sabato 21 aprile 2012

La donna con il tavernello

Stamane sopra il ciglio di un marciapiede vicino casa mia c'era una donna: buttata lì, piena di rughe, sfatta, vestiti lerci e con in mano un Tavernello. Era in stato di ebrezza, parlava da sola, emetteva suoni incomprensibili. Una vita buttata, inutile: emanava tanta sofferenza. Girato l'angolo ho visto una bambina di circa quattro anni con un triciclo: capelli biondi, occhi azzurri ed era felice. La sua è una vita appena agli albori e con tutta la spensieratezza che emanava da tutti i pori.


Un contrasto di situazioni che mi hanno invitato a riflettere.


Quella donna ubriaca, sfatta, vestiti lerci e con in mano un Tavernello un tempo, appena agli albori della sua vita, poteva essere quella bambina con il triciclo: spensierata, felice e con la madre che la rincorreva.


Immagino che la donna ubriaca sia  figlia di gente umile. Un padre che lavorava in un'acciaieria, un lavoro alienante; una madre, casalinga, che  badava alla figlia e accudiva il marito quando rientrava stanco dal duro lavoro. La figlia, che chiameremo Sara, tutti i giorni non vedeva l'ora il ritorno del padre dalla giornata di  duro lavoro per ricevere la carezza tenera e affettuosa, nonostante che la mano fosse piena di calli.


L'acciaieria però chiuse: il padrone ormai aveva trovato nuovi tipi di profitti.  Ma all'estero perchè gli conveniva di più visto che poteva pagare di meno i lavoratori.

Il padre di Sara finì disoccupato e fu l'inizio di un dramma.

I primi giorni era euforico: si era convinto che da lì a poco sarebbe riuscito a trovare un altro lavoro e nel frattempo si dedicò con affetto a Sara. La portava sempre al parco giochi , le comprava il gelato preferito e c'era la madre che si divertiva a rincorrere Sara che si divertiva con il triciclo.  Passarono giorni, mesi e poi anni.

La madre di Sarà finì in depressione e passava tutte la giornate a dormire, il padre invece era diventato un alcolizzato e riversò tutte le sue frustrazioni verso la figlia che nel frattempo era diventa grande ed in piena fase adolescenziale.   La malediva ogni giorno perchè pensava a studiare invece di trovare un lavoro per aiutare la famiglia, e quando era talmente ubriaco la picchiava con dei ciocchi di legna.


Sara oramai stava vivendo un inferno e la sua autostima ormai era completamente persa; i suoi compagni di classe la prendeva in giro ogni giorno. Il gruppo, quando diventa branco, è spietato.

Allora decise di abbandonare la scuola e trovare un lavoro. E dopo alcuni giorni riuscì a trovare un occupazione come badante presso una signora anziana con problemi di senilità. La accudiva ogni giorno: con pazienza la lavava, le dava da mangiare e la portava fuori nel parco.

Il lavoro nonostante sia faticoso, per lei era una via di uscita per stare il meno possibile nella sua casa:  il padre violento, la madre depressa e le continue urla e botte gratuite.


Poi un giorno la signora anziana morì e anche Sara rimase disoccupata. Ma anche un altro lutto la colse(forse) di sorpresa: sua madre si suicidò con un overdose di psicofarmaci.


Dopo qualche tempo anche il padre fece quella fine: Sara rimase completamente sola e aveva oramai 20 anni. Poteva cavarsela da sola le dicevano gli assistenti sociali, ormai era grande e di certo alla sua età non poteva essere accolta da una casa famiglia.


Sara aveva 20 anni, ma ne dimostrava di più e aveva il viso sfatto e pieno di sofferenza. Nessuno le dava un lavoro: era impresentabile, a casa le avevano tolto luce e acqua. Non poteva lavarsi, al massimo di nascosto in una fontana.


Cominciò a rubare quello che poteva nei supermercati, magari anche qualche anziana che andava a prelevare la pensione, oppure quando poteva si prostituiva. E un periodo finì anche in carcere e oltre a subire le angherie delle detenute che non la sopportavano, era costretta anche a subire gli oltraggi delle secondine che la trattavano come una bestia.


La sua vita oramai era diventata inutile E lo Stato ovviamente si prese anche la casa visto i debiti che i suoi famigliari le avevano lasciato.



Ora  Sara sta sul ciglio del marciapiede vicino casa mia: buttata lì, piena di rughe, sfatta, vestiti lerci e con in mano un Tavernello.



lunedì 16 aprile 2012

Brevi riflessioni sui nostri tempi e inganni universali.

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Riporto qui i miei brevi pensieri estrapolati dalla mia pagina Facebook. Spero che aiutino a riflettere...

Alla sala Arrigoni, a Roma, è stato un coacervo di emozioni. Hanno organizzato una giornata davvero importante per ricordare Vittorio. Bellissimo ascoltare in diretta da Gaza i bambini palestinesi che cantano "Bella Ciao". Triste apprendere che L'ALITALIA abbia negato il visto agli attivisti rifacendosi alla legge del Governo Israeliano del 52 e inseriti nella lista nera. E sapere che altrettanti attivisti sono stati arrestati in Israele, tra cui tanti israeliani stessi. Bella democrazia. Raccontatelo a Saviano , Travaglio e ai suoi irriducibili fans.Che sia chiaro: abbiate il coraggio di schierarvi.
 
 Il Procuratore Di Martino, titolare dell'inchiesta sulla strage di Piazza della Loggia, dopo aver assolto gli imputati, dichiara:"Ormai è una vicenda che va affidata alla storia, ancor più che alla giustizia". Non condanno il fatto dell'assoluzione perchè è evidente che non hanno trovato prove concrete, anche se dobbiamo dire che altre persone come i tanti ragazzi anarchici(odierni) sono stati condannati per molto meno e senza prove concrete(solo interpretazioni), ma condanno il fatto che i tribunali(ricordiamolo, sono dei Poteri Istituzionali) non condanneranno mai lo Stato stesso e si affidino alla Storia. La Storia siamo noi e nessuno si senta escluso, diceva quella canzone di De Gregori...




Quando capiremo che come al solito stanno convogliando il nostro disagio verso la storia dell'anticasta e della corruzione, anziché contro la politica economica neoliberista trasversale portata avanti anche dalla gente per bene e dalla fedina penale immacolata, forse faremo tutti un passo in avanti. Intanto sta passando in costituzione il Pareggio in Bilancio, ma non sarà notizia sensazionalistica per giornali come il Fatto o Repubblica.
 
Anche oggi altri due suicidi per mancanza di lavoro e per i conti in rosso. Anche oggi sale il cosiddetto spread. Anche oggi l'OCSE ci ha raccomandato che la manovra non basta e bisogna essere ancora più rigidi. Anche oggi ci è stato ricordato che l'aumento dell'età media è un problema per i costi, quindi è un bene(ovviamente per loro) che si sia innalzata l'età pensionabile. Anche oggi esprimo il desiderio che il rubare per fame non costituisca più un reato. Almeno quello.


Ci sono due Partiti molto affini, anche se appartenenti a differenti schieramenti. Entrambi legalitari, e quindi di destra. Mi ricorda tanto il Partito Fascista che ovviamente si presentò come legalitario, nato proprio per far "pulizia" visto il Governo Giolitti corrotto: ma poi quando è andato al Potere si è rivelato altrettanto corrotto. I Partiti sono la Lega e l'IDV. Il primo è sotto inchiesta proprio per l'uso dei soldi pubblici destinati ai partiti. L' IDV è stato battezzato da alcuni giornalisti e fuoriusciti (come Elio Veltri)"il partito immobiliare". Sapete il perchè? Basterebbe informarsi e non leggere sempre i soliti noti..
 
Solidarietà ai NO TAV che resistono da 22 anni nonostante le repressioni giudiziarie e poliziesche. E non dimentichiamo quelli che ancora stanno in galera senza essere processati. Ricordiamo i due ragazzi anarchici Sole e Baleno che furono arrestati da innocenti e si suicidarono in carcere: lottavano contro il TAV!
 
Diffidate da chi dice che l'amnistia sia inutile e dannosa perchè serve solo per i politici corrotti. Chi dice questo,sono dei delinquenti(veri) perchè parlano in malafede. Immaginate la situazione carceraria come una persona in pericolo di vita: prima lo si salva, e poi si fa la cura. Così come il Sistema Penitenziario: prima l'amnistia e poi una seria riforma che punti al meno carcere possibile.


"Luigi Cardullo, ex direttore del super carcere dell’Asinara, sosteneva che la prigione è il cuore dello Stato. E ne è anche lo specchio. Nelle carceri risorgimentali, così come negli anni Settanta, c’era, in qualche misura, una grande vitalità: circolavano idee, e queste idee mettevano in contatto strati sociali diversi. Oggi le nostre carceri ci parlano di immigrati, tossicodipendenti, problemi sanitari. Io le prigioni vorrei vederle vuote, tanto non sono certo luoghi di risocializzazione e rieducazione. Neppure a Berlusconi, augurerei la galera. Vorrei che non ci fosse e basta” ASCANIO CELESTINI
 


martedì 10 aprile 2012

Il mio pensiero va a chi...

Il mio pensiero va a chi viene sempre rifiutato, a chi non arriva mai primo, a chi a scuola non è mai arrivato oltre la sufficienza.

A chi non ha mai conosciuto ancora il vero amore, a chi non ha famiglia, a chi è stato nuovamente licenziato.

A chi diventa sempre rosso dalla vergogna, a chi viene sempre abbandonato.

A chi non è capace di sognare, a chi beve sempre e si ubriaca per dimenticare.

Il mio pensiero va a chi lotta ogni giorno: sottovoce, senza gesti eclatanti, euforia, gloria.

A chi ha scoperto l'inganno dell'anima, a chi ha trascorso la vita con i giorni sempre uguali, a chi ce l'ha tormentata e con la paura del futuro.

A chi poi la vita è finita così, inaspettata, senza preavviso. A chi è rimasto per sempre solo, a chi nessuno ha dato voce, a chi ha dovuto per forza genuflettersi.

A chi ha passato tutta la vita in prigione senza  avere  la possibilità di ricominciare una nuova vita.

A chi è stato vittima delle mafie, dello Stato, del lavoro, del branco, del Tribunale, del dolore.

A chi ancora ha ancora la possibilità di fare qualcosa, osare, rimediare a tutto e pagare il conto. Ecco, cosa aspetti?


domenica 8 aprile 2012

Se sei innocente, peggio per te!

Riporto il racconto(uno dei tanti) dell'ergastolano ostativo Carmelo Musumeci. Prometto che prossimamente parlerò di lui e  dell'ergastolo ostativo. Si  perchè ce ne sono due di ergastoli: uno dura 30 anni; l'altro non esci mai se non collabori. Collaborare vuol dire non pentirsi. Il pentimento è un percorso interiore; fare la spia, invece,  vuol dire mettere altre persone al posto tuo. Un argomento difficile, ma che lo affronterò.

Ma nel frattempo leggete questo suo racconto. Spero che ci aiuterà a reprimere le nostre tendenze forcaiole, che poi sono l'anticamera del peggior populismo: quello reazionario.

Il racconto del pentito Spatuzza: ecco come preparammo l’auto con il tritolo (…) Via d’Amelio, così abbiamo ucciso Borsellino. E tornano in libertà gli ergastolani condannati nel vecchio processo" (Fonte: La Repubblica, ottobre 2011).

 Uno di questi ergastolani, Cosimo, condannato per quella strage, è uscito dal carcere di Spoleto. Prima di uscire è passato a salutarmi.

Sedici anni fa eravamo nella stessa stanza del carcere dell’Asinara (l’Isola del Diavolo, come la chiamavamo noi prigionieri) sottoposti al regime di tortura del 41 bis. L’avevo visto entrare che era un ragazzino, con i capelli neri come il carbone e con il sorriso sempre stampato sulle labbra. E l’ho visto uscire l’altro giorno anziano, senza nessun sorriso e con tutti i capelli bianchi.
Cosimo un paio di anni fa, sapendo dei miei studi universitari di giurisprudenza, mi chiese di fargli una richiesta di permesso premio. Dopo un paio di mesi il magistrato di sorveglianza gli rispose in questo modo: "Si dichiara inammissibile la richiesta perché il detenuto è stato condannato per reati esclusi da qualsiasi beneficio penitenziario se non collabora con la giustizia".

Cosimo mi venne a trovare nella mia cella e mi chiese cosa volevano dire quelle parole, ed io gli risposi in maniera semplice come ormai faccio da anni con tutti gli ergastolani ostativi: "Vuole dire che sei destinato a morire in carcere se non metti in cella un altro al posto tuo".

Dalla sua espressione del viso notai che forse non aveva capito il concetto e allora glielo spiegai ancora meglio: "Lo vuoi capire o no? Per uscire devi confessare i reati e fare i nomi di altri e farli condannare, solo facendo arrestare loro potrai uscire tu".

Cosimo per un attimo mi guardò con i suoi occhi da lupo bastonato, poi li abbassò e mi rispose: "Carmelo, io per uscire farei qualsiasi cosa, ma sono innocente e quindi come faccio a confessare un reato che non ho mai commesso?".

Incredulo gli replicai: "Abbi pazienza, non è che non ti voglio credere, ma in carcere tutti dicono che sono innocenti".

Cosimo mi guardò per un lungo istante quasi con vergogna, poi sbottò: "Carmelo, ma io sono innocente davvero".

Rassegnato scrollai le spalle e gli risposi: "Mi dispiace Cosimo, ma non posso fare nulla! Purtroppo se sei innocente è peggio per te".

L’altro giorno quando ci siamo salutati e abbracciati, gli ho augurato di rifarsi una vita, quella poca che lo Stato italiano e le sue medievali leggi gli hanno lasciato ancora da vivere.

*Carcere Spoleto (tratto dal blog che cura le sue lettere: qui)

mercoledì 4 aprile 2012

Attendevo al varco Travaglio.

Ieri sulla mia bacheca di Facebook ho scritto di fretta e furia la mia risposta all'editoriale di Travaglio: mentre scrivo ancora non lo ha messo on line. Ma ci sono i servi sciocchi che hanno trascritto a mano il suo articolo. Potete visionarlo qua.

Dunque, dicevo che avrei atteso al varco Travaglio. Preciso come un orologio ha scritto un editoriale al dir poco vergognoso contro Sofri. Pur di attaccarlo, mette in discussione le prove incontrovertibili delle carte giudiziarie (Proprio lui? Ma che omuncolo è visto che ne fa sempre una religione?) riportate fedelmente da Sofri nel libro ; quest'ultimo(e vi consiglio di leggerlo) scritto per ribadire che non ci furono due bombe e innanzitutto Valpreda e Pinelli erano totalmente estranei alla vicenda della Strage. Un gesto ammirevole e inoltre, Sofri, ha dato lezioni di vero giornalismo, oltre che di umanità. Componente, quest'ultima, sconosciuta per un uomo cinico come Travaglio.

Poi cosa fa il "soldato Travaglio"? Cita addirittura l'ipotesi vergognosa ( e ribadita dal pessimo libro di Cucchiarelli) dell'uccisione di Mauro Rostagno per mano dei sui ex compagni di Lotta Continua, e addirittura di una joint venture Sofri-D'Amato nei delitti.  

La buon anima di D'Avanzo ebbe il pudore di scusarsi con la famiglia di Rostagno per averne parlato all'epoca in un articolo.  Andò al carcere dove era rinchiusa ingiustamente la moglie di Rostagno e le disse scusa.  In questi gesti si misura la statura morale di una persona.

Travaglio, all'epoca(e forse a questo punto anche ora) fautore dell'implicazione di Lotta Continua, continua a  far finta di nulla. Si dimentica che c'è un processo in corso sull'omicidio di Rostagno per mano della mafia? Certo che lo sa, ma lui è abile nel dire tutto e il contrario di tutto ad un giorno di distanza. Purtroppo pochi se ne accorgono, troppo presi a ricevere passivamente i suoi vuoti, e senza spessore culturale, discorsi. 

Si dovrebbe vergognare visto che ancora una volta cita la morte di Rostagno a sproposito. Vecchia storia nata dalla diceria  sulla possibilità che avrebbe avuto Mauro, prima di essere ucciso, di dire qualcosa rispetto all'omicidio Calabresi. Beh, Mauro fece in tempo a dire qualcosa. Ciò che disse e scrisse è agli atti giudiziari (Travaglio  deontologicamente parlando, fa ribrezzo): diceva che era curioso di essere sentito dai Giudici per sapere per quale buffo motivo era stato coinvolto in quella  storiaccia; inoltre scriveva che ci  teneva a quella fetta del suo passato(Lotta Continua) e al suo onore come quello dei suoi amici. Travaglio dovrebbe farsi cinque minuti di vergogna.


Poi Travaglio con la sua solita "abilità" caccia la storia di D'Amato che all'epoca si avvicinò a Sofri. E quindi? Lo rivelò lo stesso Sofri, il quale ovviamente lo cacciò via con i calci nel sedere. La storia è risaputa: negli anni 70 questo ambiguo signore apparteneva ai NAP, i cosiddetti nuclei armati proletari ed era nato staccandosi da Lotta Continua perchè, quest'ultima, rifiutava la lotta armata.


E ricordiamo che Sofri fu proprio uno dei leader di Lotta Continua che non era d'accordo con l'uso della violenza armata.


Bene, perchè Sofri non lo denunciò all'epoca? Erano gli anni 70, c'erano giovani che credevano davvero "all'assalto al cielo" ed erano gli anni anche delle feroci repressioni. Fu l'epoca con il più alto tasso di arresti di giovani militanti, il triplo rispetto all'epoca fascista. E nessuno di loro aveva il cattivo senso di far imprigionare altri ragazzi.


Ma queste cose per un legalitario come Travaglio è impensabile. D'altronde lo racconta lui stesso che vita faceva.

Cresciuto in una famiglia della Torino bene, contesta la Dc perché troppo filoaraba. Fin da piccolo si appassiona alla storia, il suo idolo – testuali parole – è Camillo Cavour, che sta nel suo pantheon personale vicino a Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini. Un incubo.
Detesta il libro Cuore e i piagnistei di De Amicis, nel 1977 mentre i suoi coetanei avevano qualcosina di meglio da fare, comincia a leggere avidamente "Il Giornale" di Montanelli; era – dice – anticomunista viscerale, gli piaceva Ronald Reagan. Letto Cavour, è ormai un ammiratore della Destra storica (Sella, Lanza, Ricasoli, Sonnino, Giolitti) e della storia del fascismo, ovviamente nella versione di Renzo De Felice.

Era – dice lui stesso – un ragazzo molto individualista che detestava le tessere e gli intruppamenti. Frequenta però assiduamente la Chiesa e va a votare prima i repubblicani di Spadolini e La Malfa, poi i liberali, poi la Dc. 

Iscritto all’università a Torino rivendica orgoglioso di non avere mai fatto un’assemblea o una manifestazione. Il classico uomo medio. Dieci anni dopo lavora nel "Giornale" di Montanelli, suo sogno di quando era bambino(sic).


Una vita da mediocre, insomma uno che non si sporcava le mani. Una vita che non auguro a nessuno.

 Travaglio oggi  con finzione( e per aggraziarsi i suoi milioni di fan senza spirito critico) fa la parte di chi sta dalla parte dei  sofferenti. Eppure basterebbe vedere le sue finte espressioni quando prova a parlare contro il TAV, oppure ora contro Monti. Proprio  lui che in realtà lo ammira visto che sta facendo tutto quello che rimproverava a Berlusconi di non fare. " Non è riuscito nemmeno a privatizzare un canile". Disse riferendosi a Berlusconi, sua grande vera fortuna.
Cita Erri De Luca, e ha fatto benissimo(anche se il suo scopo era un altro) perchè così posso ribadire quello che disse :" Lotta Continua operava alla luce del sole e non in clandestinità!" Che lo sappia TRAVAGLIO e se lo fissi bene in testa, lui che si divertiva a pubblicare sul Borghese(giornale di Montanelli) le intercettazioni relative a Lotta Continua; senza valenza penale, e senza che ci fosse nulla di scandaloso. Ma si sa, Travaglio senza la cosiddetta "giustizia penale" non avrebbe avuto senso la sua esistenza.


Questo uomo mi fa paura. 

Sarebbe stato il contrario se non fosse così seguito da chi si professa di "sinistra" e non ha alcunché di spirito critico. Lo dico con il cuore visto che, approfittando dell'ignoranza altrui, riesce a veicolare messaggi illibertari e di profonda ingiustizia sociale. 

Un'ultima cosa: Sofri ha tutto il diritto di professarsi innocente nonostante la condanna! Lui e qualsiasi altra persona. Non siamo ancora in dittatura, anche se Travaglio, da squadrista qual' è, vorrebbe tappare la bocca a chi ha avuto trascorsi in carcere. Innocente o no. E Sofri ha subito anni di carcere( ben nove dentro, poi ai domiciliari per il tumore) per la condanna come mandante morale dell'omicidio di Calabresi. 

Si, anche le condanne morali esistono in questo Paese senza civiltà.

lunedì 2 aprile 2012

Lavorare stanca.

E' vero, la disoccupazione è una piaga devastante, ti demoralizza, rende nulla la personalità, ti rode l'anima. A vent'anni  ci si sente imbarazzati, a quaranta molto spesso si è portati a buttarsi sotto ad un treno. Oppure darsi fuoco come è ormai di consuetudine. O nel migliore dei casi ( o peggiori, dipende dai punti di vista) si finisce in galera, visto che purtroppo è un reato rubare per fame.

Ma sono qui a parlare anche di chi lavora, e non mi riferisco a chi ha ancora tutele, per fortuna, sindacali. Bisogna dirlo con forza e senza vergogna: c'è una moltitudine di donne e uomini che sono perennemente sfruttati e nessuno parla di loro. 

Molti di noi magari non ci fanno nemmeno caso, magari abituati ad avere(come deve essere giusto) il sabato e la domenica liberi.  Andiamo in un bar, un ristorante, in un negozio e magari ci lamentiamo anche di chi ci "serve"(sic!). 

Andiamo a prendere una pizza e magari facciamo anche gli scorbutici, sbruffiamo quando attendiamo troppo. O magari andiamo ad un centro commerciale e pretendiamo di avere attenzione. Quanti di voi mi  direbbero :" E sono pagati per questo, scusami!"; magari dimenticando che anche noi siamo lavoratori e qualche ora prima eravamo al loro posto? Questa è, ahimè, la "condizione umana" di leopardiana memoria.

Osserviamo con attenzione la politica economica  di questo Governo non eletto: parla di crescita, ma in realtà pratica l'economia del "risparmio". Ottimizzano tutto. Gli ospedali non riescono più a garantire assistenza e dimora ai pazienti? E  cosa fa questo Governo? Per caso ha deciso di indire concorsi pubblici per assumere più personale? Aprire nuovi reparti? No, assolutamente no: ottimizza le poche risorse che già esistono; e vuol dire aumentare i turnover (turni massacranti), trasferire i pazienti nei disastrati ambulatori. Sono "piccoli"esempi.  E se analizzate ogni minima proposta capireste che si risparmia su tutto e  il denaro che viene recuperato con la lotta all'evasione fiscale, l'imu alla Chiesa e alla gente comune come noi,  serve per pareggiare il  Bilancio. E tra poco potranno anche dire: "Signori, lo dice la Costituzione!".

Il dramma delle liberalizzazioni è proprio questo: l'alienazione perenne di chi lavora.

Per chi fa determinati lavori (e sono tanti, anche se non considerati), la liberalizzazione non vuol dire nuove assunzioni: ma solo sfruttamento di chi già lavora.  Non vuol dire più soldi per lavoro straordinario: solo obbligo a un orario diverso, a una vita diversa, senza più relazioni con la famiglia e i figli. E ritorniamo all'800 e inevitabilmente ritorniamo a Marx che diventa di un'attualità imbarazzante: il lavoro aliena l'uomo!

Sapete quanti ragazzi e ragazzi fanno una vita pessima con questi ritmi lavorativi? Non avranno relazioni sociali, non avranno la forza di leggere un libro,andare al cinema, al teatro. E soprattutto non hanno nessun sindacato, nessuna organizzazione che li potrà sostenere. E anche se magari alcuni di loro non se ne rendono conto (non hanno la cosiddetta "coscienza di classe"), hanno una vita frustrante e nel subconscio capiscono che sono diversi dagli altri.  Si, siamo ritornati al sottoproletariato ottocentesco.

Lavorare stanca è il titolo  della poesia di Cesare Pavese. E la dedico ai tanti ragazzi che ovviamente non leggeranno mai questo mio post. 

Forse sarebbe il caso di cominciare a dare voce anche a loro.

PS: approfitto per consigliarvi di leggere il libro gratuito di Adriano Sofri. Merita di essere letto. Anche per restituire la dignità a Pinelli, ancora una volta infangata.