martedì 23 luglio 2013

NO TAV: il sodalizio tra i PM e le forze dell’ordine?


Articolo pubblicato nella mia rubrica "Punti di fuga".



caselli  













Come ben sapete c’è un processo in corso contro alcuni esponenti NO TAV, frutto dell’inchiesta che scaturì decine di arresti preventivi (tra gli arrestati c’è il nostro compagno Marcello del collettivo Rise up di Rioenro) con una conseguente esplosione mediatica per criminalizzare il movimento. Tanto è vero che si cominciò a parlare nuovamente di terrorismo e pericolo attentati. 

La solita logica sulla speculazione della paura.
L’inchiesta giudiziaria era partita grazie “all’eroe” Caselli, colui che da sempre è stato in prima linea contro le brigate rosse e preso in simpatia dal vecchio Partito Comunista. Affinità elettive tra loro, anche quando c’era da studiare l’inchiesta clandestina delle BR nei confronti del Partito Comunista: i documenti sequestrati scomparirono misteriosamente.
Mi piacerebbe anche parlare della sua battaglia contro la mafia, compresa la lotta interna tra le varie correnti politiche (idiota colui che crede ancora all’indipendenza della Magistratura e alla sua imparzialità) all’interno della Magistratura e i legami con amici giornalisti (anche qui: viva l’ipotetica imparzialità).
Ma ritorniamo al processo.
I due PM Rinaudo e Padalino, titolari dell’inchiesta contro i NO TAV, hanno presenziato il cantiere rendendo omaggio alle forze dell’ordine. Non c’è nessun Potere abnorme come quello della Magistratura che è autoreferenziale e che abbia a disposizione sia le forze dell’ordine (polizia) e sia quelle militari (carabinieri e guardia di finanza).
Quindi, presenziando il cantiere, i due PM, hanno in sostanza legittimato le forze dell’ordine a reprimere indisturbati, compreso l’utilizzo abnorme e nocivo dei lacrimogeni.  Chi di voi non si sentirebbe al sicuro e avere una percezione di immunità se, a sostenervi, ci sono coloro che detengono il Potere Giudiziario e quindi gli applicatori delle leggi ? Io mi sentirei in una botte di ferro. Ecco, con questo gesto, le forze dell’ordine potrebbero manifestare palesemente  la percezione  di immunità. 

Ho detto potrebbero. Cosa è accaduto il giorno dopo, infatti?
E’ accaduto che la repressione brutale non si è arrestata, anzi peggiorata con arresti e feriti. E tanti, tanti lacrimogeni.
C’è la testimonianza della militante Marta che viene catturata e presa a manganellate. Secondo la sua denuncia viene trascinata sin dentro il cantiere a calci e pugni. Lì viene ripetutamente toccata nelle parti intime, al seno; una agente le sputa addosso apostrofandola con “puttana!”, epiteto ricorso più volte, tra gli altri.
Come se non bastasse un poliziotto le assesta una manganellata in faccia (labbro rotto: 6 punti esterni e 3 interni). A quel punto  il dottore in forza alle  arriva, ne richiede l’immediato trasferimento in Pronto soccorso.  Si, ma dopo quattro ore.

Ritorniamo dai PM, è stata una mossa giusta (magari calcolata?) quella di presenziare il cantiere? 

Ai lettori l’ardua “sentenza”!

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