mercoledì 5 febbraio 2014

Si riparte da qui.


Ricordo il primo giorno che aprii questo blog ove utilizzai per la prima volta lo pseudonimo “L’incarcerato”:  fu il 2008 (avevo all'incirca 26 anni) e iniziò un’avventura nuova  dopo tanti anni che, a causa degli eventi della vita, non avevo tempo e anche voglia di scrivere. E’ diventata una mia forma di resistenza e anche militanza politica che avevo abbandonato; la scrittura in qualche modo mi ha salvato dalle frustrazioni di una vita che a cause di forze maggiori, inciampi, sbagli, incidenti di percorso era diventata una gabbia mentale e, per certi versi, fisica. Ma chi non le ha? 

Questo blog era diventato l’unica evasione possibile. Pian  piano ero cresciuto eticamente e politicamente, e intrapresi anche il giornalismo di inchiesta che qualche soddisfazione mi ha concesso. Non in denaro, quello purtroppo non mi è stato possibile, ma sicuramente in qualcosa di più grande: sono  riuscito nel piccolo a mettere in luce delle verità che potevano, in un Paese normale, essere banali ma invece  tuttora non scontate. Verità conquistate giorno per giorno, passo per passo: cadere, vedersi azzerato tutto, ma con il doloroso piacere di ricominciare.

Per un lungo periodo il mio blog fu uno dei più seguiti, commentati, criticati, amati e odiati: ma poi arrivò Facebook e tutto si trasferì in quella piattaforma, esautorando quasi del tutto questo strumento che mi ha dato la forza di evadere e anche combattere una battaglia, sicuramente perdente, ma che comunque ti porta a delle piccole conquiste. Un po’ come l’utopia. Tu la intravvedi, corri per afferrarla, però si allontana. Non ti fermi, corri nuovamente ,manca un soffio per raggiungerla: ma , nuovamente, non si fa afferrare. A cosa è servito quindi rincorrere, inutilmente , l’utopia? E’ servito perché nel frattempo, senza accorgersene,si cammina. Si va avanti e si scoprono nuovi mondi, nuova conoscenza, nuova linfa vitale per  ottenere delle piccole conquiste. E nonostante che ti recidano i fiori, la primavera comunque non la potranno fermare.

Parliamo di Facebook però. Non lo demonizzo completamente, mi ha dato la possibilità di ampliare la rete di conoscenze e senza questa piattaforma, molto probabilmente, non avrei scritto per i siti come Agoravox e giornali come “Gli Altri”. Non avrei conosciuto direttamente delle persone meravigliose con le quali ho condiviso battaglie impossibili, non avrei raggiunto dei personaggi di spessore con i quali scambiare vicendevolmente le rispettive conoscenze e competenze.  E’ vero tutto ciò, ma è altrettanto vero che ha creato sottocultura, restrizione del linguaggio, indignazione a comando tramite slogan fuorvianti, bombardamento di mille notizie al minuto senza possibilità di elaborazione e , non per ultimo, ha disarticolato le relazioni personali  e il proprio “io”.

Nel nostro mondo imprevedibile, la prospettiva di essere lasciati soli può generare un vero senso di terrore e sono svariati i motivi che rendono la solitudine profondamente sgradevole, minacciosa e terribile. Oggi il  vuoto della solitudine , spaventa.  Grazie a questi social network, quel vuoto può essere ignorato o dissimulato. Quella compagnia, che troppo spesso ci ha elusi e di cui abbiamo tanto sofferto la mancanza, in realtà sembra ripresentarsi in una nuova veste: quella virtuale.  Decise a scappare dai tormenti della solitudine, le persone considerano questo strumento un considerevole passo in avanti rispetto a quelli ormai superati del tipo faccia-a-faccia o mano-nella-mano.

Tanto per cominciare, non c’è più alcun bisogno di stare ancora da soli: basta entrare “on-line”, premere un tasto ed entrare in contatto con schiere di altri individui soli. “On line” nessuno si allontana mai e tutti , apparentemente, sembrano sempre a disposizione. E anche se qualcuno dovesse per caso addormentarsi o sparire  del tutto, non se ne sentirebbe la mancanza poiché ci sono tante altre persone con le quali chattare. In secondo luogo, queste piattaforme, ti permettono di “contattare” gli altri senza l’ebbrezza di consegnarci al fato, alla timidezza del rapporto reale. Un gioco facile.

Il “pericolo” della solitudine non esiste più, e il rischio di doversi chinare al volere del prossimo, compiere sacrifici o compromessi, o fare qualcosa che non vogliamo soltanto perché altri lo desiderano è scongiurato.  
Quindi, il paradiso in terra? Un sogno finalmente divenuto realtà? No, anche perché (a differenza di quello che pensavate di percepire tramite questo mio discorso) rimanendo sempre connessi si rischia di non essere mai veramente, completamente soli: diminuiscono le probabilità di leggere un libro, di disegnare, guardare fuori dalla finestra e immaginare mondi diversi. Si perde l’immaginazione, la creatività e si perde anche il vero senso della solitudine: dolcezza assenza di sguardi.  Quando siamo connessi su Fb, tutti ci guardano, sappiamo di essere osservati e siamo costretti a rispondere all’invito di Facebook : a cosa stai pensando?Cosa stai facendo? 
Ecco a cosa ci stiamo riducendo: mantenersi sempre “visibili”. Al “penso, dunque sono” si sostituisce “Sono visto, dunque sono”.

Del mostro politico, approssimazione, superficialità di contenuti che fanno successo su Facebook e hanno ripercussioni spaventose nelle decisioni politiche (vedasi la vergognosa modifica del decreto svuota carceri per accontentare le pulsioni pilotate del popolo)  ne palerò un altro giorno. 
Probabilmente , per adesso, il mio Blog sarà letto da tre persone (a scapito delle 4000 che avevo su Fb, e delle migliaia di visite che ricevevo prima di approdare in quella piattaforma), ma io sono qui. 

Riparto da qui. Senza distrazioni virtuali.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

.........sono stato in 'eldy' ma sono fuggito............non mi interessa (di conseguenza?) fb.............ma ti seguo, anche se mi leggi solo oggi ...........ciao

Stoika7 ha detto...

Ritrovarsi altrove, ritrovare spazi mentali e creativi, disertare il cannibalismo post-umano dell'information guerrilla!
Anch'io ti seguirò qui, ciao Inka!!

Aries 51 ha detto...

Siamo pochi, ma ci siamo.

Alfredo Carli ha detto...

continuerò a seguirti qui. A presto , un abbraccio Alfredo