; viene arrestato; si imbarca come marinaio verso il Mar del Giappone a caccia di foche; partecipa senza fortuna alla corsa all’oro nel Klondike; diventa socialista e rivoluzionario – membro dal 1896 del Socialist Labor Party che lascerà nel 1901 per il Socialist Party of America –  e contemporaneamente si iscrive all’Università (senza terminarla) cercando il suo riscatto attraverso la cultura borghese. Legge Marx, Spencer, Darwin, Nietzsche che restano i riferimenti costanti della sua filosofia talvolta contraddittoria ma affascinante.

Jack London, nonostante cominciò ad avere successo e tanti soldi grazie ai suoi romanzi, scelse di  sbarcare a Londra in incognito: in abiti dimessi da marinaio, vive per sette settimane nell’East End, il quartiere londinese più degradato, condividendo le bettole, gli ospizi dei poveri, le mense dell’Esercito della Salvezza, le notti all'addiaccio, le manganellate della polizia con disoccupati e barboni, derelitti e disgraziati. E in quel periodo comporrà di corsa "Il Popolo degli Abissi": Jack dirà che è il libro che ama di più e che nessun altro gli è costato così tanto cuore e lacrime come quello studio sulla degradazione economica dei poveri.

Jack London era fatto così e, come capita a chi non riesce a vivere nella leggerezza dell'essere, sarà perennemente infelice: una overdose di morfina, forse volontaria, lo uccise nel 1916. Da anni ormai l’idea del suicidio era stata per lui un pensiero sempre ricorrente: per sua stessa ammissione aveva avuto tutto eccetto la felicità.

Ma questo grande scrittore proletario, colui che proviene dai "bassi fondi" e oltre all'animo intellettuale possedeva anche quello fiabesco come "Zanna Bianca" o "Il richiamo della foresta" e fantapolitico che anticipò Orwell con "Il tallone di ferro", lo voglio ricordare con questo suo pensiero: 

"Il mio cervello era un pullulare di idee. Tutti i miei pensieri erano pronti a lanciarsi fuori,come prigionieri che attendono ansiosi, ciascuno nella propria cella, il segnale per fuggire"



giovedì 27 febbraio 2014

Articoli sulla Falange Armata: ma come si può?

Noto con grande piacere che il mio precedente articolo sia stato ripreso da Infoaut , Osservatorio e Agoravox; noto, d'altro canto,con enorme dispiacere come i grandi giornali hanno trattato la vicenda. Desideravo ardentemente che oltre al sottoscritto, ci fossero anche altre persone che si ponessero delle domande e che affrontassero l'argomento dicendo tutto fino in fondo: nulla di tutto questo. C'è un articolo del Sole 24 Ore dove addirittura si cita l'accusa processuale verso Scalone , omettendo il risvolto giudiziario come invece raccontai io:  fu assolto e giustamente venne anche risarcito per il grave errore giudiziario commesso nei suoi confronti.

Ma il pezzo grosso ancora lo devo raccontare.

C'è un articolo del solito Fatto Quotidiano (non lo linko perchè con tutta la mia buona volontà, non riesco a pubblicizzarlo) che ha trattato la vicenda con grande superficialità, e tra un passaggio all'altro esordisce con questa "profonda" domanda : "Chi c’è dietro quella sigla? E come faceva a sapere l’anonimo estensore delle esternazioni di Riina, detenuto in regime di 41 bis? Se lo chiedono Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi".

Me lo sono chiesto anche io! Come diavolo  faceva a sapere delle esternazioni di Riina anche la vecchietta di 90 anni che abita all'appartamento astante al mio? Provo ad azzardare un'ipotesi: per caso l'ha appreso dai Tg nazionali che per giorni e giorni hanno messo in onda perfino i video? Oppure dalla trasmissione di Santoro che oltre ai video, ha trasmesso le intercettazioni originali?

Se un giornalista si pone quella sciocca domanda alla fine non è nulla di grave (anche se inconsapevolmente contribuisce al depistaggio), ma se la stessa domanda è stata posta anche dai Magistrati inquirenti allora la tragedia si è trasformata in una gigantesca farsa.


martedì 25 febbraio 2014

Lettera di "minaccia" a Riina: la vera storia della Falange Armata e depistaggio che influenza la Magistratura.

Una  lettera di minacce indirizzata a Riina, firmata “Falange Armata”, è stata recapitata al carcere Opera di Milano dove il boss è rinchiuso al 41Bis. Secondo quanto si apprende da Repubblica , nella lettera pare che ci sarebbe scritto “Chiudi quella maledetta bocca, ricordati che i tuoi familiari sono liberi” e poi “Per il resto ci pensiamo noi, stai tranquillo!”. Ovviamente la lettera non è giunta al destinatario perché, come sanno anche i bambini, la posta recapitata al 41Bis viene sempre controllata ; ed è primo elemento importante per capire il primo scopo della cosiddetta “Falange Armata”: il messaggio non è verso Riina, ma al mondo esterno che inevitabilmente passa attraverso i mass media e giornali.




Chiaro che la “minaccia” si riferisca al famoso sfogo di Riina durante il dialogo con Lorusso, suo compagno durante l’ora d’aria; e come ho già spiegato nell'articolo scorso riguardante il “Protocollo Farfalla” e l’utilizzo dei Servizi Segreti all'interno del brutale Sistema Penitenziario, non è del tutto chiaro lo scopo di quello sfogo e perché le autorità non hanno fatto in modo che le invettive di Riina non siano rimaste all’interno di quella tomba del 41Bis. E ancora, c’è poca chiarezza sull'effettivo ruolo di Lorusso: sia Violante che Favia (attuale vicepresidente della Commissione Antimafia) sospettano che sia un informatore dei Servizi.

Ma cos'è la “Falange Armata” e perché è riapparsa questa sigla?
Cominciamo col dire che è un’invenzione, una pura fantasia letteraria, perché ad oggi non è mai stata dimostrata l’esistenza di questo gruppo terrorista di estrema destra, e le inchieste di alcuni Magistrati portarono ad indagare (e rovinare l’esistenza di) persone poi risultate completamente estranee. Di questo gruppo conosciamo solo le sue lettere di rivendicazione che, sistematicamente, hanno avuto sempre funzioni di depistaggio: rivendicarono tutti gli attentati (compresi quelli mafiosi, dalla strage di Capaci fino agli attentati a Firenze e Roma), tutti gli omicidi, sequestri e intimidazioni. In sostanza hanno rivendicato tramite strumenti tecnologici allora all'avanguardia ogni azione del terrore, fino ad intimidire il cuore delle Istituzioni.

Ma insisto nel fare riferimento al mio articolo precedente sul “Protocollo Farfalla” e i colloqui di Riina perché, ancora una volta, c’è un legame prepotente con il sistema carcerario. La Falange Armata “nasce” nei primi anni del 1990 come “Falange Armata Penitenziaria” e le prime rivendicazioni fanno ben intendere che conoscevano molto bene, e al di dentro, le realtà carcerarie: inutile ribadire che la “farfalla” volteggiava all'interno dei penitenziari da tempi immemori e "ascoltava" i colloqui di detenuti "speciali". La Falange Armata nacque nel '90 e si fece "notare" per ben 4 anni , concludendo poi nel '94 con questo messaggio finale:
“Il nostro progetto è stato portato avanti nella convinzione dell’amor di Patria. Per questo ognuno di noi non cesserà mai di essere operativo. Riferendoci a schemi di politica macchiavellana (povero Machiavelli, Ndr) abbiamo constatato le nostre certezze. Gli eventi da noi provocati secondo un preciso schema sono stati recepiti sia dalla politica che dal nostro popolo. La nostra propaganda adesso è ferma e non cercheremo in nessun modo di influenzare le prossime votazioni. Convinti che il popolo sia sovrano le sue scelte sono sacre, agiremo con i nostri mezzi affinchè questa volontà sia rispettata nel cambiamento. Se il cambiamento ci sarà, e pensiamo in meglio, questo dovrà esserlo anche per noi. La nostra ultima operazione nel nostro codice è quasi terminata nel raggiungimento dei nostri obiettivi. Quindi per questo ed altri motivi politici abbiamo deciso di sospendere il nostro progetto a tempo indeterminato in attesa di eventi. Convinti della gratitudine e comprensione del lavoro svolto da parte del nostro popolo e di noi stessi, auguriamo al popolo italiano un sereno futuro.”
Il messaggio è chiaro e si comprende che queste rivendicazioni nascono e si concludono con la fine della crisi istituzionale. Ma è necessario far comprendere l’invenzione, e la strategia di depistaggio, di questa formazione accennando a tre storie particolari.
La prima riguarda la vicenda della Uno Bianca, sempre tra gli anni '90-'94. Un impressionante numero di rapine (almeno 90), estorsioni e raid contro le comunità nomadi ed extracomunitari, attentanti contro le forze dell’ordine lasciando una scia di sangue: 24 morti e 104 feriti. Sorprendente il comportamento della Magistratura locale che per anni insegue false piste e condanna ben 55 innocenti. Molte azioni della Uno Bianca furono rivendicate sempre dalla fantomatica Falange Armata: poi si appurò che i componenti della banda sanguinaria erano cinque poliziotti della questura di Bologna.
La seconda storia riguarda Cosimo Zaccaro, un furbacchione che riuscì a diventare informatore dei Servizi Segreti appartenenti alla Guardia di Finanza e li abbindolò (ovviamente facendosi pagare) passando informazioni sul complotto ordito dalla Falange Armata e gli attentati che avevano in mente di progettare. Arrivò perfino a progettare un finto attentato dinamitardo al Palazzo di Giustizia per far credere che fosse opera della Falange: fu condannato a 9 anni per aver venduto false informazioni all’unità speciale della Guardia di Finanza.

La terza storia riguarda l’ennesima brutta pagina della Giustizia. Carmelo Scalone, un'ex guardia carceraria, aveva passato tre anni della sua vita a difendersi dalle minacce della Falange Armata e, ironia della sorte, a difendersi dal Magistrato Saviotti che per vent'anni lo ha accusato di farne parte: il procedimento in cui era coinvolto l'operatore penitenziario si riferiva al periodo compreso tra il 1990 e il 1993, quando la Falange Armata rivendicò numerosi attentati e rivolse minacce, tra i tanti, all'allora Presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, a Silvio Berlusconi, a giornalisti e imprenditori. Nel processo prese parte civile persino l’allora Presidente della Repubblica: Scalone venne condannato in primo grado a tre anni di reclusione, e in secondo grado, poi riconfermato dalla Cassazione, fu prosciolto. Ora è un uomo malato di 75 anni e con l’esistenza dilaniata.

Tre storie che rendono bene l’idea che cosa sia questo finto gruppo terroristico creato ad arte da una parte dei Servizi Segreti che ha uno scopo prettamente eversivo. In momenti storici delicati svolgeva una funzione di depistaggio e nello stesso tempo, attraverso l'opera di terrore che monopolizzava i mass media, otteneva più sicurezza, più repressione e più giustizialismo: esattamente come i famosi "gruppi di salute pubblica” nati in Spagna durante la dittatura “falangista” di Francisco Franco e importati qui in Italia attraverso il golpista Valerio Borghese.

La Falange Armata è riapparsa proprio in questo periodo particolare, e avendo compreso che il suo ruolo sia sempre di depistaggio, la lettera non fa altro che rafforzare l’architettura processuale della Procura di Palermo: i titolari dell’inchiesta forse sono, anche loro, vittime inconsapevoli di questa enorme macchinazione che allontana anni luce la verità e si fa il gioco di chi , all'interno dello Stato, gradirebbe una svolta poliziesca-giudiziaria repressiva di questo Paese. 


In tutto questo clima auguro "in bocca al lupo" all'attuale Ministro della Giustizia Andrea Orlando: confido nel coraggio delle sue idee (qualche tempo fa si era espresso per l'abolizione dell'ergastolo e l'alleggerimento del 41Bis) e auspico che non si faccia condizionare da questo clima del sospetto e ferocemente, ancora una volta, giustizialista. Ne vale della nostra fragile democrazia.

Articolo pubblicato anche su "Agoravox".

lunedì 24 febbraio 2014

Minacce a Riina: l'insostenibile "falange armata".

Volevo annunciare che a breve, con il mio prossimo articolo, racconterò della fantomatica "Falange Armata" che è ricomparsa "minacciando" Riina. Lo avrebbe "minacciato" recapitando una lettera al boss che è al 41Bis. Ma non so stare zitto e fremo comunque dalla voglia di dire che questa storia, a parer mio, penso che sia l'ennesima messinscena e puzza di depistaggio (o "rafforzamento" a seconda l'angolo di lettura).  Tanto è vero che anche un bambino sa che le lettere recapitate al 41Bis vengono sistematicamente censurate prima di arrivare al destinatario, ma la cosa che ci tengo a dire è che dimostrerò (e ci vuole poco) l'invenzione di questa fantomatica sigla che nella storia italiana è apparsa più volte.  Ripartirò dal mio articolo sul "protocollo farfalla" legato a Riina e il suo confidente Lorusso. 

La storia continua...

AGGIORNAMENTO:l'articolo sulla Falange Armata e l'arte del depistaggio è qui: http://incarcerato.blogspot.it/2014/02/lettera-di-minaccia-riina-la-vera.html

I nuovi (?) moralizzatori.

A proposito dei grillini. E' affascinante notare che i moralizzatori siano ben visti e apprezzati da un largo strato della nostra popolazione che attraversa qualsiasi fascia sociale e titolo di studio: accade ogni qual volta si presenta, in forma ciclica (tipico del capitalismo), la crisi economica e istituzionale. 




Lo abbiamo visto durante il Governo corrotto di Giolitti con i fasci, e anche dopo tangentopoli con la nascita di Berlusconi (si era presentato come l'antipolitico, vi ricordate?), i leghisti col cappio e il movimento, poi diventato Partito personale, del'ex giudice Di Pietro (sui muri il popolo scriveva:"Di Pietro, facci sognare!"). Li abbiamo visti all'opera poi chi furono il "nuovo che avanza". Ma il popolo italiano, la massa, ha un forte bisogno dei moralizzatori per deresponsabilizzarsi e rinnovarsi la propria coscienza.

Ma è dalle fila dei moralizzatori più duri che nascono gli opportunisti di professione. 

domenica 23 febbraio 2014

Dico basta!

Io dico basta al  perbenismo di questo assurdo Paese, ai giustizialisti che dicono di voler colpire i Potenti ma  non fanno altro che schiacciare, come nell'epoca emergenziale, i più deboli. Tra i più deboli contemplo anche chi occupa le fila del braccio armato mafioso: gente che proviene dal degrado causato dall'ingiustizia sociale e il carcere ne è pieno. Per questo dico basta a certi Magistrati che li considerano irrecuperabili e per questo optano per il "fine pena mai".  Dico basta anche ai falsi garantisti, quelli che si ricordano della Costituzione e dei diritti umani solamente quando vengono colpiti loro.



Basta alle stragi di Stato impunite, alla politica lontana da noi e quindi inevitabilmente il vuoto viene riempito da analfabeti (e son quasi tutti laureati) come i parlamentari grillini. Dico veramente basta a chi si appropria dell'antimafia per puro marketing, a chi specula su Processi infiniti e melmosi. A chi spaccia per "fatti" le proprie insulse opinioni e a chi approfitta di una platea facilmente manipolabile e rabbiosa. Basta all'utilizzo del pentitismo che porta a condanne senza indizi oggettivi o probanti e dove molto spesso i Magistrati mettono in atto una vera e propria "trattativa" con i pentiti: quanti incontri segreti si svolgono tra le parti?

Io dico basta a chi protesta contro chi vive nel fango come i Rom, a chi esulta la polizia che picchia i ragazzi perchè fanno solo casino e poi si lamentano che ci sia una generazione silenziosa. Basta all'individualismo esasperante, a chi pensa solo per sé: a chi mette l'io a disposizione solo di se stesso, al massimo alle persone per interesse strettamente personale, e non per la collettività.

Basta a chi vive da parassita, a chi si arricchisce a discapito degli altri: il capitalismo è questo, e non metterlo in discussione vuol dire che non si vuole cambiare assolutamente nulla. Basta a chi esulta la flessibilità, perchè tanto loro hanno già il posto fisso. Dico basta agli economisti che parlano del PIL, della produttività, e a chi dice che son tutti fannulloni. A chi si preoccupa solo delle imprese, ma non di chi ci lavora. Dico basta a chi del rispetto della legge ne fa una ideologia: ben conscio che ciò che è vietato oggi, domani può non esserlo più, e facendo finta di dimenticare che molte leggi, frutto delle politiche emergenziali, sono anticostituzionali.

Io dico basta alle morti silenziose durante i luoghi di lavoro, a chi addita la colpa ai lavoratori perchè, dicono, sono loro che si distraggono. Basta a quelle persone che si dichiarano di sinistra, e sono più a destra di quelli di Forza Nuova: almeno questi qui hanno la faccia tosta di ammetterlo.

Basta a chi dice che siamo razzisti perchè sono gli stranieri che se la cercano, dico basta a chi dice di tollerare i gay (tollerare: odiosa parola), ma l'importante è che non pretendano di sposarsi e guai se provassero ad ostentare in piazza la loro sessualità.

Io dico basta a chi ancora sotto sotto pensa che la donna venga violentata perchè un po' se l'è cercata. E poi sono gli stessi che non sopportano le donne mussulmane che vanno in giro con il burka. Non che sia giusto, ma a loro dei diritti delle donne non gliene importa nulla: criticano semplicemente perchè si sentono di una civiltà superiore. Quale? La nostra civiltà condannata ripetutamente per la violazione dei diritti umani?

Io dico basta a chi muore in carcere, basta a quelli che credono che il carcere sia un albergo a cinque stelle. Basta a coloro che si indignano delle morti in carcere, ma poi guai all'indulto, amnistia o alternativa alle pene. Io dico basta all'indifferenza, alla passività, alla superficialità, agli slogan facili, alla mancanza di letture e all'acclamazione della mediocrità.

Io dico basta all'infelicità dovuta dall'eccessivo consumismo, e ad ogni istante ci dicono che dobbiamo essere sempre belli, sorridenti e vincenti. Perchè chi perde, chi rimane indietro, chi non ha avuto le stesse condizioni sociali degli altri è considerato un buono a nulla.

Dico basta a te che mi leggi perchè sai solo indignarti, e basta soprattutto a me:  perchè non so altro che dire, ancora una volta, basta.

sabato 22 febbraio 2014

Il nuovo Ministro della Giustizia Orlando: sarà coraggioso?

Tralasciando la natura del Governo che è in perfetta linea con le politiche neoliberiste ed espressione dei soliti poteri capitalisti, il mio forte interesse era capire chi fosse il nuovo Ministro della Giustizia. Per un attimo, leggendo il nome Orlando, ho avuto un brivido lungo la schiena pensando a Leoluca Orlando e il mio pensiero andò alla sua famosa frase del tipo " Il sospetto è  l'anticamera della Verità". No, è Andrea Orlando del Partito Democratico e ho fatto  un sospiro di sollievo. 



Visto che la coerenza di determinati politici è un optional, è presto anche capire se la sua scorsa apertura alla revisione del 41Bis (parlava di alleggerimento), l'abolizione dell'ergastolo, la riforma del CSM che giudica gli errori dei Magistrati, sia ancora nell'ordine delle sue idee. E visto il clima  giustizialista e la spada di Damocle della famosa "Trattativa Mafia-Stato", bisognerà vedere pure se sarà un uomo coraggioso.

Insomma è ancora presto giudicare, ma leggendo le critiche del Fatto Quotidiano verso di lui è evidentemente un punto a suo favore.

giovedì 20 febbraio 2014

Il desiderio dell'immortalità: il motore della Storia.

Che mi si perdoni per  questa mia ardita speculazione filosofica, ma è necessaria quanto tremendamente vera.  Quando Marx esordì dicendo che è l’uomo che fa la Storia e non viceversa, aveva perfettamente ragione: aggiunge però, nella sua ottica di materialismo dialettico,  che l'oggetto della storia è la lotta tra le classi. Personalmente credo che dietro ci sia qualcosa di più profondo e nello stesso tempo più semplice, e proviene dall'io di determinate persone: ciò che li ispirava a guidare le rivolte, le lotte comuni per le cose giuste e ingiuste, non è la ragione ma il desiderio di immortalità: ovvero l’essere invitati alla grande scena della Storia dove sono puntati migliaia di occhi presenti e futuri.



Il desiderio  di immortalità che come un fuoco arde il proprio io è esattamente il motore della Storia e senza di esso l’intera umanità se ne starebbe sdraiata sull'erba a guardare pigramente le nuvole che galleggiano il cielo. All'origine di qualsiasi lotta di determinate persone c’è l’amore esasperato e insoddisfatto del proprio io, al quale vuole dare contorni  nitidi. 

Potrebbe apparire spietato, o fare del torto  a qualcuno, dire che nella Storia dell’indipendenza dell’India il protagonista fu Gandhi e non il popolo sfruttato dagli inglesi? Così come Mandela, un Martin Luter King, lo stesso subcomandante Marcos  nonostante ci tenesse a specificare che lui sia comandato dal popolo; compreso Marx con il suo Il Capitale che  smaschera il capitalismo ha provocato enormi mutamenti sociali: ma tra il proletariato e lui è chiaro capire chi sia il protagonista della Storia. E ciò vale anche per gli artisti, scrittori e poeti.

E’ il desiderio inconscio dell’immortalità che ha fatto la Storia, o ancora meglio:  è l’ipertrofia dell’anima che risiede in alcuni di noi che fa da benzina per permettere di far girare il motore della Storia.
Avviene nel piccolo e nel grande: chi si dà da fare, chi aiuta le persone , chi non riesce a star zitto quando assiste alle ingiustizie e i soprusi vuole lasciare ai posteri qualcosa di sé. Lo stesso Dio che è sceso,secondo i credenti, sulla Terra sotto forma di umano, in realtà aveva il desiderio di essere ricordato e mai più dimenticato dagli uomini.

Non tutti hanno questo fuoco dentro, c’è chi preferisce vivere nella leggerezza e non avere nessun desiderio di salire sul palco della Storia, nemmeno da semplice comparsa: adora rimanere sdraiato sull'erba con gli occhi fissi al cielo. Ed è felice. A differenza di chi ha quel sacro fuoco del proprio io che, felice, non potrà esserlo mai.

Ma l’immortalità è un desiderio vacuo, fittizio e pragmaticamente inesistente. Anche se non servirà a nulla dirlo, visto che il fuoco,una volta che è dentro, difficilmente lo si potrà spegnere, ricordiamocelo: una volta che si muore, inesorabilmente c’è la voluttà totale del non essere. Come scrisse Kundera nel suo libro intitolato non a caso L'immortalità:  "Essere mortali è l’esperienza umana più fondamentale e nello stesso tempo l’uomo non è mai stato capace di accettarla, di comprenderla e di comportarsi di conseguenza. L’uomo non sa essere mortale. E quando è morto non sa neanche essere morto."

mercoledì 19 febbraio 2014

Le sinapsi della stupidità.



Secondo un vecchio studio dell’Università della California pubblicato sul quotidiano britannico Daily Mail, un adulto medio è esposto, tramite l'utilizzo di internet e in particolare dei social network,  mediamente al bombardamento di 100mila parole e 34 gigabyte di informazioni al giorno: pare che il cervello ad un certo punto vada in corto circuito e si abbia scarsa capacità di concentrazione.

Sempre secondo lo studio Californiano, pare che tra qualche generazione svilupperemo nuove cellule nervose per queste attività: meraviglioso pensare che avremo delle nuove sinapsi predisposte per l'inattività in eccesso.

martedì 18 febbraio 2014

Lista Tsipras italiana: la solita lobby legalitaria che distrugge la sinistra.

I segni dell’egemonia legalitaria che ha modificato persino la sinistra “antagonista” sono molti ed evidenti. Si raccolgono petizioni on line (tra l’altro inutili) per i soprusi della polizia, ma nello stesso tempo si elogiano i magistrati. Si condannano giustamente gli arresti nei confronti dei manifestanti No Tav (alcuni rischiano l’ergastolo ed è una vergogna!) e quelli che manifestano per il diritto alla casa, ma si riduce la protesta alla sola repressione poliziesca: omettendo che i mandanti siano i pm in carriera.
Quando ci fu la polemica contro quel manifestante No Tav che insultò un carabiniere, subito fiumi di editoriali, indignazioni e ancora una volta citando come un mantra Pasolini. Leggiamola tutta quella famosa poesia del “Pci ai giovani”, così una volta per tutte la finiremo di citare sempre quei quattro versi. Ma cosa scrisse in quella poesia Pasolini? Era un inno alle forze dell’ordine? Se la si leggesse tutta, scopriremmo che lo scrittore aveva voluto ben specificare, con quel “siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia” , la sua ferma opposizione a questa istituzione; ma a parer suo lo sbaglio era prendersela con i “figli dei proletari” e ne faceva una questione puramente di classe. “A Valle Giulia, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri”. Pasolini aggiunse però un passaggio fondamentale: “Ma prendetevela con la magistratura, e vedrete!”. Quando i manifestanti No Tav se la presero con il Pm Caselli, nessuno in quel caso si è sognato di citare Pasolini. Come mai? I legalitari di sinistra (ossimoro) sono stati in silenzio.
La lobby legalitaria cresce, egemonizza, cambia geneticamente la sinistra ed è riuscita perfino, a causa della confusione post ideologica e del populismo, a creare soggetti politici che fagocitano ogni alternativa che miri effettivamente a mettere in discussione lo stato di cose attuali. L’ultima è la famosa lista europea Tsipras voluta dai soliti tre: Barbara Spinelli, D’Arcais e Camilleri, quello di Montalbano. Ogni qual volta esiste la possibilità di creare un soggetto politico di sinistra, libertario e aperto ai movimenti come quelli che parteciparono alla manifestazione del 19 ottobre scorso, spuntano i legalitari per disarticolare tutto. Non dimentichiamo che la Spinelli esordì con un articolo proponendo questa lista ben specificando la messa ai margini della sinistra cosiddetta “radicale”, ma che sia aperta alla società civile (non si capisce bene che cosa sia e in che base empirica si scelga chi ne faccia parte e chi no) e che faccia da opposizione all’Europa dalle “larghe intese”. Poi è arrivato a farle da spalla il solito Flores D’Arcais che ha ammesso di aver votato Grillo per scompaginare tutto e che vorrebbe un soggetto politico dialogante con i grillini; ma soprattutto che si rivolga all’altra manifestazione del 12 ottobre scorso: quella della “Costituzione, la via maestra” dove hanno accolto Ingroia, Travaglio e Zagrebelsky.
In parole povere è la riedizione della  lista Ingroia con l'unico intento di distruggere o isolare quelle poche voci libertarie rimaste, e far aumentare i voti all'originale come già è accaduto precedentemente: ovvero Grillo.  Si prospetta  quindi l’ennesimo scempio che ha distrutto e fagocitato la sinistra alternativa, e dispiace assistere all’entusiasmo di alcuni compagni: sono gli spiritosi alleati dei loro stessi becchini.
Articolo pubblicato su "Gli Altri"

lunedì 17 febbraio 2014

Sogno della realtà.

"Ho studiato in qualche università di questo paese, non a Oxford, all'estero, anche se adesso è molto di moda studiare da quelle parti. Ho studiato in un'università messicana, sono arrivato in fondo, il che è già molto, mi sono laureato, ho fatto un corso di specializzazione e sono stato felice per qualche tempo, finchè non mi sono ubriacato, ho preso l'autobus sbagliato e sono finito nella Selva Lacandona. Quando me ne sono reso conto, ormai ero lì, e non ne potevo uscire; questo è successo undici anni fa."

Subcomandante Marcos, in un' intervista.




Avevo fatto un sogno. Mi trovavo in Messico ed un mio vecchio amico di nome Pedro mi aveva portato in uno di quegli ostelli della periferia di Città del Messico; inutile dire che per socializzare con tutti loro ho dovuto bere litri e litri di Tequila: i messicani sono così e io per farmi accettare non ho dovuto fare altrimenti, e non me ne dispiacque. Avevo esagerato, ero riuscito a superare perfino Pedro che veramente era una belva nel fatto di bere. Inutile dirvi che cominciai a vomitare, mi girava la testa da morire e mi addormentai.

Mi svegliai a causa dei sussulti della "Camioneta" e Pedro con quel sombrero esagerato mi aveva appena annunciato che mi stava portando nella regione del Chapas. Un sussulto di gioia improvvisa mi scosse il corpo, ma poi l'imbarazzo mi persuase. Pensai che io ero un latitante (nel sogno probabilmente rappresentavo un evaso), un fuggitivo e per di più uno straniero. E se aggiungiamo un ubriaco, la frittata è fatta! Chi accetterebbe una persona così? Gli abitanti della comunità zapatista mi avrebbero accolto ugualmente?

L'autista era un indios, mi sorrise e mi raccontò un po' la sua storia dicendomi di appartenere all' EZLN fin dalla famosa rivolta del 1994 a San Cristobal. Mi disse con tono animato: "Se nella tua casa entra qualcuno e comincia a dare gli ordini e a prendersi le tue cose migliori, come puoi restare a guardare senza reagire? Stanno regalando tutte le ricchezze della nostra terra agli speculatori stranieri, hanno svenduto il Messico ai nordamericani, ma adesso anche noi abbiamo un esercito che ci difende, e non saremo così vili da rimanere passivi. Da venti, trent'anni, ciascuno di quelli che si trovano qui, ha tentato ogni via pacifica, abbiamo protestato nelle piazze, fatto scioperi della fame, presentato denunce: quando ci è andata bene la risposta è stata l'indifferenza. Più spesso la repressione. Adesso basta. La sovranità nazionale la difendiamo da soli, e non siamo né pochi né soli. Certo, sappiamo che ci aspetteranno altre sofferenze. Per molti ci sarà il carcere, e perfino il cimitero. Ma il seme che non muore non dà il frutto: il seme secca e poi germoglia: con la sua morte, dà la vita!"

Sentendo le parole di questo uomo già non mi sentii più imbarazzato , capì che sarei stato ben accolto: anche loro erano incarcerati come me!
Raggiungemmo la capitale politica dei zapatisti : La Realidad! Essa è la porta della Selva Lacandona della Sierra dalle Montagne blu, l'inizio del territorio sconosciuto, la foresta impenetrabile attorno al cuore pulsante della rivolta.

Arrivammo che era notte. Non c'era luce elettrica, a La Realidad : miliardi di lucciole sciamano nella vallata e ci ritrovavamo a nuotare in un mare di lumicini che invadono ogni spazio. Inutile descrivervi la mia commozione. Il giorno è un' altra scoperta: di colpo la vista si apriva su una vallata piatta, con un fiume e una gigantesca ceiba secolare al centro, e tante case, capanne, brulicare di vita, andirivieni di Jeep e camionette , cavalli a branchi , bambini ovunque, donne che lavano i panni sui massi. Questa era La Realidad,che tradotto vuol dire "La realtà": gli stranieri non sono per niente accolti come estranei, mi avevano tutti abbracciato,  tutti dato il benvenuto e parlavano anche lo spagnolo nonostante che la loro lingua madre fosse il tojolabal, oppure il tzotzil che sono le lingue Maya.

Ad un certo punto Pedro mi indicò un uomo con il passamontagna sopra ad un cavallo. Io quasi urlando gli dissi se fosse Marcos, lui si mise a ridere e mi disse che era il Comandate Tacho. 
Il comandante mi accolse con un sorriso e mi porse la sua pipa, ed io accettai la sua offerta. Era un simpaticone, tenero ma duro nello stesso tempo e non volle sapere nulla di me. Al contrario io gli chiesi chi fosse, che grado avesse. Lui con garbo e un perfetto spagnolo mi rispose : "Chi è Tacho? Tacho è un indigeno, un contadino analfabeta. Non ho avuto la fortuna di nascere in una comunità dove ci fosse un maestro. Perciò non ho né la quarta, né la quinta. Però ho imparato a lavorare da molto piccolo. Vivo con la mia famiglia e, da alcuni anni a questa parte, sono diventato il 'Comandante Tacho'. Sono membro del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno." Inutile dire che queste persone, questi discendenti dei Maya che difendono la loro terre, possiedono l'umiltà e la semplicità.E nello stesso tempo dei grandi rivoluzionari.

Purtroppo il sogno si interruppe: ma come si può lasciare "La Realidad" per tornare "nell'irrealtà?" Irreale è ciò che non si desidera ma la vivi, ma la realtà e ciò che si desidera e andrebbe pretesa con tutte le forze. E' reale, esiste: va cercata.