venerdì 28 ottobre 2011

Dietro il passamontagna del 15 ottobre

 Non lo faccio quasi mai, ma dopo la squallida rissa avvenuta qui a Roma per l'assalto ad un centro commerciale, e non per una critica all'imposizione politica da strutture come la BCE e l'UE che sta destrutturando la nostra società, ma per il maledetto e oramai anacronistico consumismo, riporto l'articolo del bravo Lanfranco Caminiti. Godetevelo tutto perchè condivido ogni sillaba!


Incolti, brutali, rozzi, prezzolati, criminali, teppisti, dementi, sfascisti, populisti, nemici. Neri. Eccolo, nei commenti sui quotidiani, l’identikit degli “incappucciati” di piazza san Giovanni.
Un unanime coro di condanna, di politici, di opinionisti – un arco che raccoglie la destra e la sinistra e i più radicali delle sinistre – che manda al rogo quei maledetti violenti.
Roma - Valle Giulia - Marzo 1968
Roma – Valle Giulia – Marzo 1968
Una trasversalità di opinioni che lascia sgomenti. Accade solo con le catastrofi, con i terremoti, l’unanime cordoglio. E i tumulti appartengono alla politica, non alla natura del mondo. Tutti hanno “espressioni di ferma condanna”, plaudono alla polizia, invocano azioni repressive – individuateli, toglieteceli dai coglioni.
Tutto il vocabolario dei comunisti d’antan – i Pajetta, i Pecchioli, i Berlinguer – avete tirato fuori. Untorelli, squadristi, chiamavano gli altri incappucciati, quelli del Settantasette, senza capirci un cazzo. E sono storie che non c’entrano quasi nulla, l’una con l’altra. Quelli, però, avevano stoffa e storia, oltre che il pelo lungo così sullo stomaco, voi chi cazzo credete di essere, pensate che basti il pelo? Loro poi andavano da Cossiga con le liste di proscrizione, indicando chi andava arrestato: lo farete anche voi? Andrete anche voi da Maroni? Farete come promise Cameron dopo il riot di Londra, li prenderemo a uno a uno nelle loro case? Avete già le vostre liste?
Chiedete consulenza a Carlo Bonini della Repubblica: lui conosce bene gli Acab, All cops are bastards, ci ha fatto un libro, dove racconta le sofferenze dei poliziotti – ognuno ha le sue debolezze –, e ora disegna le mappe dei violenti di piazza, i luoghi dove si annidano, dove andare a scovarli. La chiama informazione, lui.
Non siate così melodrammatici – la madonnina sul selciato, oh la guerra di spagna e i preti fucilati, oh i talebani e i Buddha sgretolati, e la piazza di San Giovanni violata nella sua sacralità, ah il luogo delle composte manifestazioni, ah le canzoni di luca barbarossa e fiorella mannoia.
Non siate così mediocri nel giudicare.
Volete redigere e distribuire il manuale del bravo indignato? Dire come deve essere la rabbia e indicare i comportamenti dell’accettabile indignazione? Avete già pronta la guida della giovane marmotta indignata, un’indignazione composta, educata, per bene, moderata? Che aspettate a distribuirla?
Siete indignati con i black bloc, con gli incappucciati, i violenti, ormai l’indignazione vi viene così, come niente. Siete indispettiti, avevate già tutti i vostri bei discorsetti pronti, i vostri editorialini, le vostre intervistine, e v’hanno messo un candelotto dentro, ve li hanno bruciati come fosse un blindato.
O giovani incappucciati, meditate su quale disastro abbiate prodotto: Eugenio Scalfari e Aldo Cazzullo vi hanno ritirato la loro simpatia. Ci potevate pulire il culo già prima con la loro simpatia.
Un tumulto non è un pranzo di gala, un ordinato corteo, una partita magari un po’ rude e maschia da commentare nei salotti di una tivvù. Non è la simulazione dello scontro sociale. È una forma dello scontro sociale. Il tumulto è un grumo nero di rabbia e distruzione. Non mette fiori nei cannoni, non cerca consensi, non costruisce alleanze. Non è un movimento politico.
Questi non occupano il teatro Valle e non ascoltano gli uomini di cultura e i loro lamenti. Sono folli di rabbia, pazzi di distruzione.
Sono cronaca nera, forse è vero. Ma è nella cronaca nera che oggi si legge quanta rabbia e quanta disperazione stia producendo la crisi in chi era già ai margini, in chi è senza reti di protezione, in chi non sa a che santo votarsi.
Ma è sulla cronaca nera, sulla rabbia e sulla disperazione, che qualunque proposta politica di trasformazione, di riforme, deve misurare la sua credibilità. Mohammed Bouazizi, il giovane ambulante tunisino che si diede fuoco per protesta contro una multa dei vigili, era cronaca nera, un episodio di disperazione e rabbia, prima che un movimento lo trasformasse in un’onda politica inarrestabile.
La piaga di questo paese è diventato l’antiberlusconismo, spargere a piene mani l’illusione che basti un’imboscata parlamentare, un complotto trasversale, e buttare giù il governo e tutto – come d’incanto – cambierebbe. Niente più debito pubblico, niente più disoccupazione, niente più precariato, niente più tagli all’assistenza sanitaria: invece, investimenti, occupazione, credito a strafottere, la Fiat che marcia a pieno ritmo, e tutta la cassa integrazione che rientra. Basterebbe mettere Visco all’economia, Vendola allo sviluppo, Di Pietro alla giustizia, e ecco la quadra: la Bce ci darebbe tutto il credito di cui abbiamo bisogno, i mercati – la speculazione! – capirebbero che abbiamo un governo solido e stabile e ci ricompenserebbero; Sarkozy e la Merkel ci penserebbero due volte prima di decidere tutto da soli il futuro dell’Europa, e persino la Grecia e la Spagna si risolleverebbero, vuoi mettere? C’è chi fa i calcoli di quanti punti si ridurrebbe lo spread col Bund tedesco, e lo dà come cosa acquisita. Ma si può? Di che favola andate parlando? Quale film vi state girando nella testa? State lì, con l’acquolina alla bocca, pronti a governare senza uno straccio di programma, senza un sentimento sociale che spinga al cambiamento, litigiosi come i capponi di Renzo mentre si assaltano i forni del pane. Questo è il “male assoluto”, non quattro vetrine infrante.
Vedete, la domanda vera non è come mai a Roma il 15 ottobre ci sia stato l’inferno e nelle altre capitali del mondo tutto sia filato liscio – che poi non è neppure vero, già dimenticate le giornate di Atene? già dimenticato il riot di Londra? già dimenticato il 14 dicembre di Roma? già dimenticate le giornate dello sgombero dei No Tav? –, ma come mai non succeda tutti i giorni un casino simile.
Certo, se state tutti i giorni a pensare a Ruby e alla Minetti, a Scilipoti e a Sardelli, a Montezemolo e a Napolitano, è difficile che vi rendiate conto di quanta rabbia e disperazione stia producendo la crisi, quanta devastazione nella vita quotidiana e nell’immaginare un qualunque domani.
A che servono le vostre condanne? Convinceranno forse i black bloc – gli uomini neri – a essere più duttili? Blinderete le manifestazioni pacifiche facendole proteggere da cordoni di sicurezza pronti a menare chiunque si discosti dalle vostre indicazioni, dal vostro manuale di comportamento – fin qui si può essere rabbiosi, più in là, no, non sta bene, ci alieniamo scalfari e cazzullo? Che un movimento faccia le barricate e poi chiami la polizia per rimuoverle – come diceva Marx dei tedeschi – è una cosa contro natura.
Che un movimento provi a costruire simpatia e consenso intorno ai suoi temi è non solo legittimo ma auspicabile, che un movimento ponga un’opzione di cambiamento radicale è non solo legittimo ma auspicabile.
Il tumulto non viene da Marte, non è un complotto organizzato da minoranze di facinorosi. È nelle nostre attorcigliate viscere. È il buco nero della politica, il collasso della materia. Ma è nel nostro universo.
È qui che si misura la sfida di una politica del cambiamento, nel trasformare la rabbia in speranza, nel dare alla rabbia una speranza.
Lanfranco Caminiti

Roma - Febbraio 1977 - Cacciata di Lama dall'Università
Roma – Febbraio 1977 – Cacciata di Lama dall’Università
Roma - 15 Ottobre 2011
Roma – 15 Ottobre 2011

martedì 25 ottobre 2011

Uccidere bambini africani come passatempo e il coinvolgimento italiano( e Vaticano) su altri "fronti".

Quest'estate sul profilo facebook di un tipaccio che si firma  "Eugene Terrorblanch" era comparsa una sua foto shock dove ritrae  un giovane bianco accovacciato che impugna orgoglioso un fucile e preme il ginocchio sulla sua preda di caccia: un bimbo nero.  

Molto probabilmente, si spera, si tratta di un fotomontaggio ma purtroppo non è roba fantasiosa la storia della caccia all'uomo come divertimento. 

In Africa fino a qualche decennio fa, i "gloriosi" latifondisti o colonizzatori occidentali si dilettavano come passatempo, probabilmente stufati di divertirsi a cacciare gli animali, ad u lasciar scappare gli schiavi africani per poi utlizzarli come tiro a bersaglio. 

Già immagino il padre di famiglia, proprietario terriero, divertirsi a sparare su di loro; magari con accanto il proprio figliolo e moglie. 

Sicuramente era un gran divertimento per loro.  Chissà, forse tra una risata e l'altra si sentivano pure con la coscienza a posto visto che gli autoctoni erano considerati di razza inferiore e da addomesticare come animali. 

Nulla di nuovo sotto il sole cocente dell'Africa da sempre tenuta a bada.  Si, ci manca pure l'Africa a diventare un continente autonomo e magari portatore di un diverso modello di sviluppo. E infatti la Libia, che comunque la si pensi era uno Stato sovrano e sicuramente non colonizzato, ora è stata fatta ritornare alle origini di come quando fu sotto l'egida dell'Italia prima, Statunitense e Inglese poi.

Ma questa foto deplorevole mi da la possibilità di ritornare a parlare di un fatto tenuto nascosto, mai coinvolto in nessuna indagine giudiziaria e mai raccontato, tranne un trafiletto all'epoca del Manifesto.

E’ una storia che coinvolge ricchi imprenditori e nobili annoiati, quella noia che solo la ricchezza può dare, quel denaro che porta a marcire l’animo delle persone, a volte è alienante e porta alla distruzione altrui. Qualche anno fa questo scandalo coinvolse alcuni imprenditori di Bologna, la città rossa, ora di un rosso sbiadito. Una città tranquilla e vivibile, in cui ogni tanto accadevano eventi inspiegabili, che andavano da assassinii senza un movente preciso, fino alle stragi compiute dai poteri occulti dello Stato, anche queste senza che mai un colpevole fosse stato identificato.

Ma i delitti, questa volta, venivano compiuti fuori, all’estero
. Un hobby, come dicevo, molto particolare, un servizio che una società camuffata da agenzia di viaggi offriva ai suoi "amabili" clienti. I clienti non potevano che essere dei merdosi ricchi imprenditori e avvocati. Queste persone, annoiate dalla facilità con cui i fagiani si lasciavano spappolare, venivano portate in Croazia, terra di caccia, e precisamente in un territorio controllato dalle milizie del movimento nazionale cattolico croato Ustascia(pochi sanno, ma finanziati dallo IOR), e lì si dilettavano a fare il tiro a segno sugli abitanti di villaggi serbi e bosniaco-musulmani.                                                                                                                                                                             (nella foto potete vedere il generale croato ustascia Gotovina baciare le mani del Papa opusdeista Giovanni Paolo Secondo; costui sarà poi condannato per crimini di guerra e genocidio)

Cecchini del fine settimana insomma . Questo è lo schifoso hobby di cui volevo parlare, questa è la battuta di caccia (all’uomo) che praticavano questi "rispettabili cittadini e laboriosi imprenditori".

Ma molto probabilmente sono persone anche difficili da inquisire perchè hanno "operato" in territorio di guerra e lì è tutto lecito. Oppure più semplicemente ci sono di mezzo uomini potenti dove la Magistratura magari non può indagare.


domenica 23 ottobre 2011

L'uccisione di Gheddafi e la vigliaccata occidentale.

Anche se qualche dubbio ce l'avrei anche io, ufficialmente Gheddafi è stato giustiziato. Tutti noi abbiamo visto il video dove implorava di non sparare, abbiamo visto quel ragazzo con il cappello americano fiero di aver sparato a tradimento sulle tempie di Gheddafi pavoneggiarsi con la pistola d'oro. Non è stata una bella conclusione uccidere un uomo in quel caso ormai indifeso e circondato dai cosiddetti "ribelli" quando ormai era stato catturato. Possiamo pensarla come ci pare, ma Gheddafi piaccia o no è stato fin da giovane un combattente, e oggettivamente almeno inizialmente ha combattuto anche per una buona causa: liberare la Libia da quella marionetta del Re  Idiris. Il Re che aveva svenduto la sua terra agli USA.  Non venne giustiziato a sangue freddo, anzi gli permisero di scappare e rifugiarsi in esilio finendo il resto dei suoi giorni al Cairo.


Anche Gheddafi poteva scappare, ma a quanto pare non lo ha fatto e questo almeno va dato atto del suo coraggio. Poi il resto è storia. Per mia convinzione politica non potrò mai accettare un regime fondato sul carisma di una persona, come non sopporto il regime democratico occidentale che di rappresentativo forse ha solo la nostra mediocrità; ma sono sicuro che ora la Libia diventerà una polveriera e la qualità di vita che con Gheddafi era decisamente alta rimarrà solo un vecchio ricordo.


Tutti si sono rallegrati. Tutti gli uomini di Potere che fino a qualche mese fa lo ricevevano, facevano affari e lo corteggiavano; e il bacia mani da parte di Berlusconi è una sciocchezza se si fossero limitati solo a quello. Ma vi riporto due dichiarazioni dello stesso anno del nostro caro ministro Frattini. Leggetele che così verrà il vomito anche a voi:


"I rapporti che l’Italia ha con Gheddafi non li ha nessun altro Paese … puntando il dito contro la Libia non si ottiene nulla. Noi non lo abbiamo mai fatto … a noi Gheddafi ci apre le porte di tutta l’Africa … Gheddafi è un modello per il mondo arabo. Ha realizzato una riforma dei “Congressi provinciali del popolo”: ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta. Per me sono segnali positivi … Non dobbiamo dare l’impressione sbagliata di volere interferire, di volere esportare la nostra democrazia, ne pagheremmo le conseguenze" (Franco Frattini, 17 gennaio 2011)

 "La conferma del Cnt sulla morte di Gheddafi e’ un dato estremamente importante. Ascolteremo le parole del presidente Abdul Jalil. Credo che se questa fosse davvero la soluzione sarebbe una grande vittoria del popolo libico". "La Libia sarebbe definitivamente liberata. Si potrebbe costituire quel Governo libico che tutti attendiamo per andare verso elezioni elezioni democratiche. Un grande passo avanti che si e’ concluso in modo tragico, perche’ il dittatore ha rifiutato fino all’ultimo secondo di arrendersi alla giustizia internazionale che non lo avrebbe certamente impiccato, ma giudicato secondo le regole". (Franco Frattini, 20 ottobre 2011)

giovedì 20 ottobre 2011

La "bestia da soma" a Piazza San Giovanni, Roma.

A Piazza San Giovanni, Roma, c'è un negozio e per ovvi motivi non vi dico ne il nome e ne di che tipo di attività si tratti. Un piccolo negozio a conduzione familiare dove, come capita spesso, la dignità umana è calpestata. C'è una donna, una dipendente che da tre anni lavora tutti i santi giorni, dal lunedì fino alla domenica, compreso le festività. Un essere umano che , come tanti di noi, per mancanza di opportunità e per sopravvivere in questa società capitalista è costretta a lavorarci per 12 ore di fila, massimo mezz'ora di pausa e per trenta maledetti euro al giorno. E' piena di tagli alle braccia, i piedi le fanno male e compra le medicine per sopportare il dolore, una donna zombie, un automa guidato dal proprietario balordo. 

Siamo nel 2011 e queste condizioni di schiavitù che nemmeno nell'800 esistevano, non sono rare ma all'ordine del giorno. Nessuno potrà mai difenderla, nessun sindacato potrà mai aiutarla per reclamare i suoi diritti, a nessuno sciopero potrà mai partecipare, e nessuno potrà mai trovargli un lavoro alternativo, i soldi per pagare l'affitto e il cibo. 

Se fossi un pittore raffigurerei questa donna come una bestia da soma, proprio come quel bellissimo e tragico dipinto di Teofilo Patini del 1886. Proprio il quadro realistico che rappresentava la dura vita condotta dalle donne della seconda metà dell'800.  Ma siamo nel 2011 e sia uomini che donne vivono questa perenne schiavitù.

Ironia della sorte quel negozio fu uno dei tanti presi di mira dai tanto odiati ragazzi che hanno messo a fuoco la Capitale e che per reazione quel destroide di Di Pietro (ma perchè vi meravigliate da questo uomo che io combatto con tutte le mie forze da sempre?) ha invocato la legge Reale. 

Il "povero" uomo, ho saputo, pare che si sia pure lamentato per le vetrine in frantumi del suo negozio. Se c'è una violenza da condannare con tutte le forze è quella che subisce perennemente quella donna, e non è l'unico essere umano . E se un ragazzo che ha partecipato agli assalti rischia addirittura una pena fino ai 15 anni( ma sono matti?) di galera, io non so quale condanna potrebbe avere un imprenditore che calpesta la dignità umana ad una persona i quel modo.

E per questo stato di cose non dovremmo indignarci in un solo giorno, ma per sempre.

lunedì 17 ottobre 2011

Roma 15/10/2011: non condanno la violenza senza se e senza ma.

Io alla manifestazione c'ero e sono stato anche testimone diretto di tutta la guerriglia contro le forze dell'ordine, contro le vetrine delle banche, l'incendio delle auto in maniera indiscriminata e tanto altro. Perfino testimone delle forze dell'ordine che ci facevano respirare i lacrimogeni cancerogeni e addirittura scaduti, oppure l'idrante che ci faceva sfollare da Piazza San Giovanni e anche dei san pietrini tirati verso di noi. 

D'accordo ora vi aspetterete che anche io condanni senza se e senza ma la violenza, e che dica anche io che quei ragazzini di massimo venti anni siano dei fascisti e poliziotti infiltrati.

No non erano fascisti , ne black blok. Erano ragazzini di sinistra probabilmente ben organizzati e sicuramente diventati ancora più forti rispetto al 14 dicembre dell'anno scorso. Talmente forti che ho potuto vedere come sia i Carabinieri che la Guardia della Finanza hanno dovuto indietreggiare molto spesso e stavano quasi per arrendersi.  La violenza gratuita verso obiettivi assurdi e senza colpa io ovviamente la condanno, senza orma di dubbio. Ma la domanda è un'altra: se fossero riusciti a far ritirare le forze dell'ordine e avessero aperto un varco per raggiungere i Palazzi di Potere e tutti i manifestanti, pacifici o non, li avessero raggiunti? Scattava un plauso generale da parte della società civile, o no? Finiamola a comportarci da ipocriti e domandiamoci se prima o poi anche noi, un giorno, arriveremo a fare scontri duri.

Certamente c'è stato qualcosa che non è andato nel verso giusto, l'affluenza era stata sottovalutata da entrambi le parti e il servizio d'ordine non c'era, ma quest'ultima cosa era inevitabile visto che(per fortuna) non c'era dietro un organizzazione partitica e verticistica. I vari tg, conduttori vari non vedevano l'ora di raccontare le inevitabili violenze, i politici di tutti gli schieramenti finalmente uniti contro la violenza e nessuno come al solito ha potuto raccontare il contenuto  della manifestazione contro il Potere Finanziario. Anzi giorni prima facevano perfino parlare Draghi che si esprimeva a favore della manifestazione. Beh allora lasciatemi dire che epr fortuna ora tutti hanno preso le distanze, perchè questa solidarietà precedente da coloro che hanno causato la crisi mi lascia davvero sgomento.

Basta un giorno che subito dimentichiamo che la vera violenza la subiamo ogni giorno con lo sfruttamento del lavoro, la precarietà, la disoccupazione, gli omicidi di Stato, l'impoverimento della classe una volta definita media e tutta la distruzione della scuola e sanità, le due architravi del benessere civile.  

Per me c'è stata più violenza da parte dei manifestanti "non violenti" verso Pannella che subito si presta come capro espiatorio. Per me è più violento uno sputo in faccia ad uomo anziano che bene o male ha fatto qualcosa per i diritti civili che un automobile bruciata.

Mentre quel reazionario di Di Pietro vorrebbe una legge reale di forte repressione e carcere duro. No ma a lui nessuno di voi gli sputerebbe in faccia, vero?


giovedì 13 ottobre 2011

Testa di Drago: noi il debito non lo paghiamo!

Non posso non riprendere con il mio blog in questi giorni di rinascita critica globale. Dopo dieci anni, dalla fine del movimento no global ad oggi c'è stato un vuoto enorme. Ci siamo fatti plagiare tutti, noi dalla coscienza critica, da idee distanti anni luce dalla critica al capitalismo. Erano sorti i girotondini, poi i viola, poi i Di Pietro e Travaglio, poi il legalitarismo tanto caro alle destre fasciste. Ma ora è diverso.

Grazie alla crisi economica globale, provocata dalla finanza globale, noi tutti siamo caduti nella disperazione più totale. Molti di noi hanno perso il lavoro, abbiamo raggiunto la precarietà più becera e stiamo conoscendo la povertà. 

Molti di noi stanno vivendo un contro esodo, dalle grandi città ritorniamo nei paesi di campagna dove ancora si può sopravvivere. Molti ragazzi hanno dovuto rinunciare agli studi, molte famiglie sono cadute nel lastrico e si ritrovano pignorati i pochi beni rimasti. Con la scusa della crisi, gli avvoltoi del capitalismo stanno imponendo le loro ricette liberiste come la privatizzazione dell'Istruzione e della sicurezza sociale. Lo Stato ha in mano esclusivamente l'apparato repressivo e lo usa sempre a fini di mantenimento d questo stato di cose: basti guardare l'orrore delle nostre carceri.
Con sette miliardi di tagli in tre anni, la Gelmini ha distrutto la scuola italiana;  con altri sette miliardi di taglio ha bloccato l'università italiana. In Europa per salvare le Banche sono stati spesi migliaia di miliardi di euro.In America idem.

La Federal Reserve Bank, la Banca centrale degli USA, ha reso pubblico  che in questi  tre anni ha versato alle banche e imprese anche nostrane prestiti per circa 16 mila miliardi di dollari: i totale di tutti i PIL degli stati Europei. Quei prestiti della Federal Reserve sono stati versati senza interessi e a condizioni di rimborso del tutto fluibili. In poche parole la più potente Banca Centrale ha stampato in proprio miliardi di dollari per "salvare" le imprese che hanno dichiarato di fallire e l'unico scopo era di arricchirsi ulteriormente.  E dite a chi osanna sempre gli USA che nessuno di quei delinquenti hanno pagato.Anzi molti di loro sono stati premiati.

E chi lo sta pagando quel salvataggio? Esattamente noi!

Al livello globale ci siamo svegliati. Negli USA, nel cuore dell'impero, gli indignatos americani da giorni stanno occupando la Borsa di Wall Street e in due giorni ci sono stati più di 700 arresti. 

Il movimento fa paura, e sabato 15 ottobre ci sarà una manifestazione planetaria contro questi Potenti.  Il governo italiano probabilmente cadrà, e sarà anche ora, ma dobbiamo rimanere allerta. Ci vuole poco che subito se ne approfittino per creare un governo tecnico come quello di Draghi dopo tangentopoli che ha cominciato ad applicare le politiche liberiste.

Quella testa di Drago proviene dalla Goldman Sachs, colui che appunto partecipò alla famosa riunione al Britannia, la nave inglese della regina. C'era lui assieme a Tremonti, e con tutti i Potenti che decisero come privatizzare il nostro Stato. A novembre sarà a capo della BCE. Colei che spedì la lettera al nostro Governo per dire cosa bisogna fare.

Siamo disperati e arrabbiati, riverseremo tutta la nostra rabbia e indignazione a Roma. Sabato alle 14 e 30 da Piazza della Repubblica si incomincia un nuovo cammino per pretendere un modello diverso che non punti alla crescita(meglio una decrescita felice) e che non punti alla schiavitù dall'economia. Ma punti ad una democrazia partecipativa dove difenderemo con le unghie e con i denti il bene comune, dall'acqua al lavoro. 

Noi il debito non lo paghiamo! Capito testa di Drago?

E adesso godiamoci la canzone della brava Keny Arkana: