domenica 21 agosto 2011

Poesia contro la Guerra.

Ieri la pace apparente(perchè non c'è mai stata se pensiamo all'operazione piombo fuso di Israele) è finita. La guerra riprende più che mai. Sempre ieri altre 100 persone sono morte in Libia dove c'è un vergognoso intervento militare dei "volenterosi" e ancora non è finita. Eppure ancora qualcuno ci credeva alla favola della cosiddetta guerra lampo oppure alle bombe intelligenti. Intelligenti perchè contengono quell'uranio impoverito che noi non sappiamo come smaltire.  E allora vi propongo questa poesia di Quasimodo contro la guerra.

Uomo del mio tempo
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
-t'ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
 

E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
 

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo


3 commenti:

giuseppe ha detto...

non ho capito bene il tuo articolo

Itsas ha detto...

bellissima la poesia di Salvatore

questo sito ci sta bene in questo post:

http://www.antiwarsongs.org/index.php?lang=it

Anonimo ha detto...

la guerra, ieri come oggi, è sempre stata uno spietato gioco dei potenti..sempre più avidi di potere ,mascherati da civilizzatori o esportatori di democrazia che lasciano solo distruzione morte e povertà...

MEMORIA DELLE COSE - JOSE' RAMON TRUJILLO



L’angelo della Storia è solo un angelo.
La sua testa è rivolta al passato.
Con occhi stravolti contempla
la rovina del tempo che accumula,
al suo passaggio, un tempio di macerie
eretto contro il cielo. I suoi denti
digrignati stridono, le sue ali sono un subbuglio
di piume: il vento del dovere
lo trascina inesorabile verso il domani.
Vorrebbe fermarsi, cominciare
di nuovo, rettificare gli errori.
Vorrebbe disseppellire i morti.
Il suo anelito è impossibile perché
l’angelo della Storia è solo un angelo
che cammina di spalle al futuro
con occhi traboccanti di lacrime.