sabato 12 gennaio 2013

Il popolo delle scimmie.

Trascrivo qui uno scritto di Gramsci che apparve nel suo giornale. Correva l'anno 1921 ed eravamo nella fase della nascita di un "nuovo" movimento di persone indignate, affrante dalla politica, in piena crisi, e contro la corruzione che dilagava nel parlamento. Roba già sentita vero? Leggetelo attentamente, e contestualizzatelo. Magari alcuni voi elettori indignati e magari "antifascisti" potrebbero scoprire che il "germe fascista" si è insinuato all'interno del pensiero e a vostra insaputa. Soffermatevi sul linguaggio dei reazionari che prendevano in prestito simboli e linguaggi di sinistra. Sono i capricci isterici del "popolo delle scimmie".



Il fascismo è stata l'ultima "rappresentazione" offerta dalla piccola borghesia urbana nel teatro della vita politica nazionale. La miserevole fine dell'avventura fiumana è l'ultima scena della rappresentazione. Essa può assumersi come l'episodio più importante del processo di intima dissoluzione di questa classe della popolazione italiana. 

Il processo di sfacelo della piccola borghesia si inizia nell'ultimo decennio del secolo scorso. La piccola borghesia perde ogni importanza e scade da ogni funzione vitale nel campo della produzione, con lo sviluppo della grande industria e del capitale finanziario: essa diventa pura classe politica e si specializza nel "cretinismo parlamentare". 

Questo fenomeno che occupa una gran parte della storia contemporanea italiana, prende diversi nomi nelle sue varie fasi: si chiama originalmente "avvento della sinistra al potere", diventa giolittismo, è lotta contro i tentativi kaiseristici di Umberto I, dilaga nel riformismo socialista. La piccola borghesia si incrosta nell'istituto parlamentare: da organismo di controllo della borghesia capitalistica sulla Corona e sull'Amministrazione pubblica, il Parlamento diviene una bottega di chiacchiere e di scandali, diviene un mezzo al parassitismo. 

Corrotto fino alle midolla, asservito completamente al potere governativo, il Parlamento perde ogni prestigio presso le masse popolari. Le masse popolari si persuadono che l'unico strumento di controllo e di opposizione agli arbitri del potere amministrativo è l'azione diretta, è la pressione dall'esterno. La settimana rossa del giugno 1914 contro gli eccidi, è il primo grandioso intervento delle masse popolari nella scena politica, per opporsi direttamente agli arbitrii del potere, per esercitare realmente la sovranità popolare, che non trova più una qualsiasi espressione nella Camera rappresentativa: si può dire che nel giugno 1914 il parlamentarismo è, in Italia, entrato nella via della sua organica dissoluzione e col parlamentarismo la funzione politica della piccola borghesia. 

La piccola borghesia, che ha definitivamente perduto ogni speranza di riacquistare una funzione produttiva (solo oggi una speranza di questo genere si riaffaccia, coi tentativi del Partito popolare per ridare importanza alla piccola proprietà agricola e coi tentativi dei funzionari della Confederazione generale del Lavoro per galvanizzare il morticino-controllo sindacale) cerca in ogni modo di conservare una posizione di iniziativa storica: essa scimmieggia la classe operaia, scende in piazza. 

Questa nuova tattica si attua nei modi e nelle forme consentiti ad una classe di chiacchieroni, di scettici, di corrotti: lo svolgimento dei fatti che ha preso il nome di "radiose giornate di maggio", con tutti i loro riflessi giornalistici, oratori, teatrali, piazzaioli durante la guerra, è come la proiezione nella realtà di una novella della jungla del Kipling: la novella del Bandar-Log, del popolo delle scimmie, il quale crede di essere superiore a tutti gli altri popoli della jungla, di possedere tutta l'intelligenza, tutta l'intuizione storica, tutto lo spirito rivoluzionario, tutta la sapienza di governo, ecc., ecc. 

Era avvenuto questo: la piccola borghesia, che si era asservita al potere governativo attraverso la corruzione parlamentare, muta la forma della sua prestazione d'opera, diventa antiparlamentare e cerca di corrompere la piazza. Nel periodo della guerra il Parlamento decade completamente: la piccola borghesia cerca di consolidare la sua nuova posizione e si illude di aver realmente ucciso la lotta di classe, di aver preso la direzione della classe operaia e contadina, di aver sostituito l'idea socialista, immanente nelle masse, con uno strano e bislacco miscuglio ideologico di imperialismo nazionalista, di "vero rivoluzionarismo", di "sindacalismo nazionale". L'azione diretta delle masse nei giorni 2-3- dicembre, dopo le violenze verificatesi a Roma da parte degli ufficiali contro i deputati socialisti, pone un freno all'attività politica della piccola borghesia, che da quel momento cerca di organizzarsi e di sistemarsi intorno a padroni più ricchi e più sicuri che non sia il potere di Stato ufficiale, indebolito e esaurito dalla guerra. 

L'avventura fiumana è il motivo sentimentale e il meccanismo pratico di questa organizzazione sistematica, ma appare subito evidente che la base solida dell'organizzazione è la diretta difesa della proprietà industriale e agricola dagli assalti della classe rivoluzionaria degli operai e dei contadini poveri. Questa attività della piccola borghesia, divenuta ufficialmente "il fascismo", non è senza conseguenza per la compagine dello Stato. Dopo aver corrotto e rovinato l'istituto parlamentare, la piccola borghesia corrompe e rovina gli altri istituti, i fondamentali sostegni dello Stato: l'esercito, la polizia, la magistratura. 

Corruzione e rovina condotte in pura perdita, senza alcun fine preciso (l'unico fine preciso avrebbe dovuto essere la creazione di un nuovo Stato: ma il "popolo delle scimmie" è caratterizzato appunto dall'incapacità organica a darsi una legge, a fondare uno Stato): il proprietario, per difendersi, finanzia e sorregge una organizzazione privata, la quale per mascherare la sua reale natura, deve assumere atteggiamenti politici "rivoluzionari" e disgregare la più potente difesa della proprietà, lo Stato. La classe proprietaria ripete, nei riguardi del potere esecutivo, lo stesso errore che aveva commesso nei riguardi del Parlamento: crede di potersi meglio difendere dagli assalti della classe rivoluzionaria, abbandonando gli istituti del suo Stato ai capricci isterici del "popolo delle scimmie", della piccola borghesia. 

La piccola borghesia, anche in questa ultima incarnazione politica del "fascismo", si è definitivamente mostrata nella sua vera natura di serva del capitalismo e della proprietà terriera, di agente della controrivoluzione. Ma ha anche dimostrato di essere fondamentalmente incapace a svolgere un qualsiasi compito storico: il popolo delle scimmie riempie la cronaca, non crea storia, lascia traccia nel giornale, non offre materiali per scrivere libri. La piccola borghesia, dopo aver rovinato il Parlamento, sta rovinando lo Stato borghese: essa sostituisce, in sempre più larga scala, la violenza privata all' "autorità" della legge, esercita (e non può fare altrimenti) questa violenza caoticamente, brutalmente, e fa sollevare contro lo Stato, contro il capitalismo, sempre più larghi strati della popolazione. 


Antonio Gramsci 
"L'Ordine Nuovo", 2 gennaio 1921

giovedì 10 gennaio 2013

Brevi riflessioni sui nostri tempi e inganni universali (continuo)



Il Papa'.

No, di certo non mi metto a parlare qui del padre di Travaglio, Santoro e Di Pietro. Non posso mica assistere al conflitto padre-figlio, ove il figlio stesso ha un complesso di Edipo al rovescio. Non è mica un caso che ad esempio il figliuolo Travaglio scrisse un editoriale dedicato al padre che si dimise ."Passerotto non andare via" lo intitolò. Si, d'accordo, era scherzoso. Ma un qualche cosa voleva pur dire. E quando è ritornato! Lascio a voi l'immaginazione, seppur abbastanza scabrosa. Va bene ammettiamolo, Berlusconi è stato anche un po' (purtroppo) il padre di tutti noi.

Ed io che ho avuto la disgrazia di nascere più o meno quando introdusse la TV commerciale?


Quanto rimbambimento avrò avuto davanti alla TV che mi faceva da balia. Ancora mi ricordo Bim Bum Bam e l'allora giovane Bonolis che ci faceva invogliare a comparare la caciotta fetecchia. Infanzia rubata. E non parliamo della preadolescenza quando gli ormoni erano a mille, ti bombardavano di donne bellissime a non finire. E non capivi più nulla.  Quante donne si son sentite inadeguate durante quel bombardamento.

E quanti sogni ci aveva venduto con quei telefilm e non capivi perchè la realtà era così tanto diversa. Però diciamolo, è stato un padre ingeneroso con noi visto che siamo con pochi soldi (se tante volte volesse rimediare io sono a disposizione), ma tanto tanto generoso con questi conservatori diventati ricchi facendo dell'antiberlusconismo, una vera e propria industria.
Si, padre Berlusconi ha creato dal nulla Don Manetta(Travaglio) e rifocillato Sant oro. Ed è riuscito a modificare il DNA della sinistra, perfino quella alternativa. E parlando male della Magistratura (in tutti questi anni in realtà non ha mai toccato nessun loro privilegio e fatta nessuna riforma), è riuscito perfino a far credere, per reazione, che sia un Potere Buono. Papà Berlusconi quando morirà (dovrà succedere prima o poi) sarà rimpianto anche da voi.
Senza idee e valori forti, rimane il vuoto.


L'insostenibile  fenomeno delle masse.

Niente da fare. Il fenomeno Ingroia mette in luce una questione preoccupante, ma vecchia come il mondo.
Mette in luce quanto le persone, di qualunque colore o estrazione, siano facilmente veicolabili. Tutte vittime del fenomeno messianico che comunque viene sempre calato dall'alto. Ma con un lavoro accurato fatto prima. Ingroia non è un personaggio piombato all'improvviso: c'è stato un lungo lavoro. Gli ingoriani sono esattamente come i grillini! Idealizzano il loro capo, mettono il loro nome al posto della loro immagine, si spersonalizzano e tutti insieme si insinuano dappertutto per difendere e giustificare ogni singola mossa del personaggio in questione. Un fenomeno delle masse ben conosciute dagli studiosi di antropologia e sociologia. Sarà oggetto di studio, spero, per qualche tesi di laurea. Almeno a qualcosa servirà questa tragedia sociale.



Una donna.

C'è un libro autobiografico che sto leggendo. Si tratta di una donna africana, della Liberia. Una che da giovanissima ha dovuto affrontare la guerra civile. Ha subito innumerevoli violenze, tra le quali anche quelle del marito. Picchiata, schiavizzata, costretta a fare ben quattro figli. Una vita difficile che, quando vedo i nostri problemi quotidiani che sembrano insormontabili, mi viene quasi da ridere. Questa donna che ha vissuto la sintesi delle peggiori efferatezze , dalla vita privata a quella sociale, era riuscita a sollevarsi. Ha cambiato la sua vita e anche quella del suo Paese. Lei si chiama Leymah Gbowee, e nel 2011 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace con la motivazione "per la sua battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell'opera di costruzione della pace"


E di nuovo le manette come soluzione.

Vi ricordate quando Travaglio in TV aveva proposto che dobbiamo fare come gli USA e cioè mettere in galera gli evasori fiscali? Ora anche Ingroia, come volevasi dimostrare, ha proposto la stessa cosa ieri, in TV. Per me è una proposta vergognosa, anche se ben voluta dalla maggioranza degli italiani. Oggi, rispetto a qualche anno fa, le cose sono ben cambiate. Il ceto medio si è impoverito e se prima evadeva le tasse per motivi di furbizia, oggi lo fa per motivi di necessità. Senza dimenticare il pensionato che magari si dimentica di fare la dichiarazione dei redditi. Oppure chi , per motivi economici, non paga l'IMU. Ingroia dovrà stare tranquillo, in parlamento avrà la possibilità di votare questa legge: Monti la guerra all'evasione la sta facendo e arriverà al punto di proporre anche la galera.

Le Radici.


Di ritorno dal mio luogo di origine e ritrovarsi in famiglia, nonostante i diverbi, qualche piccolo rancore, le inevitabili incompatibilità, ho pensato che comunque è stato bello ritrovarsi, anche per confrontarsi. Magari scoprire anche che non c'è scampo dalle radici. Possiamo sentirci diversi, forse migliori, ma da lì non si scappa. L'impronta, anche genetica (non c'è scampo) rimane. Ma sicuramente dagli errori delle generazioni passate, si può migliorare. Dalle radici non si scappa. Ma a differenza delle piante, noi abbiamo le gambe per camminare...

Incontri.

A proposito di Pasolini. Accade anche che vado a fare spesa al discount sotto casa e chi incontro? Ninetto Davoli. Una persona umile e squisita, lui e la moglie. Una breve e intensa chiacchierata ricordando i suoi film e Pasolini stesso. Mi ha anche detto che sarebbe partito per gli USA a partecipare ad un convengo in ricordo di Pasolini. Sono passati 40 anni dalla sua morte, ma il suo sapore di umanità e voglia si stare dalla parte dei semplici, i genuini e senza malizia dei più abbienti, si sente ancora nell'aria. A pensare che l'ho ricordato poco fa qui, innervosendomi sul fatto che sia sempre citato a sproposito da gente di potere.
E se fosse stato ancora vivo si arrabbierebbe. In qualche modo l'ho incontrato.


La rivolta dello stomaco.

Quasi tre milioni di disoccupati in Italia. Il 35 per cento dei giovani sono senza lavoro. Una grossa fetta di occupati è precario. Molti sono par time contro la loro volontà. In pratica la maggioranza di noi è povera. Ma come mai nessuna rivolta seria, magari dettata dallo stomaco? Perchè tutto si regge ancora sul passato: ovvero i risparmi, i lavori sicuri di un tempo, nonni , padri e madri. I risparmi finiranno, i nonni idem, i padri e le madri si reggono comunque a stenti e in molti perdono il lavoro, la generazione di mezzo è persa e sta rosicchiando il poco che è rimasto. La rivolta dello stomaco ci sarà, è solo rimandata.



Il mio debole

Personalmente ammiro i poveri, gli umiliati, gli offesi e i semplici. Ho un debole per tutte quelle persone che come me combattono l'avversità della vita, la quale molto spesso è ingiustamente dura. Ma c'è una categoria che non sopporto: ovvero quelli che si definiscono e si propinano come i loro salvatori. E sono quasi sempre la rovina dei nostri sogni.