giovedì 20 febbraio 2014

Il desiderio dell'immortalità: il motore della Storia.

Che mi si perdoni per  questa mia ardita speculazione filosofica, ma è necessaria quanto tremendamente vera.  Quando Marx esordì dicendo che è l’uomo che fa la Storia e non viceversa, aveva perfettamente ragione: aggiunge però, nella sua ottica di materialismo dialettico,  che l'oggetto della storia è la lotta tra le classi. Personalmente credo che dietro ci sia qualcosa di più profondo e nello stesso tempo più semplice, e proviene dall'io di determinate persone: ciò che li ispirava a guidare le rivolte, le lotte comuni per le cose giuste e ingiuste, non è la ragione ma il desiderio di immortalità: ovvero l’essere invitati alla grande scena della Storia dove sono puntati migliaia di occhi presenti e futuri.



Il desiderio  di immortalità che come un fuoco arde il proprio io è esattamente il motore della Storia e senza di esso l’intera umanità se ne starebbe sdraiata sull'erba a guardare pigramente le nuvole che galleggiano il cielo. All'origine di qualsiasi lotta di determinate persone c’è l’amore esasperato e insoddisfatto del proprio io, al quale vuole dare contorni  nitidi. 

Potrebbe apparire spietato, o fare del torto  a qualcuno, dire che nella Storia dell’indipendenza dell’India il protagonista fu Gandhi e non il popolo sfruttato dagli inglesi? Così come Mandela, un Martin Luter King, lo stesso subcomandante Marcos  nonostante ci tenesse a specificare che lui sia comandato dal popolo; compreso Marx con il suo Il Capitale che  smaschera il capitalismo ha provocato enormi mutamenti sociali: ma tra il proletariato e lui è chiaro capire chi sia il protagonista della Storia. E ciò vale anche per gli artisti, scrittori e poeti.

E’ il desiderio inconscio dell’immortalità che ha fatto la Storia, o ancora meglio:  è l’ipertrofia dell’anima che risiede in alcuni di noi che fa da benzina per permettere di far girare il motore della Storia.
Avviene nel piccolo e nel grande: chi si dà da fare, chi aiuta le persone , chi non riesce a star zitto quando assiste alle ingiustizie e i soprusi vuole lasciare ai posteri qualcosa di sé. Lo stesso Dio che è sceso,secondo i credenti, sulla Terra sotto forma di umano, in realtà aveva il desiderio di essere ricordato e mai più dimenticato dagli uomini.

Non tutti hanno questo fuoco dentro, c’è chi preferisce vivere nella leggerezza e non avere nessun desiderio di salire sul palco della Storia, nemmeno da semplice comparsa: adora rimanere sdraiato sull'erba con gli occhi fissi al cielo. Ed è felice. A differenza di chi ha quel sacro fuoco del proprio io che, felice, non potrà esserlo mai.

Ma l’immortalità è un desiderio vacuo, fittizio e pragmaticamente inesistente. Anche se non servirà a nulla dirlo, visto che il fuoco,una volta che è dentro, difficilmente lo si potrà spegnere, ricordiamocelo: una volta che si muore, inesorabilmente c’è la voluttà totale del non essere. Come scrisse Kundera nel suo libro intitolato non a caso L'immortalità:  "Essere mortali è l’esperienza umana più fondamentale e nello stesso tempo l’uomo non è mai stato capace di accettarla, di comprenderla e di comportarsi di conseguenza. L’uomo non sa essere mortale. E quando è morto non sa neanche essere morto."

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