domenica 8 aprile 2012

Se sei innocente, peggio per te!

Riporto il racconto(uno dei tanti) dell'ergastolano ostativo Carmelo Musumeci. Prometto che prossimamente parlerò di lui e  dell'ergastolo ostativo. Si  perchè ce ne sono due di ergastoli: uno dura 30 anni; l'altro non esci mai se non collabori. Collaborare vuol dire non pentirsi. Il pentimento è un percorso interiore; fare la spia, invece,  vuol dire mettere altre persone al posto tuo. Un argomento difficile, ma che lo affronterò.

Ma nel frattempo leggete questo suo racconto. Spero che ci aiuterà a reprimere le nostre tendenze forcaiole, che poi sono l'anticamera del peggior populismo: quello reazionario.

Il racconto del pentito Spatuzza: ecco come preparammo l’auto con il tritolo (…) Via d’Amelio, così abbiamo ucciso Borsellino. E tornano in libertà gli ergastolani condannati nel vecchio processo" (Fonte: La Repubblica, ottobre 2011).

 Uno di questi ergastolani, Cosimo, condannato per quella strage, è uscito dal carcere di Spoleto. Prima di uscire è passato a salutarmi.

Sedici anni fa eravamo nella stessa stanza del carcere dell’Asinara (l’Isola del Diavolo, come la chiamavamo noi prigionieri) sottoposti al regime di tortura del 41 bis. L’avevo visto entrare che era un ragazzino, con i capelli neri come il carbone e con il sorriso sempre stampato sulle labbra. E l’ho visto uscire l’altro giorno anziano, senza nessun sorriso e con tutti i capelli bianchi.
Cosimo un paio di anni fa, sapendo dei miei studi universitari di giurisprudenza, mi chiese di fargli una richiesta di permesso premio. Dopo un paio di mesi il magistrato di sorveglianza gli rispose in questo modo: "Si dichiara inammissibile la richiesta perché il detenuto è stato condannato per reati esclusi da qualsiasi beneficio penitenziario se non collabora con la giustizia".

Cosimo mi venne a trovare nella mia cella e mi chiese cosa volevano dire quelle parole, ed io gli risposi in maniera semplice come ormai faccio da anni con tutti gli ergastolani ostativi: "Vuole dire che sei destinato a morire in carcere se non metti in cella un altro al posto tuo".

Dalla sua espressione del viso notai che forse non aveva capito il concetto e allora glielo spiegai ancora meglio: "Lo vuoi capire o no? Per uscire devi confessare i reati e fare i nomi di altri e farli condannare, solo facendo arrestare loro potrai uscire tu".

Cosimo per un attimo mi guardò con i suoi occhi da lupo bastonato, poi li abbassò e mi rispose: "Carmelo, io per uscire farei qualsiasi cosa, ma sono innocente e quindi come faccio a confessare un reato che non ho mai commesso?".

Incredulo gli replicai: "Abbi pazienza, non è che non ti voglio credere, ma in carcere tutti dicono che sono innocenti".

Cosimo mi guardò per un lungo istante quasi con vergogna, poi sbottò: "Carmelo, ma io sono innocente davvero".

Rassegnato scrollai le spalle e gli risposi: "Mi dispiace Cosimo, ma non posso fare nulla! Purtroppo se sei innocente è peggio per te".

L’altro giorno quando ci siamo salutati e abbracciati, gli ho augurato di rifarsi una vita, quella poca che lo Stato italiano e le sue medievali leggi gli hanno lasciato ancora da vivere.

*Carcere Spoleto (tratto dal blog che cura le sue lettere: qui)

1 commento:

zefirina ha detto...

ogni volta che ti leggo mi viene la pelle d'oca, solo perchè mi fai riflettere su situazioni che davo per scontate