venerdì 14 marzo 2014

Telenovela Riina: le intercettazioni non aiutano a scoprire la verità

Mio articolo pubblicato su "Gli Altri".


Le confessioni di Totò Riina, direttamente dal  41 bis, continuano ad essere trasmesse a puntate via Tv: ora sappiamo che è stato Borsellino stesso ad azionare il telecomando con il suo citofono.

Si pone un bel problema con la tesi “trattativista”: non era stato azionato dal famoso castello Utveggio controllato dai servizi segreti? Sappiamo che quell’ipotesi in realtà era già stata esclusa da tempo, anche se alcuni celebri Pm e giornalisti moralizzatori ancora continuano a dare la percezione che sia stato così. C’è anche quell’altra ipotesi ventilata dal giornalista dell’Espresso Fulvio Abbate in cui, attraverso le confessioni di Spatuzza, si ipotizzò che fu Graviano, boss di Cosa Nostra, ad azionare il telecomando: sì, ma quell’articolo dell’Espresso era stato scritto per inserire nel discorso (eravamo in piena epoca antiberlusconiana a senso unico) l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi visto che, sempre secondo Spatuzza , “Graviano è il boss di Brancaccio che dopo l’attentato di via d’Amelio avrebbe trattato direttamente con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri”. Quindi nulla di serio e credibile.

                                 

Insomma la confusione regna sovrana, ma con una certezza: l’intercettazione ambientale su Riina è stata istituita dalla Procura di Palermo. Intercettazioni che dovrebbero in teoria rimanere segrete per la stessa sicurezza dei titolari dell’indagine sulla “Trattativa”.  Se è vera l’ipotesi di Violante che il confidente di Riina sia istruito dai Servizi Segreti (leggasi le mie due inchieste http://incarcerato.blogspot.it/2014/02/servizi-segreti-magistratura-ed.html  e http://incarcerato.blogspot.it/2014/02/lettera-di-minaccia-riina-la-vera.html), qualche domanda ce la dovremmo pure porre, o no?

Ma porre domande pare che sia rischioso: il giudice Di Matteo ha querelato i giornali che ponevano dubbi sulla veridicità dello “sfogo” di Riina; Travaglio con i suoi editoriali  ha messo all’indice tutti i giornalisti e opinionisti i quali ipotizzavano il fatto che Riina sapesse di essere intercettato e che le sue minacce, di conseguenza , non fossero del tutto credibili. A quanto pare seminare dubbi è reato, perfino amorale.

Ma c’è un colpo di scena! Il giornalista  “trattativista” Saverio Lodato,  vedendo l’istanza di remissione dell’ex generale Mori (uno degli imputati del processo sulla trattativa)  per  chiedere legittimamente il trasferimento del Processo (dopo le minacce di Riina) ad un’altra località che non sia Palermo, dice che ora è tutto chiaro: lo sfogo di Riina è tutta una sceneggiata e che va “ripetendo lo spartito di Grandi Suggeritori”   per  distruggere il Processo sulla Trattativa. Ora che accade? E’ valida all’improvviso la teoria della messinscena di Riina? Prendere sul serio tutti questi ragionamenti opportunisti ( per rafforzare la tesi debolissima della trattativa) dicendo una cosa e poi l’esatto contrario rischia di farsi trascinare nella spirale schizofrenica del pensiero.

Che la mafia sia legata alla politica è scontato, che pezzi dello Stato (compresa la Magistratura, anche se viene omesso questo particolare) siano contigui alla criminalità organizzata è anche questo assodato da anni. Non è chiaro però perché si continui a intraprendere una strada che con la verità , a parer mio, non ci si avvicina nemmeno di poco: è chiaro solamente che ci sono alcuni Pm che  si dilettano a riscrivere la storia attraverso l’aula del tribunale.

Nessun commento: