lunedì 28 febbraio 2011

La solitudine e la libertà.

Quasi tutti i giorni quando a Roma prendo la metro per andare al lavoro, mi capita di vedere due signori sessantenni. Due gemelli identici, stesso abbigliamento, stessa postura e quando parlano tra loro adottano un linguaggio a me sconosciuto che solo loro conoscono. Mi fanno quasi tenerezza, immagino che da quando sono nati vivono legati per sempre. Si vede che si vogliono bene e sono sicuro se uno di loro muore, anche l'altro inevitabilmente farà quella stessa fine.

Prendo spunto da loro per dire che l'uomo non è fatto per stare da solo. Ha bisogno necessariamente di compagnia, di condividere la propria esistenza con gli altri, il bisogno universale della collettività. D'altronde prima dell'Universo c'era questa massa iniziale che poi esplose. Si, inizialmente si era uniti,un tutto uno come quei due gemelli. E dopo l'esplosione è iniziata una continua e infinita ricerca tra le varie materie, e dopo anche tra le varie vite e dopo ancora tra le nostre esistenze. Anzi pare che l'Universo sia destinato a unirsi nuovamente per poi riesplodere. Il cosiddetto moto armonico.

Ma se perfino, secondo le religioni, lo stesso Dio non voleva rimanere solo e ha sentito l'esigenza di creare altri esseri, dicono, a sua somiglianza?

E' una battaglia non indifferente non incappare nella solitudine, molte volte si può essere soli anche quando si è circondati da tante persone. Ed essere amici di tutti non è così naturale, anzi io diffido da chi va d'accordo con tutti. E' una continua ricerca dell'altro, sia nella coppia e sia nella semplice amicizia. Lo yin e yang non è un simbolo a caso. Colori opposti, ma in ognuno di essi c'è dentro il colore dell'altro. Questo è il segreto dell'affinità.

Essere soli vuol dire vivere dentro una gabbia. Il segreto dell'affinità e dell'unità di intenti e di valori, è il primo sintomo della ricerca di libertà.

Le rivoluzioni non si fanno mai da soli, o meglio ci sono rare persone che nella Storia hanno provato a fare rivoluzioni solitarie e che quindi libere non sono mai state. Ma sono quelli più pericolosi e sofferenti perchè hanno dato l'esempio a tanta gente, che cercandosi, hanno provato a ribaltare il mondo.

Come disse Diego Cugia tramite il suo personaggio Jack Folla:
Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo. Ma due uomini che guardano il muro è il principio di un'evasione”.

Che dire? Cerchiamoci!




3 commenti:

Ernest ha detto...

Ciao Inka
la frase finale di Folla dice proprio tutto, i muri possono essere di tutti i tipi e da soli molte volte è davvero difficile scavalcarli

Silvia ha detto...

Anche se non sappiamo spesso cosa ci aspetta oltre...l'indeterminato non sempre è un'attesa sognante e speranzosa a volte può trasformarsi in un'angoscioso conto alla rovescia.
Credo che la differenza stia nel punto di partenza, se stai affondando non puoi che sperare che qualcosa di miracoloso accada, ma se ancora non avverti l'inesorabile e l'odore della disperazione il cambiamento può rappresentare solo un ulteriore fattore di stress...e poi non si può scordare che non tutti quelli che affogano lottano x tornare a galla, spesso al primo sforzo cedono alla serenitá della rassegnazione..del resto cosa ci sia oltre lo si vede solo quando quell'oltre lo si attraversa.

enrica ha detto...

Bella la tua riflessione sulla solitudine, Inka. Il problema è che il più delle volte, il muro è dentro di noi. La solitudine è fatta di muri eretti per tenere fuori gli altri ma che inevitabilmente tengono dentro noi...