sabato 8 gennaio 2011

Il Potere e la Polis

Ripropongo questo mio vecchio articolo di riflessione. Ogni tanto dovremmo fermarci a riflettere per evitare di essere un popolo belante che si aggrappa per forza di cose ad una persona, ad una ideologia. Ma solo per vigliaccheria e comodità.


Leggendo i racconti di Leonardo Sciascia, care teste di capra, mi prende una sorta di magone. In tutti i suoi romanzi dedicati alla criminalità del potere si avverte sempre il fallimento e l'impossibilità storica di una giustizia nei confronti di tale criminalità.

Nella tradizione di qualsiasi giallo, mi attendo sempre la soluzione del caso e il trionfo della verità. E invece lui mi disillude sempre, proprio come un bambino che scopre l'inesistenza di Babbo Natale.

Nei romanzi di Sciascia, l'investigatore perviene alla verità grazie all'uso accorto della ragione, ma questa verità viene sempre percepita individualmente, e mai diventerà verità collettiva e quindi processuale. Non avviene mai la trasformazione individuale in verità collettiva. Mai purtroppo.

E Sciascia è realista, ha analizzato a fondo la realtà di questa società. Lui fu il primo a rimanerne scottato, d'altronde quando si accorse che fu utilizzato dal Partito Comunista come specchio per le allodole candidandolo in Sicilia, ha capito fin dall'inizio che c'era in corso la mafiosizzazione dell'intera classe politica.

Purtroppo dopo l'abbandono di Pio La Torre dal parte del PC, Sciascia si accorse che la trasversalità del crimine cominciò a dilagare.


Perchè la verità percepita al livello individuale, non fa quel salto di trasformazione?

E' la stessa polis, la stessa società di cui il potere è espressione e specchio che lo impedisce. Questa è l'amara verità.

Occorre che i documenti nei quali si documenta la verità non vengano distrutti o pilotati dai Servizi Segreti, occorre che la magistratura non si faccia corrompere, occorre che gli avvocati non faccino il doppio gioco, occorre che quei pochi poliziotti o magistrati onesti non vengano trasferiti o tanto meno uccisi.


E qui non parliamo di corpi eterei, inesistenti, non tangibili. Parliamo di persone in carne ed ossa che fanno parte della polis. E senza la piena collaborazione della polis tutto è finito.

Ma non esistono solo loro, poi ci siamo noi che ci rinchiudiamo in noi stessi, pensiamo alla nostra carriera, gridiamo: "Sono di sinistra", "Sono contro la guerra", "Sono contro tutte le ingiustizie". "E' tutta colpa di quel porco di Berlusconi". Ma poi quando si tratta di mettersi in gioco, di metterci la faccia, di scendere in piazza, oppure semplicemente di aiutare il vicino di casa, si preferisce rimanere al proprio posto. Meglio non sporcarsi le mani per qualcosa di profondamente giusto, vero?

Oserei dire che il Potere si regge con la complicità della polis stessa.

Ma detto questo, non voglio assolutamente portarvi alla rassegnazione. Perchè per fortuna esiste anche l'altra polis, una piccola agorà di persone dotate di senso civico, di amore per la verità e giustizia; anche se inevitabilmente, proprio come i romanzi di Sciascia, fanno una brutta fine.

La lista dei nomi è lunga, di magistrati come Falcone e Borsellino, o intellettuali come Sciascia e Pasolini, Impastato, Rostagno e Pio La Torre. Tutti uomini e donne che tentano di opporre al pessimismo della ragione, un testardo ottimismo della volontà.

E alcuni di noi sono davvero testardi.



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Rifletto... anche Sciascia aveva "sbagliato" con Falcone Borsellino, definendoli: i professionisti dell'anti mafia! Non è facile capire, agire, farsi un'opinione libera da pregiudizi...
Eliana

l'incarcerato ha detto...

Riflettiamo meglio. Forse non hai letto bene quello che diceva in quell'articolo. Ma la colpa è stata di Saviano che davanti a 10 milioni di spettatori ha trattato con estrema superfcialità cosa voleva dire Sciascia. Ecco, facciamo attenzione ai pregiudizi. Ti invito leggerlo con attenzione e capirai che perfino Borsellino in seguito gli dette ragione nella sostanza. Comunque ti invito a leggerlo perchè il suo discorso non era centrato sulla figura di Borsellino ma su altro. E parte dal fascismo, quando lo Stato con lo strumento legalitario ha eliminato la manovalanza, rendendo forte più che mai quello dei colletti bianchi. Anche in quel caso, Sciascia da grande intellettuale ci aveva visto giusto. Solo che il corriere della sera pubblicò l'articolo per altri scopi. Certamente non suoi.