domenica 30 giugno 2013

Manetta.

Ho scritto questo mio piccolo raccontino un po' pupl. Ovviamente è fantasia. Non prendiamoci troppo sul serio.

MANETTA.

Mi sveglio dopo la pennichella. Ho lo stomaco sottosopra. Alito pesante. Corro al bagno. Tutta colpa della parmigiana di quella stronza della suocera. Meriterebbe un avviso di garanzia, l'ho sempre auspicato. Finalmente raggiungo il cesso. Mentre faccio fuoriuscire tutto quello schifo leggo le carte giudiziarie. Squilla il cellulare. E' Santoro. Si si, sto preparando il monologo di stasera. Sarò tagliente come al solito. Lo saluto. Che cazzo, pure mentre sto al cesso. Squilla di nuovo il cellulare. Non riesco più a concentrarmi. Non rispondo. Esco fuori. Raggiungo lo studio de la 7. Saluto tutti, anche i miei fans coglioni con i rasta. Le solite zecche idiote che mi stimano. Li devo tenere buoni. Fosse per me, gli farei tagliare quei sudici capelli. Squilla di nuovo questo cazzo di cellulare. E' il mio amico Ingroia. Ci ha messo trenta minuti per dirmi semplicemente se posso difenderlo durante il monologo. Si, si tranquillo. Ho le cazzate sempre pronte e poi faccio ridere. Tranquillo. Corro nuovamente al bagno. Altro che avviso di garanzia, ci vorrebbe il 41 bis alla suocera. Ecco, qualche idiota bussa alla porta. E' occupato! Insiste più forte. Gli dico che è un vero maleducato e probabilmente è uno del PDL o meno L. E che persone cafone come lui meriterebbero un annetto di galera. Anche se la galera è un albergo. Mi risponde urlando che sono un fottuto bastardo e che in galera ci è andato veramente. Dice che gli dedicai pure un articolo sputtanandolo. Dice che era innocente. Prosciolto. Ma l'ho rovinato per sempre. Gli rispondo mentre sono seduto sul water che io sono un giornalista. E che racconto i fatti.
Foto: by Kyung Sunghyun

Sfonda la porta! Cazzo, ma chi è lei! Io sono un giornalista! Se lei mi tocca, la gente che mi osanna ti lincerà. Mi faranno martire. Un eroe del giornalismo. Io sono io! Tu non sei un cazzo. L'uomo con gli occhi allucinati, affranto dalla vita , barba incolta, insomma uno che non ha nulla da perdere! Un uomo completamente distrutto. Gli dico che mi scuso, che posso rimediare. Che scriverò un articolo su di lui. Che chiederò per la prima volta perdono del mio modo di fare. Di non assecondare più gli istinti animaleschi della gente rimbambita che mi ama. Io alla fine sono un Dio, ho il potere di riabilitare tutti. L'uomo emette un grido. Poi mi dice che io oramai sono schiavo dei miei fans. Che non tornerò mai indietro. Che sono un vigliacco e che lo denuncerei subito. Che lo farò condannare dai miei amici magistrati. Da Caselli, da Tinti, da Ingroia, dai giudici amici di Palermo, di Caltanissetta, di Roma, insomma di tutta Italia. Ormai non aveva nulla da perdere. Caccia fuori una pistola e me la punta sulle tempie. Io tremo, supplico di ragionare. Dico che è tutta colpa del Berlusconismo. Dico che se mi fa qualcosa, lo dico a Grillo. A Santoro. A Di Pietro. Dirò a quegli imbecilli dei miei lettori che sono di destra. Niente da fare! L'uomo preme il grilletto. Fa fuoco. Cazzo, quel figlio di puttana mi ha sparato. Sento un dolore allucinante. Mi si annebbia la vista. Porca puttana almeno mi poteva far finire di evacuare. Morire con la parmigiana che mi opprime lo stomaco non è il massimo. Mi sento debole, perdo tanto sangue. Quel bastardo mi ha sparato sul torace. Lui scappa. Ed io muoio maledicendo la suocera.

martedì 25 giugno 2013

La follia delle manette.

Pare che una folla abbia esultato davanti al tribunale per la sentenza (di primo grado) nei confronti di Berlusconi. 

E' triste vedere la folla esultare uno dei Poteri dello Stato più intoccabile e che decide la vita e la morte delle persone. Ancora più triste confondere la giustizia sociale, con quella penale. La prima sono conquiste attraverso lotte molto spesso represse dai Giudici tramite condanne, la seconda sono pseudo conquiste legalitarie che servono semplicemente per sostituire le pedine (molto spesso oramai vecchie e da buttare) attraverso le manette.

"Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza, però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni" De Andrè.


E come se non bastasse ecco la parte "migliore" di questo Paese che condivide questa battuta di pessimo gusto tratta da Spinoza.it (povero Spinoza) :

"Oh, se ci fossero solo sentenze di primo grado, l'Italia sarebbe un posto favoloso.".

Si può essere così folli da condividere questa "battuta"? Con un'unica sentenza di primo grado (nemmeno nei Paesi dittatoriali una cosa simile) una miriade di persone, oggi, sarebbero condannate per sempre da innocenti. Oggi, ad esempio, un Tortora sarebbe stato condannato per sempre come un affiliato della camorra. L'Italia, con un unico grado di giudizio, sarebbe un posto decisamente più infernale di quello odierno.

L'antiberlusconismo ha creato un mostro.


 

lunedì 24 giugno 2013

Niki Aprile Gatti: appello a Beppe Grillo per una Commissione Parlamentare d’Inchiesta

 Pubblicato anche su Agoravox

Oggi, 24 giugno, ricorre il triste anniversario dalla morte di Niki Aprile Gatti, ucciso in carcere simulando una impiccagione. La Magistratura aveva archiviato tutto, la stessa che lo ha rinchiuso in "custodia" cautelare non proteggendolo, la stessa che molto probabilmente ha archiviato l'inchiesta principale che lo ha portato all'arresto. Tutti gli altri coinvolti erano sereni prima e lo sono anche dopo continuando nei loro affari. Il mio è un appello a Grillo visto che a suo tempo ospitò nel suo blog Ornella Gemini, la madre di Niki. Un appello al quale non può fare orecchie da mercante: potrà fare qualcosa di concreto avendo i numeri necessari in parlamento. E qui dirò cosa.

Sono passati cinque anni, e potrebbero sembrare pochi rispetto ai tempi biblici della Storia. Sono cinque anni di dolore, rabbia, delusione. Sono cinque anni, ma il tempo in realtà per una famiglia intera si è fermato quel maledetto 24 giugno del 2008.
Niki Aprile Gatti è stato ritrovato morto impiccato nel bagno di una angusta cella del carcere di Sollicciano, a Firenze. Si sarebbe impiccato con un solo laccio delle scarpe: Niki era alto un metro e ottanta, e pesava 90 Kg.
Per chi ancora non lo sapesse, Niki fu arrestato assieme ad altre decine di persone nell'ambito di un'inchiesta denominata "operazione Premium" nella quale sono incriminate la Oscorp SpA, Orange, OT&T e TMS, tutte residenti a San Marino; la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell'Arezzo Calcio, più altre società con sede a Londra. Niki era un dipendente della OSCORP di San Marino.


I titolari dell'indagine erano i PM di Firenze Monferini e Canessa, magistrati che non hanno voluto in tutto questo tempo far trapelare nulla sull'andamento dell'inchiesta. Potrebbe essere chiusa da tempo, oppure archiviata, oppure hanno rinviato a giudizio gli indagati. Ma non sappiamo nulla.
A mio parere è stata archiviata perchè molto probabilmente i truffati hanno ritirato la denuncia. E parlo con cognizione di causa perché all'Aquila la Procura aprì un'inchiesta simile (con alcune persone coinvolte anche nella Premium) e fu archiviata: il truffato decise di ritirare la denuncia. Forse perché fu risarcito in cambio del ritiro?
Niki, ufficialmente suicidato con un laccio delle scarpe, non ha avuto il tempo di difendersi dalle accuse. Niki è stato ucciso proprio perchè, da innocente, forse poteva rivelare alcune cose che potevano recare fastidio.
Niki, da innocente (e noi ne siamo certi) è finito nell'ingranaggio perverso della Giustizia. E, assieme ad altri interessi di Potere, ne è rimasto stritolato. Il Magistrato Lupi archiviò definitamente la morte di Niki come suicidio. Ma senza chiarire le contraddizioni ben esposte dall'opposizione fatta dai familiari della vittima.
La prima opposizione fatta dalla famiglia, tra l'altro, sparì misteriosamente nei meandri della Procura. Come sparirono i computer nell'appartamento di Niki a San Marino. Computer che non furono sequetrati dalla Procura: eppure poteva essere materiale interessante visto che l'indagine era soprattutto per "truffa informatica", no?
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Sappiamo benissimo che ad uccidere Niki sia stata una manovalanza mafiosa con grosse coperture. L'Inchiesta Premium si andava ad intrecciare ad altre indagini che approdano ad un'altra inchiesta, a Perugia: gente mafiosa, broker che viaggiavano tra Londra e l'Italia, business di compagnie telefoniche, odor di riciclaggio di denaro sporco tramite società finanziarie, omicidi, conoscenze importanti come un esponente importante della Guardia di Finanza.
In questi articoli (cliccate qui e qui), si trovano ulteriori dettagli.
Ma il compito per far luce e trovare i giusti collegamenti non toccano a noi, ma ai Magistrati che dovrebbero avere l'obbligo di procedere alle indagini se rivelano questioni gravi, nonostante ci sia stato il ritiro di alcune denunce. E magari non affidarsi troppo a certi "pentiti" di professione e convenienza.
Oppure c'è una seconda possibilità: l'istituzione di una Commissione Parlamentare d'Inchiesta.
La Commissione d'Inchiesta ha lo stesso potere dell'autorità giudiziaria: può interrogare tutti, compresi i Magistrati inquirenti e ha la possibilità di reperire tutte le carte, interrogare i compagni di cella di Niki, richiedere le analisi non fatte, predisporre una eventuale autopsia, riascoltare tutte le intercettazioni e fare i dovuti collegamenti.
Grillo, che tempo fa aveva ospitato nel suo blog la mamma di Niki Aprile Gatti, ora ha il suo Movimento in Parlamento. Ha i numeri per richiedere una eventuale Commissione. Per fare la proposta basta un decimo degli onorevoli eletti al Senato e quindi potrebbe dare una mano concreta per far luce sulla vicenda.
Personalmente sono critico verso questo Movimento, ma qui non c'entra il sottoscritto: c'entra la Verità (che scotta) sulla morte (per noi, omicidio) di Niki Aprile Gatti.

Una Verità che dovrebbe essere un patrimonio collettivo.


domenica 16 giugno 2013

Il fraintendimento sulla "lobby gay" del Vaticano.

E' da tempo che si parla, specialmente dopo la notizia di un colloquio privato dell'attuale Papa, di una "lobby gay" che si insinuerebbe in Vaticano. Pare che alti prelati si dedicherebbero di notte ad orgie con escort omosessuali e altro.

E probabilmente è tutto vero.

Sappiamo dell'allontanamento dal coro della Cappella Giulia il nigeriano Chinedu Thiomas Ehiem. L'uomo è indicato nell'indagine sugli appalti per il G8 e per le Grandi opere quale procacciatore di incontri omosessuali per Angelo Balducci, l'ex numero uno del Consiglio superiore dei lavori pubblici, dal 10 febbraio in arresto preventivo. Nelle intercettazioni sono risultati chiari i colloqui con cui ragguagliano il cliente su tipo di prestazione e qualità dei ragazzi da portare agli incontri. "Angelo... Io non ti dico altro. É alto 2 metri, per 97 chili, 33 anni, completamente attivo", spiega il "religioso" a Balducci. E poi e ancora, ogni due, tre giorni: "Ho una situazione di Napoli". "Ho una situazione cubana". "Ho un tedesco appena arrivato dalla Germania". "Ho due neri". "Ho il calciatore". "Ho uno dell'Abruzzo". "Ho il ballerino Rai".

Sappiamo che ci sono siti di incontri gay tra sacerdoti come "Venerabilis", un sito che si definisce " Fraternità omosensibile di sacerdoti cattolici romani".  E le dicerie dicono che pare essere gestito da un sacerdote influente del  Vaticano. Sicuramente, leggendo gli scritti di questo sito, si evince la chiara natura conservatrice e critica nei confronti del movimento LGBT italiano. Altro che "lobby gay".

vignette lobby gay vaticano 05 Credo che il clero abbia, come tutta la società, uomini etero e gay. Nulla di scandaloso. Parlare di lobby gay credo che sia un'arma a doppio taglio, e potrebbe essere utilizzata per scopi omofobi : alla Camera è in discussione la legge contro l’omofobia e al Senato è stata calendarizzata quella sul matrimonio gay; fanno saltare tutto?  

Inoltre , dopo gli scandali sulla pedofilia, molto spesso esce fuori pericolosamente la scandalosa equiparazione gay = pedofilo.

Se esiste questa lobby di certo non è per far aprire, dall'interno, la Chiesa agli omosessuali, ma esattamente il contrario: servirebbe a tenere tutto nascosto e magari far scattare una serie di ricatti interni per la lotta tra Poteri che in Vaticano, come qualsiasi altro Stato, esiste.

Per me questa teoria del complotto della fantomatica "lobby gay" ha altri scopi, e i giornali ci sono cascati.






mercoledì 12 giugno 2013

La banalità della meritocrazia

 Il  nuovo articolo tratto dalla mia  rubrica "Punto di fuga": http://www.unchainedonline.org/


Decido parlare di meritocrazia, e spiegherò perchè bisogna fuggire da essa. E’ una parola che sta sulla bocca di tutti. “Ci vuole meritocrazia!” Urlano i politici pseudo di sinistra, gli intellettuali, gli economisti e anche tutti voi.

Io invece la odio nel profondo del cuore.

Auspicate una società meritocratica? Ma scherziamo? A pensare, e pochi lo sanno, che questo termine fu coniato per la prima volta da Young. Fu un vecchio laburista di umanità socialista e utilizzò questo termine dandogli un significato negativo. Ma la società odierna, che non è più abituata a soffermarsi sulle parole, lo utilizza come uno slogan propositivo.
Non fa una piega (per voi) dire che i più bravi, i più svegli, i più “meritevoli” devono andare avanti. Il merito non si discute, vero?
Ed io invece lo discuto eccome. E non voglio nemmeno parlare del fatto che comunque la gara per essere “migliori” (gara che aborro) parte già viziata per evidenti condizioni sociali di fatto.

meritoImmaginiamo una società meritocratica. Sarà innanzitutto sempre gerarchica perchè ci sarà nuovamente chi sta in cima, chi nel mezzo e chi in fondo! E come si evita che le posizioni relative sulla scala non si risolvano in meccanismi di nuova esclusione sociale e di ghettizzazione e sfruttamento di chi sta in fondo?
Oggi l’idea di merito non è altro che una nuova pericolosa forma di giustificazione razziale di una presunta differenziazione tra esseri superiori e inferiori.

La meritocrazia è l’esatto contrario della mia idea di società: da una parte ci sarebbero gli intelligenti, gli arroganti, i competitivi; dall’altra gli stupidi, i demoralizzati, gli umiliati, i fragili e i non competitivi.

Una società, nemmeno di classe, ma di casta.

Noi in realtà già sappiamo come potrebbe essere. Si, noi l’abbiamo già sperimentata!
La fase “meritocratica” inizia proprio dalle scuole e dalle gare interne. C’è chi sale sul podio e chi ne rimane escluso per la mancata capacità. C’è chi prende ottimi voti tipo in matematica e c’è chi prende un pessimo voto per incapacità dovuta da altre attitudini. E’ lì che comincia la “corrosione del carattere”*, l’esclusione, la mortificazione o l’umiliazione. Non siamo tutti competitivi, svegli, arroganti, intelligenti o altro. A volte siamo anche persone normali, magari non ambiziose. Quindi esclusi a priori da una ipotetica società meritocratica.
La prossima volta evitate la retorica meritocratica e diffidate da chi la evoca.


*il sociologo statunitense Sennett coniò il termine,”Corrosione del carattere“, a tal proposito cito un suo passo del libro:
Questo è il problema della personalità nel capitalismo moderno. C’è la storia, ma nessuna narrazione condivisa delle difficoltà, e quindi nessun destino condiviso. In queste condizioni, la personalità si corrode; è impossibile rispondere alla domanda: “Chi ha bisogno di me?”

venerdì 7 giugno 2013

'Ndrangheta felix e la sfida dei movimenti: ripartire dal territorio per superare i vecchi luoghi comuni

 Il  nuovo articolo tratto dalla mia  rubrica "Punto di fuga": http://www.unchainedonline.org/


Ho deciso di parlare nuovamente della Basilicata, ma con un punto di fuga diverso che parte da un’altra regione considerata anch’essa felice, e soprattutto verde: l’Umbria.

Sono due regioni molto simili, entrambe hanno una presenza mafiosa massiccia e connubi con le Istituzioni che partono da alcuni apparati della Magistratura fino ad arrivare ai soliti interessi economici. L’Umbria, come la Basilicata, è colonizzata dalla ‘ndrangheta.

Quest’ultima ha sempre avuto la capacità di insidiarsi dei territori non “autoctoni”, ma con astuzia creare gruppi criminali sotto altri nomi. Gruppi troppo sottovalutati, tanto è vero che la stessa Direzione Nazionale dell’Antimafia bacchettò la Procura di Matera «che sembra prigioniera di una visione molto riduttiva del contrasto antimafia».
In Basilicata alcune ‘ndrine (i Pesce e i Serraino) hanno creato un gruppo criminale, poi denominato i Basilischi. Diverse inchieste hanno portato agli arresti di molti boss, ma è come potare un albero: i rami ricrescono sempre.

Giovanni luigi Cosentino, alias "Faccia d'angelo" e Antonio Cossidente, due boss del clan dei Basilischi.
Giovanni luigi Cosentino, alias “Faccia d’angelo” e Antonio Cossidente, due boss del clan dei Basilischi.

E qui si potrebbe aprire un grande dibattito sulla giustizia penale, ovvero quell’illusione di cambiare il Sistema semplicemente colpendo le “mele marce” e magari non poche volte facendo finire nell’ingranaggio della “Giustizia” persone innocenti. E accade ancora peggio: molte inchieste giudiziarie molto spesso sono servite a cambiare le pedine, far fuori il vecchio per sostituirlo con il nuovo.
I basilischi (che poi come abbiamo detto è una diramazione della ‘ndrangheta) operano nella regione in silenzio. D’altronde c’è la “pax mafiosa“, nel senso che non accadono agguati mafiosi, poche sparatorie e quindi nessun allarme sociale.

Il petrolio in Basilicata è una ghiotta occasione non solo per le multinazionali come l’ENI o quelle giapponesi e tedesche, occasione che con le loro trivellazioni se ne infischiano dei disastri ambientali (producono sostanze tossiche e radioattive che intaccano le falde acquifere), ma è inevitabile che anche la criminalità organizzata ci ficchi il naso. E chissà se un giorno uscirà fuori qualche notizia in merito.
Ad esempio in Umbria, la criminalità organizzata sfrutta il business (oltre la droga) della cementificazione e proprio per questo, definirla “regione verde“, oramai è luogo comune.
Non a caso ho parlato di petrolio in Basilicata, e cemento in Umbria. E non a caso dico che la via giudiziaria per sconfiggere questo sistema criminale (e molto spesso anche “legale“) è uno specchietto per le allodole.


Ci vuole la società civile che si ribelli contro queste oscenità, così come il NO-TAV e il NO-MOLIN, ci vorrebbe un movimento che coinvolga tutti gli abitanti che contrastino le trivellazioni. E non sarà una passeggiata.
petrolio-basilicataIn Umbria un gruppo di ragazzi anarchici di Spoleto erano riusciti a coinvolgere la società civile nel manifestare contro la costruzione di un eco-mostro in odor di mafia. Cosa accadde? La magistratura, attraverso una inchiesta condotta assieme all’ex capo dei ROS Ganzer (condannato in primo grado per traffico di droga e armi), arrestò i ragazzi indicandoli come un gruppo terrorista legato agli Anarchici Informali. Si fecero ovviamente i loro anni di galera “preventiva” e poi, recente notizia, furono stati assolti.
Ma il danno era stato fatto: con l’inchiesta, il movimento creatosi si arrestò e l’eco mostro fu costruito. 

Il punto di fuga che ho raccontato è un auspicio, ma anche con la prospettiva di mettervi in guardia: un movimento NO-TRIV (Contro le trivellazioni) è utile sia contro la catastrofe ambientale, sia contro la criminalità organizzata. Ma attenzione e occhi aperti a trecentosessanta gradi.

I movimenti rischiano di essere “arrestati“. E non è una metafora.

sabato 1 giugno 2013

Gianluca Di Mauro: nuova apertura delle indagini per il suicidio sospetto avvenuto in cella.

Il 2008 è un anno che molti se lo ricordano come l'inizio della crisi economica nata subito dopo la bolla immobiliare esplosa negli USA l'anno prima, e della crisi iberista che ci ha portato ai giorni bui attuali. Molti se lo ricordano anche con le varie inchieste giudiziarie aperte su più fronti e l'ennesima vittoria di Berlusconi alle politiche.

E durante quella guerra finanziaria altre tragedie erano in corso. Ma che riguardavano le famiglie che avevano i propri cari nelle carceri. Inutile ricordare il degrado e l'inciviltà delle nostre Patrie Galere (ricordiamo l'ennesima condanna da parte della Corte Europea) dove quasi la metà sono detenuti in attesa di giudizio e dove l'articolo 27 della Costituzione non è minimamente rispettata.

Le carceri sono luoghi di sofferenza e tortura, luoghi dove i ragazzi si suicidano per disperazione o vengono "suicidati". Basta poco a simulare una impiccagione e gli assassini sanno che avranno facilmente l'impunità: i magistrati archiviano quasi sempre le morti in carcere come suicidio. Poi sta alla tenacia dei famigliari e degli avvocati nel far riaprire il caso, e molto spesso ci si scontra con i mulini a vento.

Come ad esempio nel caso complicatissimo di Niki Aprile Gatti che nel 2008 (tra un mese, il tragico 24 giungo, ricorrerà il triste anniversario) ufficialmente si suicidò con un laccio di scarpe. E, nonostante le innumerevoli contraddizioni, fu archiviato dal Magistrato di Firenze (ricordiamo che Niki era in arresto preventivo nel famigerato carcere di Sollicciano) come suicidio. Ma questa è un'altra Storia che non esiteremo a raccontarla nuovamente come si è sempre fatto.

Sempre nel 2008 avvenne un'altra morte bollata come suicidio.

Gianluca Di Mauro
Il 15 dicembre del 2008, un ragazzo di nome Gianluca Di Mauro fu ritrovato impiccato nel carcere di massima sicurezza di Bicocca. Doveva scontare oltre 12 anni di carcere (aberrazione giudiziaria solo Italiana) per diverse rapine. La famiglia non ci ha mai voluto credere, e ancor di più il suo avvocato difensore Eleonora Baratta al quale si era affezionato.

Gianluca Di Mauro, un ragazzo non fortunato ( fece un grave incidente e da allora cominciò a soffrire di crisi epilettiche ) e con problemi di tossicodipendenza (voleva salvare la propria ragazza dai problemi di droga, ma alla fine finì anche lui nel tunnel), entrò in carcere nel 2003 per cinque fatti di rapina (lui ne riconobbe quattro): rapine mosse dal movente droga. E ci sarebbe tanto da discutere sulla necessità del carcere come risoluzione di questi problemi.

Al carcere subì numerose vessazioni, denunciò anche di essere stato vittima di una violenza carnale da parte
del suo compagno di cella. E come se non bastasse da quel giorno finì in isolamento per mesi. Cambiò numerose carceri (compreso Sollicciano) per poi essere nuovamente trasferito al carcere di Catania.
Per il 18 dicembre del 2008, l'avvocato difensore Eleonora Baratta era riuscita ad ottenere udienza per la riduzione della pena e trasferimento in comunità. E Gianluca era ovviamente entusiasta di questa notizia. Ma al 18 non ci arrivò mai perchè il 15 dicembre sera fu ritrovato impiccato: si sarebbe suicidato stringendosi al collo una cintura di pantaloni non sua. L'avvocato Baratta, e di conseguenza poi i famigliari, venne avvisata solo la mattina dopo.

Nasce da subito il procedimento per istigazione al suicidio (580 cp) e relative indagini, ma dopo ben due anni il Magistrato archiviò tutto. Allora l'avvocato fece subito opposizione nonostante non le fecero estrarre la copia dei tre enormi faldoni (l'archiviazione) : li dovevano solo visionare, ma nonostante ciò riuscì a prendere appunti (con non poca difficoltà) e depositò le memorie.

Notizia del 16 maggio scorso è che l’opposizione ha convinto il gip Paola Cosentino a restituire gli atti alla Procura ordinando sei mesi di indagini. E se l'esito sarà positivo, ci saranno i primi rinvii a giudizio.
Una buona notizia per restituire la verità a questo ragazzo, e magari riaccendere la speranza ai tanti familiari che l'hanno perduta.

Finire nell'ingranaggio della Giustizia si può rischiare di essere stritolati e, senza metafore, morire.