martedì 4 marzo 2014

La "cultura" e l'informazione ai tempi di internet: il segreto è non prenderla troppo sul serio.

La post modernità che viviamo è bizzarra, senza alcun senso. Anche se viviamo in tempi di crisi, il consumismo è l'ideologia che ha vinto su tutte le altre; coinvolge la sfera privata, gli affetti, le emozioni, la cultura stessa: la politica non ne parliamo. Attraverso i social network ci danno l'illusione di essere partecipi del mondo, pensiamo di contare tutti e , a torto, crediamo di intraprendere discorsi interessanti. Il "discorso" in realtà si è sbriciolato e ridotto a "vaniloquio", molto vicino alla "chiacchiera" e persino allo "sproloquio".



Pensiamo al "nuovo" che avanza, figlio di questi tempi, del fenomeno grillino! Attraverso internet pensa di realizzare il falso mito della "democrazia diretta". Un mito che risale alla democrazia atenese: dimenticando che ad Atene la democrazia diretta era possibile  perché c’erano 400 mila schiavi che lavoravano, mandando avanti l’economia dell’Attica, mentre i cittadini si riunivano nelle assemblee. Senza il sistema economico schiavistico i cittadini non avrebbero potuto godere della democrazia, poiché sarebbero dovuti andare a lavorare per vivere. 

Anche con internet è più o meno così: il giullare di corte ci propone la democrazia diretta internauta, dimenticando di dire che c'è una gran parte dei cittadini che ne rimarranno sempre esclusi. Sono escluse le persone anziane, ma anche una piccola fetta di popolazione giovanile. Personalmente conosco tantissime persone che lavorano duramente tutto il giorno e non hanno né voglia né tempo di accedere ad internet. E ce ne sono altrettante che non hanno i soldi per collegarsi. D'altronde basterebbe analizzare la tipologia di persone che sono perennemente collegate sui social network e hanno la possibilità di interagire: chi svolge lavori di ufficio, chi non lavora o chi appartiene ad una classe sociale dove può permettersi di gestire il proprio tempo. Funzionavano molto di più le antiche case del popolo del vecchio Partito Comunista: almeno davano la possibilità al proletariato di discutere, litigare e crescere insieme.

Ma questi sono i tempi! Dove da una parte c'è l'informazione ufficiale e dall'altra la pseudo controinformazione dove c'è un'altrettanta abominevole omologazione  e dove il linguaggio si è impoverito sempre di più. Abbiamo dei guru alla Travaglio con tutti i suoi replicanti (fateci caso: hanno le stesse povere argomentazioni) che hanno ammazzato sia la capacità di analisi e sia quei valori libertari che contrastavano qualsiasi forma di Potere.

Ma i tempi sono questi, c'è solo un'infinita ripetitività e molto spesso ci si sente troppo inadeguati: si è troppo avanti, oppure troppo indietro rispetto a questo mondo di usa e getta.  Giunge in aiuto il buon Kundera con il suo nuovo libro (liquidato con due pessime parole da Gad Lerner, ma Kundera direbbe:"Gad chi?") la Festa dell'insignificanza:  

"Da tempo abbiamo capito che non era più possibile rivoluzionare questo mondo… Non c’era che un solo modo possibile per resistere: non prenderlo sul serio"


2 commenti:

Salvatore Maio ha detto...

Il ritorno alle piccole comunità sostenibili, organizzate su base solidale e non verticistica, liberamente aggregate tra loro a seconda dei propri bisogni di sussistenza, è a mio avviso l'unica alternativa valida all'attuale sistema. La democrazia liquida è l'ennesima esca gettata nel mare della disperazione.

l'incarcerato ha detto...

Sicuramente Salvatore, infatti prendere sul serio la cosiddetta democrazia diretta (attraverso internet per giunta) è da pazzi. Purtroppo l'idiozia sta nel fatto che sia presa in considerazione perfino da chi si definisce "de sinistra"! ;)