domenica 9 marzo 2014

Il carcere e la questione dell'insostenibile legalità.

Questo mio scritto è rivolto a quelle giovanissime persone che iniziarono a seguirmi da quando io aprii questo blog. Alcuni di loro, e per me è una grande soddisfazione, si appassionarono ai problemi carcerari, alla sua inaudita violenza e alle tanti morti che prima non facevano notizia. Alcune tremende e senza immagini da vendere al pubblico (da sempre ammaestrato) come quella di Niki Aprile Gatt(clicca qui per l'articolo).

                               
   


Alcuni di coloro che mi seguirono si sono dedicati al giornalismo e gli auguro di farcela, anche se per esperienza personale posso dirvi che è difficile. A meno che non ci si adegui ai target del momento, l'indignazione funzionale al Sistema affinché nulla cambi per ritornare tra dieci anni a ripetere le stesse cose, stesse denunce, identiche indignazioni a comando: il fardello dell'eterno ritorno.

Il mio consiglio spassionato è quello di non sentirsi portatori della morale verso gli altri, mai infondere certezze ma seminare tanti dubbi. Il punto interrogativo fa muovere il mondo e aiuta la coscienza critica. Mai, dico mai, giudicare chi non rispetta la legge e , lo dico con forza, mai giudicare nemmeno coloro che fanno da manovalanza per le spietate organizzazioni mafiose. Tenetevi lontani dalla savianizzazione del pensiero, e ancor di più dal linguaggio povero di un Travaglio e i suoi infiniti replicanti.

Ma ho premura di porre una questione fondamentale a proposito dell'Istituzione carceraria : parlare del rispetto della legalità all'interno di questa infima istituzione è davvero disarmante. E' chiaramente facile fare questi mediocri discorsi: davanti c’è sempre la menzogna comprensibile, e dietro l’incomprensibile verità.  Il carcere è paragonabile, nel senso letterario del termine, ad un campo di concentramento: per definizione è l'eliminazione della vita privata, la crudeltà e la violenza sono soltanto un aspetto secondario (e per nulla necessario).

Il sistema penitenziario è un luogo, di concentramento appunto, dove vengono stipate le persone e 24 ore su 24 non hanno nessuna sfera privata, nessuna intimità, ci si spersonalizza e "infantilizza" (devono compilare le domandine per ogni cosa: una matita, un quaderno, etc..); devono comportarsi bene, e per bene vuol dire che non devono lamentarsi, devono essere costretti ad ubbidire agli umori del direttore di turno o a quello del secondino, non devono fare perfino lo sciopero della fame (c'è chi lo fa e viene punito, oppure c'è chi ha continuato ed è stato lasciato morire senza che nessun magistrato di "sorveglianza" intervenisse per farlo liberare e curare in ospedale).

Ho per caso elencato reati contemplati dal codice penale ? No, questa è l'Istituzione ed è del tutto legale. Se un domani i secondini violenti smettessero di riempire di botte un detenuto, il problema rimarrebbe esattamente come prima: l'istituzione carceraria è l'essenza della tortura (soprattutto psicologica) e del "sorvegliare e punire" come ci ha spiegato Foucault.                                                                                     

Quando, qualche paragrafo sopra, ho scritto di non giudicare chi commette dei reati e quindi di non fare la ramanzina a chi non rispetta la "legalità", ha un senso ben preciso. Facile predicare quando si ha una posizione in sicurezza, senza aver trovato difficoltà materiali nella vita, senza aver avuto mancanza di sicurezza familiare, necessità di lavoro, senza essere vissuti in un ambiente ostile. Io, come molti di voi, sono stato fortunato: nonostante le difficoltà non sono cresciuto nelle periferie come Secondigliano o di un quartiere periferico romano come San Basilio e quindi , nonostante i periodi difficili, non sono caduto nel vortice della delinquenza : ma quanti, plasmati dall'ambiente povero e dalla criminalità pronta ad attingere manovalanza, sono caduti in questa spirale? Ricordiamocelo sempre: se noi siamo come siamo è semplicemente una casualità.Quindi con quale coraggio possiamo parlare di legalità erigendoci in moralizzatori ? Ma soprattutto, in un Sistema capitalista dove il benessere è per pochi, producendo tanto sottoproletariato e quindi fasce immense di povertà, è assolutamente ridicolo (e soprattutto superficiale) parlare del rispetto della legge. Capisco che va di moda, sopratutto a sinistra (sic), parlare di giustizia penale: ma è quella sociale che andrebbe presa in considerazione prima di ogni altra cosa!

Ma ci sono anche casi di condanne verso persone in gamba, intelligenti e dotati di grandi umanità che hanno commesso dei reati nonostante provenissero da ambienti e condizioni famigliari genuini. La prossima volta narrerò una storia particolare di una ragazza, una storia vera dove non specificherò il luogo e adotterò un nome di fantasia per il rispetto della sua persona. E' la storia di Lucia,  una vigilessa (ora ovviamente ex) condannata per essere stata complice di un furto d'armi nella sua caserma.Così capirete quanto sia da mediocri giudicare e fare il "moral-chic" e quanto sia vera quella frase di Lev Tolstoj: "Dov'è un tribunale è l'iniquità".

Aggiornamento: la storia di Lucia è  qui.





3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho letto con attenzione ciò che hai scritto...credo che sia un'ottima riflessione ma mi domando che alternativa proporresti al carcere

incarcerato ha detto...

Ti ringrazio per questa domanda. Non è facile risponderti in un commento perchè, come immaginerai, è un tema complesso. Posso dirti che il carcere è una sovrastruttura e come tale sembra che sia inimmaginabile la sua inesistenza. Siamo nati con la concezione del carcere, un po' come chi nacque quando c'erano i manicomi: chi immaginava che non fossero indispensabili? Quale "pazzo" riteneva che potesse esistere una valida alternativa a quella Istituzione? Eppure Basaglia, direttore del manicomio di Trieste, è riuscito ad eliminarli. E' chiaro che una eventuale abolizione dell'Istituzione carceraria non potrà mai attraversare lo stesso processo di decostruzione dei manicomi. Però bisogna partire da un dato fondamentale: il carcere non è nemmeno funzionale alla stessa "sicurezza" della popolazione. Detto questo, una risposta argomentata la troverai in questo mio articolo che scrissi sul giornale "Gli Altri": http://www.glialtrionline.it/2013/10/25/cara-sinistra-sei-diventata-manettara-ma-cosi-tradisci-i-tuoi-ideali-2/

Salvatore Maio ha detto...

Caro amico, è sempre un piacere leggerti, direi quasi una consolazione nel vuoto che mi/ci circonda. Aspetto il tuo prossimo articolo.