mercoledì 21 marzo 2012

Spiego una volta per tutte il male del legalitarismo.

In Italia basta che si cerchi la verità perché si venga accusati di convergere col terrorismo nero, rosso, con la mafia, con la P2 o con qualsiasi altra cosa!   Sciascia.



Difficile da parte mia dover spiegare l'aberrazione della lotta alla legalità. Purtroppo non è nemmeno nulla di nuovo questo virus che ad ogni epoca penetra negli animi della moltitudine, o più semplicemente della massa. 

Quest'ultima fa comodo a tutti: dallo pseudo intellettuale al più becero Partito. Chi organizza le manifestazioni per un Partito sa di cosa parlo, già immagino quando con entusiasmo dice:" Dobbiamo fare massa!". Oppure quei professionisti dell'immagine e del marketing che stanno dietro qualsiasi personaggio popolare che riescono ad escogitare i migliori modi per fare, appunto, "massa". Diventiamo tutti un unico organismo omologato ad un unico pensiero, tratto da un unico fine. Lo scopo finale è sempre quello più infimo: l'ingiustizia sociale e la passività ai soprusi di Stato.

Pensiamo al fascismo quando il generale Cesare Mori, incaricato a sconfiggere la mafia in Sicilia, passò al rastrellamento dei paesi casa per casa, arrestando banditi, mafiosi e latitanti vari. Metodi brutali e Mori non esitò ad usare donne e bambini come ostaggi per costringere i malavitosi ad arrendersi.

In nome della lotta all'antimafia, e con il beneplacito della "massa", approfittò ovviamente ad arrestare anarchici e comunisti. 

Ogni epoca ha il suo metodo legale. In nome della lotta al terrorismo, durante i cosiddetti anni di piombo, lo Stato ricorse alla tortura. Vi riporto un passo del verbale della ex brigatista  Emanuela Frascella(tratto dal bellissimo blog di Baruda: qui)  : 

Ricordo inoltre che qualcuno mi prese i piedi e me li storse. Qualcuno mi alzò poi la gonna, mi abbassò il collant e le mutande e mi colpì ripetutamente a calci sui genitali e sul sedere. Per parecchio tempo nei giorni successivi ho sofferto di dolori all’osso sacro.  [...]
Ad un certo momento fui riportata, ammanettata e comunque con le mani legate, e bendata, dentro casa; mi pare che in un primo momento mi abbiano tenuto sull’ingresso. Fui presa a pugni sulla schiena. Mi misi ad urlare e allora fui condotta in un locale che mi parve essere il soggiorno, dove mi furono dati altri pugni. Preciso: prima mi fu chiesto con le buone se volevo collaborare e per tale eventualità venivo invitata a sedermi, poi di fronte al mio rifiuto ripresero i pugni sulla schiena. Ad un tratto qualcuno mi alzò sul petto la maglietta che indossavo e mi tirò i capezzoli dei seni. Dopo di che mi riportarono fuori e mi fecero stendere di nuovo sul pavimento. Qui ripresero a percuotere me e i miei compagni, con i calci.
[...] Poichè non rispondevo mi alzarono la gonna, mi calarono le mutande e iniziarono a strapparmi i alcuni peli dal pube.Gridai.
[...]Gli agenti ripresero a maltrattarmi; mi alzarono la gonna, mi abbassarono nuovamente collant e mutande e mi strapparono altri peli del pube; inoltre mi alzarono la maglietta e mi tirano i capezzoli.
 In quel periodo tutti sapevano, anche quelli del vecchio Partito Comunista( votò la Legge Reale, non dimentichiamo) ne erano al corrente e,anzi, incitavano il Governo a fare di più.

Non importa che in nome del ripristino della "legalità" si applicavano torture. Non importa che si utilizzavano i pentiti per far arrestare anche tanti innocenti. E molti di loro si suicidarono o furono suicidati. Non importa nulla: la massa era educata a sostenere la lotta al terrorismo con qualsiasi metodo. Esattamente come ai tempi  del generale Mori durante il Fascismo.

Oggi in nome della lotta alla mafia si arriva allo stesso metodo. Negli anni 90 molto spesso gli organi giudiziari utilizzavano(ancora oggi) i pentiti per dare alla massa il colpevole delle stragi. Molte persone finirono in prigione, dopo 18 anni magari si fanno uscire con tanto di scuse : erano innocenti. In nome della lotta all'antimafia esiste l'ergastolo ostativo e il 41-bis(sapete che per quest'ultimo l'Europa ci bacchettò e ci mise sullo stesso piano della Turchia?), due realtà del sistema giuridico e penitenziario che sono alla base dell'inciviltà di un Paese.

In nome del legalitarismo ti tappano la bocca. Non puoi criticare, non puoi reagire, devi  stare calmo.Devi essere il cosiddetto "bravo ragazzo": devi fin da piccolo stare al tuo posto, studiare, pensare a prendere dei buoni voti, andare a lavorare senza reclamare nessun diritto, senza "danneggiare" l'azienda e rispettare senza se e senza ma gli uomini delle Istituzioni perchè rappresentano il "bene".

Tutto ruota nel rispetto della legge e dell'Istituzione in genere. Come se "avere senso dello Stato" sia una nota positiva. . E' diventata una sorte di religione, un dogma, una sacralità inviolabile. Come se sia un valore assoluto dimenticando che un'azione fatta oggi è reato, un domani magari non lo è più. 
Il legalitarismo che va tanto in voga oggi, in realtà era prerogativa non solo della destra di Almirante, ma anche quella delle sinistre istituzionali come il PC che manteneva i "principi" stalinisti, quindi ugualmente legalitari. 

Dimentichiamo la Storia: il legalitarismo era stato l'anticamera del Fascismo e fu alla base delle stragi dell'olocausto. 

La tanto osannata "cultura della legalità" dove molti pretendono di farla insegnare pure nelle scuole,  in realtà ha un suo preciso scopo: non diventare un uomo  pensante con la propria testa, non essere educato alla giustizia sociale perchè davvero uno poi potrebbe dare fastidio al Potere; ma essere educato alla legalità per. diventare docile come una pecora. 

Diventare, appunto, massa.





1 commento:

cometa ha detto...

Ciao incarcerato. Inutile dire che sono completamente d'accordo. A una cultura di destra edonista per cui le norme del vivere civile e sociale non esistono, la sinistra non sa opporre altro che la cosiddetta "cultura della legalità", quella per cui se una legge è sbagliata va mantenuta e osservata. Occorrerebbe ricordare che il legalitarismo è l'argomento della difesa degli assassini nei lager e dei criminali di guerra: l'obbedienza agli ordini che giustificherebbe qualsiasi abominio.