lunedì 27 giugno 2011

Il Potere occulto dell'Esercito e la sua perenne impunità.

La dittatura dei colonelli in Grecia finì in maniera "indolore"  e tramite un inganno: in realtà ci fu un accordo sotterraneo tra il tiranno Papadopulos e il futuro ministro  Karamanlis. 

All'epoca c'era l'eroe solitario Alekos Panagulis che intuì  la transizione del "Governo Ponte", sua definizione.  Tanto è vero che , dopo la dittatura militare, riuscì a trovare le prove sulle sue affermazioni ma morì in un incidente. 

Ovviamente fu ucciso. 

Per Alekos l'esercito era uno di quei Poteri che un governante con intenzioni golpiste ci teneva a corteggiarlo. 

D'altronde non è un caso che la lista della loggia P2 era piena zeppa di graduati dell'esercito e uomini dei servizi segreti. E,sarebbe bene precisarlo, i servizi si dividono in due formazioni: civili e militari.
Inutile precisare che i servizi segreti militari sono quelli più importanti e protagonisti delle tante nefandezze che arrivano fino ai nostri giorni.

Ma Panagulis subì anche, sempre in democrazia, la repressione della Magistratura; specialmente quando decise di far pubblicare i documenti in un giornale.  E infatti anche questo Potere è stato sempre utilizzato per dei scopi non tanto trasparenti, e guarda caso sempre nella lista della P2 non pochi erano quelli che appartenevano alla Magistratura. 

D'altronde negli anni 70 la Grecia era un laboratorio molto studiato dai servizi segreti italiani.  E infatti l'allora capo dei servizi segreti militari Vito Miceli(generale dell'esercito) si recava spesso nella Grecia dei colonnelli.  Giusto per ricordarlo: Vito Miceli era coinvolto nel famoso Golpe Borghese.

Sono Poteri particolari. L'esercito(e  i servizi segreti) per legge dipendono dal Governo, mentre la Magistratura è indipendente. Questo in teoria. In pratica l'esercito e i servizi segreti militari molto spesso si muovono autonomamente e se serve lavorano anche contro il proprio Governo; mentre la Magistratura(in teoria organo indipendente) non poche volte, dall'interno, agisce in combutta con altri apparati dello Stato.

I servizi segreti militari inoltre riescono anche a mettersi in proprio e a loro non bastano i soldi dello Stato. In pratica i grandi gruppi finanziari possono offrire, ai servizi, ottime coperture per agenzie informative, assumendo fittiziamente come propri dipendenti singoli operatori o dando copertura con la propria ditta a uffici dei servizi.  

In pratica il servizio segreto( statale) collabora con  grossi settori(privati) e fanno anche accordi commerciali. Avrete sentito parlare dei fondi neri del Sisde, no?

Tutto questo, in soldoni, sfocia in un unico blocco pubblico-privato che oltre a guadagnare tanti soldi riescono a condizionare, ricattare (attraverso i giornali e tv, quindi gruppi finanziari editoriali) politici che possono dare fastidio oppure manipolare l'opinione pubblica. 

Un settore strategico sia dal punto di vista economico, sia di manipolazione è quello delle Telecomunicazioni. Così si intuisce anche perchè chi in qualche modo si trova a che fare con inchieste che riguardano le telecomunicazioni, muore (Adamo Bove oppure Niki Aprile Gatti).

Ma l'esercito invece? In realtà è sempre stato temuto per ovvie ragioni, sia golpistiche che di altra natura. In Italia nessuna inchiesta è stata aperta nei suoi confronti e ogni politico, uomo di Governo e non, ha sempre mostrato rispetto e mai nessuna critica. Perfino nei momenti bui dei numerosi suicidi durante il periodo di leva. Nemmeno quando l'esercito, in particolar modo la Folgore, commise atrocità inaudite in Somalia. E nemmeno quando si sospettava che fosse complice del traffico di armi e scorie radioattive.

Si perchè, e uso la logica, se i servizi segreti militari fanno tuttora affari illegali per avere più soldi, sarebbe lecito pensare che forse anche l'esercito, che opera in diversi territori di guerra e in particolar modo in Afghanistan(il maggior produttore di oppio), potrebbe fare affari poco chiari? E abbia una sorta di impunità?

Badate bene. Io ovviamente non mi riferisco ai miliari semplici, i proletari in divisa, ma ai vertici. 

Illazioni le mie? Qualcosa piano piano invece si sta scoperchiando e cito due notizie, entrambi inquietanti. 

La prima si tratterebbe  di una inchiesta partita dalla Germania, denominata codice ecolog. Si trattarebbe di una multinazionale tedesca che dal 2003 opera in Afghanistan sotto il contratto della NATO (certo anche qui il pubblico-privato si consolida)  e fornisce impianti logistici alle basi militari. Fin qui tutto bene. Ma secondo varie informative e indagini, questa multinazionale sarebbe coinvolta nel contrabbando dell'eroina, dall'Afghanistan  appunto.  La domanda sorge spontanea: gli eserciti, compreso il nostro, non ne sapevano nulla? Come non sapevano nulla del traffico degli organi che avviene in Kossovo?
La seconda notizia riguarda l'uccisione del tenente colonnello Congiu che operava in Afghanistan. Vi copio in collo direttamente un pezzo del Messaggero:


"C’è un ombra che si distende sulla morte del tenente colonnello dei carabinieri Cristiano Congiu. Un’ombra che se trovasse qualche conferma, potrebbe far cambiare radicalmente quanto è accaduto nella valle del Panjshir, nell’Afghanistan nord-orientale. L’ufficiale dell’Arma avrebbe affidato a Facebook, in uno dei suoi ultimi messaggi, un inquietante presagio: «Qualcuno mi vuol far tacere». Congiu era un grande esperto dell’antidroga e in Afghanistan indagava proprio sulla produzione di droga destinata all’esportazione. La sua morte potrebbe quindi essere legata alla sua attività di investigatore, un agguato studiato nei minimi particolari per farlo tacere. Su quel messaggio ci sono due inchieste, una della magistratura e una dell’Arma dei carabinieri."

L'esercito, sempre temuto e a volte utilizzato per fare esperimenti sociali come all'Aquila che con la scusa dell'emergenza si vive sotto un vero e proprio regime militare, sembrerebbe che goda di una vera e propria impunità.

domenica 26 giugno 2011

Niki Aprile Gatti è ancora tra noi!

Sono passati tre anni dall'uccisione di Niki nella cella del carcere di Sollicciano.  I complici, i collusi, chi ha avuto tutto l'interesse per farlo passare come suicidio, chi si nasconde perchè ha paura di fare la stessa fine, chi è sicuro di se perchè sa che ha l'Istituzione dalla sua parte, chi ancora continua a depistare, chi infanga, chi non ha il coraggio di denunciare, chi continua ancora a reclutare, chi si disinteressa, chi preferisce non sapere perchè non vuole perdere quelle certezze che mantengono il loro fragile equilibrio hanno fallito in una cosa importante: quella di far cadere nel dimenticatoio la storia di Niki. 

Anche il peggiore tra tutti questi, non sarà mai tranquillo finchè noi continueremo in questa lotta dura, e come Don Chisciotte noi combatteremo contro i mulini al vento.  Ciò non vuol dire che sarà una battaglia impossibile: trasformeremo quei mulini al vento, in una realtà.

Qui il video della serata del 24 ad Avezzano e dopo che la scrittrice Emma Pomilio ha letto la poesia di Ornella Gemini, madre di Niki, i palloncini con scritto il suo nome sono librati nel cielo.



Hanno parlato di Niki questi giorni:

http://www.cadoinpiedi.it/2011/06/24/litalia_delle_truffe_e_dellimpunita.html

http://www.libertas.sm/cont/news/san-marino-non-puo-e-non-deve-dimenticare-niki-gatti/46960/1.html


http://www.toscananews24.it/it/notizia/cv1ep1/cv1ia_5143/default.aspx

http://www.agoravox.it/Tre-anni-dall-uccisione-di-Niki.html

mercoledì 22 giugno 2011

Tre anni dall'uccisione di Niki Aprile Gatti: la verità è questa.


Tra due giorni, ed esattamente il 24 Giugno del 2011, ricorre il terzo anniversario della morte di Niki Aprile Gatti. Tre duri anni di bugie, insabbiamenti, chiusura totale da parte dei mass media e Istituzioni. E soprattutto tre anni di dura resistenza da parte della madre Ornella Gemini affinchè si arrivi a qualcosa.

E' morto nel carcere di Sollicciano Niki, in uno dei peggiori di Italia; ove i detenuti che lo conoscono bene, pregano un Dio che forse li ha traditi, affinchè non venissero riportati là dentro. Notizia di un anno fa, è che uno di loro, appreso la notizia del ritorno in quell'inferno, ha preferito togliersi la vita. Anche il quel caso Dio ha tradito.

Ma la morte di Niki Aprile Gatti  non è da ricondurre a nessuna di quelle storie conosciute che purtroppo capitano spesso a causa della nostra inciviltà, della mancanza dello Stato di Diritto. 


Il caso di Niki non è riconducibile alla storia di Cucchi, Lonzi oppure Bianzino. Nel suo caso non c'entra la violenza delle guardie carcerarie; non era stato pestato a sangue, ma fu ucciso strangolandolo e poi è stata simulata una impiccagione.

Possiamo dire che la storia di Niki evoca la morte di Calvi, ucciso e poi hanno simulato una sua impiccagione  sotto il Ponte dei Frati Neri, a Londra.

Niki è stato arrestato assieme ad altre decine di persone tramite un' inchiesta denominata "operazione Premium"dove vedono incriminate la Oscorp SpA, Orange, OT&T e TMS, tutte residenti a San Marino, la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell'Arezzo Calcio, più altre società con sede a Londra.  Niki era un dipendente della OSCORP a San Marino fu arrestato e tradotto direttamente nel carcere di Sollicciano.

I titolari dell'indagine sono i PM di Firenze Monferini e Canessa, magistrati che non hanno voluto in tutto questo tempo far trapelare nulla sull'andamento dell'inchiesta . Potrebbe essere chiusa da tempo, oppure archiviata, oppure hanno rinviato a giudizio gli indagati. Ma non sappiamo nulla.

Sappiamo solo che Niki ha avuto un cambio di avvocato tramite un telegramma arrivatogli direttamente  nella cella di isolamento, e senza che la madre ne fosse a conoscenza. Niki fu l'unico a non avvalersi della facoltà di non rispondere. E perfino il più cretino degli avvocati sa che prima di rispondere alle domande del Giudice, bisognava almeno conoscere e studiare le carte.

Fu quella la sua condanna a morte.

Un omicidio preventivo? Programmato da tempo? E chi è stato? La risposta alle prime due domande, tramite nostre ricerche e analisi degli eventi, è senza dubbio si. Dire chi è stato facendo nome e cognome è impossibile da parte nostra anche se qualche idea di chi, dall'interno, potrebbe essere stato ce l'ho. Ma scoprire chi l'ha ucciso dovrebbe essere il compito della Magistratura.

Ma invece il Magistrato ha archiviato definitivamente, tra l'altro senza chiarire le contraddizioni, la morte di Niki come suicidio.

Dietro la sua morte ci sono quei Poteri trasversali che nell'inchiesta sembra non voluti far emergere. Eppure si intravedono senza orma di dubbio: grosse compagnie telefoniche, società off-shore, 'ndrangheta, personaggi ambigui e comunque potenti legati alla massoneria non ufficiale, medici e avvocati famosi coinvolti addirittura nei processi delle Stragi di Stato.

Il dubbio su come sia stata condotta questa inchiesta è lecito. Prendiamo ad esempio uno dei coinvolti nell'Inchiesta: Piero Mancini. Egli è una persona importante, fan di Licio Gelli,dirigente dell'Arezzo Calcio e grosso imprenditore edile, e non solo. Nonostante sia coinvolto nell'inchiesta, tramite la sua azienda M.F.B. Edilizia S.P.A. sta vincendo grossi appalti. L'ultimo è il rilancio dell'Aeroporto Marconi di Bologna.

Ma è solo uno dei tanti casi. Ad esempio c'è un certo Carlo Contini, il quale pur essendo coinvolto nell'inchiesta Premium, egli continuava a fare affari con la pericolosissima banda di Salvatore Menzo che aveva la base a Perugia, la quale faceva affari in tutta Italia. E anche in questo caso si parla di compagnie telefoniche, riciclaggio di denaro sporco e 'ndrangheta.

La novità è proprio questa. Niki , ragazzo incensurato e con una grande passione per l'informatica che finalmente l'aveva tramutata in lavoro, è stato ucciso senza nessuno scrupolo e poi messo tutto a tacere. Invece gli altri, da tempo ovviamente liberi, continuano a fare i loro affari di prima. Anzi alcuni di loro stanno avendo pure successo e avanzando di carriera.

Ricapitoliamo amaramente:  

Niki doveva avvalersi la facoltà di non rispondere. Ovvio che  avendo la coscienza a posto voleva parlare. Invece l'avvocato (quello del telegramma) l'ha lasciato fare! Una vergogna! Una delle stranezze da ricordare è che non hanno messo sotto sequestro o perquisito l'appartamento di Niki come a qualsiasi persona avrebbero fatto. Il risultato è che l'appartamento,ad insaputa della madre è stato completamente ripulito da altre  persone!Nell'inchiesta Premium non viene indagata la Telecom, la quale un ruolo invece l'aveva avuto.
Casualità? 

Hanno messo in trappola Niki e poi è stato definitivamente  archiviato tutto. Tra l'altro Ornella, con la morte di Niki, non ha nemmeno più il diritto di sapere come sia andata a finire l'inchiesta Premium e su di essa c'è il silenzio più assoluto. Non hanno mai fatto trapelare nulla! 

A pensar male a volte ci si azzecca? Si!

Il 24 giungo di quest'anno, Niki sarà ricordato ad Avezzano durante la presentazione di un libro e al cielo saranno fatti volare tanti palloncini. Non verrà mai dimenticato e soprattutto  non smetteremo mai di lottare. Anche se siamo coscienti di scontrarci contro un muro di gomma, una fortezza quasi inespugnabile. 

Articoli per approfondire la storia:
http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2009/04/niki-aprile-gatti-liberazione-sfondato.htmlhttp://incarcerato.blogspot.com/2010/12/verita-e-giustizia-per-niki-aprile.html
http://incarcerato.blogspot.com/2010/03/il-manifesto-per-niki.html
http://incarcerato.blogspot.com/2011/03/dalla-ndrangheta-massoneria-colletti.html
http://incarcerato.blogspot.com/2010/06/per-niki-aprile-gatti-ma-e-arrivata-la.html
http://incarcerato.blogspot.com/2010/05/niki-aprile-gatti-primi-rinviati.html
http://incarcerato.blogspot.com/2010/09/prima-di-addentrarmi-nello-specifico.html  http://incarcerato.blogspot.com/2010/12/verita-e-giustizia-per-niki-terza.htmlhttp://nikiaprilegatti.blogspot.com/2009/02/la-forza-della-solidarieta.html



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domenica 19 giugno 2011

Lettera di una reclusa: l'attesa infernale per i domiciliari.

Vi pubblico un'altra lettera che mi è stata inviata. E' la stessa mano della lettera che pubblicai qualche tempo fa: quella fu la descrizione dell'inferno che si vive all'interno delle nostre carceri. A molti di voi potrebbero non toccare questo racconto, ma a tanti altri si. Specialmente per quelli che hanno avuto il buonsenso di approfondire e conoscere questa realtà che dovrebbe coinvolgerci tutti noi. Nessuno di noi dovrebbe avere la sicurezza di sentirsi escluso. Facile il detto: "Se uno sbaglia, deve pagare!". Ed è proprio quella parola "sbaglia" che dovrebbe farci riflettere. Nessuno di noi è immune dallo sbaglio, e il nostro Stato ce la fa pagare cara. Troppo spesso anche con la vita. E se lo Stato stesso sbaglia, se l'uomo Magistrato accusa un innocente e quindi sbaglia, è sempre chi subisce a pagare amaramente tutto.

L'attesa per ottenere gli arresti domiciliari.

Sono nata in settembre,ma da due anni a questa parte considero idealmente come data da festeggiare il sei luglio: giorno in cui sono rinata; il giorno in cui sono uscita dal carcere. Nel corso dieci mesi di “carcerazione preventiva”, cinque dei quali di totale segregazione, il mio legale ha presentato una lunga serie di richieste di sostituzione della misura cautelare che ogni volta,esclusa l’ultima, sono state rigorosamente rigettate. Ricordo che al primo rifiuto, a distanza di pochi giorni dal mio arresto, mi ero sentita veramente persa, tanto da desiderare fortemente di compiere un gesto definitivo, che mi evitasse, come un taglio netto, di affrontare la dura prova che mi stava aspettando e sopportare il peso delle mura di dolore di cui non mi sarei potuta liberare per un lungo, interminabile tempo. Quella volta ebbi veramente il timore di non superare la notte, di non rivedere la luce del giorno dopo, e non so che cosa mi abbia veramente dato la forza di mantenere la lucidità della mia mente, forse la preghiera, forse l’amore per la mia famiglia, il desiderio e la paura di non poterli riabbracciare, il dispiacere di dover rinunciare a vedere mio nipotino crescere. L’istinto di sopravvivenza ha prevalso e queste mie parole sono solo una piccola testimonianza di uno dei momenti più bui della vita, il fondo assoluto nel quale non mi sono voluta arrendere, dal quale, faticosamente ho ricominciato la mia salita. Dopo quel primo episodio di totale smarrimento, imparai a gestire le mie emozioni, soprattutto quelle legate alle cattive notizie. Il carcere è una cassa di risonanza delle emozioni che se non sapute controllare possono travolgerti, ma questo nessuno te lo insegna. C’è solo, ma non sempre, uno psicologo, che durante i colloqui di rito ascolta le risposte alle domande che pone, annotando le sue conclusioni sulla cartella sanitaria del detenuto.

L’unica relazione un po’ più dettagliata, redatta a distanza di tre mesi dal mio ingresso e ritrovata nella documentazione sanitaria consegnatami al momento del rilascio, riporta l’esito di uno dei cd “colloqui di sostegno” di cui ti trascrivo un estratto: “…. La detenuta, conosciuta dalla scrivente sin dal suo ingresso, appare affrontare la carcerazione con sofferenza ma con grande dignità, risentendo molto delle limitazioni imposte dal giudice procedente (la donna non è autorizzata a telefonare ai propri familiari, a ricevere visite e non può avere alcuna corrispondenza epistolare). Pur presentandosi disponibile ai colloqui, riesce a livello verbale a contenere e trattenere le emozioni più profonde e più intense, che però emergono evidentemente e si colgono ad un’attenta osservazione della gestualità e della mimica facciale. I disturbi dell’appetito, del sonno e della veglia, dell’attenzione, che ha presentato in passato durante il protratto periodo di isolamento e di deprivazione sensoriale, attualmente si sono attenuati anche se ancora la donna risente del forte stato di stress ch vive e di restrizione in cui è costretta a muoversi. L’interesse, al momento, è focalizzato sull’attività di studio universitario…Il tono dell’umore pur essendo sempre deflesso appare, rispetto al periodo precedente, migliorato…” Quindi come già detto, trovandomi a dover convivere forzatamente con tanta inaspettata sofferenza, ho cercato istintivamente di raccogliere quanta più pazienza potevo, vivendo giorno per giorno in una stato di continua attesa ed allerta, senza aggrapparmi però a false speranze.

Questo mi ha aiutato ad esempio ad accettare con “filosofia” tutti i successivi rifiuti alle richieste di attenuazione della misura detentiva. La mia vita non era più nella mia disponibilità, era nelle mani e nelle decisioni di altri e né la mia disperazione né la mia rabbia mi avrebbero salvata. Intanto i mesi passavano, il mio cammino benché tutto in salita procedeva a passi che io percepivo pesantissimi. Fui trasferita e al quinto mese mi fu concesso di accedere alla vita in comune con le altre detenute, ci fu la sentenza di primo grado e anche in quell’occasione non ottenni, per l’ennesima volta, la sostituzione della misura cautelare. Era giugno ormai, il caldo avanzava insidioso fra quel cemento in cui anche l’aria faticava a circolare. Frequentemente nelle ore più calde delle giornate più calde, ci interrompevano l’erogazione dell’acqua corrente, e dovevamo sopperire ad ogni tipo di esigenza igienica servendosi di quella raccolta la notte precedente nei secchi e nei catini disseminati nel minuscolo bagno, in cui mancava persino una finestra o una piccola apertura che potesse averne una qualche parvenza. All’inizio dell’estate il mio umore era già a terra, mi sembrava tutto di nuovo immobile, lontano. Poi arrivò il giorno. Il sei luglio.

Quella mattina, come le precedenti, scesi allenove per il lavorare nella biblioteca in allestimento. Terminai alle dodici risalii in sezione per fare una doccia veloce e all’una riscendere per l’ora d’aria, nonostante il caldo. Alle due risalii in cella e di nuovo sudata mi distesi sulla branda e notai che l’agente aveva lasciato il cancello socchiuso; “che strano” pensai “forse dovrà consegnarci qualche pacco con la posta”, ma quel giorno non c’erano stati i colloqui. Dopo qualche minuto, un tempo che non ti saprei quantificare, mi sentii chiamare dalla stessa agente la quale mi invitava a presentarmi subito al gabbiotto che si trovava al centro del corridoio della sezione. Vidi che era collegata telefonicamente con il padiglione centrarle in cui si trovavano i vari uffici amministrativi, e rimanendo in linea, volle sapere il nome e l’indirizzo di mio padre. Io continuavo a non capire, il primo ed unico pensiero che ebbi fu la preoccupazione che fosse successo qualcosa di grave ad uno dei mie familiari. Mi sentii venire meno. “ E’ successo qualcosa a mio padre?> le domandai appena riattaccò. Lei, si voltò verso di me e, accennandomi un sorriso, mi rispose con uno scusabile eccesso di entusiasmo con queste testuali parole che difficilmente dimenticherò < Non è successo niente a tuo padre…è successo..vaffanculo…che te nevai a casa, ti hanno concesso i domiciliari> Non credevo a quello che avevo appena sentito, non avevo la forza di svenire né di urlare, mi venne solo spontaneo di abbracciare quella donna che ricambiò la mia stretta. Corsi totalmente confusa di nuovo in cella ad avvisare le mie compagne e con loro riuscii a piangere e ridere contemporaneamente. Non sapevo che dovevo fare, non sapevo che dire ,che pensare, troppo forte l’emozione per quella splendida notizia. Tolsi tutti gli indumenti dal mio armadietto, raccolsi i miei effetti personali, disposi il tutto sulle lenzuola della branda, le richiusi a mo’ di sacca ed ecco pronta la mia valigia per l’inizio del mio viaggio di NON ritorno. Di fatto no n ebbi il tempo materiale di salutare nessuna delle altre ragazze oltre alle miei due concelline, fra lacrime e sorrisi e un’altra detenuta alla quale riuscii, a lasciare, prima di uscire dalla sezione, il mio fornellino. Come prima cosa scesi a piano terra nella stanza adibita a deposito bagagli. Riconobbi subito la mia borsa sportiva e ci sistemai dentro le mie cose.

Ero già pronta, ma dovetti aspettare un po’ prima di essere scortata nell’edificio centrale, presso l’ufficio addetto alla riconsegna degli averi e dei documenti personali. Quel giorno tanto atteso lo stavo vivendo attimo per attimo e mi pareva un sogno: varcare quei maledetti cancelli, abbandonare per sempre quelle mura era il sogno e non è assolutamente concesso voltarsi indietro nel momento in cui si varca la soglia. Il trasferimento presso l’abitazione di mio padre avvenne con l’auto della Penitenziaria. Mi sembrò di intraprendere il primo viaggio della mia vita, percepivo tutto come nuovo: la luce abbagliante di quel pomeriggio di luglio, i colori intensi, i profumi diversi dagli odori sgradevoli degli spazi chiusi, il paesaggio, il rumore delle auto, la strada che correva dritta davanti a me. Giunsi a casa dopo poco meno di due ore, e trovai ad aspettarmi fuori i miei familiari increduli, emozionati e ancora frastornati. Fu una sorpresa per tutti, perché il mio avvocato per evitare delusioni e dispiaceri, non aveva avvisato né me né loro della presentazione della nuova istanza. Stavolta per una serie di motivi fu accolta e i miei vennero a saperlo nel momento preciso in cui stavo per essere scarcerata. Quel fantastico giorno lo percepisco ancora oggi quasi surreale, come il passaggio in un’altra dimensione. La sera quando finalmente mi distesi nel mio letto, avevo quasi paura ad addormentarmi, la stessa paura che provai la mattina successiva aprendo gli occhi. Ancora non avevo la sicurezza di essere a casa, forse era stato tutto un sogno, un’illusione. Invece al mio risveglio tutto era sempre più vero, ed io stavo iniziando a ritrovare la mia vita.




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giovedì 16 giugno 2011

Intervista al segretario del partito di sinistra ungherese: rischio guerra civile come reazione alla svolta autoritaria.

Nell'epoca della globalizzazione, dove vige la regola del mercato, dove emergono le gravi contraddizioni e il divario tra ricchi e poveri aumentano, inevitabilmente emerge la paura e il malcontento delle persone. Soprattutto quando le sinistre europee non sono in grado di porre una vera alternativa e sposano l'ideologia liberista. E come la Storia ci insegna, i partiti populisti di estrema destra aumentano i consensi e rischiano, come è già successo nel passato con Hider in Austria oppure ad un passo dalla vittoria come Le Pen in Francia.

In Ungheria, l'11 Aprile del 2010, dopo anni di Governo fallimentare del Partito Socialista, ha vinto un Partito Conservatore e per la prima volta è entrato in Parlamento un partito neonazista che dal 2, 5 per cento che aveva, è passato al 16,7.

Oggi, questo paese europeo, sta subendo una svolta autoritaria. Ne parlo con l'italo-ungherese Attila Trasciatti, segretario del partito ungherese della Sinistra Verde per capire meglio la situazione attuale.



Superiamo ogni formalità visto che ci conosciamo da parecchi anni avendo, da giovanissimi, militato nel Partito della Rifondazione Comunista. Quindi ci daremo del tu. Da ormai alcuni anni hai deciso di fare politica attiva in Ungheria. Che ruolo svolgi, e soprattutto in quale Partito militi?

Il partito si chiama Sinistra Verde (Zöld Baloldal) e ne sono presidente esecutivo, ovvero segretario nazionale secondo le norme italiane. É un partito che nasce dalla fusione di movimenti antagonisti, comunisti e verdi di sinistra nella primavera 2009.


Prima di affrontare il presente, sarebbe utile che tu mi raccontassi in maniera più sintetica possibile la trasformazione sociale e politica del tuo Paese, a partire dalla caduta del Comunismo. D'altronde come disse Dostoevskij, noi "siamo tutti esuli dal nostro passato".

La caduta del comunismo reale in Ungheria ha portato a un rifiuto della Sinistra in quanto tale, per cui in occasione delle prime elezioni libere ci fu un'ondata di partiti di destra che entrarono in Parlamento, poiché erano loro che si erano opposti maggiormente al regime precedente. La destra peró cominció subito con politiche di liberalizzazione e privatizzazioni sfrenate che accumularono il malcontento della popolazione che voleva maggiori libertá ma non un capitalismo sfrenato e disoccupazione, cosi alle elezioni successive votarono il partito socialista che venne ugualmente meno alle aspettative continuando ad appoggiare le politiche liberiste e le privatizzazioni. Per il 2002 alle elezioni si é presentato un partito socialista formalmente rinnovato e ringiovanito che é riuscito ad attrarre i giovani, il quale é riuscito a vincere anche le elezioni del 2006, ma fra crisi economica e conseguenti politiche di austerità hanno perso la maggior parte dell'elettorato di riferimento, perdendo cosi le elezioni. Il risultato é che, soprattutto da parte dei giovani c'é un allontanamento generale dalla politica, ma soprattutto dalla sinistra.


E quindi arriviamo alle elezioni di Aprile. Si parla di una vera e propria svolta storica. Oltre alla vittoria dei conservatori, quali altri elementi nuovi sono entrati in Parlamento?

Oltre i conservatori, che insieme ai democratici-cristiani hanno i due terzi dei seggi, necessari per cambiare la costituzione, sono entrati con quasi il 17% i nazionalisti del Jobbik(di ispirazione neonazista), i verdi-liberali di impostazione di sinistra del " La politica può essere differente" (é un partito antagonista, anti-sistema) e ovviamente i socialisti. Storica é l'uscita dal parlamento dei liberal-democratici e dei conservatori democratici (il partito che ha vinto le prime elezioni libere).


Si parla di deriva autoritaria. E' esagerata questa affermazione oppure il rischio è reale? Il leader leader socialista Indiko Lendvai pur riconoscendo la sconfitta, sottolinea che il suo è il “solo partito in Parlamento in grado di conservare i valori democratici”. E' davvero così?

La deriva autoritaria non é solo un allarme demagogico. É reale, e lo dimostrano le leggi autoritarie che vietano le libertá di stampa, espressione e di sciopero che sono state votate dal Parlamento. Inoltre il preambolo della nuova costituzione afferma praticamente che é ungherese solo colui che é cristiano e che la medesima costituzione difatti tutela solo coloro che rispondono a questa descrizione. Per non parlare degli accenni pressanti a Dio, patria, famiglia, Cristianitá, Regno e Santa Corona. La svolta autoritaria puó essere anche un'apertura alla Monarchia dal momento che la costituzione non esplica che forma debba avere il nuovo stato. D'altronde é stata anche cancellata la denominazione di Repubblica Ungherese trasformandola in Ungheria. A Budapest inoltre sono stati cambiati i nomi di Piazza Mosca, Piazza della Libertá e Piazza della Repubblica, poiché ricordano i regimi passati....
I socialisti sono al 15% e sono sull'orlo di tre scissioni, dai cui partiti probabilmente solo uno riuscirà ad entrare a malapena in Parlamento. Il presidente Attila Mesterházy lo ha capito e sta cercando di distrarre l'elettorato di sinistra dalle altre formazioni politiche e movimenti che si stanno organizzando anche meglio dei socialisti, tentando di egemonizzare la sinistra, senza riuscirci peraltro. In parlamento fa maggiore opposizione comunque il partito verde che é appoggiato anche da diversi movimenti antagonisti.


Ritorniamo alle leggi sulla libertà di stampa e di sciopero. Nello specifico come le limitano queste due espressioni vitali per una democrazia?

Il governo ha introdotto la censura, ovvero gli organi di stampa e di informazione (anche su internet) sono controllati governativamente. Quindi se qualsiasi giornalista "osi" scrivere qualcosa di negativo sul Premier e Governo viene punito con una multa di diverse decine di migliaia di euro e lo stesso vale per l'organo di informazione, e chi non ha i soldi necessari si vedono costretti a chiudere. In pratica, si puó scrivere e dire solo ció che il governo vuole che si senta...
Come avevo giá accennato, dal primo gennaio 2012 entrerá in vigore la nuova costituzione in cui non sará citato il diritto allo sciopero, poiché il governo non prevede questa possibilitá (mi ricorda il fascismo...). Domani (oggi n.d.r) ci sará una manifestazione sindacale alla quale ha aderito anche il sindacato delle forze dell'ordine, il quale si é apertamente schierato contro il governo. Per impedire la partecipazione di poliziotti e finanzieri, il Comando Generale di Polizia per la giornata dello sciopero ha chiamato a disposizione tutti gli agenti che si trovano nei vari corpi, impedendogli anche di portare con se il cellulare privato, cosa mai successa prima. Il governo, vista la riluttanza della polizia nell'appoggiarlo sta varando una legge in cui puó chiamare alle armi, in caso di stato d'emergenza tutti gli ungheresi tra i 18 e i 45 anni. Per stato d'emergenza si intende per esempio uno sciopero degli agenti o una loro disobbedienza. Il nostro partito sta appoggiando il Sindacato generale delle Forze dell'ordine, cosí come ovviamente ogni sindacato, nella lotta contro il delirio fascistizzante del governo ungherese. Quest'ultimo sta apportando delle modifiche talmente profonde nella struttura stessa dello Stato, che per poter cambiarle, non sará necessario vincere le elezioni, ma bisognerá cambiare tutto il sistema. Per ora la rabbia della popolazione si sta accumulando, ma continuando su questa strada forse saremo il primo Paese dell'UE dove ci sará una guerra civile (o una rivoluzione)




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lunedì 13 giugno 2011

I militari argentini (e non solo) non dimenticano.

E' successo che qualche tempo fa il proprietario di un negozio di sviluppo delle foto a Buenos Aires, vide uscire dalla macchina una serie di immagini da far venire i brividi: uomini nudi, legati e incappucciati, che venivano torturati dai militari. Elettrodi sui testicoli, immersione in tinozze di liquami, umiliazioni e violenze di ogni sorta... Da buon cittadino, il proprietario, evidentemente scosso da quelle immagini, si è precipitato a consegnarle al Segretario per i Diritti umani, che a sua volta ha avvisato il governo.

L'allora presidente Kirchner aveva immediatamente ordinato un'inchiesta intimando agli alti gradi delle forze armate di chiarire dove fossero state scattate queste terribili foto. E soprattutto di identificare i torturati e torturatori. Con grande sorpresa di tutti si scoprì non solo che quelle foto erano state scattate durante il governo democratico e non sotto il periodo nero delle dittature argentine, ma i volti dei torturatori appartenevano a ufficiali in servizio.

Ma la cosa che aveva fatto scalpore è che i torturati ovviamente non erano presunti "sovversivi"sequestrati o prigionieri per qualsiasi motivo, ma erano soldati anche loro.


Le torture non erano delle messinscene, si è così scoperto che gli eredi dei genocidi in divisa che fecero sparire nel nulla trentamila persone avevano cominciato a praticare la tortura su se stessi.

Grazie all'energica determinazione del Presidente, gli alti comandi argentini hanno dovuto spiegare che praticare la tortura sui soldati delle forze speciali serviva a temprarli e a valutare la loro soglia di resistenza in caso fossero stati arrestati dai nemici.

In poche parole questa brutale forma di addestramento(insegnata nella famigerata Scuola delle Americhe gestite dal Pentagono), questo torturarsi a vicenda, questo soffrire gratuitamente, serviva soprattutto a rendere spietati i militari, a disumanizzarli.

Per questo sono sempre pronti, nel caso si restaurasse una dittatura come quella di Videla e Massera, ad essere brutali come nel passato. Ci sono le mamme di Plaza De Mayo che con ostinazione reclamano i loro figli scomparsi e non dimenticheranno mai i loro desaparecidos.
Ma anche i militari, a modo loro,ci tengono alla memoria. E ogni tanto provano quel vissuto direttamente sul proprio corpo.

Ma non c'è nulla da gioire per questo. Proprio nulla.


giovedì 9 giugno 2011

La Magistratura : quando Antonio Gramsci la denunciava.

Diverse volte ho affrontato il discorso sulla Magistratura, e trovo sempre molta difficoltà a parlarne visto la situazione paradossale in cui viviamo. Di una sinistra che in nome dell'antiberlusconismo ha perso quel poco di idea libertaria che gli era rimasta.

Eppure ancora adesso torna di attualità la dura repressione degli anni 70, i processi privi di garanzie e condanne tramite dei discutibili pentiti. E' di oggi tra l'altro la conferma dal Brasile che Cesare Battisti non sarà estradato e in più sarà cittadino libero. Bipartisan è stata la condanna e le vesti stracciate, e ciò è preoccupante perchè l'ideologia legalitaria, un tempo di destra, ha contaminato anche le sinistre.

Dimentichiamo che il nostro Sistema Giudiziario, connesso con quello penitenziario è ingiusto. Eppure basterebbe vedere le nostre carceri, affollate da detenuti in carcerazione preventiva, quindi innocenti fino a prova contraria. E non a caso le morti avvengono proprio in quella grande percentuale che arriva a superare il 40 per cento della popolazione carceraria. Impressionante sapere che la maggior parte di loro risulteranno poi innocenti. Niki Aprile Gatti, ad esempio, se non fosse stato messo in galera in maniera preventiva, oggi sarebbe ancora vivo!


Non si può chiudere un occhio verso quei Magistrati, compresi quelli che appartengono alla Magistratura Democratica, che conducono inchieste contro i tanti ragazzi anarchici.

Ma non solo.

Ci sono innumerevoli casi di malagiustizia, ove a diverse persone hanno rovinato la vita. Ma non basta, purtroppo anche i mezzi di informazione fanno la loro parte. Troppe volte sbattono il mostro in prima pagina, e di casi Tortora ce ne sono decisamente troppi.


Vi pubblico uno scritto di Antonio Gramsci del 1918, quindi ben prima dell'avvento del Fascismo, e scoprirete con amarezza che nel 2011 abbiamo lo stesso identico problema di prima. A causa di Berlusconi e dell'antiberlusconismo se si pronunciano le stesse proposte che fece Gramsci, c'è rischio di essere bollati come amici dei delinquenti e corruttori.

Mentre invece dovremmo allarmarci perchè questo Sistema Giudiziario è prefascista. Mantiene le basi per una svolta autoritaria, mascherata di democrazia nel nome della legalità.


I DIRITTI DEL CITTADINO

1) Un cittadino italiano che venga arrestato, non può per più di dieci giorni essere tenuto all'oscuro sulle cause del suo arresto, ma deve entro dieci giorni essere condotto dinnanzi al Giudice naturale, e riottenere la sua libertà anche se provvisoria.

2) L'arresto preventivo è mantenuto solo per gli accusati di gravi colpe gravissime-quando gli indizi della colpevolezza siano tali da far apparire probabilissima la condanna- e non deve essere superiore alla misura minima della condanna.

3)Gli agenti, i giudici, i carcerieri, per colpa dei quali un cittadino viene arbitrariamente privato della libertà, sono tenuti a pagare al malcapitato una identità in solido ciascuno di lire diecimila, da scontarsi in tanti giorni di prigione in caso di insolvibilità, con iscrizione nella fedina penale, rimozione dall'impiego e perdita dei diritti civili per cinque anni.

Antonio Gramsci ,10 Settembre 1917.



Gramsci già all'epoca denunciava il sistema antidemocratico della Magistratura: l'arresto preventivo, l'isolamento e la responsabilità penale e civile che un Magistrato non ha. A pensare che il destino gli fu fatale, sotto il Fascismo Gramsci morì in carcere...


lunedì 6 giugno 2011

I giorni...

E c'erano giorni che stavi lì ad aspettare inutilmente chissà che cosa,
ed eri tu ragazza ormai adulta che ancora non riesci a cogliere il momento adatto della svolta,
e ti lasciavi abbandonare nell'ozio che porta all'inevitabile depressione lasciando il solito rancore.

E questa notte nel buio di una stanza c'eri te, ragazzo con il futuro ancora incerto,
capace solo di sognare ma mai di pretendere,
e cercavi riparo nella lettura di saggi mai del tutto compresi,
storie di altri tempi, di eroi diventati tali solo quando rimasero senza vita.

E tu donna oramai vecchia, che vivi solo di ricordi e rimani affacciata alla finestra,
scuotendo la testa per un mondo che non volevi che diventasse così,
vedi arrivare i soliti ragazzini irrispettosi che ti deridono,
e tu rispondevi con un sorriso. Amaro.

E nella notte c'è un ubriaco che cercava Dio, ma si era probabilmente nascosto.
Forse era lì,
in mezzo ad un gruppo di albanesi che discutono tra di loro,
oppure tra una ragazza sola e un matto che balla la tarantella,
o ancora tra una trans che mostra a tutti il suo corpo non suo e una vecchietta vestita di stracci,
con una gobba talmente vistosa che il suo viso rischiava di toccare
quell'asfalto che subisce, in silenzio, la pressione della moltitudine.

E i giorni passavano, e così le settimane, mesi, anni e ancora lì, ad aspettare chissà cosa.
E pensavi ancora: ecco di lì, giù, su, di là, di qua, e già.
Forse.



venerdì 3 giugno 2011

Le inchieste pilotate, i ricatti trasversali e lo scontro tra i grossi gruppi finanziari.

Prima di addentrarmi in questa discorso con tanto di fonti, preciso che qui non intendo approfondire la storia della P2 e di tutte le ramificazioni; quindi per chi non conoscesse approfonditamente questa storia che arriva fino ai giorni nostri, consiglio di leggere dei buoni libri.

Quello che vi sto per raccontare spero che serva a molti di voi nel valutare attentamente le notizie scandalistiche che i giornali mettono in circolazione: purtroppo molto spesso sono strumenti dei servizi segreti e altri poteri "occulti" che servono semplicemente per i loro affari interni, prettamente economici. E purtroppo ai nostri occhi, ingenuamente, sembrano motivazioni politiche, di alternanza, ideologiche( nel senso più alto del termine).

Cominciamo a parlare di Mino Pecorelli. Era un avvocato civilista specializzato in diritto fallimentare; professione che lasciò nel '68 per dedicarsi con impegno nella vita politica, poi al giornalismo fondando un agenzia stampa. Volontario a 17 anni nella guerra di Liberazione, fu insignito della più alta decorazione dal generale Andersen. Fondò la rivista OP che stava per Osservatorio Politico e fu un giornale molto venduto perchè si occupò di scandali importanti che poi sfociavano in vere e proprie inchieste.

Pecorelli apparteneva alla P2 di Gelli e in seguito si scoprì che riceveva notizie dagli apparati dei servizi segreti, in particolare dal generale Miceli dell'allora SID. No, Pecorelli non era un "dissidente" all'interno della P2 come uno si potrebbe immaginare, ma era uno che al Potere ci teneva e contribuì ai ricatti traversali per un proprio arricchimento personale.

Il suo compito ben preciso era di discreditare l'allora Presidente della Repubblica Leone. Quest'ultimo era un osso duro e non piaceva a Gelli, tanto è vero che nel piano piduista era anche incluso il suo rapimento e la successiva uccisione. Infatti il famoso Golpe Borghese(di cui anche il generale Miceli ne faceva parte) prevedeva questo.


In sostanza c'erano due elementi che in qualche modo erano d'abbattere perchè potevano interferire nella "grande macchinazione" : il Presidente Leone e il presidente democristiano Aldo Moro.

Entrambi non erano ben visti soprattutto dagli USA. Cosa accadde infatti?

Da una parte c'era Mino Pecorelli che fece uscire il famoso documento del Sid denominato Mi.Fo.Biali( MI: Mintoff, fratello dell'ex presidente di Malta; FO: Mario Foligni, cattolico fondatore del Nuovo partito popolare,NPP; BIALI: anagramma di Libia), il quale dette vita al suo famoso articolo a puntate che si intitolava: "Petrolio e manette".

In quel rapporto venne fuori in sostanza il legame tra ambienti politici e il traffico illegale di petrolio con la Libia, addirittura si arriva a fare dei collegamenti con la mafia siciliana. Ma adesso per noi non è nulla di nuovo perchè sappiamo che la p2 aveva intenzione di "istituzionalizzare" la mafia nel sud.

Per saperne di più su questo documento visionante questo articolo e troverete tutti i collegamenti che ci sono, ovviamente presi dalla documentazione della Commissione Anselmi.

Per semplificare, la "moglie"americana era in lotta con "l'amante"araba e questa lotta interna è la causa principale dell'assassinio di Aldo Moro. Tra l'altro solo ora sappiamo che la rottura definitiva avvenne con l'ultimo suo viaggio in America.

Mino Pecorelli si accanì con articoli scabrosi sulla vita privata e affaristica nei confronti dell'allora Presidente Leone e nello stesso tempo ricattava i suoi amici e informatori che avrebbe rivelato tutto . Insomma un doppiogiochista che la pagò cara con la sua uccisione.

Ma accadde qualcosa di molto grave nella quale si evince con chiarezza che delle inchieste purtroppo molto spesso sono orientate e pilotate per i soliti giochini di Potere.

In quegli anni come un fulmine a ciel sereno scoppiò il famoso scandalo Lockheed che coinvolsero numerose nazioni e costò le dimissioni di numerosi ministri.

Il caso coinvolse direttamente la Lockheed Corporation, azienda aeronautica statunitense, per forniture di aerei pilotate mediante tangenti e contributi da parte dei funzionari della società aerospaziale statunitense, dalla fine degli anni 50 agli anni 70, nel processo di negoziazione della vendita di aeromobili.

In Italia lo scandalo riguardò la fornitura degli aerei da trasporto c-130 ricevuti dall' Aeronautica Italiana a partire dal 1972: tutti i coinvolti furono accusati di aver intascato mazzette per miliardi di lire per favorire gli acquisti di tali aerei da parte dello Stato italiano, nonostante diversi ufficiali dell'Arma aeronautica li avessero giudicati "troppo costosi" e "inadatti alla difesa del territorio nazionale".

Lo scandalo vide coinvolti diversi alti funzionari dello Stato, tra cui il generale dell'Aeronautica Duilio Fanali, e l'allora presidente della Finmeccanica, Camillo Crociani, il quale riuscì ad evitare l'arresto fuggendo in Messico . Risultarono inoltre coinvolti dalle accuse esponenti politici di spicco tra cui proprio l'allora Presidente Giovanni Leone,il nemico giurato di Gelli e anche degli USA.

Fu chiamato in causa dal settimanale Espresso ritenendolo questo ultimo di essere Antelope Cobbler, un nome in codice che identificava come corrotto il primo ministro (Cobbler) del governo italiano (Antelope). Notizia poi rivelatasi falsa e addirittura sempre grazie a giornali, e con le notizie passate tramite un ambasciatore Americano, fecero trapelare che Aldo Moro era l'Antelope. Fatto strano è che quando uscì fuori lo scandalo P2 si trovarono tanti documenti nei quali si faceva di tutto per far credere che Moro fosse proprio il nome in codice Antelope.

Aldo Moro, pensò all'epoca che quell'inchiesta fu una montatura americana affinchè si cambiassero i vertici delle compagnie italiane mettendo persone filo americane. Era il periodo che saltò in aria l'allora Presidente dell'Eni Enrico Mattei.

Il Presidente Leone si dimise da Presidente della Repubblica e solo dopo anni sarà poi prosciolto dall'accusa. Ma tanto oramai i giochi erano fatti.

Aldo Moro poi sarà rapito e in seguito ucciso dalle BR. E i famosi documenti ove egli avrebbe fatto accuse ben precise, sparirono nel nulla. Ufficialmente non sarebbero mai esistiti.

Non esiste un' unica verità e nemmeno il bene da un lato e il male dall'altro. Sono giochi puramente di predominio economico e Gelli era solo una piccola e semplice pedina, tra l'altro la grande Tina Anselmi lo descrive come un uomo privo di fascino. E credo che abbia ragione, in più aggiungo che non mi pare sia un uomo, nonostante che scriva poesie, di grande finezza culturale ascoltandolo nelle ultime interviste.

Anche l'interno dei servizi segreti erano in lotta tra di loro e tutto questo avviene fino ai nostri giorni.

Sta ora a voi fare i dovuti paragoni, e noterete che l'influenza americana è sempre la stessa. E devo essere sincero, Berlusconi pur essendo stato ridicolo nel parlare con Obama, mi ha fatto davvero pena.

Si vede anni luce che è un uomo finito, abbandonato dai Poteri Forti, dalla finanza e questo da quando sgarrò( e non per motivi "bolscevichi" figuriamoci) facendo il famoso accordo commerciale con la Russia nel 2008. Lo sappiamo tramite i documenti di
Wikileaks.

Anche se noi società civile come al solito siamo stati strumentalizzati per questo, facendo il tifo per una grande potenza mondiale che ha rovinato il nostro Paese, rafforzando la criminalità organizzata, importando la P2 e destabilizzandoci favorendo le famosi stragi e rapimenti come quello di Aldohttp://www.blogger.com/img/blank.gif Moro.


Detto questo, personalmente, le lotte di potere non mi interessano e non faccio il tifo per nessuno. A me interessa un modello alternativo e quindi diffidiamo da alcuni giornali che fanno scoop preconfezionati. La storia si ripete, ed è sempre la stessa. Cambiano i protagonisti. E noi?




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