venerdì 28 febbraio 2014

Chi è intellettualmente vicino a me.

La mia vita è stata perennemente fuori dall'ordinario, sempre fuori posto e con diversi percorsi non conformi ai miei coetanei di sempre. E ancora devo capire, rivolgendo il mio sguardo al passato (con il presente, a 32 anni , tuttora instabile) se l'ostinazione delle mie idee, il fatto di essere andato a vivere da solo giovanissimo (privo di aiuti), la lotta per la sopravvivenza, il fatto che ancor prima ero partito volontario nell'esercito e lo scontro con i graduati (tra l'altro quando si è giovanissimi, essere un graduato porta facilmente all'esaltazione del proprio potere), la voglia di scrivere e analizzare il mondo, combattere il proprio sfruttamento e l'arroganza dei padroni (e quanta differenza percepivo tra me vero proletario e chi conosceva, decantandola, esclusivamente la teoria ) sia qualcosa della quale vantarmi. 

Col tempo ho dovuto ripetere a me stesso che le mie "non conformi" esperienze di vita erano dovute non dal fatto perchè ero stato coraggioso, non perchè avevo lottato, non perchè avevo mandato la mia idea a scontrarsi con altre idee; no, il mio percorso difficile probabilmente è dovuto perchè sono stato l'oggetto più che soggetto di tutta la mia storia e non ho quindi (a meno di non voler considerare valori la sofferenza, la tristezza o addirittura il proprio orgoglio) di che vantarmi. Essere oggetti della propria storia: condizioni ambientali che ti forzano per un determinato percorso, come il vento che contribuisce alla traiettoria di una foglia appena staccatasi da un ramo.



Per questo il sottoscritto ammira pochissimi scrittori,intellettuali o poeti del passato.  Quelli del presente ancora non li riconosco. Forse perchè tendo ad ammirare persone che in qualche maniera abbiano fatto percorsi "non conformi" come me? Sì, probabilmente è così. D'altronde ho un grande disprezzo per chi diventa un eroe, popolare, elevato ad esempio senza aver avuto nessuna esperienza , dura, di vita. Ma soprattutto li disprezzo perchè in realtà sono privi di coraggio: essere coraggiosi nella solitudine, senza testimoni, senza il premio di un consenso, soli davanti a se stessi, richiede un grande coraggio e una grande forza.

Tra gli scrittori del passato che ammiro e sento vicini a me c'è Jack London.  A 13 anni già si rompe la schiena dalle 12 alle 18 ore il giorno. Si ribella: conosce i bassifondi della Costa dei Barbari californiana, prima come contrabbandiere poi come guardiacoste; percorre l’America con gli hobos e i vagabondi; viene arrestato; si imbarca come marinaio verso il Mar del Giappone a caccia di foche; partecipa senza fortuna alla corsa all’oro nel Klondike; diventa socialista e rivoluzionario – membro dal 1896 del Socialist Labor Party che lascerà nel 1901 per il Socialist Party of America –  e contemporaneamente si iscrive all’Università (senza terminarla) cercando il suo riscatto attraverso la cultura borghese. Legge Marx, Spencer, Darwin, Nietzsche che restano i riferimenti costanti della sua filosofia talvolta contraddittoria ma affascinante.

Jack London, nonostante cominciò ad avere successo e tanti soldi grazie ai suoi romanzi, scelse di  sbarcare a Londra in incognito: in abiti dimessi da marinaio, vive per sette settimane nell’East End, il quartiere londinese più degradato, condividendo le bettole, gli ospizi dei poveri, le mense dell’Esercito della Salvezza, le notti all'addiaccio, le manganellate della polizia con disoccupati e barboni, derelitti e disgraziati. E in quel periodo comporrà di corsa "Il Popolo degli Abissi": Jack dirà che è il libro che ama di più e che nessun altro gli è costato così tanto cuore e lacrime come quello studio sulla degradazione economica dei poveri.

Jack London era fatto così e, come capita a chi non riesce a vivere nella leggerezza dell'essere, sarà perennemente infelice: una overdose di morfina, forse volontaria, lo uccise nel 1916. Da anni ormai l’idea del suicidio era stata per lui un pensiero sempre ricorrente: per sua stessa ammissione aveva avuto tutto eccetto la felicità.

Ma questo grande scrittore proletario, colui che proviene dai "bassi fondi" e oltre all'animo intellettuale possedeva anche quello fiabesco come "Zanna Bianca" o "Il richiamo della foresta" e fantapolitico che anticipò Orwell con "Il tallone di ferro", lo voglio ricordare con questo suo pensiero: 

"Il mio cervello era un pullulare di idee. Tutti i miei pensieri erano pronti a lanciarsi fuori,come prigionieri che attendono ansiosi, ciascuno nella propria cella, il segnale per fuggire"



6 commenti:

Stella ha detto...

Non sei una foglia nel vento che oppone a resistenza solo il proprio peso leggiadro. Ci vuole spirito, forza, coraggio e sostanza interiore per scegliere, mentre ci spinge il vento. I percorsi tortuosi aprono tante strade e tu hai sempre scelto. Io al tuo posto sarei molto fiero

Andrea ha detto...

Senza fare il leccaculo, si può dire che da ciò che esce dai tuoi scritti mi sento un po' affine a te?
ciao

l'incarcerato ha detto...

Certo che sì, grazie Andrea! Mi fa molto piacere.

l'incarcerato ha detto...

ara Stella,grazie per le tue parole. Non saprei ma credo che molte scelte che l'uomo intraprende lungo il proprio percorso siano determinate indipendentemente dalla propria volontà. Poi certamente, esistono tantissime variabili dove subentrano le scelte. Comunque sì, comprendo le tue parole e rinnovo i ringraziamenti.

Andrea ha detto...

E comunque, visto che parlavi di scrittori, ti consigli un'occhiata a Io sono Red Baker di Robert Ward. Scrive di lavoro, di perdita di lavoro. E' ambientato nell'era reaganiana. Tostissimo, colpisce allo stomaco, al cuore, alla testa. Zero moralismo e anche poca legalita'.

Stella ha detto...

Caro Inka, gli eventi ci condizionano, come il vento le foglie, ma siamo noi a trovare la forza per i nostri percorsi, a volte anche contro vento. Le difficoltà che abbiamo nel nostro cammino possono fermarci, abbrutirci, incattivirci e a volte migliorarci...ma é sempre una scelta...determinata anche da quello che siamo. Le tue scelte parlano della tua anima e ribadisco, io al tuo posto ne sarei molto fiera