lunedì 1 agosto 2011

Sud Ribelle: come la Magistratura "arresta" un movimento.

 "Dedico questo articolo a tutte le vittime della persecuzione giudiziaria e a chi come me, credeva che un altro mondo era davvero possibile." L'incarcerato.

Ho deciso di raccontare un'altra storia; si perchè solo raccontando delle storie provo a far capire il sottile meccanismo della repressione giudiziaria. 

E la racconto quest'anno perchè  ricorre il decimo anniversario della fine del movimento "no global" conclusasi nella tragica repressione di Genova. E la racconto perchè, come denuncio da sempre, viviamo in un periodo ove prevarica l'ideologia legalitaria che ha infestato purtroppo la maggior parte del popolo di sinistra, quella che considero la "massa critica". E se nella società civile che si oppone alle ingiustizie manca totalmente quella buona componente libertaria, c'è rischio che si trasformi in una corrente decisamente reazionaria. Pensateci.

Cominciamo dall'inizio. Nel 1999 all'improvviso,senza che nessuno se lo aspettasse e specialmente dopo un lungo periodo di rassegnazione, nacque a Seattle un grande movimento contro il WTO(Organizzazione mondiale del commercio): una moltitudine di gente che proveniva da esperienze diverse, dai cattolici ai comunisti, dagli anarchici agli ambientalisti, cani sciolti, sindacati, numerose associazioni. Tutti insieme per contestare il neo liberismo e quindi i grandi gruppi di Potere che limitano la capacità decisionale degli Stati-nazionali.

Venne ribattezzato dai mass media il "movimento no global" e suscitò interesse e timore(per i Potenti) in tutto il mondo e come una strana alchimia molti giovani, prima disillusi, si misero ad attivarsi per dire: "Un altro mondo è possibile".

In Italia il movimento no global si rafforzò sempre di più e fu un esempio per tutto il mondo.  

La prima prova del fuoco fu a Napoli e allora c'era il Governo di Centrosinistra. Era il maggio del 2001 e il movimento riesce a portare in piazza, per la prima volta, cinquantamila persone provenienti da tutti i territori meridionali: comitati contro le discariche e gli inceneritori, comitati di base sindacali, comitati di lotta di fabbriche, studenti, immigrati, per la prima volta sono insieme a Napoli per protestare contro la vergogna rappresentata dai capi di stato riuniti e barricati in piazza Plebiscito.

Ci fu una violenta repressione da parte delle forze dell'ordine e fu una mattanza: centinaia di manifestanti assolutamente pacifici verranno massacrati dai manganelli e dai lacrimogeni e trasportati in caserme dove verranno picchiati e torturati.

Da quella esperienza si pensò nel cercare di organizzare un coordinamento tra le forze sociali, e nacque una rete : il Sud Ribelle.

Tra gli organizzatori c'era Francesco Caruso e fu la prima esperienza dei Social Forum. Dopo ne nacquero a centinaia in tutta Italia e serviva per combattere al livello locale. Partorì il famoso slogan: "Pensare globalmente, agire localmente".

Poi venne Genova e tutti noi sappiamo come è andata: repressione come a Napoli e fu ucciso Carlo Giuliani.

Ma la repressione non basta se ancora rimane intatta quella rete di persone che credono in un mondo migliore e il superamento della logica del libero mercato.

Ci pensò l'oramai conosciuto capo dei ROS : il generale Ganzer. Lo conosciamo perchè scrissi ben due articoli su di lui(qui e qui)e non è la prima volta che perseguita un movimento.

Ma Ganzer per fare i pedinamenti, le intercettazioni, servizi fotografici al movimento Sud Ribelle aveva bisogno del sostegno di una Procura.

Trovò manforte nella Procura di Cosenza e nei magistrati, Serafini, Fiordalisi e Plastina; e la Magistratura da sempre funzionale al Sistema, emana mandati di arresto a ben 18 ragazzi del Sud Ribelle.  Grave l'accusa: associazione sovversiva all’interno della quale agisce un gruppo ristretto di sovversivi con intenti terroristici.

Si avete capito bene, si parla di terrorismo. Ragazzi considerati talmente pericolosi da essere subito arrestati e trasferiti nelle carceri speciali.

Non basta, il PM Fiordalisi lancia ulteriori pensanti accuse. Elenchiamole:

"Cospirazione politica mediante associazione al fine di : Turbare l’esercizio delle funzioni del governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001; Effettuare propaganda sovversiva; Creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato. E poi ancora, Associazione per delinquere, Associazione sovversiva , Attentato contro organi costituzionali a Genova , Attentato contro organi costituzionali a Napoli, Porto di oggetti atti ad offendere, Resistenza a pubblici ufficiali, Turbativa violenta del possesso di cose immobili, Propaganda sovversiva."

Immaginate ora tutta la lunga trafila del processo, le spese processuali, le continue difese: il movimento oramai è stato ucciso. 

Non importa che poi tutto si è rivelato un teorema e le  accuse erano basate sul nulla. Non importa che sono stati spesi tanti soldi per le intercettazioni dalla Procura di Catanzaro dove magari poteva indirizzarli per contribuire a perseguitare il vero male che è la 'ndrangheta . Non importa che poi parliamo dello stesso PM Fiordalisi che archiviò la famosa denuncia del "Jolly Rosso", la famosa storia delle navi dei veleni.
Non importa che ci sono voluti più di otto anni per avere l'assoluzione da tutte quelle accuse. 

Ma importa che un movimento, oppure una persona che può mettere in crisi il Sistema, sia "arrestato" e in alcuni casi anche "suicidato".

E si, e adesso "intercettateci tutti". Ma per favore, finiamola di seguire certi superficiali slogan!



Articolo pubblicato anche qui!

10 commenti:

Anonimo ha detto...

mi rammarico oggi di non aver preso parte, dieci anni fa, ad alcuna manifestazione "no global" in Italia, mi rammarico di non aver vissuto quel senso di coinvolgimento e partecipazione attiva di un popolo che non era più massa informe, ma una variegata pluralità di individui pensanti e consapevoli contro quelle grandi concentrazioni di potere createsi con l'avvento e l'affermazione del cancro neo-liberista. E che l'onda gigante dei nuovi consapevoli, sorta di personificazione del concetto "people have the power", fosse fastidiosa e pericolosa l'ha dimostrato la violenta e plateale repressione di migliaia di dimostranti nelle piazze, continuata poi nelle aule dei tribunali,quest'ultima in particolare finalizzata a soffocare con atti di vero e proprio terrorismo giudiziario, la parte pulsante e giovane,la linfa sana e vitale dei movimenti. Quello che più mi rammarica oggi, però, oggi che sono fortemente attratta dal pensiero libertario, in cui mi riconosco, è che si guardi a quegli anni con la nostalgia di un'avventura ormai lontana, di un sogno che è rimasto irrealizzato e cosa peggiore arrivando ad esaltare determinati valori, come quello della legalità ormai sinonimo di giustizia, che ci danno la parvenza di una "tutela" in realtà solo fittizia, affidandone la realizzazione a quello stesso meccanismo di poteri che nel momento esatto in cui decidiamo di "alzare la testa" ribellandoci, non esita a farla diventare "repressione"

alpexex ha detto...

mi ricordo la manifestazione a cosenza, dopo gli arresti. e mi ricordo i cobas chiamati in tv per abiurare dopo genova. e le compartecipazioni psichiche. ma se non sbaglio gli arrestati non erano tutti giovani. e mi ricordo anche la caruseide.

NicKappa25 ha detto...

Sempre preciso Ink.
Il problema è che non si riesce a capire che il legalitarismo è la bandiera dietro cui si nascondono i più biechi processi di normalizzazione delle rivendicazioni sociali.

NicKappa25 ha detto...

Sempre preciso Ink.
Il punto è che non si riesce a comprendere il rischio di come il legalitarismo, e i suoi eccessi, possano diventare il paravento di bieche pratiche di normalizzazione delle rivendicazioni sociali. Questo solo perché davanti all'assoluta autorità della giustizia sono sempre i minori a rimetterci. Elementare, ma vero..

giuseppe ha detto...

sono d accordo con anonimo

upupa ha detto...

Come sempre preciso e puntuale il tuo ragionamento...Ricordo i vari momenti del movimento,i fatti che riporti e anche quando nel gennaio del 2003 a Porto Alegre i no global si riunirono per discutere i problemi provocati dalla globalizzazione.Quella fu una grande occasione per cercare di rendere funzionante un movimento d'opinione che per crescere aveva bisogno di una maggiore chiarezza su ciò che avrebbe voluto ottenere.Furono,in quell'occasione, più di centomila persone da tutto il mondo e votarono un documento che indicava un obiettivo da raggiungere di grande semplicità ma di grande valore:rendere illegale la povertà...
Nel nostro paese purtroppo è uso tagliare le gambe a qualsiasi movimento e lo fanno come sappiamo attraverso la pratica della legalità, dovremmo sapere che la parola legalità nasconde un terreno pericoloso,un terreno di accondiscendenza nei confronti di chi legifera,dovremmo usare altre parole come integralità,onestà...quando si sbandiera troppo la parola legalità dobbiamo cominciare ad aver paura...il legalitario si fa scudo delle leggi per "moralizzare"per reprimere,l'uomo integro invece ha la possibilità di ribellarsi al potere, di contestare ,di ragionare lucidamente sul bene comune.Confondendo il significato delle parole e dando loro un peso diverso da quello che hanno si riesce a rendere docili i cittadini,a non dare fastidio,ad essere obbedienti in nome della legalità...

l'incarcerato ha detto...

Upupa! Il tuo commento è stato davvero esemplare!

upupa ha detto...

Amico...potrei continuare e dirti per esempio che legalità spesso viene confusa con giustizia...ma il concetto è molto più alto...perchè mette in gioco una visione etica dell'uomo...da giustizia però deriva giurisprudenza...e tanti dei nostri politici sono laureati in giurisprudenza...e quindi sanno come funziona...il discorso è veramente complesso e non voglio annoiarti con le mie riflessioni...un bacio

l'incarcerato ha detto...

Invece fai bene. E' quello che cerco di spiegare attraverso alcuni miei articoli e soprattutto raccontando delle storie. Spero che nel piccolo sia riuscito nell'intento di u invito alla riflessione come stai facendo tu. Oppure spiegare cosa si nasconde dietro la "cultura" della legalità. Eppure il legalitarismo un tempo era uno dei valori tradizionali delle destre. E si badi bene, anche lo stalinismo lo era. E di fatto ci sono nostalgici come Diliberto che sono su quella strada. Ricordiamo i famigerati GOM oppure il suo voto contro l'indulto. Una chicca: non a caso Travaglio nominò gli allora comunisti italiani con gran rispetto. Rispetto che da me non avranno mai.

Anonimo ha detto...

Io a Napoli c'ero.Per questo non sono andata a Genova. Ricordo bene cosa è accaduto e le mie gambe che scattavano dietro le stradine di piazza Municipio, non lo dimenticherò mai. Ricordo ciò che è stato prima e ciò che è stato dopo quella manifestazione, ricordo i capetti, i cosiddetti "leader" che tutto sapevano e poi si sono dati alla democrazia parlamentare o a scrivere libri per Berlusconi, ricordo e ricordo troppo. Ma ricordo anche quante ne hanno prese gli sbirri e come eravamo certi (alcuni di noi) che ce l'avrebbero fatta pagare. Così fu, Genova 2001 la stavano pregustando da tanto tempo..la parola "legalità" da allora non ha avuto più senso per me. A tutt'oggi mi viene da ridere quando la sento.
Un abbraccio Inka. Anarco Femminismo