lunedì 18 novembre 2013

Nel nome del popolo italiano.

L'altro ieri nella Marsica, il mio luogo di origine, è stata sgominata una banda criminale dedita alle rapine e spaccio di droga. Ho visto sul giornale le foto segnaletiche dei rapinatori, alcuni di loro sono personaggi risaputi. Alcuni li conoscevo di vista anche quando ero ragazzino.

Conoscevo ancor di più i figli del "capobanda". Erano fondamentalmente dei bravi ragazzi, e credo che lo siano ancora. Ma come accade nei piccoli paesi erano costretti, pur non volendo, a rivestire il ruolo da bullo e lo facevano, evidentemente, contro la loro natura. Ma gli stessi coetanei , figli di gente per bene, lo costringevano ad avere quel ruolo. Questi sono meccanismi ben conosciuti da coloro che hanno vissuto nelle piccole realtà.

Ho visto attentamente tutte le facce degli arrestati e rimasi colpito perchè tra di loro c'era una persona che conosco, poco ma quel che basta per evidenziare ancora una volta la retorica, fastidiosissima, dei benpensanti. Mi riferisco a quelli che hanno puntualmente commentato : " Tanto questi riescono subito dalla galera". "Buttate la chiave, a questi balordi".

Tra questi "balordi" c'è questo/a conoscente del quale non dirò il nome e nemmeno specificherò il sesso per questione di rispetto. E' una persona giovanissima, proveniente da una situazione famigliare problematica, una di quelle persone che sono state lasciate da sole dalla cosiddetta "società civile", la società che emargina o si allontana quando sorgono dei problemi e tragedie. E questa persona , non trovando accoglienza dai benpensanti o dallo Stato che non offre nulla se non mostrare la sua feroce "legalità", viene accolta probabilmente dalla banda. E viene, logicamente, utilizzata.

Ora ho letto che si trova agli arresti domiciliari, e ben sapendo come sia la situazione famigliare interna, è un inferno quanto la galera. Spero con tutto il cuore che riuscirà ad evitare il regime penitenziario e mi auguro che ci sia qualche Giudice che non si limitasse, come fanno sempre i Magistrati, a rivestire il ruolo del "burocrate del male", ma che si adoperasse nel cercare un'alternativa. Il carcere, per lei, per i tanti, sarebbe l'ennesima ingiustizia. Ci deve essere, esiste, un'alternativa possibile.

Anche se non sarà "nel nome del popolo italiano".

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