giovedì 6 febbraio 2014

Cancellieri, tortura del 41Bis: il Potere ai direttori del carcere.





Quando si è trattato di difendere la Cancellieri, non ci siamo tirati indietro. Lo abbiamo fatto nonostante il costo dell’impopolarità sul tema dell’insostenibile sistema penitenziario: controcorrente esattamente come i salmoni che contrastano la corrente del fiume, ben consci che una volta raggiunti la foce del fiume,rischiano di morire a causa dell’immane energia consumata. Noi siamo così.

Questa volta la Cancellieri è indifendibile per un suo provvedimento nei confronti del famigerato 41bis, un regime di detenzione che è considerato una tortura da tutti gli organi internazionali in tema dei diritti umani. Ma andiamo con ordine. Il 19 Novembre, il Comitato per la Prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa chiese all’Italia di modificare il regime di carcere duro, allentando le misure più severe. Nel rapporto pubblicato dopo la visita condotta dal Comitato nel maggio del 2012 nelle carceri italiane, si spiega che l’Italia dovrebbe garantire ai detenuti in 41-bis “un più ampio ventaglio di attività significative” e “almeno quattro ore al giorno fuori dalle loro celle assieme ad altri detenuti”. Ai detenuti in regime di carcere duro, inoltre, “va garantito il diritto di accumulare i diritti alle visite che non sono stati utilizzati” e “vanno autorizzate telefonate più frequenti, indipendentemente se nello stesso mese sono state ricevute visite”.

La Cancellieri si è attivata solo questi giorni a rimediare all'incombenza, sollecitata anche da una sentenza della Cassazione al riguardo: ma con un rimedio da scaricabarile. Per ovviare al mancato diritto di accumulare le ore di visite che non sono state precedentemente utilizzate, conferisce questo Potere alla discrezionalità del direttore del carcere. In pratica, la Ministra non fa applicare la legge, non rende obbligatorio l’utilizzo delle ore di visita arretrate, ma la rende una concessione del carceriere. Il diritto umanitario diventa una “discrezione”: esattamente come i regimi dittatoriali.

Ma che cos'è il 41Bis tanto difeso e invocato come se fosse la risoluzione, democratica, contro la criminalità organizzata? E’ una tortura di Stato nata dalle politiche emergenziali, e come sempre accade, diventa la norma e non si torna più indietro. Eppure si era previsto che tale regime avrebbe cessato di avere effetto dopo tre anni, ma nel 1995 una legge ne prorogò l’efficacia fino al 31 dicembre 1999 e un successivo provvedimento fino al 31 dicembre 2002. Dopodiché , sempre nel 2002, il Parlamento emanò una legge che rese ordinario il 41Bis: alla faccia della presunta trattativa “Mafia – Stato”.

Il regime in questione prevede la sospensione di tutte le regole ordinarie previste nell'ordinamento penitenziario. I detenuti in 41 bis possono fare una sola ora di colloquio al mese con parenti strettissimi attraverso un vetro divisorio e con i citofoni: nessun contatto fisico, nemmeno una carezza da parte dei figli. La telefonata di 10 minuti ai familiari (alternativa al colloquio) è registrata e il familiare deve recarsi, per poterla ricevere, nel carcere più vicino al luogo di residenza; le ore d’aria sono solo due mentre la socialità è limitata ad un massimo di tre persone individuate dalla Direzione dell’istituto senza possibilità di alcuno scambio tra detenuti ;la corrispondenza è limitata alle persone con cui si fanno i colloqui e sottoposta a censura; non si possono tenere più di tre libri in cella. Il 41Bis viene applicato anche nei confronti di chi è in attesa di giudizio. E non riguarda solo i mafiosi, ma anche chi è accusato di reati politici: ci finì dentro anche un militante del NoTav.

Il 41Bis è una tumulazione, le persone richiuse sono sottoposte ad lunga agonia, una morte lenta: sono dei sepolti vivi. Pensare che combattere la mafia lo si faccia abusando della Costituzione, del Diritto, della dignità delle persona è assolutamente sbagliato. Immaginate un figlio che va a trovare suo padre seppellito in quel regime: che sensazioni potrà provare? Come considererà lo Stato? Maturerà un odio spietato nei confronti di esso e sarà difficile, per lui, non scegliere la via della mala. Che mi si perdoni per il paragone, ma è esattamente come le famigerate “bombe intelligenti” utilizzate dall'occidente per sconfiggere il terrorismo internazionale. Un bambino che vede i propri cari dilaniati dalle bombe, cresce con un odio viscerale contro l’occidente e facilmente riempirà le fila dei terroristi. Così come le guerre “umanitarie” fabbricano i terroristi, esattamente nello stesso modo, lo Stato che tortura, fabbrica nuova manovalanza mafiosa. Forse proprio per questo Sciascia esordì dicendo: “Per sconfiggere la mafia dovrebbe suicidarsi lo Stato”

Mio articolo pubblicato su "Gli Altri"

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