lunedì 27 maggio 2013

Punto di fuga: Il ballo mascherato del potere.

Dei ragazzi in gamba della Basilicata hanno aperto un sito di contro informazione, e hanno voluto gentilmente ospitare una mia rubrica intitolata "Punto di fuga". Questo è il mio primo articolo ospitato nel sito.


Punto di fuga è il nome che ho desiderato attribuire alla rubrica gentilmente concessa dalla redazione. Non è un nome originale, è vero. Ma anche dietro una banalità apparente si nasconde sempre qualcosa di interessante.

La fuga, come scrisse Pino Cacucci (scrittore che consiglio sempre di leggere), è un concetto al quale ci hanno abituato ad attribuirgli una valenza negativa; fin dalle scuole ci hanno insegnato che è un gesto da vigliacchi, una fuga dalle proprie responsabilità. E invece, e lo credo anche io, la fuga molto spesso è l’unica scelta dignitosa quando tutto sta crollando sotto i tuoi piedi e non puoi rimanere perché altrimenti ne saresti complice. E il Punto di Fuga è utile per la prospettiva: da lontano si può vedere la realtà in modo diverso. E magari ritornare arricchito, più forte e deciso per affrontare l’avversità.

Ma la prospettiva può cambiare anche sulla visione politica e sulle proprie convinzioni magari creatasi perché si seguono determinate persone o nuovi leader carismatici: i nuovi furbi che mascherandosi da “anti-sistema”, in realtà (per dirla alla Marx) conservano lo “stato di cose presente”.

Prospettive diverse che nei prossimi editoriali cercherò di narrare.

Visto che sono ospite di un sito che si occupa anche della regione Basilicata, io vorrei ricordare una storia che molto spesso viene dimenticata. Una di quelle storie che finiscono nel tritacarne dello Stato e con la complicità di tutti e tre i suoi Poteri.

Magistratura, politica, grossi interessi multinazionali son tutti Poteri che si toccano a vicenda. A volte si corteggiano e molto spesso si fanno la guerra. Ma sempre per logiche di Potere. Il problema è che hanno anche chi patteggia per un Potere, anziché un altro.
Io la penso decisamente come il grande cantautore libertario De Andrè: i Poteri buoni non esistono.

E quindi parlo di una storia particolare della Basilicata, una regione molto affascinante (ricordo il piacevolissimo film “Basilicata coast to coast”) ma dove c’è una forte convivenza mafia-istituzioni, una cospicua presenza massonica deviata e con un circuito di rapporti tra uomini d’affari, imprenditori, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati, politici e avvocati. E succede specialmente dove prevalgono forti interessi economici: sappiamo che in Basilicata c’è il petrolio con i relativi interessi e catastrofi ambientali che sarebbe il caso, un giorno, di parlarne.

Olimpia, la madre di Luca Orioli
Olimpia, la madre di Luca Orioli
Vent’anni fa a Policoro, un paese vicino Potenza, Luca Orioli e Marirosa Andreotta rispettivamente di ventuno anni, furono rinvenuti morti nel bagno della casa di lei. Tutti se li ricordano come i “fidanzatini di Policoro” per la tenerezza che ispirano ancora oggi. La loro morte fu bollata immediatamente come un incidente domestico, così su due piedi. Senza aver svolto un’autopsia, senza svolgere ulteriori indagini, e l’allora magistrato che si occupava di questa morte non volle approfondire nulla.

La madre del ragazzo però volle vederci chiaro e non ha creduto fin da subito ad una morte accidentale dovuta da uno scaldabagno, anche perchè i loro corpi erano pieni di ferite, con i volti tumefatti. Nel 1998 ebbe la conferma dal criminologo Francesco Bruno, che disse: “I due ragazzi sono stati prima uccisi, ci sono evidenti segni sui loro corpi, e poi annegati nella vasca da bagno. Non era lecito per nessuno, specie se medico, immaginare cause diverse dalla morte”.

Ma perchè c’era tutta questa voglia di non approfondire le indagini e addirittura di contrastarle? Non è la prima volta che succede in quella terra felice, anche per quanto riguarda la scomparsa della Claps ci fu un insabbiamento, all’epoca, da parte della magistratura.
fidanzatini
I "fidanzatini di Policoro"
I fidanzatini di Policoro sono stati uccisi, non c’è dubbio.

Si dice che la ragazza avrebbe custodito un “segreto terribile” e aveva deciso di parlarne con il suo ragazzo perchè lei era innamorata e voleva togliersi questo pesante fardello.
A Potenza questa congrega di potenti, questi “galantuomini”, questi signori che rappresentano le istituzioni amavano divertirsi con dei bei festini privati contornati da prostituzione e droga. E molto probabilmente questa ragazza vi avrebbe partecipato. Qualcuno aveva paura che i fidanzatini ne parlassero troppo in giro e magari c’era il rischio che uscisse qualche nome “eccellente”?
Meglio ucciderli e poi inseguito magari farsi aiutare dagli amici magistrati, dai capi delle forze dell’ordine, e dagli avvocati.

A proposito di avvocati è importante sapere come sono bravi a depistare le indagini dall’interno. Ad esempio può capitare che ad una madre presa dal dolore e quindi vulnerabile gli propongono degli avvocati che dicono che potrebbero aiutarla e invece poi non lo fanno. E così alla madre di Luca Orioli gli proposero un avvocato, poi diventato senatore dell’ex AN, che prima sta con lei complicandogli le cose, e poi va dalla parte degli indagati.

Ancora oggi i genitori dei “fidanzatini di Policoro” gridano Giustizia.

1 commento:

Emil ha detto...

Diciamo che il termine "fuga" è di per sè negativo. Ma del resto, gli uccelli, che cambiano la loro residenza seguendo le stagioni, non fanno forse la stessa cosa?
La fuga, lo spostamento, è necessario in tempi come questi.
Certo, in altri luoghi non è detto che non ci siano gli stessi problemi, o altri, ma provare qualcosa di diverso non è una forma di debolezza. Anzi, probabilmente, è più facile dopo una fuga tornare indietro, consapevoli di nuove informazioni e capacità acquisite altrove, per migliorare il posto in cui vivevamo e vogliamo vivere.

Un abbraccio,
Emil