domenica 13 aprile 2014

Proroga Opg: gli ospedali psichiatrici giudiziari vanno chiusi per davvero!

Il mio articolo apparso su "Gli Altri"!

Entro il 31 Marzo del 2013 , per una legge approvata dopo un’indagine parlamentare allora condotta da Ignazio Marino, gli Ospedali psichiatrici giudiziari dovevano essere immediatamente chiusi; con un decreto legge ci fu una proroga al 1 Aprile del 2014. Arrivati a tale data, a causa delle Regioni che non sono state in grado di attuare la norma, c’è stato un ulteriore rinvio di un anno: il rischio maggiore è che i termini di questa nuova proroga possano essere disattesi, innestando così un circolo vizioso senza fine.

                         

Ma quale inadempienza c’è stata? Il buon senso potrebbe far immaginare che le Regioni non siano state in grado di veicolare il denaro nelle strutture comunitarie e terapeutiche, rafforzando così i servizi territoriali frutto della Legge 180 (conosciuta come Legge Basaglia) che prevede l’alternativa ai manicomi. Purtroppo non è così per due motivi principali. Il primo è che i manicomi criminali (perché questi sono gli Opg, seppur hanno cambiato denominazione ) non rientrano nella categoria della legge 180: nel 1974 in parlamento era stato presentato un disegno di legge per far confluire gli Opg nel sistema sanitario, ma fu respinto; il secondo motivo è che la legge prevede come alternativa l’apertura dei Rems (residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), ovvero dei micro Opg : se di facciata i nuovi edifici dovrebbero essere più simili a cliniche terapeutiche di educazione e riabilitazione degli internati, nella realtà queste strutture saranno istituzionali esattamente come le precedenti e l’unica cosa che cambierà sarà il passaggio della gestione dallo stato alla regione.

Questa legge, ulteriormente prorogata, che prevede la chiusura degli Opg è in realtà molto debole e rischia di essere inevasa non perché incrementa la massima applicazione di misure di sicurezza non detentive con inclusione  sociale e territoriale dei percorsi di cura, ma semplicemente perché si riduce ad un problema di  edilizia pubblica e privata. E ci vogliono tanti soldi che le Regioni non riescono a reperire: il costo stimato per un Rems è di 6 milioni di euro (per la sola costruzione) con una capienza di 40 posti letto rispetto al centinaio abbondante degli attuali. I tempi di progettazione e appaltabilità sono fissati in 18 mesi e quelli di realizzazione sono definiti in 24 mesi. Il continuo del progetto è poi di realizzarne 21, uno per ogni regione. Ancora una volta l’alternativa non è quella di un percorso sociale, ma di edilizia carceraria (i Rems saranno sempre considerati istituti carcerari e il personale sanitario, come gli Opg che dovrebbero essere superati,  rischia di essere adibito a ruolo di “secondino”) e penale.

La questione penale riguardante i manicomi criminali è interessante, e andrebbe conosciuta per comprendere il suo necessario superamento.  I manicomi giudiziari affondano le loro radici nell’800 e sono sorti per due ragioni: “accogliere” i detenuti folli e per accogliere anche, a differenza dei folli “normali”, gli autori di reati poi prosciolti per vizio totale di mente.  Per quest’ultimi l’allora codice Zanardelli non prevedeva alcuna conseguenza penale, ma il solo ricovero in un ospedale psichiatrico civile. Poi correvano gli anni ’20, quelli del regime fascista che chiedeva “ordine e disciplina”: non potendo accettare l’idea che i “pericolosi” potessero recar danno alle persone “perbene”, occorreva essere più autoritari  a cominciare dai nuovi codici. Alfredo Rocco, l’allora Guardasigilli fascista,  esortava i tecnici del diritto a “svincolarsi dai limiti garantistici della pena”(il garantismo è stato sempre inviso dalla cultura fascista, ma molti a sinistra se lo dimenticano) e introdusse il concetto del “doppio binario” nei confronti dei folli: ovvero affiancare alla pena , fondata sulla colpevolezza, un’ulteriore sanzione chiamata “misura di sicurezza”. Il legislatore , in definitiva, chiede al giudice di stabilire quanto sia probabile che il soggetto compia nuovi reati in futuro:  il concetto del “doppio binario” del Codice fascista Rocco, se non viene abolito, è un rubinetto che alimenta l’Opg o i futuri Rems.


Gli Ospedali psichiatrici giudiziari devono essere chiusi attraverso il rafforzamento di una cultura della responsabilità e della presa in carico delle persone internate da  parte dei dipartimenti di salute mentale, insieme ad un aumento delle risorse verso gli stessi. Inoltre bisogna pretendere dai Magistrati che favoriscano condanne alternative alle pene, e magari ricordare ai “partigiani della Costituzione” che si rifanno, per accusare e punire, a un codice penale che porta ancora la firma di Mussolini e del Re.

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