venerdì 7 giugno 2013

'Ndrangheta felix e la sfida dei movimenti: ripartire dal territorio per superare i vecchi luoghi comuni

 Il  nuovo articolo tratto dalla mia  rubrica "Punto di fuga": http://www.unchainedonline.org/


Ho deciso di parlare nuovamente della Basilicata, ma con un punto di fuga diverso che parte da un’altra regione considerata anch’essa felice, e soprattutto verde: l’Umbria.

Sono due regioni molto simili, entrambe hanno una presenza mafiosa massiccia e connubi con le Istituzioni che partono da alcuni apparati della Magistratura fino ad arrivare ai soliti interessi economici. L’Umbria, come la Basilicata, è colonizzata dalla ‘ndrangheta.

Quest’ultima ha sempre avuto la capacità di insidiarsi dei territori non “autoctoni”, ma con astuzia creare gruppi criminali sotto altri nomi. Gruppi troppo sottovalutati, tanto è vero che la stessa Direzione Nazionale dell’Antimafia bacchettò la Procura di Matera «che sembra prigioniera di una visione molto riduttiva del contrasto antimafia».
In Basilicata alcune ‘ndrine (i Pesce e i Serraino) hanno creato un gruppo criminale, poi denominato i Basilischi. Diverse inchieste hanno portato agli arresti di molti boss, ma è come potare un albero: i rami ricrescono sempre.

Giovanni luigi Cosentino, alias "Faccia d'angelo" e Antonio Cossidente, due boss del clan dei Basilischi.
Giovanni luigi Cosentino, alias “Faccia d’angelo” e Antonio Cossidente, due boss del clan dei Basilischi.

E qui si potrebbe aprire un grande dibattito sulla giustizia penale, ovvero quell’illusione di cambiare il Sistema semplicemente colpendo le “mele marce” e magari non poche volte facendo finire nell’ingranaggio della “Giustizia” persone innocenti. E accade ancora peggio: molte inchieste giudiziarie molto spesso sono servite a cambiare le pedine, far fuori il vecchio per sostituirlo con il nuovo.
I basilischi (che poi come abbiamo detto è una diramazione della ‘ndrangheta) operano nella regione in silenzio. D’altronde c’è la “pax mafiosa“, nel senso che non accadono agguati mafiosi, poche sparatorie e quindi nessun allarme sociale.

Il petrolio in Basilicata è una ghiotta occasione non solo per le multinazionali come l’ENI o quelle giapponesi e tedesche, occasione che con le loro trivellazioni se ne infischiano dei disastri ambientali (producono sostanze tossiche e radioattive che intaccano le falde acquifere), ma è inevitabile che anche la criminalità organizzata ci ficchi il naso. E chissà se un giorno uscirà fuori qualche notizia in merito.
Ad esempio in Umbria, la criminalità organizzata sfrutta il business (oltre la droga) della cementificazione e proprio per questo, definirla “regione verde“, oramai è luogo comune.
Non a caso ho parlato di petrolio in Basilicata, e cemento in Umbria. E non a caso dico che la via giudiziaria per sconfiggere questo sistema criminale (e molto spesso anche “legale“) è uno specchietto per le allodole.


Ci vuole la società civile che si ribelli contro queste oscenità, così come il NO-TAV e il NO-MOLIN, ci vorrebbe un movimento che coinvolga tutti gli abitanti che contrastino le trivellazioni. E non sarà una passeggiata.
petrolio-basilicataIn Umbria un gruppo di ragazzi anarchici di Spoleto erano riusciti a coinvolgere la società civile nel manifestare contro la costruzione di un eco-mostro in odor di mafia. Cosa accadde? La magistratura, attraverso una inchiesta condotta assieme all’ex capo dei ROS Ganzer (condannato in primo grado per traffico di droga e armi), arrestò i ragazzi indicandoli come un gruppo terrorista legato agli Anarchici Informali. Si fecero ovviamente i loro anni di galera “preventiva” e poi, recente notizia, furono stati assolti.
Ma il danno era stato fatto: con l’inchiesta, il movimento creatosi si arrestò e l’eco mostro fu costruito. 

Il punto di fuga che ho raccontato è un auspicio, ma anche con la prospettiva di mettervi in guardia: un movimento NO-TRIV (Contro le trivellazioni) è utile sia contro la catastrofe ambientale, sia contro la criminalità organizzata. Ma attenzione e occhi aperti a trecentosessanta gradi.

I movimenti rischiano di essere “arrestati“. E non è una metafora.

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