domenica 1 dicembre 2013

Dario Fo e il suo ritorno alle origini.

Era il periodo no global che non rinnego e mi piacerebbe tanto riviverlo da maturo quale non ero. Ricordo quanto io odiai (un odio condiviso, e forse anche veicolato a dovere) la Fallaci che attaccava Dario Fo che sosteneva il nostro movimento contro la globalizzazione economica.  Ne è'passato di tempo. Dario Fo non è più quello degli anni 70. Come tanti, a sinistra, ha cambiato ideologia. Ha sposato il legalitarismo, appoggiava quegli squallidi girotondini, poi il Popolo Viola, Di Pietro, Travaglio ed ora Grillo. Ho sbagliato nel dire che ha "cambiato". E' semplicemente ritornato alle origini quando militava da giovanissimo per la Repubblica Di Salò. Io non sono uno di quelli che condanna il passato, tutti possono sbagliare e possono cambiare. Ma Dario Fo , mi dispiace, è ritornato (forse inconsapevolmente ) sui suoi vecchi passi. E guardandolo sul palco allestito per questo movimento 5 stelle che io disprezzo perchè ha connotati fortemente reazionari , faccio mie le parole della Fallaci. Oggi, posso dire, che valgono. A differenza di ieri:

"Perché v'era un che di penoso in quei due vecchi che per piacere ai giovani radunati in piazza si sgolavano e si sbracciavano sul palcoscenico montato dinanzi a Santa Croce, quindi dinanzi al porticato che un tempo immetteva al Sacrario dei Caduti Fascisti. In loro non vedevo dignità, ecco. A un certo punto l'amico che con me li guardava alla tv ha sussurrato: «Ma lo sai che lui militava nella Repubblica di Salò?». Non lo sapevo, no. Come essere umano non mi ha mai interessato. Come giullare, non m'è mai piaciuto. Come autore l'ho sempre bocciato, e la sua biografia non mi ha mai incuriosito. Così sono rimasta sorpresa, io che parlo sempre di fascisti rossi e di fascisti neri. Io che non mi sorprendo mai di nulla e non batto ciglio se vengo a sapere che prima d'essere un fascista rosso uno è stato un fascista nero, prima d'essere un fascista nero uno è stato un fascista rosso. E mentre lo fissavo sorpresa ho rivisto mio padre che nel 1944 venne torturato proprio da quelli della Repubblica di Salò. M'è calata una nebbia sugli occhi e mi sono chiesta come avrebbe reagito mio padre a vedere sua figlia oltraggiata e calunniata in pubblico da uno che era appartenuto alla Repubblica di Salò. Da un camerata di quelli che lo avevano fracassato di botte, bruciacchiato con le scariche elettriche e le sigarette, reso quasi completamente sdentato. Irriconoscibile. Talmente irriconoscibile che, quando ci fu permesso di vederlo e andammo a visitarlo nel carcere di via Ghibellina, credetti che si trattasse d'uno sconosciuto. Confusa rimasi lì a pensare – chi è quest'uomo, chi è quest'uomo – e lui mormorò tutto avvilito: «Oriana, non mi saluti nemmeno?». L'ho rivisto in quelle condizioni, sì e mi son detta: «Povero babbo. Meno male che non li ascolti, non soffri. Meno male che sei morto»".

Oriana Fallaci.