venerdì 22 novembre 2013

Il Potere enorme della Magistratura.

Il mio articolo pubblicato su "Gli Altri".

giudici_corte_costituzionale_NC’è un piccolo romanzo scritto nel lontano 1971 da Leonardo Sciascia intitolato “Il contesto”, una “parodia” aggiunge nel sottotitolo. Sciascia stesso raccontò che cominciò a scriverlo come un “divertimento” e presto gli si trasformò tra le mani in qualcosa di terribilmente serio. In un paese non nominato della Sicilia, eppure a noi tutti familiare, una successione di assassinii di magistrati scandisce la vita pubblica. Egli disse con assoluta chiarezza che, su uno sfondo tenebroso, si disegna questa storia, la fisionomia di un anonimo protagonista, quel Potere che –nelle parole di Sciascia – “Sempre più digrada nella impenetrabile forma di concatenazione che approssimativamente possiamo dire mafiosa” .
La sua era stata una grande provocazione che mise a nudo il miserevole ingranaggio della Giustizia nelle cui maglie ognuno può finire con estrema facilità ed esserne stritolato. Sciascia aveva non a caso scritto questo racconto inserendolo in un contesto angusto e nebuloso dove il bene e il male si contaminano l’un l’altro senza una linea di demarcazione ben definita. Egli stesso già da allora, quale indiscutibile conoscitore del fenomeno mafioso, ci mise in guardia da un pericolo subdolo quanto concreto, che la contropartita della Mafia , in questo caso la Giustizia, potesse diventare complementare ad essa (molto spesso, ahimè, contigua ) se non curata dalla sua annosa malattia. La Magistratura è il terzo Potere dello Stato, ma non in ordine di grandezza . Sempre Leonardo Sciascia in un suo discorso nel 1983 (per fortuna non c’era Berlusconi, lo avrebbero tacciato di berlusconismo) disse senza remore “Ci sono cittadini che, conseguita una laurea in legge, fatto un concorso e vintolo, assumono un potere che nessun altro cittadino, in eguali condizioni, dentro le amministrazioni, ha sui propri simili. E’ un Potere enorme”.  E’ l’unico Potere i cui adepti, se sbagliano rovinando le vite altrui, delle persone comuni e non, hanno non solo la possibilità di non pagare nessun errore ma continuano a fare carriera. Molto spesso, si dimettono di proposito (o si mettono in aspettativa), e “vincono” posti come assessori e deputati.
Magistratura che ha un Potere illimitato, formalmente indipendente dalla Politica come prevede la Costituzione ma di fatto ad essa contigua. Oltre ad avere correnti politiche (Magistratura Democratica, Unicost, Magistratura Indipendente , Movimento per la Giustizia, etc etc) maggiori di quelle della composizione parlamentare, infatti, i magistrati sono anche dentro gli organismi politici e diventano funzionari di Governo. Sono i cosiddetti “Magistrati fuori ruolo” che si distaccano dalla loro funzione originale e occupano i gabinetti ministeriali: non vedere una commistione tra magistratura e alta amministrazione è da miopi.
Tramite le loro inchieste , molto spesso, riescono a far cadere Governi, distruggere persone singole o anche “arrestare” movimenti antagonisti che combattono le criticità del Sistema (in alcuni casi anche opere in odor di mafia come i NO TAV) . Poi molto spesso le inchieste si sgonfiano e gli indagati vengono assolti, ma il danno è stato prodotto ovvero lo scopo politico raggiunto. Sulla vita delle persone il danno è devastante anche in ragione dell’abuso della carcerazione preventiva che riguarda ben il 42 per cento della popolazione carceraria. Un dramma che è bene evidenziato e censurato anche dalle numerose sentenze europee. I PM sono veloci nell’arrestare le persone e nel sincerarsi che attendano in carcere il giudizio, poi con tutta la calma del mondo si dedicano al processo e scorrono mesi, anni, a volte decenni fino a quando si arriva in Cassazione. Il Potere giudiziario ha anche la capacità di tenere a freno le Riforme necessarie per contenere questa ingiustizia, comprese le aberrazioni delle torture di Stato. E’ un Potere che viene fomentato ed alimentato dalla politica stessa quando promulga le leggi come quelle “emergenziali”.
Ieri in nome dell’antiterrorismo hanno dato in mano ai Magistrati degli strumenti terribili. In nome della tanto decantata, abusata e stravolta parola “Legalità”, hanno ripristinato la tortura, e grazie alla legge del pentitismo (Sciascia da conoscitore della mafia, sapeva che sarebbe stato poi uno strumento pericoloso e utile alla criminalità organizzata stessa) hanno utilizzato i pentiti perché offrissero una verità, una qualsiasi, anche se portava a far arrestare tanti innocenti. E molti di loro si suicidarono o “furono suicidati”. Ma non importava nulla: la massa era educata a sostenere la lotta al terrorismo con qualsiasi mezzo. Oggi, in nome dell’antimafia si arriva allo stesso identico metodo. Dopo il vile attentato che costò la vita a Falcone e a Borsellino, alcuni organi giudiziari hanno usato ( e ancora oggi accade) i pentiti per trovare un colpevole delle stragi da dare in pasto alla massa. Non importa se, come è accaduto, dopo 19 anni di prigione, ai massimi rigori della detenzione differenziata, si scarcerassero alcuni “colpevoli” con tanto di scuse: erano innocenti. Nuove verità fumose, nuovi pentiti. In nome della pseudo lotta alla mafia esiste l’ergastolo ostativo che sottrae alla detenzione, per legge, ogni anelito di reinserimento o di rieducazione e il 41 bis, la detenzione di rigore, che spinge il detenuto al nichilismo spezzando ogni legame affettivo (sapete che per quest’ultimo l’Europa ci bacchettò e ci mise sullo stesso piano della Turchia?); due realtà del sistema giuridico e penitenziario che sono alla base dell’inciviltà di un Paese. Grazie a questo illimitato Potere Giudiziario, nonché agli organi di informazione, ai giornali che lo sostengono, ove ogni tanto qualche Magistrato si diletta a scrivere degli articoli a volte imbarazzanti, si è instaurata l’ideologia legalitaria che ha infettato , ahimè, anche la sinistra. E sta provocando un cortocircuito pericoloso che restringe ogni libertà di azione, ogni pulsione di innovazione e di cambiamento, grazie soprattutto all’arte del sospetto, della cospirazione che trova terreno fertile soprattutto quando scaturisce da inchieste giudiziarie.
Per chiarire quest’ultimo concetto propongo uno scenario fantapolitico. Un capo di forte ispirazione libertaria forma un Governo animato da buoni e sinceri propositi. Si dedica al problema carcerario essendo sensibile ai diritti umani. Vara nuove leggi come l’abolizione del 41 bis che ritiene una tortura di Stato e un inutile deterrente per arginare la criminalità organizzata. Abolisce l’ergastolo ostativo perché lo ritiene un ricatto di Stato del tutto anticostituzionale. Comincia a contenere, attraverso leggi ben definite, il fenomeno del falso pentitismo. Decide di chiudere delle carceri vergognose che fanno ancora parte di quella mefitica architettura carceraria così ben descritta nel libro “sorvegliare e punire”. Cosa potrà mai aspettarsi questo politico oltre alle inevitabili indignazioni giustizialiste del popolo del web e agli editoriali furbi di un nuovo Marco Travaglio? Potrebbe aspettarsi l’arrivo di un tizio che tiri fuori dal cilindro una fotocopia di uno pseudo papello che illustri le richieste di un nuovo capomafia. Il tizio molto probabilmente potrebbe trovare un PM pronto a credergli. Il politico si troverà a fare i conti con l’accusa del PM (che poi magari si dimetterà per fare carriera politica) di essere sceso a patti con la mafia. Insomma il politico sarà accusato di far parte della nuova Trattativa Mafia-Stato.
Non se ne uscirà più. E la mafia, sorride.

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