sabato 8 marzo 2014

Gli eroi ignoti.

                            


Lo scrissi già: essere coraggiosi nella solitudine, senza testimoni, senza il premio di un consenso, soli davanti a se stessi, richiede un grande coraggio e una grande forza. Quanti scrittori, poeti, persone comuni sono morte senza che qualcuno gli elevasse un monumento? Quanti nel pieno del degrado civile e umanitario si sono trovati, nella moltitudine, a combattere i mulini al vento? Pochi e nel completo anonimato. 

C'è questa foto che ogni tanto ho postato, un'immagine esemplare di un unico uomo con le braccia conserte rispetto alla massa con le mani tese. E' un uomo comune, anonimo, senza nessuno che lo adulasse. Ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che si chiamava August Landmesser. Chi è? Come mai nei libri di Storia, nella letteratura non viene ricordato e citato? E' un personaggio comune, un cane sciolto, senza nessuna appartenenza a qualche movimento, partito clandestino, società segreta. Nulla di tutto questo. E allora racconto la sua storia comune, ma di grande coraggio scaturito anche dall'amore e dal suo intimo libero pensiero.

L'immagine immortalata è della Germania Nazista del 1936, e sono i lavoratori dei cantieri navali. August Landmesser lavora come operaio, con la tessera del partito Nazista in tasca: senza tessera, come durante il fascismo e il comunismo sovietico, sarebbe impossibile anche solo sperare di lavorare. Da qualche giorno gli hanno comunicato che a causa delle nuove leggi razziali il suo matrimonio con una donna ebrea è nullo, che le due figlie non potranno mai portare il suo cognome, quindi è accusato di aver disonorato la razza e processato. Non c’è appello né possibilità di far valere le sue ragioni. Da una parte c’è lui, un operaio tedesco armato solo di forza di volontà e di braccia, dall'altra ci sono l’ideologia, la difesa della razza, la pretesa superiorità di un popolo, un ipotetico e folle onore da tutelare ad ogni costo. 

Decide di strappare la tessera del partito e di usare l’unica arma che ha: le sue braccia! Si schiera, da solo, contro la più micidiale e spietata macchina da guerra che l’umanità abbia mai conosciuto. Solo. Ed approfitta di quella esibizione del 13 Giugno per far vedere allo stesso Fuhrer che lui, almeno lui, non è d’accordo. E ci riesce: è l’unico a non tendere la mano in mezzo a centinaia di altri; il gesto è piccolo ma di grande sfida  anche per la dittatura più feroce: troppo rischioso lasciare che anche un uomo soltanto si permetta di non essere d’accordo.

Da quel gesto in poi, come aveva probabilmente immaginato, la sua vita subirà una tragica spirale di conseguenze. Licenziato, ridotto sul lastrico, processato, incarcerato per due lunghi periodi di rieducazione. Quando viene scarcerato è solo per essere mandato a combattere forzatamente come ultima risorsa umana disponibile, poco prima del crollo del Nazismo. Durante la guerra venne ucciso come tanti altri suoi commilitoni costretti a combattere. Un eroe ignoto, senza che la sua battaglia e sofferenza con un finale amaro venisse esibita. Esattamente come altrettanti eroi ignoti, e senza che la loro sofferenza diventasse un palcoscenico per i posteri bisognosi di eroi.



 

1 commento:

Sirio ha detto...

Trovo normale che molti grandi uomini restino nell'ombra, le loro poesie incomprese, le loro parole inascoltate. La massa si seduce con l'effimero e che sia tangibile, palpabile. La massa crea gli eroi e i vincitori. Ma le stelle continuano a brillare di notte, a illuminarla, a darle senso e bellezza