giovedì 23 gennaio 2014

Una certa antimafia: un clima che non mi piace.

Adesso basta. In questo Paese c'è un clima che non mi piace. Non puoi permetterti di criticare l'operato di alcuni Magistrati (ed ex nel frattempo prestati alla politica e diventati avvocati) che subito ti azzittiscono facendo paragoni inaccettabili con Falcone e Borsellino. Non puoi esprimere perplessità sulle "minacce" di Totò Riina che subito arriva Ingroia e fa l'esempio di #Falcone e il mancato attentato all'Addauria. Inaccettabile perchè le cose erano totalmente diverse. Dimentichiamo che Falcone, quel giorno, si era visto con l'allora magistrato Svizzero Carla Del Ponte, grande esperta di riciclaggio internazionale. E Falcone stava capendo che la mafia faceva un salto di qualità con il mondo sporco della finanza internazionale e mondo politico degli appalti: era quando capì che le società in mano alla mafia si rifugiavano "alla Borsa di Milano". Stava per scoprire un enorme vaso di Pandora che forse poteva avere qualche collegamento con Tangentopoli. Ma chissà come mai, le due inchieste non furono mai collegate. Per volere di chi? Ed io qualche idea ce l'avrei.

Adesso basta. Se utilizzassimo un minimo di raziocinio capiremmo che Riina, sepolto vivo da 20 anni nel regime del 41 Bis, e senza nessun contatto esterno, si era sfogato con un altro detenuto durante i passeggi. La "minaccia" sarebbe rimasta confinata tra quelle quattro mura se la stessa Procura non l'avesse riferito alla Stampa. Bene, complimenti: ora il "messaggio" è arrivato a tutti.

Il Processo sulla trattativa , impantanato su ridicoli papelli (tra l'altro mai rispettati, altro che "trattativa") e collaboratori della Giustizia discutibili, ora è tornato alla ribalta.

C'era stato un'altro vecchio "sfogo" dello stesso Riina, nel 2009, davanti alla Corte d'assise di Firenze che lo stava processando per la fallita strage del novembre 1993 allo stadio Olimpico di Roma. Uno sfogo che non dobbiamo dimenticare.Nella sua deposizione 'il capo dei capi' parla anche di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito , notando che:

"Non è stato mai citato, mai sentito. Eppure era in contatto con il colonnello dei carabinieri e l'allievo di quelli che mi hanno arrestato... Perché questo Ciancimino che collaborava con 'sto colonnello non ci viene a dire il perché cinque, sei giorni prima l'onorevole Mancino (allora ministro dell'Interno, ndr) ci dice "Riina in questi giorni viene arrestato": ma a Mancino chi ce lo disse, cinque giorni prima che io venissi arrestato? E allora ci sono dei signori che mi ha venduto? Allora cercare la verità non è che significa commettere delitti, la verità sta bene a tutti, Signor Presidente, può stare pure bene a me, ma perché mi si deve condannare per le cose che io non so, che io non ho commesso e che io non ho fatto?"

Ebbene il Processo sulla Trattativa sta dando ragione a Totò Riina: ha ascoltato Ciancimino (diventando il pilastro principale del Processo. Sic!) e accusato Mancino. Altro che minaccia di Riina. Siamo al teatro dell'assurdo.
Un teatro su misura per Riina.

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