venerdì 29 luglio 2011

Perchè vi inquietate?

Kosovel fu un giovane poeta sloveno nato nel 1904 e mori giovane nel 1926. Credo che ci faccia bene  leggere questa poesia. Oggi più che mai credo che ne abbiamo bisogno. Viviamo in un periodo, specialmente nella giovane età, di forte inquietudine! C'è un dato che non va sottovalutato, oggi tra i giovani c'è un forte uso di psicofarmaci.


Perchè vi inquietate?
 

Forse perchè si è guastato l'orologio?
Il sole tramonta.
Lo spirito raccoglie impressioni.
Cerco immagini in movimento.

I fatti perseguitano l'arte.
Giovani, giovani, orsù, coraggio!
Ciò che vi serve
ve lo dà il dolore.
Con fischi e sberleffi
prendiamo di mira il nazionalismo.
L'occhio si cerca nell'acqua.
Là si acquieta il mio spirito.

Vada al diavolo il mondo intero!

A volte, quando sono disperato a morte,
penso a te, bianca ragazzina.
Tutte le impressioni sono verdi.
Il tuo amore è di un verde
così soave e tenero
come i verdi riflessi dell'acqua.
Lo spirito accumula impressioni.
Una percezione passiva è letargia...
Lo spirito attivo raccoglie immagini.
Guarda indietro e davanti!
I fatti perseguitano l'arte.

Giovani, giovani, suvvia, coraggio!
Io sono coraggioso per tre.
Giro in una barca d'oro.
Dalla sofferenza attingo
tutto ciò di cui ho bisogno!


Srecko Kosovel 

martedì 26 luglio 2011

Articolo sul comune di Riace: fatti reali, di parte o manipolati quelli riportati dal Fatto Quotidiano?

Purtroppo sono alcuni anni che si è rafforzato un pensiero granitico, tra noi che vogliamo modificare questa pessima società, difficile da scalfire. Proprio nei momenti di forte disagio si insinuano e si rafforzano i professionisti dell'opposizione: si ergono veri e propri guru dell'informazione e nascono giornali come il "Fatto quotidiano" che diventano una vera e propria Bibbia dell'informazione  e rafforzano sempre di più il pensiero legalitario, una volta tradizione della peggiore destra. 

Ma non è questo il punto. 

Molto spesso le persone che seguono con venerazione questi giornali dicono:"Mi dica in che articolo Travaglio non riporta i fatti come realmente accaduti.".  E qui casca l'asino. Si è insinuato il pensiero che chi scrive su quel giornale sono fatti indiscutibili e realmente accaduti. No se pensiamo al 90 per cento degli articoli del Fatto che riportano le inchieste giudiziarie: i fatti non sono verità assoluta ma di parte e che verranno confermati in toto, in parte o per niente in un eventuale processo. 

La pericolosità sta proprio nel fatto che diamo per scontato che tutto sia vero, quindi reale ed evochiamo la nostra indignazione e la galera: questo è il giustizionalismo.

Personalmente apprezzo  il direttore di Agoravox che quando mi è capitato di fare un' inchiesta come ad esempio quella sulla Croce Rossa( qui e qui), subito mi ha detto anche di intervistare la parte in causa. Questo è giornalismo vero e professionale.

Cosa accade quando invece non riportano le inchieste ma delle vere e proprie insinuazioni che le danno per verità assoluta e la gente come noi non ha strumenti o conoscenze per verificarle o meno? Accade questo: si fa disinformazione e noi non ce ne rendiamo conto.

Allora ho deciso di portare un esempio pratico e che sinceramente mi indigna non poco. La settimana scorsa il Fatto Quotidiano ha riportato un articolo sul giornale che riguarda il Comune di Riace. Una piccola cittadina della tanto martoriata Calabria. In sostanza il giornale senza nemmeno verificare e approfondire il discorso, fa da megafono ad un consigliere di opposizione riportando testuali parole:"la magistratura dovrebbe indagare su come sono stati gestiti i 4 milioni ricevuti dal ministero degli Interni. Era tutto un business sulla pelle dei profughi". Si perchè dovete sapere che il Sindaco di Riace, un professore universitario ex Lotta Continua è di una grande sensibilità sui temi sociali, da dieci anni ha aperto un vero e proprio laboratorio sociale aprendosi ai rifugiati. 

Qui tutti giocano a fare l'antimafia, e bisogna comprendere che per sconfiggerla non bastano le inchieste giudiziarie ma queste politiche di integrazione che oltre a eliminare le intolleranze, possono contribuire a togliere la manovalanza, lo sfruttamento alla 'ndrangheta .

Mi è arrivata una e mail riguardante il famoso articolo che ovviamente pochi di voi, io compreso, avreste avuto la capacità di capire l'inganno. Leggete e riflettiamo tutti  insieme:

"Leggere l’articolo titolato ”Meglio la Svezia di Riace” pubblicato dal Fatto Quotidiano il 17 luglio scorso, ha destato in me non poche perplessità. La vicenda incriminata sarebbe rimasta pressoché anonima a livello nazionale se non c’avesse messo lo zampino la più giovane regina della carta stampata , la testata giornalistica più amata dagli italiani.  

Trattasi del progetto "Reinsediamento a Sud", volto ad accogliere e inserire 183 palestinesi (di origine irachena) in un piccolo paese del sud estremo in provincia di Reggio Calabria: Riace, ben più noto per il ritrovamento, avvenuto nel 1972 nel tratto di mare antistante, dei due splendidi Bronzi. Quasi tutti quei 183 migranti a distanza di un anno hanno lasciato l'Italia diretti in Scandinavia «perché il programma era poco chiaro, non offriva garanzie» dice al Fatto uno di loro, Sahmed. Anzi, «la magistratura dovrebbe indagare su come sono stati gestiti i 4 milioni ricevuti dal ministero degli Interni. Era tutto un business sulla pelle dei profughi» dichiara Francesco Salerno, «consigliere di opposizione» come rimarca il Fatto. 

La verità raccontata in questo articolo, senza il sostegno di un’analisi minimamente approfondita della questione o di ulteriori argomentazioni a riguardo, è solo una mezza verità che si riduce ad essere interpretata come un mero attacco fine a se stesso, e molto probabilmente di natura prettamente politica, “sollecitato” dalla minoranza dello stesso comune. 

In un sistema d’informazione efficace e trasparente è indubbiamente sinonimo di democraticità dare ampio spazio a tutte le voci, ma non al prezzo di rendere un’immagine completamente fuorviante della realtà, affossandola, instillando dubbi, supponendo connivenze criminali. Certo è che, il lettore cittadino di Bergamo, ad esempio, che si trova a leggere questo articolo e che alla parola “Calabria” abbina inevitabilmente quella di “ndrangheta”si fida ciecamente della notizia, considera veritiera l’informazione recepita, data l’attendibilità e affidabilità della fonte. Non sa, però, quel cittadino di Bergamo che il progetto che il Fatto ha messo sotto la lente di ingrandimento, alla ricerca forsennata della macchia che non c’è, del marcio che tanto, è sicuro, alla fine salterà fuori, non è affatto un episodio isolato o un nuovo sistema escogitato dal sindaco di Riace, Domenico Lucano, professore di chimica, con un passato in Lotta Continua e Autonomia Operaia, per far cassa, ma si inserisce in una rete molto più ampia che è quella dei “comuni solidali”  di cui Riace è diventato  progetto pilota conosciuto nel mondo, come in un blog legato allo stesso  Fatto Quotidiano riportava in un articolo di Giampiero Gramagna del 15 gennaio scorso, http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/15/a-riace-si-fa-scuola-di-integrazione/86629/ ed esempio di politiche di integrazione e di accoglienza, tradotte poi in una legge regionale che si è guadagnata il plauso dell’Unhcr (Alto Commissariato per i rifugiati). 

Iniziativa, quella di cui si è fatto portavoce questo comune, che non è nuova alla Calabria, poiché lo stesso Lucano ha affermato di avere tratto spunto dall’esperienza di un comune posto solo poche decine di chilometri più a Nord, Badolato,che fu il primo e per lungo tempo l’unico in Italia che già dal 1996 decise di ripopolare le case del borgo, svuotate dall’emigrazione degli ultimi cinquant’anni, ospitandovi i profughi arrivati con le carrette del mare, che inizialmente erano prevalentemente curdi

Nonostante l’esperimento di Badolato non abbia retto al passare degli anni, un po’ perché il progetto migratorio dei curdi era di arrivare in Germania, dove la loro comunità è molto radicata, ma anche perché, nonostante i cospicui finanziamenti stanziati dal governo non fu possibile creare le opportunità di lavoro e di insediamento per i tanti profughi, né riuscire a coinvolgere totalmente  la comunità locale in progetti integrati con i nuovi arrivati, è rimasto un esempio emblematico di solidarietà tra popoli e punto di incontro tra i diversi Sud del mondo. E proprio dal quel punto Domenico Lucano è voluto ripartire, riuscendo a convincere i suoi concittadini, che gli hanno conferito la fascia tricolore nel 2004, della bontà del progetto di ridare vita al paese, accogliendo i rifugiati. Il primo cittadino aveva compreso che essere solidali poteva creare un valore economico, ma anche un’occasione per riscoprire la convivenza fra culture diverse e allo stesso tempo un tentativo per contrastare l’edificazione selvaggia che aveva negli anni devastato il territorio collinare e soprattutto costiero, sottraendo spazio, territorio alla criminalità attraverso la creazione di un rinnovato tessuto sociale e di una sana economia locale. L’idea nuova era quella di un piano di sviluppo a “crescita zero” che in pratica significava che prima di costruire si dovevano riempire le case lasciate vuote dai calabresi emigrati. Dal 2001 a Riace si sono aggiunti altri comune  come Badolato, Isola Capo Rizzuto, Carfizi, Cosenza e Acri e in alcun periodi d’emergenza Lampedusa anche Stignano e Caulonia. Il piccolo borgo di Riace, in cui risiedono mediamente un centinaio di abitanti locali, ha visto avvicendarsi negli anni centinaia di profughi e migranti. 

Dopo i curdi sono arrivati anche serbi, libanesi, eritrei, etiopi, somali, ghanesi, egiziani, siriani, iraniani, palestinesi, e tra questi ultimi anche quelli provenienti da un campo profughi al confine tra Sira e Iraq. I progetti di accoglienza, che hanno una durata pluriennale, e che vengono sottoposti all’approvazione di un apposito comitato regionale, consentono di finanziare, attraverso contributi ministeriali, l’impiego degli immigrati in piccole attività artigianali, come quelle di falegnami, ceramisti o panettieri, in botteghe equo solidali e laboratori in cui imparare un mestiere o nell’agricoltura, con il vantaggio, in questo caso, del recupero di alcune terre in stato di abbandono.   
Il comune di Riace non ha mai sostenuto, proprio il ragione della provvisorietà di tali  progetti , di poter garantire loro un futuro lavorativo perenne, quel lavoro del resto che gli stessi Riacesi stanno cercando ancora oggi, emigrando al Nord Italia o all’estero. Riace si è sempre e solo proposto come “Comune dell’accoglienza”  partendo dalla volontà di trasformare le difficoltà dovute ad una posizione geografica naturale, ad un’economia di sussistenza ad una cronica carenza infrastrutturale a cui si sono aggiunti i continui sbarchi sulle coste, in una forma di vita, di relazione, di futuro. Le persone che raggiungono  quelle coste lasciano Paesi in guerra, famiglie smembrate, anni di esilio e subiscono quasi sempre  trattamenti disumani. 

Il limite alla realizzabilità di tali programmi e quindi al raggiungimento del loro pieno successo è dovuto al fatto che in Italia, caso quasi unico in Europa, non esiste un piano nazionale di sostegno all'inclusione sociale dei rifugiati;  non è infatti previsto nulla, se non il generico accesso ai servizi sociali a parità di condizioni con i cittadini italiani. Pertanto se l'accoglienza dei rifugiati l'Italia è il sintomo di una profonda carenza di capacità di programmazione, Riace da sola non può certo supplire a queste mancanze strutturali. Sulle ombre e i sospetti che il Fatto ha voluto far cadere sull’ultimo progetto, "Reinsediamento a Sud", il sindaco Lucano è stato esplicito: «Era un programma biennale, in scadenza dal 31 dicembre prossimo. Gli iracheni palestinesi hanno preferito lasciarlo anzitempo in quanto pretendevano che il progetto fosse a tempo indeterminato, cosa che in Italia non è tecnicamente possibile. Hanno preferito trasferirsi in Svezia dove i programmi sono illimitati.> precisando che gli alloggi rimasti vacanti, sarebbero stati subito resi disponibili per accogliere altri profughi, stavolta siriani. 

Da qui ad insinuare che tutto questo debba necessariamente  nascondere un “sistema” per speculare sul dolore e lo strazio dei profughi, tanto da auspicare un intervento chiarificatore - dicasi inchiesta- della magistratura, che ormai pare sia divenuta la panacea di tutti i mali politici e sociali, mi permetto di ritenerla una conclusione superficiale ed offensiva nei confronti di quella consistente fetta di calabresi onesti che non ci stanno ad essere denigrati, prestandosi al gioco di un sensazionalismo semplicistico rivolto a sempliciotti. Perché è questa la considerazione che i “dispensatori” di notizie hanno dei loro lettori-seguaci.

Questa puntualizzazione sul caso di Riace, è stato solo uno spunto per una mia riflessione sul livello di strumentalizzazione e manipolazione della mole di notizie che ci vengono somministrate quotidianamente, che recepiamo molto spesso troppo inconsapevolmente, senza sottoporle minimamente al vaglio della nostra obiettività, del nostro personale pensiero."

Per ulteriori informazioni:
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110717/manip2pg/03/manip2pz/306859/
http://www.cinemaediritti.org/news/details.php?ne_id=120&translate=0
http://blog.panorama.it/italia/2009/06/25/modello-riace-un-pezzo-di-calabria-rinasce-grazie-ai-rifugiati/
 http://www.africanews.it/riace-e-mimmo-lucano-a-c%E2%80%99e-chi-dice-no-di-report/



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domenica 24 luglio 2011

Analogia prefascista.


L'era Giolittiana era molto simile a quella attuale: corruzione, clienterismo,crisi finanziaria e tanto altro. Mussolini fu tra coloro che si gettarono su Giovanni Giolitti con tutti i nomignoli fangosi, cosa che va molto di moda anche oggi.  Vi riporto lo scritto di un giornalista dell'epoca, si chiamava Paolo Valera, parole non nuove che mi ricordano "qualcuno":

"La sfortuna d'Italia fu di essere amministrata da caterve di notevoli farabutti nel periodo di
sessanta e più anni, specialmente con una Camera eternamente popolata di inetti, di spostati, di vecchiardi,
di gabbamondi avari, di spiantati, di avariati, di idioti, di falsari, di disonesti, di rapaci, di
dissipatori, di malviventi. Le moltitudini non potevano rimanere vittime che delle coercizioni, delle
farabuttate, delle insidie poliziesche. Con ministri volgari, abbietti, vili, ladri, capaci di nutrire se
stessi con i fondi segreti, di vendere i voti parlamentari, di svaligiare le banche governative, di trafugare
i libri statali, come il Bonghi, di appropriarsi i mobili, le statue, gli orologi a pendolo della
nazione, come i Nasi, di scarcerare condannati a pagamento, come l'ex ministro di Napoli, di compiere
le più basse azioni delle più svergognate figure del mondo criminale. I sudditi non potevano
che rimanere sudditi, gente per i loro piedi, per le loro collere, per le loro vendette. Voltiamoci indietro.
È un'intera galleria di voltafaccia, di degenerati, di scrocconi, di panamisti, di uomini dozzinali,
di carogne antisociali. Personaggi di sinistra scesi fino al limaccio degli intrighi ladreschi, fino
alla consumazione dei delitti ministeriali, fino all'appropriazione indebita, fino alla frode, al trucco
del galeotto di professione."
    

Mussolini si presentò come l'uomo nuovo contro la Casta, il moralizzatore, l'uomo della legalità; e di fatto il legalitarismo fu uno dei suoi cavalli di battaglia: non è un caso che le sue prime squadracce fasciste furono composte da giovani rivoluzionari di sinistra e anche qualche anarchico con idee molto confuse. 

Riuscì a canalizzare il disagio dei giovani verso di se con grande astuzia. Poi quando andò al Potere, ovviamente, se ne sbarazzò .  Ma questa è un'altra storia.

Nel 1922 ci fu la caduta, a causa dei fatti di Cremona, del secondo Governo provvisorio. Vi riporto uno stralcio del discorso di Mussolini, ultimo da deputato. Notate come si erge a difensore delle Istituzioni e in particolar modo del potere giudiziario:

"Finalmente, onorevole Facta! io vi dico che il vostro ministero non può vivere, perché ciò è indecoroso anche dal semplice punto di vista umano; il vostro ministero non può vivere, o meglio vegetare, o meglio ancora trascinare la sua vita, in grazia della elemosina di tutti coloro che vi sostengono, come la tradizionale corda sostiene il non meno tradizionale impiccato.
Del resto, le vostre origini sono là ad attestare il carattere del vostro ministero. Io scommetto che il primo ad essere sorpreso di diventare presidente del Consiglio, siete stato precisamente voi.
Tutti ricordano che alla vigilia della conferenza di Genova occorreva che l'Italia avesse un governo qualsiasi: così è sorto il Gabinetto Facta, il quale si è messo in una situazione di necessità. Ma noi, on. Facta, almeno teoricamente, abbiamo cercato di superare la contraddizione che ci tormenta tra il volere l'autorità dello Stato e il compiere spesso delle azioni che certamente non aumentano la forza di questa autorità.
Ed io deploro, on. Facta, le misure che avete prese contro i funzionari che rappresentavano il Governo a Cremona; perché quei funzionari hanno seguito le vostre direttive. Se non hanno ordinato di fare fuoco contro i dimostranti fascisti, evidentemente è perché voi, e giustamente, siete contrario ad ogni effusione di sangue.
Non dovevate soprattutto punire il rappresentante del potere giudiziario a Cremona, quando quei funzionari meritavano il vostro plauso.
Ed anche il vostro discorso non può piacere agli uomini che siedono da questa parte della Camera.
Il punto centrale del vostro discorso è stato un aspro richiamo alla magistratura, un aspro richiamo ai funzionari in genere; con ciò avete dato l'impressione che gli organi esecutivi dell'autorità dello Stato siano insufficienti, deficienti o complici di una delle fazioni che lottano attualmente nel paese.
Io devo dire invece che la magistratura italiana è ancora una delle poche gerarchie statali contro le quali sia assai difficile elevare critiche fondate, e che non partano da presupposti di ordine personale o di partito. E poi il Governo ha l'obbligo di coprire i suoi funzionari, di assumere esso le sue responsabilità. Il generale non punisce l'ultimo caporale. Ci sono altri elementi di critica contro il Governo Facta, da parte nostra, e per la politica finanziaria e per la politica estera.
D'altra parte la Camera deve prendere atto che il fascismo parlamentare, uscendo, come fa in questo momento, dalla maggioranza, compie un gesto di alto pudore politico e morale. Non si può essere parte della maggioranza, e nello stesso tempo agire nel paese come il fascismo è costretto per ora ad agire.
Il fascismo risolverà questo suo intimo tormento, dirà forse fra poco se vuole essere un Partito legalitario, cioè un Partito di governo, o se vorrà invece essere un Partito insurrezionale, nel qual caso non potrà più far parte di una qualsiasi maggioranza di governo, ma probabilmente non avrà neppure l'obbligo di sedere in questa Camera.
Questo che io ho chiamato equivoco fascista, sarà risolto dagli organi competenti del nostro Partito.
Ora, date queste mie dichiarazioni, voi comprendete subito che il problema della successione ci preoccupa fino ad un certo punto.
Io vi dichiaro con molta schiettezza che nessun governo si potrà reggere in Italia quando abbia nel suo programma le mitragliatrici contro il fascismo. Io non so neanche se questo sarà possibile, perché potrebbe darsi, anche per uno di quei paradossi assai frequenti nella politica e nella storia, che il Gabinetto il quale sorgesse sotto auspici e con origini nettamente antifasciste, fosse costretta a fare verso di noi una politica di grande liberalismo, perché il non farla gli procurerebbe assai maggiori noie.
D'altra parte, noi nel paese abbiamo forze molto numerose, molto disciplinate, molto organizzate. Se da questa crisi uscirà un governo che risolva il problema assillante, angoscioso nell'ora attuale, cioè il problema della pacificazione, inteso come una normalizzazione dei rapporti fra i diversi partiti, noi lo accetteremo con animo lieto, e cercheremo di adeguare tutti i nostri gregari alla necessità, sentita, del resto, intimamente da parte della nazione, alla necessità di ordine, di lavoro e di disciplina. Ma se, per avventura, da questa crisi che ormai è in atto, dovesse uscire un governo di violenta reazione antifascista, prendete atto, onorevoli colleghi, che noi reagiremo con la massima energia e con la massima inflessibilità. Noi, alla reazione, risponderemo insorgendo.
"Io debbo, per debito di lealtà, dirvi che dei due casi che vi ho testé prospettati, preferisco il primo, e per ragioni nazionali e per ragioni umane. Preferisco cioè che il fascismo, che è una forza, o socialisti, che non dovete più ignorare, e non dovete nemmeno pensare di distruggere, arrivi a partecipare alla vita dello Stato attraverso una saturazione legale, attraverso una preparazione alla conquista legale. Ma è anche l'altra eventualità, che io dovevo, per obbligo di coscienza, prospettare, perché ognuno di voi, nella crisi di domani, discutendo nei gruppi, preparando la soluzione della crisi, tenga conto di queste mie dichiarazioni, che affido alla vostra meditazione e alla vostra coscienza. Ho finito". Mussolini(19 Luglio del 1922)

Il mio scopo di questo articolo è solo un invito alla riflessione. Sono momenti come questi che proliferano i populismi e diciamolo francamente: si afferma  un fascismo dal volto sorridente ad ispirazione popolare. E i giornali squadristi che vanno ora di moda tra i giovani sono molto pericolosi perchè non fanno che rafforzare questa mentalità. Eppure Sciascia ci aveva messo in guardia.                              



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giovedì 21 luglio 2011

La vera chiave di volta per la verità dell'11 settembre, ma nessuno ne parla.

Era il 7 Maggio del 2004 quando giunse la notizia,  non sorprendendo nessuno perchè rapimenti e decapitazioni erano all'ordine del giorno, che un ragazzo americano di 26 anni fu brutalmente decapitato in Irak da Abu-Mus'ab al- Zarqawi.

Quest'ultimo come tutti saprete era considerato l'uomo di Bin Laden e di Al Qaida in Iraq; e  qualche anno dopo, l'ipotetico omicida del ragazzo, morì in seguito ad un bombardamento americano. 

Cosa c'è di strano vi chiederete e cosa diavolo c'entra con l'infinito mistero dell'11 settembre? 

Il ragazzo americano si chiamava Nicholas Evan Berg   ed era un giovane imprenditore esperto di telecomunicazioni, tanto è vero pare che si trovasse nella pericolosa Iraq proprio per motivi lavorativi.  

Ma facciamo ora un passo indietro. 

Qui non si discute sulle innumerevoli ipotesi dell'11 settembre, se sia vero , pilotato oppure no; qui espongo semplicemente un fatto che non è mai stato chiarito e nemmeno i siti dediti agli più sfrenati complottismi ne hanno dedicato una pagina.

Come tutti sappiamo, ci sarebbe stato un quinto aereo che avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca, ma il pilota dirottatore non riuscì nell'intento. Il pilota mancato sarebbe stato un certo Zacharias Moussawi e lo avrebbe confessato lui stesso nel tribunale di Virginia.
Ebbene lui confessò anche un'altra cosa interessante: aveva mandato, per realizzare il progetto Kamikaze, migliaia di e mail utilizzando la password di un'altra persona.
Tenetevi forte perchè la persona che gli prestò la sua password fu  proprio Nicholas Berg, il ragazzo che poi sarebbe stato decapitato in Irak dal gruppo di Zarqawi.  Questo ragazzo raccontò all'FBI che prestò per cortesia la sua password al Kamikaze Mossawi. Voi lo fareste? Io no. Ma pare che per l'FBI basti per rilasciarlo.

Non so voi ma a me c'è qualcosa che non torna: lui che ha fatto un favore agli uomini di Al Qaida in America, finisce nelle mani di Al Qaida in Iraq. Coincidenze straordinarie, non trovate?

La famiglia ancora oggi urla giustizia e verità perchè secondo loro il figlio è stato ucciso dagli USA stessi e, pensate, il regista Michael Moore li va ad intervistare per il famoso film documentario Fahrenheit 9/11: ci ripensa e decise all'ultimo di tagliarla. nel montaggio finale.

Una piccola storia tenuta nascosta e poco approfondita ma che potrebbe rivelare la verità sul quel famoso 11 Settembre.



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lunedì 18 luglio 2011

Cosa c'è dietro il sedicente ex precario di Montecitorio sponsorizzato dai mass media?

La mia è una breve analisi  sul sedicente ex precario di Montecitorio dove "svela" i segreti della Casta. Nel giro di poche ora ha spopolato su internet e ha raggiunto 200 mila fan. Un giochetto facile visto che l'anticasta fa presa sul popolo che giustamente si indigna. Tralasciamo il fatto che non dice nulla di nuovo perchè le sue denunce l'ha tratte dal vendutissimo e super pubblicizzato libro "La casta" e da numerosi articoli de "La Repubblica" , tralasciamo il fatto che questo suo sito è sponsorizzato da tutti i tg nazionali e quotidiani, tralasciamo anche che i populisti come Di Pietro e Fini fanno l'anticasta per mero opportunismo, allora cosa c'è sotto?

Evidente che sia l'ennesimo esperimento dall'alto per manipolare la massa. Già ho notato le prima avvisaglie quando si è parlato della manovra. Stanno facendo passare l'idea che i sacrifici vanno fatti, abbiamo dei vincoli da rispettare e per rientrare nei parametri europei c'è bisogno di lacrime e sangue. Ovvero tagli lineari da quelle sul lavoro dipendente, a quelle sui figli e sui familiari a carico, sulle rette dell'asilo nido, sull'Istruzione e la Sanità, sul mutuo e addirittura sulla ginnastica. 

Anche il centrosinistra avrebbe fatto più o meno la stessa cosa, anzi c'è Enrico Letta , nipote di quell'altro Letta, che dice addirittura che andrebbe privatizzato tutto.

Ora la gente dovrebbe concentrarsi su questo, capire quale sia la radice del problema, a che cosa porta l'ideologia del libero mercato e invece tutti concentrati sui privilegi(schifosi) della casta politica. Infatti oggi sul Fatto, il buon Fini si dice d'accordo nell'abolirli, o almeno a dargli un taglio.  Mettiamoci in testa che il taglio lineare e non razionalizzato fa in modo che comunque sia, sarà sempre il ceto più debole a dove soffrire. E non preoccupatevi che seppur si riducessero i privilegi(ma non esiste solo la casta politica) loro non avranno i problemi come i nostri: sarà un operazione simbolica e di facciata.

Ho il timore che magari si faranno anche delle manifestazioni, ma con le forche e senza colpire i veri obiettivi ; insomma questo sedicente precario di Montecitorio è una vera e propria costruzione fatta a tavolino.  

Figuriamoci che io difenda i privilegi, ma dietro il boom di questa notizia c'è sempre una notizia non data.



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domenica 17 luglio 2011

Per Niki Aprile Gatti: ma è arrivata la Morte...

Alla luce della notizia di ieri, ho deciso di pubblicare un mio racconto tragico che scrissi un anno fa. Ho cercato, secondo una mia ricostruzione personale, di descrivere cosa accadde quel maledetto 24 giugno del 2008. La notizia di ieri conferma che molto probabilmente sia andata così.

"Niente è più evidente di ciò che è nascosto."
Confucio



"Ecco mi trovo catapultato qui, e chi se lo immaginava?
Ma pazienza probabilmente sarà un'esperienza che mi renderà ancor più forte nell'affrontare la vita, ne sono sicuro. Ma quanto è triste questo carcere! I miei compagni di cella sono molto simpatici, si vede che non hanno avuto vita facile. Non so ma penso che non sia il carcere la soluzione per loro, credo che valga la stessa cosa per tante altre persone. Oh Dio mamma, non oso immaginare come stai ora! Per fortuna c'è il grande Roberto che con la sua calma ti starà tranquillizzando. Mi dispiace solo che non ti abbiano fatto parlare con me. Ma perchè si comportano così?
Ha ragione la mia cuginetta Sara, l'ho sempre detto che faceva bene a ribellarsi e cercare di cambiare qualcosa. Ecco tra poco il Giudice mi riceverà, non vedo l'ora di dire tutto quello che facevo nel mio lavoro e sicuramente mi faranno uscire. Non vedo l'ora di riabbracciarti mamma! Poi c'è il mio fratellino Nathan, immagino già le domande che mi farà. Gli racconterò la mia esperienza, lui sembra me da piccolo: così curioso del mondo...
"

L'ora d'aria! La sezione del carcere quasi deserta. Ci sono nel corridoio due uomini che sembrano detenuti in compagnia di un' altra persona, che detenuto non lo era affatto. Si sentono dei passi metallici che pian piano pare che si avvicinino verso la cella dove c'era Niki. L'altro compagno era appena uscito per farsi il metadone. L'altro era a letto forse a dormire. Niki stava pensando se fosse il caso di cambiarsi il pigiama per uscire un po' visto che era l'ora per i passeggi.


"Certo è incredibile, tutto avrei immaginato che finire in prigione. Eppure amo così tanto il lavoro, ho ancora tanti progetti da fare. Ma uscito da qua ricomincerò tutto da capo. Già sto immaginando la gioia di mammottina  quando mi rivedrà. Sono sicuro che sta facendo di tutto per vedermi e farmi uscire. Ma non servirà, chi è nel giusto come me, uscirà no? "

Ecco che entrano i tre uomini, uno ha una faccia
particolarmente brutta. Non sembra affatto gente buona. Quello che sta al letto apre un attimo gli occhi. "Tu stronzo chiudi gli occhi e dormi, stai muto sennò ti rimandiamo in Africa. Drogato di merda!" Tremando richiuse gli occhi e si paralizzò nel letto.

Niki ebbe un brivido fastidioso lungo la schiena, c'era una situazione che non gli piaceva affatto. Una sensazione indescrivibile, come se fosse un presagio di qualcosa non proprio bella.

"Dai ragazzo vieni qui dentro al bagno con noi, ti dobbiamo parlare. Tranquillo, tutto ok!"

"Ho paura, si ho paura! Mi sta battendo il cuore forte, sto sudando, cosa vogliono da me questi qui? Spero di sbagliarmi,ho una strana sensazione. Non posso credere a quello che penso. No, non posso...e poi perchè? Perchèèè? "

I due si misero di fianco a Niki, e gli bloccarono braccia
e spalle. Il terzo era dietro di lui e gli immobilizzò la testa. "Dai ragazzo fermo e zitto, sarà un attimo, quasi indolore..."
Niki urlò a squarciagola, chiese un aiuto disperato che si propagò per tutta la sezione. Forse c'era qualche altro detenuto nelle celle limitrofe che lo sentì....

"Si dice che quando si sta per morire, in un attimo, ti passa tutta la tua vita davanti. A me ora quello che sta passando è la paura fottuta della morte, della sofferenza,di quello che ci sarà dopo e non so nemmeno il perchè di tutto questo. Ho paura mamma, ho tanto paura! Ma durante questo mio urlo di aiuto e di paura sto vedendo te,mia dolce mamma! Quanto mi hai amato, è solo grazie a te che ho vissuto questa mia breve ma intensa vita piena di felicità. Se sono stato sempre un ragazzo sicuro di se è per l'amore della mia famiglia. Perchè hanno sempre creduto in me.
Ma io so che da ora in poi tu sarai perennemente triste e straziata dal dolore. Non voglio questo mamma, non lo voglio!. Oddio mamma, quanto vorrei essere ora vicino a te almeno per stringerti la mano durante il trapasso. Il mio ultimo pensiero a te e a Nathan...
Voglio tanto abbracciarvi per l'ultima volta e dirvi che questi qui non valgono nulla e non la passeranno liscia.
I vermi vivono sottoterra, ma alla fine affiorano sempre.
Ma è arrivata la Morte, inaspettata, alle 
spalle...traditrice. "

La persona che era dietro, cacciò fuori un laccio preso
dalla scarpa di Niki, lo tenne ben teso e lo avvolse intorno al collo. Poi il buio...



Noi arriveremo alla Verità, il vento questa volta tira a nostro favore e spazzerà via tutta la menzogna e il depistaggio che c'è stato. Chi sa, abbia il coraggio di parlare!

venerdì 15 luglio 2011

Per la prima volta nella storia gli inquirenti parlano di omicidio mascherato da suicidio nel carcere.

Una notizia pur essendo tragica, è importantissima per stabilire che la nostra ipotesi (per noi verità) che Niki Aprile Gatti sia stato ucciso e non suicidato sia fondata. 

La Magistratura che ha archiviato la morte di Niki come suicidio, tra le righe, aveva fatto intendere che la verità che urla a squarciagola Ornella Gemini sia quasi una ipotesi fantascientifica. Addirittura il garante dei detenuti di Sollicciano Corleone in una intervista su radio 24 ore diceva che era assurdo che Niki sia stato ucciso e che per farlo ci voleva una organizzazione troppo sofisticata e in breve tempo non potevano organizzare un omicidio. E invece oggi c'è una notizia che potrebbe aprire la strada anche all'accertamento per la vera causa della morte di Niki Aprile Gatti.

Il 18 novembre del 2007  Marco Erittu, sassarese, 40 anni, viene trovato agonizzante sul proprio letto, con un lenzuolo intorno al collo e in parte conficcato in bocca: è impossibile salvarlo.  Si pensava ad un suicidio, a una morte per impiccagione. Gli agenti della polizia penitenziaria trovarono l’uomo moribondo in cella. Sul posto giungono i medici del 118 che non possono far altro che constatare il decesso per soffocamento. Ed esattamente come Niki, la morte venne classificata come suicidio.

Ma a  distanza di quattro anni c'è stato un colpo di scena: per gli inquirenti è stato un omicidio.

Fermiamoci un attimo. Noi per Niki avevamo ipotizzato che ad ucciderlo purtroppo non sarebbe stato poi così complicato come volevano farci credere. Bastano tre persone. Due detenuti legati alla criminalità organizzata o comunque appartenenti ad una banda criminale e ovviamente per forza di cose un secondino.  

Perchè è stato ucciso Niki? Lo abbiamo detto, pubblicato, documentato molte volte: poteva essere quel granello di sabbia che avrebbe inceppato l'ingranaggio. E non doveva avvenire perchè è chiaro come la luce del sole che dietro ci siano interessi di forti Poteri che coinvolgono grossi gruppi finanziari e collusione tra Stato e criminalità organizzata.

Ritorniamo all'omicidio-suicido di Erittu. Per gli inquirenti è accaduto questo: l'agente avrebbe lasciato la porta della cella aperta, consentendo a due detenuti di entrare e soffocare Erittu con una busta di plastica avvolta intorno al capo. La cella era stata quindi richiusa e la morte di Erittu era stata classificata come suicidio

Il movente sarebbe questo: l'eliminazione di quello che sarebbe potuto diventare un testimone scomodo su vicende legati a sequestri di persona negli anni '80.  

Ora io mi chiedo: come mai  hanno archiviato in fretta e furia la morte di Niki, nonostante le numerose contraddizioni ed elementi non chiariti?
Niki è stato ucciso strozzandolo magari con lo stesso laccio che poi lo hanno utilizzato per simulare un'impiccagione davvero improbabile visto che non poteva assolutamente sostenere il suo peso.

Tutti noi che ci impegniamo per rendere Giustizia a Niki non abbiamo mai archiviato. 


E gli eventi ci stanno dando ragione. Purtroppo.






Articolo pubblicato anche qui!

mercoledì 13 luglio 2011

Roma nel sangue: il far west della criminalità organizzata

Articolo che ho scritto appositamente per Agoravox.

Regolamenti di conti, omicidi alla luce del sole, suicidi strani, attività nuove che vengono bruciate, estorsioni, appalti pilotati e tanti negozi, ristoranti, alberghi in odoro di mafia. E non sto parlando di Napoli o Reggio Calabria, e nemmeno di Palermo, ma della nostra Capitale. Una "Roma città aperta" da molto tempo alle tre principali organizzazioni mafiose e in particolar modo alla 'ndrangheta. E dove le vecchie organizzazioni locali come quella della Banda della Magliana, si stanno riorganizzando alleandosi con la criminalità organizzata.



Regolamenti di conti, omicidi alla luce del sole, suicidi strani, attività nuove che vengono bruciate, estorsioni, appalti pilotati e tanti negozi, ristoranti, alberghi in odoro di mafia. E non sto parlando di Napoli o Reggio Calabria, e nemmeno di Palermo, ma della nostra Capitale. Una "Roma città aperta" da molto tempo alle tre principali organizzazioni mafiose e in particolar modo alla 'ndrangheta. E dove le vecchie organizzazioni locali come quella della Banda della Magliana, si stanno riorganizzando alleandosi con la criminalità organizzata.


Il primo segnale della riorganizzazione altamente sottovalutata si è verificato il 4 luglio del 2009 ad Acilia, periferia sud di Roma: Emidio Salomone, considerato l'ultimo boss della Banda della Magliana e che per rendersi irriconoscibile si fece una plastica facciale, fu ucciso in pieno giorno mentre usciva dal bar. L'uomo è stato avvicinato all'uscita di una sala giochi da due uomini a bordo di una moto che gli hanno esploso contro alcuni colpi di pistola. Il secondo segnale era nel luglio del 2010: Carmine Gallo, 52 anni, detto ’O Longo, esponente del clan camorristico più potente di Torre Annunziata, era stato ucciso in via Bistagno, alla zona romana dell'Aurelio, non lontano dal residence Bastogi dove da tempo abitava.

Il far west si è accentuato in maniera particolare quest'anno tra omicidi e gambizzazioni. 

Partiamo dal quartiere Tuscolano, controllata dalla criminalità locale che sono i Casamonica assieme alla 'ndrangheta. C'è da precisare che questo quartiere è il più densamente popolato e molto spesso è diventato un ritrovo per i latitanti. Da ricordare che nel 2010 arrestarono il pentito della 'ndrangheta Giacomo Ubaldo Lauro, il cui nome torna nelle più cupe vicende di sangue degli ultimi quarant’anni, da Piazza Fontana alla strage di Gioia Tauro, alla Rivolta di Reggio Calabria e al mancato golpe Borghese.  

Al Tuscolano dall'inizio dell'anno sono accadute gravi sparatorie. Il 17 aprile scorso, sulla Tuscolana, due persone su uno scooter e col casco integrale hanno esploso tre colpi di pistola di piccolo calibro contro un romano di 47 anni, Sandro Andreini, con precedenti per droga e rapina, mentre era alla guida di una Smart in via Marco Fulvio Nobiliore.

La stessa sera ad Ostia un altro pregiudicato di 30 anni, Fabio Aragona ha aperto la porta del suo appartamento in via delle Triremi e un uomo gli ha sparato in testa un colpo di pistola mentre tentava di scappare. 

Il 13 maggio scorso cinque colpi di pistola sono stati esplosi contro l'agenzia di scommesse All In Casina, in via Tuscolana. 
Il 30 maggio due persone hanno fatto irruzione in un fast food 'Burger King', nel quartiere Tuscolano in via di Porta Furba e hanno esploso alcuni colpi di arma da fuoco su un presunto membro affiliato al clan dei Casamonica. 

E come se non bastasse, il 10 Luglio scorso, domenica notte in via Diego Angeli, al Tiburtino, due persone a bordo di uno scooter e con i caschi integrali hanno aspettato che uscisse di casa il pregiudicato 33enne Giulio Saltafilippi. Si sono avvicinati e hanno aperto il fuoco ferendogli gravemente la gamba e l'addome.


Dall'inizio dell'anno ci sono stati ben 22 omicidi, i quali più della metà sono quasi sicuramente agguati della criminalità organizzata. 

Elenchiamoli: 

Il 19 gennaio Angelo Di Masi, 44 anni, pregiudicato residente a Vibo Valentia e titolare della sala giochi "Slot gioia", è stato ucciso a Roma, quartiere prenestino, all'alba con due colpi di pistola in pieno volto.


Il 24 gennaio Carlo Ciufo, 21 anni, pregiudicato di Tor Bella Monaca, è stato freddato in zona Corcolle con un colpo di pistola alla nuca, mentre il compagno è stato ferito gravemente.

L'8 marzo una donna ancora non identificata è stata ritrovata con il corpo mutilato nella Laurentina. Oltre le ipotesi del serial killer e pista satanica, rimane ancora in piedi l'esecuzione della mafia albanese e 'ndrangheta che si occupa della prostituzione.

Il 10 aprile Roberto Ceccarelli, imprenditore di 46 anni con precedenti penali per reati finanziari, truffe e riciclaggio è stato ucciso con dei colpi di pistola nel quartiere Prati.

Il 19 aprile un pregiudicato di 33 anni è stato ucciso ad Ostia con dei colpi di pistola dopo aver aperto il portone di casa.

Il 16 maggio un uomo ancora non identificato, completamente carbonizzato, è stato ritrovato nella zona di Ponte Galeria. Secondo alcuni testimoni il corpo era all’interno di una macchina bruciata che sostava nell’area già da alcuni giorni. Ancora tutto da chiarire.

Il 29 maggio due uomini si sono sparati a vicenda in zona Cecchina. Uno si chiamava Fabio Giorgi, 42 anni, l’uomo è conosciuto nella zona per essere stato arrestato più volte per traffico di stupefacenti. Secondo gli inquirenti, nel gruppo di fuoco avrebbe fatto parte anche una vigilessa, figlia di un alto ufficiale dei Carabinieri originario del Cilento, con un fratello ufficiale della Guardia di Finanza e un'altra sorella questore. Secondo gli inquirenti, il padre della donna, insieme con due imprenditori -i fratelli Esposito- si sarebbe visto negare dall'ex "sindaco pescatore" di Pollica, Angelo Vassallo, il permesso per la realizzazione di uno stabilimento balneare ad Acciaroli.  

Infine l'ultimo omicidio del 5 Luglio, il secondo nella zona Prati. Flavio Simmi, 33 anni e già in precedenza vittima di una gambizzazione. La ragazza Paola Petti racconta che il compagno aveva notato che una gomma della sua Ford Ka era bucata, ha tentato di spostare la macchina parcheggiata in via Riccardo Grazioli Lante. Improvvisamente - ha aggiunto - sono arrivati i killer, con il volto coperto da caschi, a bordo di una motocicletta scura e quindi sono partiti i colpi di pistola.

martedì 12 luglio 2011

In ricordo di Sole, Baleno e Pelissero

Sole (l’argentina Maria Soledad Rosas), Baleno (Edoardo Massari) e Pelissero sono tre anarchici e squatters che nei primi anni '90 furono vittime di un complotto giudiziario e istituzionale. Accusati ingiustamente di aver compiuto azioni ecoterroristiche nel torinese, subirono una terribile gogna mediatica che portò al suicidio di Sole e Baleno e la condanna di Pellissero (non per associazione terroristica).

"Compagni la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo: lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, il T.A.V., la Polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema.
Noi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni e' per questo che siamo finiti in galera.
La galera e' un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone di assolutamente niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una "domandina", anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate.
Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte.
Così ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si e' permesso di avere un ultimo gesto di minima liberà, di decidere lui quando finirla con questa tortura.
Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla neanche una coperta, hanno paura che io mi uccida, secondo loro il mio e' un isolamento cautelare, lo fanno per "salvaguardarmi" e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura. Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno.
Ho per 24 ore al giorno, un'agente di custodia a non più di 5 metri di distanza.
Dopo quello che e' successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi: "adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l'accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari". Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c'è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice.
Insisto, in carcere hanno ammazzato altre persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare.
Io cercherò la forza da qualche parte, non lo so, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mia dignità e in nome di Edo.
L'unica cosa che mi tranquillizza sapere e' che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore."
Sole

Fonte: http://ita.anarchopedia.org/Sole,_Baleno_e_Pelissero 

venerdì 8 luglio 2011

La 'ndrangheta (Nona parte, ultimo capitolo): roma, capitale mafiosa.

Segue da qui, qui e qui.

Care teste di capra, tempo fa nella mia lunga inchiesta sulla 'ndrangheta(qui, qui e qui) ho anche affrontato il ruolo della mafia calabrese e non solo a Roma. Purtroppo come al solito questi giorni tutti mostrano stupore nello scoprire che la nostra Capitale è colonizzata: la solita scoperta dell'acqua calda come è accaduto con Milano che fin dagli anni 70 era in mano alle 'ndrine calabresi. 

Il problema è che tramite anche i nuovi eroi dell'informazione si sta facendo passare che Milano sia la capitale finanziaria della 'ndrangheta. Una balla colossale: la ''ndrangheta non ha nessun luogo preferito e tanto meno una suo centro finanziario.

Per ovvie ragioni, poi purtroppo non così scontate dal grande pubblico ammaestrato, si parla della Lombardia omettendo magari che ci siano altrettante regioni, e magari "rosse", ove la 'ndrangheta fa affari da capogiro. Basti pensare l'Umbria ove l'edilizia, e non solo,è un ottimo business per il riciclaggio.

Ho appositamente lasciato in sospeso l'ultima parte sulla 'ndrangheta a Roma, proprio per aspettare gli ennesimi sequestri dei beni e l'ennesimo omicidio mafioso; il ventunesimo dall'inizio dell'anno. 

Ora strumentalmente si da la colpa alla giunta di Alemanno, mentre non si dice che la criminalità organizzata proliferava anche con le altre giunte. Anzi è quando c'è la tranquillità apparente che bisogna preoccuparsi, perchè vuol dire che tramano senza disturbo. Ovviamente non assolvo Alemanno, il quale si dice stupito di quello che sta accadendo. Da vergognarsi!

Quando  ci sono gli omicidi e i sequestri, vuol dire che si rompono certi equilibri e dopo una scia di sangue si riorganizzano e operano di nuovo nel silenzio più assoluto. 

Come ho spiegato con dati e documenti della DIA, la 'ndrangheta a Roma controlla in particolar modo il centro storico e i quartiere bene; infatti non è un caso che i  loro bar e ristoranti si trovino vicino ai palazzi del Potere e sono spesso frequentati da politici, faccendieri o uomini dei servizi segreti.

Non è un caso che al quartiere Prati sono stati commessi ben due omicidi, l'ultima vittima è Flavio Simmi, già in precedenza minacciato e comunque, si vocifera,  vicino all'ambente della Banda della Magliana.

Purtroppo gira la teoria, espressa da Libera, che a Roma esiste una quinta mafia, magari creata dalla mescolanza delle bande storiche e le criminalità organizzate. Non credo che sia verosimile. La 'ndrangheta ad esempio non si confonderebbe mai con le altre mafie, ognuno mantiene il proprio rituale e territorio; e comunque collaborano senza farsi la guerra tra di loro se non indirettamente come probabilmente è avvenuto l'altro giorno con Flavio Simmi:  un omicidio commissionato indirettamente dalla 'ndrangheta, probabilmente per una questione di controllo tra la cosche calabresi e banda locale.

Qui chiudo la mia mini inchiesta sulla 'ndrangheta a Roma, anche perchè non avrà più senso visto che finalmente la grande informazione ora ne parla.




Articolo pubblicato anche qui.

mercoledì 6 luglio 2011

Ma quali Black Bloc !

Per completare il mio articolo precedente, e per fare chiarezza sulla storia dei violenti e quindi le distinzioni che strumentalmente fa questa pseudo sinistra solamente per lavarsi la loro falsa coscienza, riporto una breve intervista che è apparsa oggi sul giornale gratuito Metro

Purtroppo ancora una volta molti di noi, critici alla TAV, stiamo commettendo lo stesso errore della manifestazione studentesca del 14 Dicembre. La storia degli infiltrati che commettono violenza non riguarda più questa nuova fase di "ribellione". Il 14 Dicembre nessun studente si è dissociato dalla violenza, come oggi l'intero movimento NO TAV non si è diviso.  In questo caso, da parte nostra, non bisognerebbe far nessun distinguo: o si appoggia la protesta con tutte le sue conseguenze, oppure si prendono le distanze.  Gli infiltrati ci sono sempre stati, e in gergo sono i classici "specialotti", i poliziotti che si travestono da manifestanti per capire le azioni che il movimento vuole intraprendere.  

I Black Bloc non esistono più, ma solo nella "fantasia del Potere"...

Ecco l'intervista:

La manifestazione di domenica contro la Torino-Lione sarà ricordata più per gli scontri che per le ragioni dei valsusini. Non è una sconfitta?
No, volevamo assediare il cantiere, l'abbiamo fatto nonostante l'uso spropositato e ad altezza uomo di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine.

Resta l'immagine di una guerriglia provocata dalla galassia antagonista.
I più arrabbiati erano e sono i valsusini, altro che Black Bloc. Anche i più pacifici hanno reagito alle violenze della polizia.

Non vi siete sentiti schiacciati tra l'incudine e il martello?
C'era solo il martello delle forze dell'ordine. Io non faccio distinzione tra NO TAV buoni e cattivi. Forse nessuno ha compreso il grado di rabbia delle nostre genti.

Esiste un modo perchè le proteste trovino forme meno devastanti?
Si, che il cantiere di Chiamonte, che tra l'altro non è ancora partito, chiuda e che la TAV non si faccia.

(Intervista tratta dal quotidiano METRO del 6 Luglio 2011)

lunedì 4 luglio 2011

Prove di legalitarismo trasversale: schieriamoci con i manifestanti No TAV !

Dobbiamo avere il coraggio di schierarci senza se e senza ma. Molti hanno in bocca, perchè ora va di moda, il fatto che ci sia il vento del cambiamento; alla feste del Partito Democratico hanno fatto perfino i manifesti di una gonna alzata dal vento. E cosa sarebbe il vento del cambiamento? Il risultato delle amministrative?   
Non facciamoci fregare da questo pensiero unico che ammorba la "massa critica" che da parecchio tempo di critico non ha quasi nulla e si adagia solamente su questi falsi intellettuali o paladini della Giustizia. No, il cambiamento non potrà mai avvenire per via Istituzionale ma solamente dalle lotte della società civile, quelle che dal basso praticano la democrazia diretta e sfidano le Isitituzioni che sono ostaggio delle lobby.

Abbiamo i nuovi tre piccoli porcellini che sono Di Pietro, Bersani e Fini; un'alleanza di intenti, la falsa alternativa che appoggia la TAV, questa opera inutile progettata 15 anni fa per una previsione rivelatasi infondata. Ovvero avevano previsto che sulla linea avrebbero viaggiato milioni  e milioni di tonnellate di merci. E invece, dati alla mano, attualmente non arrivano a tre milioni l'anno. Un costo immane di circa 22 miliardi di euro, una cifra che forse andrebbe spesa per le vere priorità. E non parliamo dello scempio ambientale.

I tre piccoli porcellini assieme al Governo tutti a solidarizzare con le forze dell'ordine che in nome della legalità vogliono far svolgere i lavori. A ditte, tra l'altro, che hanno vinto gli appalti in maniera poco trasparente.

Ieri in realtà è accaduto che i poliziotti hanno ferito decine e decine di ragazzi che facevano parte del corteo pacifico. E questi ragazzi ovviamente per paura di essere arrestati non si sono fatti refertare. E' questo lo Stato di terrore in cui viviamo. 

La Storia che si ripete. Io ricordo bene quando a Genova gli allora Democratici di Sinistra si sono voluti dissociare dai manifestanti e hanno invitato la loro base a non partecipare più alla manifestazione contro il G8 e ricordo benissimo quando Di Pietro affossò la commissione parlamentare sui fatti del G8.

Questa gente assieme ai falsi intellettuali che sono riusciti ad ottenere i consensi dal Grande Pubblico, ci stanno inculcando i modelli anglosassoni, specialmente quello Statunitense. 

Non è un caso che ogni qual volta si parla di legalità prendono ad esempio quel modello. Negli USA sono riusciti in quel modo ad addomesticare gli abitanti, renderli innocui e con poca capacità critica.

Facciamo attenzione che il legalitarismo portato avanti da questi nuovi guru dell'informazione serve proprio a rendere sacre, e quindi inviolabili le Istituzioni.

In sostanza, la rinascita del liberismo economico sta andando di pari passo con la riscoperta di quei valori tradizionali ( e reazionari) che sono l'inasprimento delle politiche giudiziarie e quindi con modelli culturali( Saviano è un ottimo strumento per inculcarli, ricordatevi la sua lettera agli studenti del famoso 14 dicembre) in cui la "disciplina" sostituiva la solidarietà, la tolleranza e la sollecitudine per i deboli  o i "fuorvianti".

Nel caso di ieri i fuorvianti, per loro, sono quelli che hanno protestato con forza e decisione.

Allora per contrastare tutto questo e opporsi alle parole di un Bersani o un Di Pietro, o ad un Fini e ovviamente a questo Governo che vuole essere garantista solo per i suoi uomini, cito con forza il detto dell'anarchico Bone Slim, spesso citato durante la famosa sollevazione del 92 a Los Angeles: " Ovunque ci sia ingiustizia, il modo più appropriato di comportarsi educatamente è attaccare".

sabato 2 luglio 2011

La notte è democratica e civile.

"E' bella di notte la città. C'è pericolo ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte pure le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. 

Le persone si perdonano i vizi. 

La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l'assoluzione. Escono i trasformati, uomini vestiti da donna, perchè così gli dice la natura e nessuno li scoccia. 

Nessuno chiede conto di notte. 

Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno vengono respinti. E' una tasca rivoltata, la notte nella città. Escono pure i cani, quelli senza casa. Aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani riescono a campare senza nessuno. Di notte la città è un paese civile." 

Scritto  tratto dal libro di Erri De Luca: "Il giorno prima della felicità".