mercoledì 12 giugno 2013

La banalità della meritocrazia

 Il  nuovo articolo tratto dalla mia  rubrica "Punto di fuga": http://www.unchainedonline.org/


Decido parlare di meritocrazia, e spiegherò perchè bisogna fuggire da essa. E’ una parola che sta sulla bocca di tutti. “Ci vuole meritocrazia!” Urlano i politici pseudo di sinistra, gli intellettuali, gli economisti e anche tutti voi.

Io invece la odio nel profondo del cuore.

Auspicate una società meritocratica? Ma scherziamo? A pensare, e pochi lo sanno, che questo termine fu coniato per la prima volta da Young. Fu un vecchio laburista di umanità socialista e utilizzò questo termine dandogli un significato negativo. Ma la società odierna, che non è più abituata a soffermarsi sulle parole, lo utilizza come uno slogan propositivo.
Non fa una piega (per voi) dire che i più bravi, i più svegli, i più “meritevoli” devono andare avanti. Il merito non si discute, vero?
Ed io invece lo discuto eccome. E non voglio nemmeno parlare del fatto che comunque la gara per essere “migliori” (gara che aborro) parte già viziata per evidenti condizioni sociali di fatto.

meritoImmaginiamo una società meritocratica. Sarà innanzitutto sempre gerarchica perchè ci sarà nuovamente chi sta in cima, chi nel mezzo e chi in fondo! E come si evita che le posizioni relative sulla scala non si risolvano in meccanismi di nuova esclusione sociale e di ghettizzazione e sfruttamento di chi sta in fondo?
Oggi l’idea di merito non è altro che una nuova pericolosa forma di giustificazione razziale di una presunta differenziazione tra esseri superiori e inferiori.

La meritocrazia è l’esatto contrario della mia idea di società: da una parte ci sarebbero gli intelligenti, gli arroganti, i competitivi; dall’altra gli stupidi, i demoralizzati, gli umiliati, i fragili e i non competitivi.

Una società, nemmeno di classe, ma di casta.

Noi in realtà già sappiamo come potrebbe essere. Si, noi l’abbiamo già sperimentata!
La fase “meritocratica” inizia proprio dalle scuole e dalle gare interne. C’è chi sale sul podio e chi ne rimane escluso per la mancata capacità. C’è chi prende ottimi voti tipo in matematica e c’è chi prende un pessimo voto per incapacità dovuta da altre attitudini. E’ lì che comincia la “corrosione del carattere”*, l’esclusione, la mortificazione o l’umiliazione. Non siamo tutti competitivi, svegli, arroganti, intelligenti o altro. A volte siamo anche persone normali, magari non ambiziose. Quindi esclusi a priori da una ipotetica società meritocratica.
La prossima volta evitate la retorica meritocratica e diffidate da chi la evoca.


*il sociologo statunitense Sennett coniò il termine,”Corrosione del carattere“, a tal proposito cito un suo passo del libro:
Questo è il problema della personalità nel capitalismo moderno. C’è la storia, ma nessuna narrazione condivisa delle difficoltà, e quindi nessun destino condiviso. In queste condizioni, la personalità si corrode; è impossibile rispondere alla domanda: “Chi ha bisogno di me?”

3 commenti:

zefirina ha detto...

però è anche vero che non è detto che i migliori appartengano a chissà quale casta, la gola profonda che ha fatto scoppiare il dategate non aveva finito neppure la scuola superiore eppure era stato assunto per le sue capacità in un posto chiave, qui se non hai un titolo non ti fanno nemmeno andare ai colloqui. Come sempre ci sono i lati bifronti in ogni cosa

Toyo Perplesso ha detto...

Ciao Inka!
la "meritocrazia" potrebbe anche funzionare se non fossimo in una società in cui si valutano quasi sempre solo gli obiettivi, ma gli interi processi: solo questi tengono davvero conto dell'essere umano.
Ahimè vi siamo distanti, dunque: anche io sono un po' critico.
Propongo e spingo anche io per la meritocrazia, intesa nel senso comune che non è quello che condivido io stesso, ma SOLO in contesti particolari, non in generale.
Sempre un piacere leggerti
Toyo Perplesso

http://geteepersone.blogspot.it

Anonimo ha detto...

Come non darti torto, viva i cretini che, detto tra noi non esistono perchè tutti noi siamo più bravi di qualcun'altro nel fare qualcosa, a meno che non vogliamo esserlo. Questo è il caso di chi rifiuta il concetto di onore al merito, troppa paura per farsi strada ed anche solo per provarci, questa si è gente che dovrebbe esistere abbiamo proprio bisogno di persone che si parano il c**o ancora prima di rischiare, così signiori è troppo facile. D'altronde uno che mi viene a dire che L'HA DETTO YOUNG (chi ca*** è questo scrittoruncolo,politico inglese di cui ho letto quasi dieci anni fa "rise of meritocracy" che a dirla tutta non era neanche sto libro) a vabbè allora stiamo tranquilli: Michael Young ha scritto un libro Orwelliano coniando il termine. ALLORA?
Ambrogio Almirante