lunedì 18 giugno 2012

DOSSIER : Dalla 'ndrangheta-massoneria-colletti bianchi in Umbria all'omicidio-suicidio di Niki Aprile Gatti

Questo è il riassunto del lavoro di ricerche lungo questi anni. Lo ripropongo per chi è completamente a digiuno. L'incarcerato




E' un periodo dove si parla tanto della regione Lombardia come terra di mafia. E per chi non se ne intende di criminalità organizzata gli appare una novità e crede che Milano sia la capitale della 'ndrangheta. In realtà la mafia calabrese non ha una sua Capitale economica specifica e non conosce confini. Ma questa è un'altra storia.

Purtroppo si parla ben poco dell'Umbria, considerata una regione verde e felice. Ma, purtroppo, non è esattamente così.

C'è un ambiente sotterraneo che fa paura, piena di convivenze tra criminalità organizzata e massoneria, quindi collusioni con le istituzioni. E soprattutto cementificazione selvaggia utilizzata per il riciclaggio del denaro sporco. Denaro ricavato grazie alla vendita della droga, e a Perugia ne gira parecchia. Questa regione sta raggiungendo il triste primato, oltre alle morti sul lavoro, anche quelle per overdose. E sono quasi tutti giovanissimi.


Perugia vanta di numerose logge massoniche, talmente tante che se si prendesse un cittadino a caso, non è difficile appurare che egli appartenga a qualche confraternita. E non è difficile nemmeno trovare massoni nei casi di cronaca nera e non solo.

Vi ricordate il caso Narducci? Quel medico perugino ritrovato morto nel lago Trasimeno e sepolto due volte perchè la prima volta si scoprì che il corpo non era suo? La famiglia del Narducci, quelli che nemmeno volevano riesumare il primo corpo, erano dei massoni anche loro. Appartenevano alla loggia Bellucci.

Oppure ricorderete il famoso sequestro del piccolo Augusto De Megni ? C'era il nonno, omonimo, che è un noto massone molto potente, quello del rito scozzese e antico, con il grado assoluto: il trentatreesimo. Inoltre pare che per liberare il nipotino aveva pagato un enorme riscatto e che addirittura abbia chiesto aiuto anche al suo amico aretino di vecchia data: Licio Gelli.

Quella è una di quelle storie torbide e complesse, perchè stranamente morirono tutti i componenti dei sequestratori sardi che rapirono il piccolo. Tra l'altro alla liberazione parteciparono i NOCS, e uno dei loro componenti, l'ispettore Samuele Donatoni, fu ucciso nel novembre del 1997 durante una sparatoria nei pressi di Avezzano per liberare Soffiantini. La sua morte inizialmente fu additata al sardo Giovanni Farina, la mente dei sequestratori, ma in un processo condotto dal bravo giudice Almerighi i sardi vennero assolti per l'omicidio e si invitò a trovare i colpevoli dell'omicidio tra le forze dell'ordine.


Per carità le logge massoniche umbre sono tutte legali e per nulla deviate, ma non si può far finta di nulla sul fatto che potrebbero verificarsi dei chiamiamoli "conflitti di interesse". Immaginate un giudice che si ritrova come imputato un suo confratello, oppure immaginate che bisogna aggiudicare un appalto e ci si ritrova amici appartenenti alla stessa loggia. I processi potrebbero essere, in queste condizioni, davvero equi?


Il dubbio è venuto anche ad un magistrato calabrese di nome Agostino Cordova e lui aveva voluto vederci chiaro nel lontano 1993 e scoprì che gli iscritti alle logge sparse per la provincia appartengono tutti nelle cosiddette stanze dei bottoni : Ospedali, banche, università e poi ancora in magistratura, negli ordini professionali, tra gli avvocati, i medici, gli ingegneri fino alle istituzioni.

E se ad una potenza non indifferente come la massoneria si aggiungesse la mafia? Le "due M" nella storia non hanno mai avuto due vie parallele, si son sempre intersecate.

Si incontrano specialmente se c'è di mezzo la più potente criminalità organizzata che è la 'ndrangheta. E come vedremo in Umbria è ben radicata.


Per capire meglio l'affinità della mafia calabrese con la massoneria sarebbe il caso di ricordare come si sia evoluta nel tempo.


Negli anni 70 i capobastoni delle varie andrine si riunirono a Montalto, nell'Aspromonte. Molti avvertirono la necessità di liberarsi di quella mentalità poco elastica che impediva ai boss di avere contatti e rapporti con il potere politico ed economico.


Decisero di entrare in rapporto con la massoneria deviata , ovvero far parte di quella zona grigia nella quale era possibile incontrare magistrati, poliziotti, politici, avvocati e bancari. Anzi dico che fanno di più, tramite una loro struttura interna saranno proprio loro a creare delle logge massoniche coperte.

Per fare ciò venne così creata un' enclave all'interno della 'ndrangheta, detta Santa, composta da 33 persone. Essa divenne una vera e propria élite della 'ndrangheta, tanto è vero che un santista pur di salvare l'organizzazione può persino tradire la mafia stessa. Rappresenta uno stadio talmente occulto che gli aderenti non si conoscono nemmeno tra di loro. Sono tutelati dal segreto, e anche i riti di iniziazione sono diversi. Sostituirono i mitici cavalieri Osso, Mastrosso, Carcagnosso con le figure eroiche massoniche come Garibaldi, Mazzini e La Marmora. E quindi non meravigliamoci che troviamo il ruolo della 'ndrangheta nel rapimento di Aldo Moro, nel Golpe Borghese oppure la strage di Bologna o quella di Gioa Tauro.



E allora ritorniamo in Umbria e cerchiamo di capire quanto sia ramificata la 'ndrangheta. Come già accennato, l'Umbria ha il triste primato di consumazione di droga e morte per overdose tra i giovani. Il "monopolio" del traffico di stupefacenti è in mano alla cosca dei Facchineri, i quali hanno dato vita ad una struttura associativa multiforme, dedita ad attività criminose principalmente volte alla importazione di consistenti partite di stupefacenti e alla sua successiva commercializzazione.

Questo si scoprì grazie all'indagine "windshear" condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri di Perugia. L'indagine ha consentito di ricostruire una rete criminale dedita all'importazione ed al traffico di sostanze stupefacenti, nella quale figuravano personaggi come Roberto Pannunzi e il figlio Alessandro, Stefano De Pascale, nonché appartenenti alle cosche Coluccio, Aquino, Bumbaca e Agostino, tutte originarie della Locride.

Ma la 'ndrangheta in Umbria, con il tempo non si è limitata più alla semplice commercializzazione della droga. Anche perchè fa tanti, troppi soldi e quindi bisogna riciclarli più in fretta possibile. E allora è nato un altro triste primato in questa bella ma oscura regione: le morti sul lavoro a causa di ditte a sapor di mafia.

L'Umbria da molto tempo non è assolutamente una regione verde. Purtroppo è in corso una cementificazione selvaggia, si costruiscono interi villaggi, inutili case e numerosi centri commerciali. E non è un caso che la regione Umbria si sia dimostrata favorevole al famoso "Piano Casa" ideato dal Governo Berlusconi.

Basta fare una passeggiata tra i borghi dell'Umbria e non è difficile vedere numerose aziende edili al lavoro. Se ne possono scovare centinaia. E non è difficile scoprire che i lavoratori sono tutti calabresi o campani, così come i Titolari.


Tutto questo si scoprì nel 2008 tramite l'operazione condotta dai carabinieri chiamata NAOS nella quale misero allo scoperto un accordo tra 'ndrangheta e Camorra(e in particolar modo il clan dei Casalesi) per controllare gli appalti in Umbria. Ci furono numerosi arresti, tra i quali anche numerosi amministratori locali.


Molte di queste società edili controllate dalla 'ndrangheta vengono acquistate tramite estorsione o acquisto a ribasso, e risultano vincenti sul mercato degli appalti pubblici e privati perche riescono a mantenere prezzi ultra competitivi grazie all'uso di materiali scadenti e soprattutto di manodopera rigorosamente a nero e malpagata, con carenza di sicurezza sul lavoro.

E quindi non è un caso che le morti sul lavoro in Umbria, superano la media nazionale. Le 'ndrine succhiano il sangue agli operai e mettono a rischio la popolazione con i suoi manufatti di scarsa qualità.

Ma attenzione, purtroppo c'è dell'altro ed è anche sotto certi versi sconvolgente visto che si intrecciano diverse inchieste, mai volutamente collegate e che sono contornate da omicidi e suicidi strani.


Sempre nel 2008, in Umbria, scattarono diversi arresti tramite un'inchiesta condotta dal DDA di Perugia e si è scoprì un gruppo molto particolare il quale operava ufficialmente tra il 2006 e il 2007. Era composto da Paolo Carpinassi, imprenditore che aveva il compito di trattare con gli spacciatori albanesi; Marcello Russo, pugliese ex pentito ; Salvatore Conte, casalese ex pentito affiliato al clan camorristico La Torre e Salvatore Menzo, il capo dell'organizzazione, siciliano appartenente al clan mafioso di Niscemi ed ex pentito pure lui. Viene battezzata la "banda degli ex pentiti" e come vedremo non si tratta di un fenomeno locale ma di una struttura criminale molto potente e raffinata, composta da microcellule operanti non solo in Umbria, ma anche in Lombardia, Toscana, Sicilia, Campania e Calabria.


Ma partiamo dalla "genesi" di questa banda.

Al carcere di Voghera erano detenuti pentiti appartenenti alla criminalità organizzata e tra di loro spiccava un uomo, sempre "pentito", appartenente alla mafia siciliana: Salvatore Menzo.
Era ed è talmente carismatico e di ottime capacità relazionali con i colletti bianchi che tutti gli altri lo temevano e lo chiamavano addirittura "Papà".

Si riunirono nel carcere e decisero, appena usciti dalla galera, di andare a vivere a Perugia perchè Menzo aveva ottime conoscenze negli ambienti della finanza, criminalità organizzata e molto probabilmente massonica.


Il gruppo si sarebbe subito organizzato e riuscirono ad imporsi sul territorio umbro tramite il traffico di stupefacenti, di armi, prostituzione e a quanto pare anche di attività illecite tramite delle aziende.


Precisiamo che pur essendo pentiti, mantenevano legami con i rispettivi clan di appartenenza. Quindi il loro pentimento precedente era probabilmente un modo per mettere in contatto le mafie con alcuni personaggi delle istituzioni. In gergo questi falsi pentiti vengono definiti "Ponte di legno".

Una cellula legata alla Banda sarebbe stata quella Milanese e partirono gli arresti anche per loro. Marcello Russo era uno di questi.

Quest'ultimo sarebbe stato l'esecutore materiale di Salvatore Conte, uomo della Banda, ma il mandante era stato Salvatore Menzo stesso.
Conte doveva essere interrogato dal pm calabrese Francesco Neri perche doveva parlare dei legami di massoneria e mafie per un'altra inchiesta chiamata "Gioco D'Azzardo".



Marcello Russo, quello che ha rispettato l'ordine omicida di Menzo, doveva invece essere ascoltato dal Pm perugino Paci, ma si "suicidò" in carcere. La madre non crede al suicidio, anche perchè voleva parlare. Una storia mai più chiarita.

In pratica, chiunque vuole parlare, muore! O suicidato oppure direttamente ammazzato.


Ricordiamo che Salvatore Conte è stato ritrovato tramite segnalazione di un altro ex pentito. Altrimenti sarebbe diventato un altro caso di lupara bianca visto che il corpo era ben nascosto tra i boschi di Gubbio.

Ma non è finita. Nel novembre del 2010, la PM Perugina Duchini, apre un'altra inchiesta dove c'è sempre di mezzo questa Banda e si scopre che il capo Salvatore Menzo allacciava rapporti con i colletti bianchi per far smaltire illegalmente i rifiuti tramite la Sirio Ecologica. Ora in crisi visto che ovviamente è passata di mano lasciando enormi buchi finanziari e ora gli operai lottano perchè rischiano il posto di lavoro.

Menzo, riferiscono gli inquirenti, avrebbe utilizzato come  prestanome Rocchini, il titolare di un night club perugino chiamato Kristall. Nell’attività malavitosa che si ramificava anche nel settore finanziario e immobiliare era centrale la figura di due “colletti bianchi” come il commercialista milanese Vincenzo Borrelli e dell’esperto del mondo del lavoro campano Sergio Risorgente.


Ma c'è qualcosa di ancora più grande e che nessun Magistrato fino ad ora non ha avuto il coraggio di vederci chiaro.


Personaggi coinvolti in questa inchiesta, i fratelli Francesco e Giuseppe Cimieri (poi esclusi nel coinvolgimento con la Banda) e Carlo Contini, si ritrovano indagati anche in un' altra inchiesta, questa volta fiorentina, e sempre nell'anno 2008.


Un' inchiesta dove perse la vita in carcere un giovane ragazzo incensurato di 26 anni che voleva assolutamente parlare con i Magistrati. Voleva chiarire la sua posizione per uscire dal carcere maledetto di Sollicciano ove fu rinchiuso.


Il ragazzo si chiamava Niki Aprile Gatti e l'inchiesta in questione viene denominata"Operazione Premium", ed è stata condotta dalla Procura di Firenze. Esattamente dai Pm Canessa e Monferini.


Per capire meglio, ripercorriamo brevemente questa triste storia dove c'è la madre di Niki Gatti, Ornella Gemini, che sta conducendo una difficile e pericolosa battaglia insieme ai vari Comitati di Avezzano (paese origine di Niki) e della Toscana per pretendere la Verità sulla morte del figlio. Ufficialmente si sarebbe suicidato, ma sono tante le cose che non quadrano.


L'indagine è partita tramite la denuncia di migliaia di persone , principalmente fiorentine, che si sono ritrovati con le bollette gonfiate. E si arrivò a scoprire il coinvolgimento di grosse società telefoniche e informatiche. La Telecom è stranamente esclusa dalle indagini pur intascando i soldi lo stesso visto che quelle società lavoravano per lei.

Se l' arrestato più noto è Piero Mancini, presidente dell' Arezzo Calcio e amministratore dell' internet provider Fly Net, concessionario di numeri «premium», altri personaggi erano  Giuseppe Cimieri, Francesco Cimieri e Carlo Contini, soci della Plug Easy di Londra: una società che - secondo le accuse - fungeva da schermo per i fruitori finali italiani del traffico telefonico e consentiva - come due società di San Marino - cospicue evasioni Iva e il riciclaggio degli ingenti profitti delle frodi: almeno 10 milioni di euro.

Uno di loro è stato intercettato mentre parlava con Salvatore Menzo per aiutarlo a riciclare il denaro (si parla di 55 milioni di euro) tramite lo Stato di San Marino.


Nell'inchiesta Premium c'è di mezzo proprio San Marino perchè una delle società indagate è la OSCORP.

Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, tranne Niki. Forse fu proprio questa scelta la sua condanna a morte.


Non viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati, ma, solo fra tutti, presso quello di massima sicurezza di Sollicciano. Al termine dell’interrogatorio di garanzia, Niki è l’unico tra gli indagati ad aver collaborato. Ed è anche l’unico al quale viene confermata la custodia cautelare in carcere; per i "silenziosi" scatta invece il privilegio degli arresti domiciliari.


E’ il 23 giugno. Poche ore più tardi, nella mattinata di martedì 24 giugno 2008 Niki viene trovato morto dai suoi compagni di stanza. E’ un suicidio. E’ questo ciò che affermano le autorità inquirenti sin dai primi istanti.

La procura di Firenze non spiega come sia stato possibile che alle ore 20:58 del 20 giugno venisse recapitato a Niki (che allora si trovava in carcere) un telegramma proveniente dalla sua stessa abitazione che per logica avrebbe dovuto essere sotto sequestro visto che c'era materiale importante come i PC.



C'è un processo in corso per furto: hanno ripulito l'appartamento e non hanno lasciato nemmeno un calzino di Niki.


Il telegramma gli ordinava di nominare un nuovo avvocato. Tutti sanno che in isolamento è vietato comunicare con l'esterno e ricevere qualunque tipo di raccomandate. Ma in questa storia non c'è nulla di normale.

L'avvocato che Niki dovette scegliere lavora presso un grande studio di Bologna, il cui titolare è l'avvocato Umberto Guerini. Un personaggio molto grosso, e in una vecchia interrogazione parlamentare del 1990 ad opera di Luigi Cipiriani, viene citato per la storia di depistaggi nel processo sulla strage di Bologna:

In una lettera dello stesso giudice Persico al dott. Sica che indica Umberto Guerini come uno dei partecipanti a riunioni tenute dal capocentro del controspionaggio di Firenze, Mannucci Benincasa, che si faceva chiamare ‘capitano Manfredi’, in caserme dei carabinieri allo scopo di ‘intossicare’ il processo sulla strage di Bologna.



Niki Aprile Gatti pesava 90 Kg e si sarebbe suicidato con un solo laccio di scarpe. Ma non è solo questa la contraddizione, ci sono anche le testimonianze dei due detenuti stranieri che non collimano, oppure la valutazione positiva dello psicologo e la chiacchierata con la guardia molto pacata dove Niki risultava fiducioso. Ma il Magistrato ha archiviato, senza far luce alle innumerevoli contraddizioni, come suicidio. Punto e basta.


Anzi, c'è qualcosa di molto più grave.



La Banda di Salvatore Menzo risulta (fonte: dossier della conferscenti umbra del 2010) di avere rapporti con la cosa calabrese molto radicata in Umbria dei Farao-Marincola. E' una 'ndrina che ha come business proprio glia affari con le società telefoniche e , grazie al caso Eutelia e soprattutto allo scoop di un giornalista del Manifesto, si è scoperto che loro, tramite un prestanome, possiedono una società off-shore proprio a Londra.

E a Londra ci sono le famose società incriminate dalla Premium. E tra i nomi degli indagati c'è Carlo Contini , il complice della Banda, e i fratelli Cimieri i quali hanno messo come indirizzo di residenza la stessa abitazione perugina. C'è una vera e propria asse che parte dalla Calabria, attraversa l'Umbria, passa per San Marino e approda a Londra.


Ma la gravità è un'altra. Circa un anno fa in un vecchio post apparve un commento anonimo il quale recitava


"se ti va di contattarmi ti farò mettere più post sul tuo sito . So di molte cose sull'omicidio suicidio di Gatti . Ma siccome sono implicato non posso denunciare".


Un messaggio molto grave, ma non era esattamente anonimo perchè rimandava al blog "http://www.expentitiperugia.blogspot.com/" intitolato : la verità sulla morte di tre persone Perugia . Ma è rimasto fermo al 21 Luglio del 2009.


Inoltre il suo nickname è Scorpion52, ed è facile risalire al mese e data di nascita e fare una comparazione delle date con gli indagati. Ma come tutti sanno, per la Polizia Postale è un gioco da ragazzi rintracciare l'autore visto che anche un messaggio anonimo lascia le tracce del suo proprio IP. Inoltre leggendo è evidente che sia una persona molto informata dei fatti visto che aveva anticipato nomi e intrecci.


Ornella Gemini nel suo memoriale che presentò al Magistrato per opporsi all'archiviazione ovviamente citò anche questo messaggio anonimo. Nell'archiviazione, purtroppo avvenuta nel maggio del 2010, scrisse che il messaggio non era rintracciabile essendo anonimo!

E non sappiamo ad oggi se c'è un processo in corso per  l'inchiesta Premium , o addirittura (e sarebbe una cosa sconcertante) sia tutto archiviato.


Lascio a voi lettori trarre le conseguenze.







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7 commenti:

zefirina ha detto...

e cosa potremmo mai aggiungere?

angie ha detto...

chiuderò il mio blog ma continuerò a seguirti... a presto!

Anonimo ha detto...

Siamo qui, e non molliamo....

amedea lodi ha detto...

vorremo piu chiarezza sul caso di NIKI APRILE GATTI ,,,TUTTO SEMBRA TRANNE UN SUICIDIO

niki 72 ha detto...

vogliamo chiarezza....

niki 72 ha detto...

vogliamo chiarezza....

niki 72 ha detto...

vogliamo chiarezza sul caso niki aprile gatti.....