mercoledì 14 novembre 2012

Io sono contro una ipotetica meritocrazia.

Una parola che sta sulla bocca di tutti. "Ci vuole meritocrazia!" Urlano i politici 
pseudo di sinistra, gli intellettuali, gli economisti e anche tutti voi. 

Io invece la odio nel profondo del cuore.




Auspicate una società meritocratica? 
Ma scherziamo? A pensare, e pochi lo 
sanno, che questo termine fu coniato 
per la prima volta da Young. Fu un 
vecchio laburista di umanità socialista 
e utilizzò questo termine dandogli un 
significato negativo. Ma la società 
odierna, che non è più abituata a 
soffermarsi sulle parole, lo utilizza come uno slogan propositivo. 


Non fa una piega (per voi) dire che i più bravi, i più svegli, i più "meritevoli" devono andare avanti. Il merito non si discute, vero? 

Ed io invece lo discuto eccome. E non voglio nemmeno parlare del fatto che 
comunque la gara per essere "migliori"(gara che aborro) parte già viziata per 
evidenti condizioni sociali di fatto.

Immaginiamo una società meritocratica. Sarà innanzitutto sempre gerarchica 
perchè ci sarà nuovamente chi sta in cima, chi nel mezzo e chi in fondo! E 
come si evita che le posizioni relative sulla scala non si risolvano in meccanismi di nuova esclusione sociale e di ghettizzazione e sfruttamento di 
chi sta in fondo ?

Oggi l’idea di merito non è altro che una nuova pericolosa forma di giustificazione razziale di una presunta differenziazione tra esseri superiori e 
inferiori.

La meritocrazia è l'esatto contrario della mia idea di società: da una parte ci 
sarebbero gli intelligenti, gli arroganti, i competitivi; dall'altra gli stupidi, i 
demoralizzati,gli  umiliati, i fragili e i non competitivi (io sarei posto alla
seconda). 

Una società, nemmeno di classe, ma di casta.

Noi in realtà già sappiamo come potrebbe essere. Si, noi l'abbiamo già 
sperimentata! 

La fase "meritocratica" inizia proprio dalle scuole e dalle gare interne.  C'è chi 
sale sul podio e chi ne rimane escluso per la mancata capacità. C'è chi prende 
ottimi voti tipo in matematica e c'è chi prende un pessimo voto per incapacità 
dovuta da altre attitudini.  E' lì che comincia la "corrosione del carattere"*, 
l'esclusione, la mortificazione o l'umiliazione.  Non siamo tutti competitivi, 
svegli, arroganti, intelligenti o altro. A volte siamo anche persone normali, 
magari non ambiziose. Quindi esclusi a priori da una ipotetica società 
meritocratica.

La prossima volta evitate la retorica meritocratica e diffidate da chi la evoca.  

Quindi da, quasi, tutti.


*il sociologo Statunitense Sennett coniò il termine,"Corrosione del carattere", a tal propoposito cito un suo passo del libro : Questo è il problema della personalità nel capitalismo moderno. C’è la storia, ma nessuna narrazione condivisa delle difficoltà, e quindi nessun destino condiviso. In queste condizioni, la personalità si corrode; è impossibile rispondere alla domanda: "Chi ha bisogno di me?"




2 commenti:

michiamoaldo ha detto...

Bisognerà trovare una soluzione alle autostrade che si aprono ai raccomandati e le montagne d'ogni tipo che deve scalare l'anonimo. Non chiamiamola "meritocrazia", anzi non chiamiamola proprio. Ma al ministro che se ne esce tranquilla a chiedere agli anonimi di essere "choosy", cosa diciamo?

l'incarcerato ha detto...

Si, ma la meritocrazia non è la soluzione. L'ho spiegato nel mio post. Poi dipende dalla società che uno vorrebbe.Io una società così non la auspico: la aborro.