sabato 18 maggio 2013

L'alibi per l'attesa

Girovagavi per le vie della stazione,
calpestavi quell'asfalto consumato dalla moltitudine del mondo,
l'afa di Agosto consumava il tuo corpo inebriato dall'alcol,
ultimo rifugio per la consolazione.


http://img.fotocommunity.com/Temi/Notturni/Solitudine-a19150652.jpgAccendevi l'ennesima sigaretta,
come alibi del tuo camminare senza meta.


E amavi osservare i barboni, le puttane, i matti che urlavano;
ma non era forse lo specchio dell'anima interiore, 

tormentata da pensieri nobili e indicibili nel contempo?

La paura del futuro incerto, dell'amore non corrisposto, della lotta fallimentare e dell'abbandono.

"Ho bisogno di aiuto, non so che fare!"
"Oramai sei grande, veditela da solo"!


A vent'anni si era già grandi? Forse.
Si fece giorno e osservavi le nuvole bianche,
e ricordavi che da bambino le osservavi come tutti,
e innumerevoli immagini passavano davanti a te.


Pare che succede prima di morire,
tutta la vita in un attimo.
 

Immagini in dissolvenza.

Uno stormo improvviso sorvolò la Stazione.
Sensazione di libertà.


E accendesti una nuova sigaretta,
come alibi per l'attesa...

2 commenti:

Diego Ionta ha detto...

La poesia mi piace molto e la parte più interessante trovo che sia questa: "E amavi osservare i barboni, le puttane, i matti che urlavano;
ma non era forse lo specchio dell'anima interiore,
tormentata da pensieri nobili e indicibili nel contempo?"

upupa ha detto...

Ottima scelta...