venerdì 31 dicembre 2010

E un altro anno è andato.

E così anche un altro anno intero se ne va.

E ci lascia un insieme di stagioni,di dolori, di attimi di gioia, di fallimenti, di risalite, di pianti, di risa, di contraddizioni, di abbandoni, di rinunce, di conquiste, di speranza, di disillusioni, di scontri, di forti emozioni, di cadute, di risentimenti, di rancore, di paura, di malefatte, di disfatte, di poesia, di chi qualcuno lo ha portato via, di rimpianti, di ogni caso nessun rimorso.

Di batoste, di anime contorte, di freddo, di calore, di chi non è mai di buon umore, di stupidaggini, di peccati, di sporca coscienza, di innocenza, di falsa coerenza, di dissapori, di felicità, di chi hai amato e se ne va.

Di importanza, di cortesie, di aiuti, di chi ha sempre il mal di pancia, di disdette, di arresti, di chi la violenza le ha costrette, di omicidi, di falsi suicidi, di mafie sempre più istituzionalizzate, di manifestazioni, di chi per forza di cose vuole sempre dare lezioni.

Di nuovi leader, di vecchi imbroglioni, di chi ama tutte le religioni, di tradimenti, di forti lamenti, di gente per bene, di chi si rifugia nella fede, di tumori, di espiazioni, di pentiti, di chi si sente per sempre traditi, di servi, di cortigiane , di malaffare, di latitanti, di chi acconsente sempre per paura di fare danni.

Di torpori, di malumori, di contestazioni, di bombe, di terrore, di chi attua la solita strategia della tensione, di animalisti, di ambientalisti , di comunisti, anarchici e capitalisti, di libertari, di liberisti, di conservatori e i soliti progressisti, di confidenzialisti, di federalisti , di leghisti e di soliti fascisti.

Di grandi mangiate, di fame nera, di chi non ha una fissa dimora, di chi attende una epoca nuova, di ammalati, di salutisti, di igienisti, di omofobia, di chi scruta l'universo, di chi ha il timore di un nuovo arresto, di lussuria, di ingordigia, di nuove tangenti, di chi ha paura di essere nuovamente comprato.

Di immigrati senza permesso di soggiorno, di madri coraggio e di chi non trova mai nessun coraggio, di chi fugge, di arrivismo, di particolarismo, di ermetismo, di facebook e di chi paga oro per un nuovo book, di falsi intellettuali , di precari, di sfruttati, di cassaintegrati, di torturati e di nuovi ammaestrati.




mercoledì 29 dicembre 2010

Il Generale Giampaolo Ganzer e la lunga scia di omicidi, suicidi strani e false inchieste.

Vi racconto una storia.

Il 13 giugno del 1994,il brigadiere Giuseppe Incorvaia, padre di Salvatore, andò a trovare il figlio anche lui carabiniere di Vimercate alla casa. Aveva 24 anni, sposato e con un figlio di appena venti mesi. Era inquieto e dopo tante insistenze Salvatore gli disse :"Papà, ormai sei fuori dall' Arma... E' meglio che tu non sappia". Aggiunse poi che si trattava di una storia in cui entravano pezzi grossi al di sopra di ogni sospetto e che di mezzo c' era un maresciallo. La storia non finì lì purtroppo.

La mattina del 15 giugno gli chiese di accompagnarlo dal comandante della compagnia, a Monza. Era a lui che diceva di voler raccontare tutto. Voleva lasciare Vimercate ed essere trasferito a Genova. Il comandante non si fece trovare. E Salvatore, probabilmente, firmò così la sua condanna che venne eseguita quella notte stessa.

Fu ritrovato sul ciglio di una strada, con un colpo alla tempia esploso dalla sua pistola di ordinanza. Suicidio. Ma alquanto strano perchè l'auto presentava il vetro dello sportello frantumato e che non poteva essere dovuto dalla sua pistola perchè il proiettile correva in direzione opposta. Due suoi colleghi, Salvatore Corbo e Sebastiano D' Immé, dopo qualche tempo avrebbero raggiunto il padre e gli rivelarono che non era un suicidio, ma un omicidio vero e proprio. Ma non poterono essere di grande aiuto perchè qualche tempo dopo, entrambi, morirono in circostanze strane.
Secondo il padre, per sapere la verità sulla morte del figlio, bisognerebbe andare a spulciare le carte dei ROS.

Vi racconto un'altra storia.

Un esponente della malavita, Biagio Rotondo, detto «Il Rosso» racconta al pm Salomone che nel 1991 due carabinieri del Ros lo avvicinarono in carcere e gli proposero di diventare un confidente nel campo della droga. In realtà, secondo l’accusa, questi confidenti venivano utilizzati come agenti provocatori, come spacciatori, come tramiti con le organizzazioni dei trafficanti. «Il Ros – scrivono i giudici nel rinvio a giudizio – instaura contatti diretti e indiretti con rappresentanti di organizzazioni sudamericane e mediorientali dedite al traffico di stupefacenti senza procedere nè alla loro identificazione nè alla loro denuncia, ordina quantitativi di stupefacente da inviare in Italia con mercantili o per via aerea, versando il corrispettivo con modalità non documentate e utilizzando anche denaro ricavato dalla vendita in Italia dello stupefacente importato. Denaro di cui viene omesso il sequestro».

Il pentito Biagio Rotondo venne arrestato dagli stessi ROS che ebbe denunciato e nel 2007 , nel carcere di Lucca, fu ritrovato morto suicidato.

Ecco un'altra storia che vi racconto brevemente perchè già me ne occupai tanto tempo fa ed è giusto ricordarla.

Nel 2008 in Umbria ci fu una vasta operazione denominata Bruswood e portò all'arresto di cinque ragazzi anarchici per terrorismo. Si inventarono pure la sigla: COOP-FAi, e sta per l'acronimo Contro ogni ordine pubblico-Federazione Anarchica Informale.

In Umbria c'è una grossa infiltrazione della 'ndrangheta e massoneria(che delle volte coincidono) e il riciclaggio avviene principalmente tramite il cemento. A Spoleto c'era un grande fermento contro l'eco mostro che stavano costruendo. Grazie a questa operazione si riuscì a ristabilire la "normalità"!. Ho raggiunto telefonicamente Michele Fabiani,. uno dei ragazzi inquisiti, e mi ha detto che a Marzo ci sarà il verdetto. Spero positivo per loro visto che i capi d'accusa piano piano stanno crollando tutti.

Sempre in Umbria e sempre nel 2008, un'altra operazione della quale sempre ne parlai tempo fa, riuscì a far emergere gli affari della 'ndrangheta e colletti bianchi ma non si sa più niente. Inchieste che non sia che fine abbiano fatto.

La 'ndrangheta in realtà non è stata smantellata ma si è rafforzata ancora di più. Sempre nel 2008 e sempre a Perugia stroncarono la celebre Banda degli ex Pentiti dove tra l'altro c'erano collusi personaggi che ritroviamo nell'Inchiesta Premium, inchiesta che portò alla morte di Niki Aprile Gatti perchè fini nella trappola del carcere di Sollicciano. In questo caso si appura che il capo Salvatore Menzo, nonostante i gravi capi d'accusa tra cui omicidi, è ancora agli arresti domiciliari.


Ebbene in tutte queste storie c'erano i ROS capitanati da Giampaolo Ganzer, condannato Lunedi 12 luglio 2010, a 14 anni di carcere per traffico di droga. Secondo il tribunale di Milano, il generale Ganzer e 13 altri alti ufficiali dei Carabinieri, hanno organizzato un vasto traffico per il loro arricchimento personale.

Sono recentemente uscite fuori le motivazioni e si parla esplicitamente di una mente pericolosissima e di commettere anche gravissimi reati per raggiungere gli obiettivi ai quali è spinto dalla sua smisurata ambizione. Riuscì a progettare operazioni farsa arrestando i pesci piccoli e dando forza a quelli grandi, di alto livello. In pratica erano operazioni che accrescevano la sua fama, oltre al denaro, e nello stesso tempo rafforzava i pezzi grossi.

Resta con la prescrizione una zona d’ombra anche per un carico arrivato dal Libano di 4 bazooka,119 kalasnikov, 2 lanciamissili in quel caldissimo 1993 italiano e che secondo l’originario capo d’accusa i Ros avrebbero venduto alla cosca dei Macrì-Colautti. Insomma non esitava neanche a fare probabili affari con la 'ndragheta. E allora mi chiedo fino a che punto servissero effettivamente certe operazioni contro la criminalità organizzata.

Ganzer ovviamente aveva tanti complici, anche pezzi della Magistratura. E forse non solo visto i contatti con i servizi segreti. Inevitabili per il lavoro, certamente. Ma quando si scopre che Maniero, il boss della mala del Brenta, risultava nel suo libro paga e che a sua volta aveva contatti con i servizi, beh la logica fa pensare che l'appoggio potrebbe essergli venuto dall'alto per fare questi illeciti gravissimi.

Nonostante questo capo d'amputazione, Ganzer rimane al suo posto e sta gestendo anche inchieste importanti come i fondi neri a Finmeccanica, i ricatti a Marrazzo, la P3, l’asse calabro-lombarda delle 'ndrine e gli affari della Camorra. Da notare che anche nell'inchiesta sull'asse calabro-lombarda c'è di mezzo uno stano suicidio, quello del dirigente dell'ospedale San Paolo di Milano.

Non dovrebbe starne fuori?

E a questo punto, Ganzer gestiva anche l'Inchiesta Premium visto che opera anche a Firenze? Sarebbe interessante scoprirlo.




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martedì 28 dicembre 2010

Il generale Gianpaolo Ganzer: premessa.

Stavo attendendo con ansia le motivazioni della condanna del celebre ROS Gianpaolo Ganzer per un motivo molto importante, motivi che non troverete in nessun giornale. D'altronde lo scopo del mio blog non è riportare le notizie e sinceramente non capisco a cosa serve amplificare le notizie che già ci sono.

Sto raccogliendo il materiale per poter scrivere un articolo importante, almeno credo. D'altronde per me è un gioco facile visto che quello che scriverò si collegherà alle mie inchieste sulla 'ndrangheta, è in particolare quelle relative all'Umbria. Una regione troppo sottovalutata e inspiegabilmente mai citata quando si parla della 'ndrangheta e massoneria. Ora va di moda parlare della Lombardia, spero in un breve periodo che si scopra anche quest'altra acqua calda.

Ma è un' acqua molto torbida, inquinata da quei Poteri cosiddetti occulti che amministrano l'economia e la politica, che a volte orientano inchieste apparentemente utili ma che poi si perdono inspiegabilmente nel porto delle nebbie. E ancora una volta dovrò parlare anche della storia di Niki Aprile Gatti, di anarchici ostacolati, di delinquenti protetti dai colletti bianchi e, forse, anche da dirigenti dei ROS.

La scintilla

Ogni scintilla

promessa di fuoco

E ci sono migliaia di scintille

Qualcuna di queste

accenderà il fuoco
Alekos Panagulis


Anno 2008, anno di inchieste molto oscure.

venerdì 24 dicembre 2010

Niki Aprile Gatti: i miei auguri ai complici.

Ecco, stasera milioni e milioni di famiglie , religiose e non, si appresteranno a festeggiare la viglia di natale. Tutti insieme appassionatamente a mangiare più del solito, scartare i doni, fare le telefonate di auguri ipocrite a persone che non si sentono mai durante l'anno; e improvvisamente, almeno una volta l'anno, realizzano il sogno delle famiglie del Mulino Bianco.

Magari si va pure a messa, così giusto per far contenta la propria coscienza sporcata dalla fede tramandata nei tempi, invece di sentirsela sporca per altri più importanti motivi.

Molte persone, almeno quella volta l'anno, andranno alla mensa dei poveri e faranno volontariato, poi non importa che il resto dell'anno i barboni rimarranno per strada, al freddo e poco importa che ci sono famiglie che il natale non è un momento di gioia, ma di dolore lacerante.

Non mi va di generalizzare come fate voi, miei cari lettori, non mi presto a ricordare i nomi di chi tutto l'anno vengono ricordati. No. In questo momento c'è un intera famiglia intera che soffre, c'è una madre lasciata sola da molta gente, dalle Istituzioni e pure dalla moltitudine di giornalisti che invece di essere il cane da guardia del Potere, sono esattamente il cane di compagnia.

C'è la famiglia di Niki Aprile Gatti, ragazzo che a 26 anni, nel 2008, è stato ucciso nel carcere di Sollicciano. Ed è una storia diversa da quella di Cucchi, Bianzino, Eliantonio o Marcello Lonzi.

Una storia difficilissima, non facile da raccontare, non la si fa accusando le cosiddette mele marce. Una storia troppo difficile, fastidiosa, non strumentalizzabile da nessun Partito, ideologia. E i giornalisti di professione, tutti, non ne sono all'altezza. E nemmeno potranno avere un tornaconto. D'altronde è una storia che non è di massa. Quindi chi glielo fa fare, rischiare la carriera e forse la pelle per ottenere cosa?

E senza massa, taluni personaggi , non valgono nulla.

Tanti auguri agli esecutori materiali che hanno strangolato Niki e simulato un suicidio, e secondo una mia ipotesi dovrebbero essere almeno in tre.

Tanti auguri ai mandanti che sono su alti livelli, e ancora non ne conosciamo i nomi anche se sappiamo in quale grande compagnia potrebbero appartenere. Tanti auguri a chi li ha coperti sia per interesse e sia per paura, e che continuano a fare con tutta tranquillità i loro affari. Qualcuno di loro vive anche all'estero e non è più latitante.

Tanti auguri a certi avvocati, il cui compito era di difendere i delinquenti veri e confermare il suicidio di Niki. Alcuni di loro sono anche conosciuti per altre brutte storie.

Tanti auguri al magistrato che ha archiviato vergognosamente la morte di Niki come suicidio, senza dare motivazioni forti e senza nemmeno aver verificato le contraddizioni e messaggi anonimi rintracciabili. Perfino noi abbiamo capito chi fosse l'autore del messaggio.

Tanti auguri ai magistrati che hanno condotto l'Inchiesta Premium, quella per cui Niki è stato arrestato preventivamente e poi ucciso perchè era l'unico che non si avvalse la facoltà di non rispondere. E ancora auguri a loro perchè probabilmente non sono andati oltre come avrebbero dovuto fare. Perchè?

Tanti auguri alla 'ndrangheta che in questa storia ha avuto, a mio avviso, un ruolo fondamentale.

Tanti auguri al Governo che non ha risposto a ben tre interrogazioni parlamentari, più un sollecito, che chiedono chiarezza sulla vicenda di Niki.

Tanti auguri a chi ha abbandonato Ornella nella lotta, tanti proprio perchè non volevano rovinarsi le festività. Tanti auguri ai giornalisti che ci hanno abbandonato, spariscono o perchè non sono in grado oppure , come già detto, non hanno nessun tornaconto.

E infine tanti auguri agli indifferenti, quelli non mancano mai.

Adesso invece porgo un vero augurio di buone feste alle mie dolci teste di capra, gente semplice e normale come me, che non ci hanno mai abbandonato e mai, ne sono sicuro, lo faranno.




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mercoledì 22 dicembre 2010

Roma, 22 dicembre 2010: la vittoria del movimento studentesco!

Gramsci diceva :"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti".

E ripensando a tutto questo che ho provato gioia quando ho partecipato al corteo di oggi.


Ero anche abbastanza preoccupato, d'altronde è il periodo natalizio e molta gente, sia studenti che lavoratori fuori sede , potevano benissimo non esserci per ritornare nei loro paesi di origine. E invece no. Adunata verso le 9 e 30 a piazzale Aldo Moro, di fronte alla Sapienza. Ogni minuto che passava , la piazza si riempiva di giovanissimi e non.

Alla faccia di Alemanno che vuole che il corteo rispetti il percorso stabilito, subito abbiamo disubbidito: un percorso diverso dal solito che di fatto ha bloccato tutta la Capitale, lasciando, come dissero gli studenti nel comunicato di ieri, in solitudine i Palazzi del Potere con la loro miseria e imprigionati dalla zona rossa.


Un corteo immenso, migliaia e migliaia di persone che ha bloccato la tangenziale est. Camminavamo addirittura controcorrente, bloccando tutte le auto e un brivido mi ha percosso la schiena. Un brivido di emozione perchè tanti automobilisti solidarizzavano con noi, leggevano con attenzione i volantini che gli davano e sorridevano. Non potevo non notare un ragazzo cinese, che approfittando del blocco, è salito sopra il tetto della sua macchina e ammirava il lungo fiume di gente che reclamava il diritto allo studio, al lavoro non più precario, ad un futuro migliore. Quasi 24 Km di corteo, ed eravamo tutti freschi e profumati, ma di quel profumo di libertà e democrazia.

E alla faccia del giornalista Porro che in tutte le trasmissioni dice ai ragazzi di prendersela con i pensionati perchè sono loro che ci tolgono i soldi, tutti noi applaudivamo le signore anziane che si affacciavano dai balconi. E sorridevano, erano contente, forse emozionate nel vedere che non tutto è finito. Che il futuro potrebbe essere migliore di come ce lo hanno lasciato.

Interessante , durante il tragitto, fermarsi alla sede dell'ATAC e ricordare ad Alemanno che si indigna, che assumere i parenti, e alcuni ex terroristi neri, vuol dire che porta un esempio di società squallida. Quella che non perde il vizio delle raccomandazioni e dei favoritismi.

Comunque vada, abbiamo vinto! C'è una generazione nuova, pulita che dimostra che anche nelle sconfitte non si è mai vinti, perchè si è difeso e mantenuto in vita il bene più prezioso: la dignità.

Ma oggi è stata anche una giornata di violenza, ma da parte dello Stato. Questo stesso grandioso giorno, sempre alla Sapienza, un operaio tunisino è morto schiacciato da una ruspa. La violenza del capitale un tempo verrebbe chiamata.

E' ora di cambiare, e sono sicuro che se ci fosse stato anche uno sciopero generale, noi avremmo fatto cadere il governo. Dal basso.






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lunedì 20 dicembre 2010

La manifestazione del 22 Dicembre a Roma e i tre re magi Gasparre, La Russa e Mantovano!

Come non detto care teste di capra, il Governo continua a non accettare nessuna forma di dialogo con gli studenti. Abbiamo tutti visto quell' iper-eccitato di La Russa, con la bava dalla bocca, offendere quel ragazzo che tentava di spiegare le motivazioni della loro lotta. Abbiamo sentito l'uscita di quel falso pacato di Mantovano che proponeva il DASPO anche per i manifestanti, e d'altronde si era capito che dallo stadio alla piazza il passo sarebbe stato breve. Insomma sarà lo Stato stesso a decidere chi deve o non deve scendere in piazza. Mi ricorda il fascismo quando creava i sindacati per scegliere i loro rappresentati dei lavoratori . Eppure questo comportamento è peggiore del Fascismo.

"Ma come sei esagerato!" Mi direte. E invece no.


Durante il Fascismo per un periodo ci fu come ministro dell'Istruzione Giovanni Gentile e tentò una riforma universitaria. Ebbene gli studenti universitari lo contestarono con manifestazioni e Gentile fece un passo in dietro. Ecco, l'attuale classe dirigente è peggiore del fascismo sotto questo punto di vista.

Ma come se non bastasse, un altro compare di battaglia , Maurizio Gasparri, va oltre e parla di arresti preventivi come accadde il 7 aprile del 79. Oltre che incostituzionale fa un paragone che nemmeno il peggior qualunquista di tutti i tempi farebbe.

A questo punto non è solo chiusura totale ma un vero e proprio scontro contro una generazione finalmente non più allineata e coperta come vorrebbero.

La Russa, Mantovano e Gasparri sembrano l'antitesi dei tre re magi. Non vogliono annunciare la nascita di un qualcosa di bello come questo movimento,ma lo vogliono soffocare.


L'ultima di Gaspare, ops Gasparri è questa: "Voglio fare un appello: genitori, dite ai vostri figli di stare a casa. Quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini. Vanno evitate!"

Ecco la migliore risposta che possiamo dargli è scendere tutti in piazza mercoledì 22, per una "rivolta" condivisa.




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sabato 18 dicembre 2010

Lettera a Saviano!

"Un tempo i movimenti di contestazione avevano i "cattivi maestri". Ora solo scribacchini del Potere. Ovvero i "maestri buoni"...a nulla!" L'incarcerato


Siamo fra i tanti che hanno letto Gomorra. Ci sembrava una lettura delle mafie capace di cogliere il fenomeno nel suo intreccio con la globalizzazione e la struttura capitalistica della società. Il vestito prodotto dal lavoro nero in una piccola fabbrica dell’hinterland napoletano e indossato da Angelina Jolie ci sembrava l’esempio perfetto per cortocircuitare la categoria della legalità, la distanza fra un dickensiano mondo di sotto e lo sfarzo dei vip in mondovisione. Veri o falsi che fossero, a quello e altri episodi descritti nel libro abbiamo attribuito una forte capacità evocativa, una critica esplicita al sistema, lo svelamento di un dispositivo nel quale criminalità organizzata e multinazionali sono dalla stessa parte della barricata.

Per questo non ci siamo mai appassionati alle polemiche sulla novità delle rivelazioni di Saviano, sul loro carattere inedito. E nemmeno alla querelle legata all’autenticità. Quello che ci sembrava interessante era la ricontestualizzazion-e di fatti anche noti dentro una cornice letteraria nuova, capace di esprimere dissenso e critica. Non ci siamo fatti invischiare nelle polemiche nemmeno di fronte alle palesi omissioni di Gomorra o all’assenza di un’analisi storica del rapporto fra unità d’Italia e istituzionalizzazion-e delle mafie. Secondo noi in Italia non ha senso parlare di queste ultime senza evidenziare l’intreccio ora palese ora occulto con pezzi dello Stato. Noi pensiamo due cose. Innanzitutto che i vari Riina, Schiavone e gli altri presunti boss, altro non siano che i vertici di quello che è solo il livello più evidente dell’intreccio politico-affaristico-criminale. E poi, che se anche si arrestassero tutti i mafiosi e i camorristi, senza intervenire sulle cause che danno a questi fenomeni un ampio consenso in alcuni settori della società, non si sarebbe fatto nemmeno un piccolo passo avanti. Arriverebbero altri a prenderne il posto e il gioco ricomincerebbe da capo.


Nel corso del tempo abbiamo comunque continuato a tenerci a distanza dalle polemiche, anche quando abbiamo sentito un Saviano sempre più normalizzato tessere le lodi dei “valori antimafia di Almirante”, repubblichino a Salò e fucilatore di partigiani. E lo stesso quando l’abbiamo visto allinearsi alle posizioni dei falchi filoisraeliani convinti “che libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”. Noi, che in Palestina ci siamo andati e abbiamo potuto toccare con mano la condizione di un popolo che vive sotto una feroce occupazione militare.


Riteniamo perciò di non poter essere inclusi fra coloro che lo criticano per principio, per partito preso. Tuttavia dopo la sua recente lettera agli studenti pensiamo sia opportuno rompere gli indugi e prendere posizione. Innanzitutto riteniamo inopportuna la sua pretesa di farsi tuttologo. Quali trascorsi di militanza politica ha Roberto Saviano per potersi ergere a giudice dell’operato degli studenti? Chi lo autorizza a parlare di “poche centinaia di idioti” che egemonizzerebbero le proteste, pretendendo di stabilire una divisione fra buoni e cattivi? Se con Gomorra gli abbiamo riconosciuto il merito di una scrittura fresca ed efficace, non possiamo non dire che quella lettera insiste invece su argomenti triti e ritriti che erano già vecchi quando noi, non ancora 99 Posse, occupavamo come semplici studenti le nostre facoltà durante la pantera nel 1990.


Quando Saviano invita a non mettersi il casco e sfilare a volto scoperto ignora, non si sa se per scarsa conoscenza o per malafede, le centinaia di manifestazioni pacifiche nelle quali su quelle stesse teste scoperte sono calati pesantemente i manganelli della repressione. Non avevano i volti coperti quelli massacrati alla Diaz e a Bolzaneto e nemmeno quelli che pochi giorni fa sono stati caricati e arrestati mentre solidarizzavano a Brescia con gli immigrati costretti a salire su una gru per rendere visibile al mondo la propria condizione insostenibile. Perciò quando vediamo dei caschi in un corteo non pensiamo a dei vigliacchi che hanno paura di mostrare il volto, ma solo a una legittima forma di autodifesa dei movimenti di fronte alla repressione. Se Saviano ha i suoi motivi per chiamare i carabinieri della sua scorta “i miei ragazzi”, non ne hanno altrettanti Carlo Giuliani o Stefano Cucchi. È una questione di percorsi di vita e talvolta di morte.

Noi invece, a differenza di Saviano, i movimenti li conosciamo bene in virtù di un paio di decenni di militanza. Eppure il 14 dicembre ci siamo sentiti vecchi, probabilmente per la prima volta nella nostra vita. Immaginavamo certo che quello che accade in Europa e la tensione che si sta accumulando da mesi in Italia, potessero essere il detonatore di scontri e incidenti, ma non che questi fossero così estesi da trasformarsi in tumulto. Siamo rimasti disorientati e ancora di più quando il giorno dopo si è scoperto che tutti gli arrestati non solo erano giovanissimi e senza precedenti, ma anche senza particolari esperienze di militanza. Altro che i vecchi militanti, i vecchi slogan e le vecchie canzoni di cui parla Saviano.

Quello che è accaduto a Roma è inedito e come tutti i fenomeni senza precedenti va analizzato con umiltà e rispetto, soprattutto quando la sua dinamica è straordinariamente simile alle rivolte di Londra e di Atene. C’è un’Europa di persone senza diritti e senza prospettive, di cui i giovani sono l’espressione più avanzata e combattiva, che sta realizzando di essere con le spalle al muro. Privata in maniera progressiva di diritti elementari. Undicimila euro all’anno per iscriversi all’università nel Regno Unito. I costi insopportabili della crisi scaricati su quelli che non hanno partecipato alla grande abbuffata degli anni scorsi in Grecia. La precarietà, le prestazioni di lavoro camuffate da stage gratuiti, gli stipendi da fame dei contratti a progetto, il tentativo di azzerare le conquiste dei lavoratori in Italia. E’ a tutto questo che i giovani europei si stanno ribellando e non ci sorprende che la loro protesta esploda in forme di insubordinazione violenta se la politica non offre più nessun tipo di rappresentazione politica dei loro desideri e dei loro bisogni.


All’Asinara, isola sarda un tempo nota per la presenza del carcere speciale, un gruppo di cassintegrati dorme da 296 giorni nelle celle della ex prigione. La loro protesta è pacifica, eppure da quasi un anno restano lì in attesa di risposte concrete che non arrivano. Ci farebbe piacere se Saviano, invece di pontificare su questioni che non conosce e sulle quali nessuno gli ha chiesto di ergersi a guru, sfruttasse il suo enorme potere mediatico per portare all’attenzione dell’Italia queste storie e, soprattutto, ci dicesse se le lotte devono porsi o meno il problema dell’efficacia. Un uovo sulla porta del parlamento non muta le cose, ci dice il Roberto nazionale. Sarebbe interessante che ci dicesse perché dovrebbero cambiarle le proteste che si fermano dove le camionette impediscono l’accesso a quello stesso parlamento nel quale, mentre gli studenti erano in piazza, si scriveva con la compravendita dei deputati una delle pagine più miserabili della storia di questo Paese.

Napoli 17/12/2010

fonte GlobalProject


giovedì 16 dicembre 2010

Capo d'accusa contro le Istituzioni e i gestori dell'ordine per i danni subiti a Roma.

Sento il dovere di fare un capo d'accusa al Governo e a chi ha amministrato l'ordine pubblico.

I veri colpevoli del danneggiamento sono loro e non i manifestanti. I commercianti, il comune di Roma e tutti i cittadini romani dovrebbero far parte civile di un processo d'accusa verso le Istituzioni. Sono loro i veri colpevoli.

E' dal 2008 con la famosa Onda che gli studenti hanno manifestato con grande senso civico contro il DDL Germini. Hanno fatto lezioni all'aperto, occupato per mesi le facoltà, giocato con i bambini, occupato pacificamente le strade di Roma, sono saliti sui tetti ed hanno perfino elaborato, tramite assemblee, un documento per proporre una vera riforma.

Le Istituzioni invece sono rimaste indifferenti, la Gelmini li ha perfino ridicolizzati dicendo che gli studenti facessero gli interessi del baronato. Chiusura totale.

Le Istituzioni avrebbero dovuto accoglierli, ascoltarli e magari discutere insieme il da farsi e soprattutto valorizzarli perchè da anni si diceva che esistesse una generazione silenziosa. E invece a sorpresa, in silenzio non riesce più a starci.

Chi conosce un po' l'abc della democrazia dovrebbe saper riconoscere che il conflitto sociale è la garanzia che essa esista.

Dopo tutta questa chiusura, le leggi votate senza nemmeno cambiare un articolo, un comma, e il voler approvare definitivamente un ddl che di fatto distrugge la scuola pubblica, cosa diavolo ci si aspettava? Che gli studenti lanciassero fiori e baci alle Istituzioni? Amare lo Stato?

E' più che naturale che poi alla fine arriva la disperazione e non voler più essere un movimento invisibile, inascoltato.

Questo è il mio capo d'accusa contro il Governo. E ora passiamo a chi ha gestito l'ordine pubblico.

Mettere le zone rosse, come Genova ci insegna, vuol dire voler provocare lo scontro. Un esempio? Al Social Forum di Firenze, all'indomani della manifestazione si incuteva terrore, si diceva che i no global avrebbero devastato monumenti, bruciato la città. Io c'ero ed è stata la manifestazione più civile e pacifica di tutti i tempi.

E perchè?

Semplicemente non è stata introdotta nessuna zona rossa e non si vedeva un carabiniere, un finanziere o un poliziotto in giro. Tanto è vero che la manifestazione si concluse con uno scambio di maglie e bandiere con quelli della prefettura. All'epoca c'era il prefetto Serra.

Invece a Roma hanno introdotto la zona rossa. E soprattutto sbarrare il corteo su via Del Corso è stato un errore colossale. Era inevitabile lo scontro e il danno di milioni di euro.

Vogliono difendere i Palazzi? Che li difendessero lì come nel passato è già accaduto! Al massimo ritrovavamo danneggiato un po' il Parlamento. E non credo che alla maggioranza degli Italiani sarebbe dispiaciuto.



mercoledì 15 dicembre 2010

Così vi racconto la manifestazione di ieri a Roma contro il Governo!

La manifestazione di ieri è stata memorabile, dai tempi del G8 di Genova che non ricordavo un corteo così partecipato.

Gli studenti provenivano da tutte le parti d'Italia, numerosi dal nord. Si sono riuniti tutti davanti al piazzale Aldo Moro, fuori la Sapienza. Alle 11 il corteo si è avviato scandendo slogan contro il Governo e la parola d'ordine era che comunque vada noi tutti li abbiamo sfiduciati dal basso.

E per noi tutti intendo non solo gli studenti perchè a Piazza Venezia sono poi confluiti gli operai, precari, il resto della società civile insomma. Leggendo i giornali non capisco perchè nominano il Popolo Viola. Erano si e no quattro persone con due bandiere. Invece numerosissimi i ragazzi con idee politiche ben precise, con idee e modelli sociali che portavano avanti.


Lungo la via parallela a Corso Rinascimento dove c'era Palazzo Madama, una traversa era sbarrata dalla polizia per evitare che qualche spezzone del corteo raggiungesse il Senato. Alcun ragazzi cominciarono a provocare lanciando petardi e bottiglie, i primi lacrimogeni che ti bruciavano il naso e lacrimare gli occhi si fecero sentire.

Ripeto che erano pochi ragazzi che tra l'altro erano respinti dal resto del corteo e tra di loro c'è stata anche qualche zuffa.

Purtroppo l'unica pecca è che gli studenti non hanno organizzato un servizio d'ordine che in quei casi era di forte utilità onde evitare violenze e soprattutto cacciare gli infiltrati. Inoltre mancava un coordinamento per fare i cordoni. Ma questo dimostra anche la spontaneità del movimento e la mancanza di un capo partito che dirigeva.


Raggiungemmo Piazza del Popolo, ma la gran parte del corteo stava lungo via Del Corso e in lontananza si avvertiva che c'erano in corso duri scontri. Nella Piazza nel frattempo c'era il furgoncino del Partito dei Lavoratori di Ferrando che con responsabilità attraverso il megafono si diceva agli studenti di riunirsi in Piazza e discutere lì sul da farsi. Ma sarà il linguaggio antico che non riesce più a far presa ai giovani, la mancanza di carisma, oppure la curiosità normale di vedere cosa stava accadendo i Via del Corso, purtroppo l'invito responsabile era stato declinato.

Ad un certo punto massa di gente scappava in direzione della Piazza rischiando di travolgerci a vicenda. E poi ancora i lacrimogeni. Molto più potenti di quelli iniziali, inondavano tutta Piazza del Popolo. Lacrimogeni che contengono dosi altamente cancerogene per provocare quell'effetto così dirompente.

Un via vai di ambulanze, e comunque tanta rabbia. Un ricordo vago del G8, con i soliti infiltrati e le solite notizie dei TG che parlano di una città, Roma, messa a fuoco.

Il corteo riprese ad avviarsi, costeggiando il Muro Torto, per poi concludersi di nuovo alla Sapienza.

Roma invece, tranne veramente qualche caso isolato, è stata protagonista della meglio gioventù.

E Fini, e tutti gli altri che condannano la violenza, prima di farlo però, che condannino la loro violenza perpetua, tra risse e leggi che con forza distruttrice stanno distruggendo il diritto allo studio, le scuole pubbliche, i diritti elementari dell'uomo e il lavoro.

Se qualcosa di fortemente reazionario, indotto soprattutto dai Poteri Forti , potrebbe esserci, i manifestanti di ieri e tutta la società civile combattente ne sono gli anticorpi.






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domenica 12 dicembre 2010

La Strage di Piazza Fontana e il filo conduttore che lo lega alla Grecia dei Colonnelli!

Quel maledetto giorno del 12 dicembre 1969 e precisamente alle ore 16 e 37 scoppiò una bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Da quel giorno ancora non ci sono i nomi dei responsabili che avevano stroncato diciassette vite e storpiando e amputando altre ottantotto persone.

Come il miglior depistaggio e presa di tempo per riorganizzare le stanze del Potere, l'attenzione della gente fu distolta, tre giorni dopo l'attentato, verso l'anarchico Giuseppe Pinelli. Portato in questura, nella stanza del commissario Luigi Calabresi, interrogato e "volato" dalla finestra. Ufficialmente un suicidio, ma la verità storica è che probabilmente morì a causa delle percosse subite dai poliziotti per interrogarlo, e subito dopo fu inscenato il suicidio. E nello stesso giorno, per un anarchico volato dalla finestra, un altro ancora varcò il portone principale della questura in stato d'arresto: un altro anarchico innocente di nome Pietro Valpreda.

Quello fu l'anno definito "la perdita dell'innocenza".

Simbolicamente quella deflagrazione, in quel freddo maledetto di dicembre, racchiude in sè tutto quanto accadrà in seguito. Le ideologie si accentueranno, le contrapposizioni sfocieranno in una lunga scia di sangue. Ad oltre quaranta anni da quella bomba, nessuno ancora può dire con certezza perchè venne collocata nella Banca Nazionale dell'Agricoltura. Ma certamente si è trattato dell'inizio di quella strategia della tensione elaborata a tavolino dalle Istituzioni stesse, USA, formazioni di estrema destra, massoneria, la cosiddetta struttura parallela ai servizi meglio conosciuta come l'Anello. Un servizio creato da Andreotti stesso.


Di ipotesi ce ne sono tante. Io ne aggiungo un' altra da non sottovalutare.

Nella notte fra il 20 e il 21 aprile 1967, alle 2.30, un reggimento di paracadutisti con a capo il maggiore Gheorghios Konstantopoulos occupò il ministero della Difesa. Quasi contemporaneamente, nell’oscurità della notte, una lunga colonna di mezzi corazzati alla luce delle fotoelettriche, guidata dal comandante di brigata Stylianos Pattakos, si assicurò il controllo della radio e dei centri di comunicazione, del Parlamento e del Palazzo reale. Le unità della polizia militare, sulla base di liste già predisposte dal loro comandante Ioannis Ladas, arrestarono nello spazio di cinque ore più di diecimila persone, poi trasferite in “centri di raccolta”. Tra loro anche il primo ministro Panagiotis Kannellopoulos.

Quattro carri armati bloccarono l’accesso di via Xenokratus, dove abitava insieme alla moglie. Immediatamente un commando con il mitra spianato irruppe nel suo appartamento trascinandolo in strada ancora in pigiama.


Gheorghios Papandreu, l’anziano leader dell’Unione di centro, all’epoca il maggior partito greco, fu invece prelevato nella sua casa a Kastri, appena fuori la capitale. Suo figlio Andreas, in un’altra abitazione, tentò la fuga salendo sul tetto.

Un soldato, minacciando con una pistola alla tempia il figlio quattordicenne, lo costrinse ad arrendersi. Sfuggirono alla cattura solo quelli che si spostavano di continuo, come Mikis Theodorakis, il capo della Gioventù Lambrakis. Atene dormiva ancora, anche se quella fu una notte diversa dalle altre, piena di colpi alla porta, di ordini concitati e grida soffocate.


La popolazione al mattino si accorse che i telefoni non funzionavano e che i militari occupavano il Paese. Solo alle 6 il colonnello Gheorghios Papadopoulos dichiarò di aver preso il potere per difendere la “democrazia” e la “libertà”. Non c’era stata alcuna resistenza.

La Grecia era finita in mano ai colonnelli.


Era in quel contesto che un eroe solitario di nome Panagulis, non appartenente a nessuno dei Sistemi, dei Partiti, insomma di strutture organizzate dello stesso Potere finì in prigione per aver cercato di uccidere Papadopulos.

Alekos Panagulis probabilmente scoprì che la Grecia e l'Italia erano legati da un filo inquietante. Tanto è vero che in "democrazia" fu ucciso come quei cinque anarchici calabresi: morto in un incidente.


La dittatura in Grecia era diventata un laboratorio per gli stragisti ed eversione nera. Il generale Maletti, dei servizi segreti italiani, si recava spesso in Grecia, molti estremisti di destra si addestravano lì, molti greci venivano qui da noi. C'era insomma la volontà di esportare il modello greco qui da noi.

Nel 69 la Germania, la Francia e l'Italia avevano comunque governi che in qualche modo non appoggiavano completamente la dittatura dei colonnelli. Anche perchè in Italia avevamo un Presidente della Camera dei Deputati come il grande Sandro Pertini che incontrò una volta Panagulis dicendogli che ci voleva una resistenza armata in Grecia.


In quel maledetto giorno del 12 dicembre, oltre a Milano, scoppiarono bombe a Berlino e Parigi. Forse sarà una coincidenza, forse no. Ma la mia è una pura ipotesi pero supportata dai fatti.

Sapremo la verità quando toglieranno il Segreto di Stato. Lo faranno? A me sembra che qualcosa come in quegli anni si potrebbe riproporre in questo strano periodo. Speriamo di no.




ps QUESTO POTREBBE ESSERE UN DOCUMENTO CHE POTREBBE SUFFRAGARE LA MIA TESI:
http://www.strano.net/stragi/tstragi/pfontana/append4.htm


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sabato 11 dicembre 2010

Il pozzo.

Paul Polansky è un poeta attivista per i diritti dei Rom. In Kossovo sta portando avanti una grande battaglia visto che dopo la guerra contro la Serbia, i Rom vengono sistematicamente cacciati. Una poesia profonda contro le ingiustizie nei confronti di questo popolo senza patria. Un popolo, come disse De Andrè, che meriterebbe il premio Nobel per la pace visto che non ha mai fatto nessuna guerra.

Mi presero al mercato
dove la mia gente una volta vendeva abiti,
dove gli albanesi ora fanno contrabbando.
Quattro uomini mi gettarono nel sedile di dietro
di una Lada blu, gridando “Ve lo abbiamo detto,
niente più zingari a Pristina.”

Mentre mi spingevano sul pavimento,
sentii la canna di una pistola nel mio orecchio sinistro. Era così fredda
che sobbalzai proprio mentre qualcuno premeva il grilletto.
Il sangue mi schizzò sulla faccia
dalla ferita sulla spalla.
Caddi giù, fingendo di essere morto.

Pregai la mia amata e defunta madre,
tutti gli spiriti, che quegli uomini non si accorgessero
da dove fuoriusciva il sangue.
Quando arrivammo, mi tirarono fuori
per i piedi. La testa sbatté per terra
rimbalzando su alcune pietre.

Mi gettarono a testa in giù in un pozzo.
Non toccai l’acqua.
C’erano troppi corpi.
Rimasi rannicchiato, quasi incosciente
fino a che l’odore della calce umida
mi fece riprendere i sensi.

Trattenni il fiato finché sentii
la macchina ripartire, poi mi sentii soffocare
dal fetore che mi circondava.
Con una sola mano, mi tirai su
arrampicandomi su gambe rigide
che mi fecero da scala.

La mia faccia, le mani, il mio intero corpo
bruciava per la calce. Usai dell’erba
per pulire quello che potevo,
poi camminai barcollando lungo una strada sporca
verso una lunga fila
di luci che si muovevano lentamente.

Venti minuti più tardi ero sull’autostrada
guardando i camion e le jeep color oliva,
che mi passavano accanto come se fossi un palo del telefono.
Alla fine crollai davanti a due fari.
Non so dire se l’ultimo suono che sentii
fu uno stridio o un grido.

Il giorno dopo in un ospedale militare
NATO fui interrogato per qualche minuto.
L’interprete albanese fece ridere i soldati.
A mezzogiorno stavo camminando
attraverso i boschi seguendo un sentiero per carri
che nessuno usava più,

tranne gli zingari
che fuggivano da un paese
in cui avevano vissuto
per quasi
settecento anni.




giovedì 9 dicembre 2010

Verità e Giustizia per Niki: terza interrogazione parlamentare di Elio Lannutti!

La nostra insistenza per fa luce sulla morte di Niki Aprile Gatti ucciso nel carcere di Sollicciano, ufficialmente suicidato, è andata a buon frutto. Il senatore Elio Lannutti ha presentato la terza interrogazione parlamentare e con insistenza chiede che si faccia luce sui tanti punti oscuri della vicenda. Niki Aprile Gatti non è stato ucciso dalle solite "mele marce", ma da quei Poteri che sono riusciti a far insabbiare la morte e soprattutto attuando il metodo del "silenzio" stampa. Questa interrogazione dovrebbe far sobbalzare l'Italia intera ma i mass media tacciono. Il Governo non può tacere, perchè se ci sarà l'ennesimo silenzio allora vorrà dire che si accerterà la complicità delle Istituzioni. Eppure basterebbe una risposta alla domanda: che fine ha fatto l'Inchiesta Premium?



LANNUTTI
- Al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

il 24 giugno 2008 Niki Aprile Gatti, 26 anni, muore dopo appena 4 giorni dal suo arresto nel carcere di Sollicciano (FI) apparentemente per un suicidio inspiegabile, in cui sebbene le indagini a quanto risulta all'interrogante paiono mostrare l'impossibilità di tale spiegazione la Procura di Firenze chiude le indagini archiviandole come un suicidio;

con la decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze di archiviare l'indagine sulla sua morte (nonostante la dura opposizione di sua madre, Ornella Gemini, spesso definita "madre-coraggio" per la straordinaria tenacia dimostrata durante questa durissima battaglia), Niki Aprile Gatti torna ad essere a tutti gli effetti, ma contro ogni logica, un "suicida";

Gatti viveva a San Marino dove lavorava come informatico per il gruppo di aziende oggetto dell'inchiesta Premium che vede incriminate la Oscorp SpA, Orange, OT&T e TMS, tutte residenti a San Marino, la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell'Arezzo Calcio, più altre società con sede a Londra;

Gatti, incensurato, viene arrestato dopo essersi costituito e aver chiesto di testimoniare nell'inchiesta Premium, ma non viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati, ma, solo fra tutti, nel carcere di massima sicurezza;

apparentemente la morte di Niki Aprile Gatti è il più classico dei suicidi perché viene trovato impiccato ad una corda costruita con strisce di jeans e lacci di scarpe nel bagno della cella numero 10, IV sezione, del carcere, ma ancora oggi tante cose continuano a far pensare che si tratti di un suicidio simulato;

continua a destare sospetti il fatto che la morte di Gatti sia avvenuta durante o subito dopo l'ora d'aria in cui c'è piena libertà di movimento nel carcere. Così come li desta la misteriosa sparizione della prima richiesta di opposizione all'archiviazione presentata da Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti;

le testimonianze dei suoi due compagni di stanza, fondamentali nel confermare il suicidio, non collimano;

le testimonianze dei tanti che hanno visto Gatti negli ultimi giorni di vita in carcere ne attestano la totale serenità di spirito e la sua decisione di collaborare liberamente con gli inquirenti;

non trova risposta il dubbio sul fatto che lacci di scarpe e strisce di tessuto jeans possano sorreggere il peso di un uomo di 92 chilogrammi, così come non trova spiegazione la presenza di lacci di scarpe in un carcere di massima sicurezza o la capacità per un detenuto di creare a mano strisce di tessuto jeans;

in particolare la madre di Niki Gatti, nel sottolineare le molteplici anomalie che hanno caratterizzato la morte del figlio, analizza le dichiarazioni rilasciate al quotidiano "La Repubblica" del 25 giugno 2008, sezione Firenze (data successiva al decesso), da Franco Corleone, quale Garante per i diritti dei detenuti, in una intervista rilasciata alla giornalista Laura Montanari, dopo un colloquio avuto col Direttore del Carcere di Sollicciano e con gli agenti di custodia, quando afferma che: ieri mattina alle 10 "Aprile Gatti aveva avuto la sua ora d'aria, era rientrato in cella, aveva scambiato qualche parola con un agente sul processo, ed alle ore 11 uno dei suoi compagni di cella era andato in infermeria per prendere del metadone un altro era rimasto lì. Lui si è chiuso nel bagno e si è impiccato";

dalle dichiarazioni rilasciate dai soggetti escussi nell'indagine nonché dalla documentazione fotografica acquisita non risulta che Niki fosse andato a "passeggio". Infatti, in nessun atto emerge la circostanza che Aprile Gatti Niki avrebbe profittato dell'ora d'aria. Invero, sull'ora d'aria cui beneficiano i detenuti dalle ore 9,30 alle ore 10,30 gli atti amministrativi interni del carcere recano un inspiegabile vuoto illustrativo nella prima archiviazione. Nella seconda si accerta: "Niki Aprile Gatti non ha beneficiato dell'ora d'aria". Nella prova fotografica Niki al momento del fatto indossava ancora il pigiama;

non vi è rispondenza neppure con l'ora del decesso, laddove nel citato articolo viene riferita alle ore 11, mentre dal medico sanitario che ne ha curato l'autopsia l'ora del decesso viene indicata alle ore 10 (ora di chiamata al 118, ore 11,15);

lo stesso garante sostiene che il ragazzo "Forse si è scoraggiato pensando a una lunga detenzione. So che aveva cambiato avvocato, altro segno di inquietudine";

con telegramma del 20 giugno 2008 con un ordine categorico, si invitava Aprile Gatti Niki a nominare un altro avvocato. Pur sapendo (chi ha effettuato questo telegramma) di andare contro la volontà della madre Ornella Gemini, che in merito a tale decisione aveva ravvisato l'inopportunità di un tale cambiamento. Non fu dunque Niki a voler cambiare legale, ma evidentemente un altro soggetto;

i jeans di Gatti sono perfettamente integri anche se tutti i giornali riportavano la storia secondo cui Niki avesse fatto delle strisce ai jeans e si fosse ucciso così, unendo le stringhe delle scarpe alle strisce di stoffa;

l'agente di custodia che ha parlato con Niki per ultimo, alle ore 10 riferisce: "Niki mi chiama chiedendomi informazioni in merito all'esito dell'interrogatorio di garanzia avvenuto il giorno prima; io lo rassicuro dicendogli che non avendo ancora ricevuto nulla di scritto non era per niente scontata la sua permanenza in carcere in quanto una eventuale scarcerazione poteva sopraggiungere in qualsiasi momento; tuttavia entro l'indomani mattina (25 giugno) attraverso la matricola gli si sarebbero date ulteriori informazioni e tutti gli aggiornamenti in merito alla sua posizione giuridica; il detenuto appariva soddisfatto e sereno ringraziandomi della risposta ricevuta, mentre io proseguivo nell'attività di accertamento numerico";

nella stessa identica ora, le 10, in cui avveniva questo colloquio, non aspettando neanche il giorno dopo per verificare se gli fosse stata concessa la carcerazione, Niki Gatti muore;

la psicologa riferisce: "Questi era sicuro che la sua permanenza nell'istituto fosse di breve durata e che sarebbe stato scarcerato una volta avuta la possibilità di andare in udienza e spiegare le sue ragioni davanti al giudice; il soggetto aveva dimostrato una capacità di gestire cognitivamente ed emotivamente la situazione in cui si era venuto a trovare dopo l'arresto; il tono dell'umore era normale, aveva uno stato ansioso reattivo lieve, congruo alla situazione che stava vivendo; era assente l'ideazione suicidaria, non aveva avuto precedenti psichiatrici, nè mai manifestato problematiche psicologiche, riferiva di non far uso di sostanze stupefacenti". Lo psicologo precisava che non aveva ritenuto di segnalarlo per un ulteriore colloquio con la psicologa in quanto non considerava il caso di tale gravità da sottoporlo ad un colloquio ravvicinato nel tempo;

nell'inchiesta Premium erano state arrestate 18 persone (di cui alcune anche molto importanti) secondo alcuni giornali c'era anche l'ombra della mafia; di questi 18 Gatti è stato l'unico a non volersi avvalere della "facoltà di non rispondere" e l'unico al quale hanno cambiato Avvocato;

l'appartamento dove Gatti viveva in affitto dopo 15 giorni dalla sua morte è stato completamente "ripulito";

i forti dubbi intorno alla morte di Niki Aprile Gatti sono stati sollevati dall'interrogante in una precedente interrogazione che non ha ancora avuto risposta (atto sindacato ispettivo n.4-03187);

considerato che:

la vicenda Telecom Sparkle-Fastweb, il più grande scandalo economico e politico degli ultimi tempi, si è configurata da subito come una truffa dal respiro internazionale costruita attorno alle regole degli inganni e degli insabbiamenti cha hanno unito mafia (le 'ndrine di Isola Capo Rizzuto), politica (l'ex senatore del Popolo della libertà Nicola Paolo Di Girolamo), compagnie telefoniche internazionali (Telecom e Fastweb), figure legate all'alta finanza e alla criminalità organizzata (Gennaro Mokbel), ufficiali delle Forze dell'ordine (Polizia di Stato e Guardia di finanza) e alcuni commercialisti di fiducia;

l'intricata vicenda internazionale ruota attorno ad una serie innumerevole di giganteschi flussi di denaro che appaiono e scompaiono tra San Marino e Londra, Hong Kong e Isole Cayman, per poi affluire in conti ben coperti nelle filiali degli istituti di credito italiani;

è proprio l'asse San Marino-Londra a spuntare in occasione di altre truffe telefoniche italo-europee: Phuncards-Broker, Eutelia e l'inchiesta Premium,

si chiede di sapere:

come sia possibile che in un carcere di massima sicurezza si consegni un telegramma ad un detenuto in "isolamento" senza controllare e che il direttore non lo sappia;

come abbia potuto il Garante per i diritti dei detenuti leggere il "cambio di avvocato" da parte di Gatti come un suo "cenno di cedimento";

quali misure urgenti intenda assumere il Governo al fine di dare risposta ai numerosi dubbi che pesano sulla morte di Niki Aprile Gatti affinché la sua storia e la sua fine non vadano ad inserirsi in quel vastissimo spazio di "Misteri d'Italia";

a che punto si trovi l'inchiesta Premium, se ci siano stati rinvii a giudizio oppure archiviazioni;

se risulti da chi abbiano avuto gli organi di stampa la notizia errata secondo cui Gatti avrebbe ritagliato i propri jeans per usare le strisce ricavate e i lacci di scarpe per impiccarsi e, comunque, con cosa avrebbe potuto sfrangiarli;

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, alla luce della truffa internazionale che configura la vicenda Telecom Sparkle-Fastweb, che ha rivelato un articolato puzzle che ruota attorno ad una serie innumerevole di ingenti flussi di denaro tra San Marino e Londra, Hong Kong e Isole Cayman, per poi affluire come un torrente in piena in conti ben coperti nelle filiali degli istituti di credito italiani, valutare e verificare la possibilità che vi possa essere un filo conduttore tra la vicenda "Premium", il centro di spionaggio di Telecom Italia, la morte di Niki Aprile Gatti e lo scandalo Telecom Sparkle-Fastweb, considerato che lo steso asse San Marino-Londra spunta in occasione di altre truffe telefoniche italo-europee quali Phuncards-Broker, Eutelia e l'inchiest

a Premium per l'appunto;

se non ritenga opportuno, alla luce di quanto esposto in premessa, attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento per dare giustizia ad una madre, Ornella Gemini, e diradare le nebbie che avvolgono la misteriosa morte di un giovane di 26 anni.





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martedì 7 dicembre 2010

Il tentativo di golpe e il documento americano che salvò Valerio Borghese

Questa notte del sette dicembre, la notte dell'immacolata, ricorre un anniversario che visto i tempi va assolutamente ricordato. Ricapitolerò brevemente il famoso golpe Borghese per poi arrivare a farvi vedere un documento in cui si accerta che gli USA salvarono Borghese dai partigiani. Proprio in prospettiva di attuare piani di lungo periodo.

La notte tra il 7 e l'8 dicembre del 1970, il principe Julio Valerio Borghese ( ex comandante della x Mas nella Repubblica Sociale Italiana, e leader dell'organizzazione neofascista Fronte Nazionale) guida un tentativo di colpo di Stato, definito in codice operazione "Tora Tora".

Secondo un documento classificato "Segreto" che verrà trovato anni dopo nell'abitazione del giornalista piduista Carmine Pecorelli dopo il suo omicidi, la pianificazione del progetto eversivo prevede l'occupazione da parte dei congiurati dei seguenti obiettivi: ministeri degli Interni, Esteri e Difesa, Comando generale dell'erma dei Carabinieri, Questura di Roma, Camera dei deputati, Senato della Repubblica, sedi Rai-TV di via Teulada e via del Babuini, Centro radio-collegamenti del ministero egli Interni con sede a Monterotondo, Centro radio ripetitori del ministero degli Interni con sede ad Anzio, Centrale Elettrica di Nazzano(Roma).

Il progetto inoltre prevede l'eliminazione fisica del capo della Polizia Angelo Vicari, e la cattura del Presidente Giuseppe Saragat.

In base a quanto riferiranno alcuni congiurati, l'occupazione di tale obiettivi dovrebbe essere accompagnata da gravi disordini artatamente provocati in vari punti della Capitale, così da determinare il decisivo e previsto intervento dei reparti militari.


Il Golpe inoltre era aiutato anche dalla 'ndrangheta che mise a disposizione numerose armi e anche la mafia fu avvertita di ciò che stessero progettando. La CIA ovviamente sapeva tutto, tanto è vero che il pentito Riina disse che in America gli avessero chiesto quando arrivasse il Golpe in Italia.

Inoltre, e questa sarà mia premura di ulteriori approfondimenti, c'era anche il coinvolgimento del regime dei Colonnelli Greci e molti estremisti di destra si addestrarono nei loro campi e inoltre, tra i congiurati del Golpe Borghese, era coinvolto anche il generale capo dei servizi segreti Vito Miceli che si apprestava a fare numerosi viaggi in Grecia.

L'eroe solitario Panagulis, durante la sua prigionia e anche dopo, stava indagando sul legame tra la Rosa dei Venti e i regimi dei Colonnelli. Da ricordare che i cinque anarchici calabresi(una era tedesca) prima di morire in un incidente(in realtà furono ammazzati) stavano indagando sulla strage di Gioia Tauro e scoprirono il coinvolgimento di Borghese.

Avevano previsto che ci sarebbe stato un golpe da parte sua con l'ausilio dei Servizi Segreti. La loro macchina fu speronata da un autista che lavorava in un'azienda di Borghese.


Il colpo di Stato non fu mai attuato, ci fu un dietrofront. Ma in realtà lo scopo era proprio quello. La svolta autoritaria, tramite altri attentati, ci fu ugualmente.

Le indagini della Magistratura appurarono che Borghese per sottrarsi dal mandato di cattura si rifugiò nella Spagna di Francisco Franco e costituì una formazione chiamata "Gruppo di Salute Pubblica". Questo gruppo sarà la costante ogni volta ci si imbatte sulla Rosa dei Venti, il "golpe Bianco" di Sogno e sulla organizzazione paramilitare "Gladio".

In quel periodo Panagulis fece dei viaggi in Spagna. Che avesse scoperto qualcosa? Sappiamo che morirà anche lui in un incidente in Grecia. In realtà fu ammazzato da un mercenario greco che faceva viaggi anche in Italia. Ma questa è un' altra storia.

Sapete, care teste di capra, che quando la giudice Clementina Forleo conduceva l'inchiesta sulle scalate bancarie e ricevette numerose minacce, tra cui l'uccisione dei genitori sempre in un incidente, come si firmava l'organizzazione? Esattamente "Gruppo di Salute Pubblica". Vedete come i servizi segreti "deviati" non utilizzano a caso dei nomi?

Bene, dopo questa panoramica, ecco il documento scovato dal bravo ricercatore storico Giuseppe Casarubbea. Potete visionare altri importanti documenti sul suo Blog che reputo più interessante di Wikileaks per le informazioni documentali che riporta.

Copio e incollo la traduzione e ringraziamo gli USA per tutto quello che ci ha fatto, compreso salvare Borghese:

Destinatario: colonnello Earl B. Nichols, quartier generale delle forze americane.

Oggetto: Valerio Borghese

Data: 6 novembre 1945

Lei ricorderà le accuse rivolte al comandante Borghese. Le sue attività di sabotaggio e di spionaggio, guidate da ambizioni politiche nella fase del dopo armistizio, sono state da lui totalmente sconfessate nel corso del recente interrogatorio ad opera dello Csdic. Di conseguenza, questa unità si ritiene ora più motivata a salvaguardare il soggetto perché possa essere utilizzato nelle attività di spionaggio navale di lungo periodo.

Tre mesi fa, il ministro italiano della Marina Militare ha inviato una lettera alla sotto – commissione navale alleata: chiedeva che il soggetto venisse temporaneamente collocato a sua disposizione per essere interrogato appena su questioni di carattere amministrativo. Il 3 novembre il soggetto è stato consegnato alle autorità navali italiane, a Forte Boccea. Una lettera della sotto – commissione navale alleata affermava che Borghese sarebbe dovuto tornare sotto custodia alleata nel caso fosse stato processato e ritenuto innocente. In mani alleate, il soggetto gode dello status di prigioniero di guerra; ma in mani italiane la sua posizione diventa precaria, giacché egli verrà processato da un tribunale civile come un fascista qualsiasi. Non vi è dubbio che il suo processo farà rumore.

Per noi sarà semplice chiederne il rinvio, se il Suo comando vorrà inviare una lettera al ministro italiano chiedendo che Borghese sia riconsegnato agli Alleati subito dopo il previsto interrogatorio. Potremo così consultarci con Washington sul futuro sfruttamento delle superiori conoscenze di Borghese nell’ambito delle armi navali segrete e delle tattiche di guerra sottomarina. In tal modo, eserciteremo i nostri regolari diritti militari senza interferire con la politica italiana.

A causa della rapida azione che ha portato alla traduzione di Borghese a Forte Boccea, diventa purtroppo essenziale che una lettera del Suo comando arrivi quanto prima al ministero italiano della marina militare.

Il sottoscritto è fortemente convinto che Borghese diverrà di grande interesse per lo spionaggio navale americano. Con deferenza, chiedo quindi che tale azione di “sospensione” venga attuata nell’immediato. La pausa ci permetterà di discutere a Washington le possibilità di impiego del soggetto.

James Angleton (Sci)


Non è finita, perchè quando inizialmente ho detto "Visto i tempi" voi subito pensate a Berlusconi. Sbagliato. Ascoltate questo proclama e fate finta che non sia Borghese, che non sia un colpo di stato, che dietro non sapete che c'è la mafia e la massoneria. Ascoltate che parole sentite di ripristino della legalità e ripristino dell'economia e moralità. Poi, se volte, riflettete.




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sabato 4 dicembre 2010

Verità e Giustizia per Niki Aprile Gatti: l'arte della disinformazione


Questa è un'altra pagina dura che alle persone dotate di senso civico e senza condizionamenti politici dovrebbe far accapponare la pelle. Io Niki Aprile Gatti lo conoscevo. Poi come molte volte accade quando ognuno prende la propria strada, ci si perde di vista. Avrei preferito non rincontrarlo più dopo tanti anni, si perchè l'ho ritrovato quando ormai era già morto. Ucciso in quel carcere di Sollicciano che al solo rievocarlo provoca rabbia e tanto sconforto.

Quella maledetta estate del 2008 per caso su internet lessi una breve notizia ansa nella quale diceva che un uomo, imprenditore di una società informatica e originario di Avezzano, si era ucciso nel carcere di Sollicciano. Tutto immaginai ma non che si riferisse ad un ragazzo di 26 anni e sopratutto a Niki. Come potevo immaginarlo se d'altronde l'avevo perso di vista per molti anni? Ma poi Niki era un uomo, certamente, ma a 26 anni è comunque un ragazzo.

Ma quella era una notizia ANSA, non potevo mica pretendere che fosse dettagliata. Allora ecco che trovai un articolo di Repubblica, comparso il 25 Giugno, esattamente il giorno dopo la morte.

Un articolo di Repubblica, non di Libero, Il Giornale o altri considerati gli unici che si pensa adoperino la macchina del fango.

Un articolo che dava per scontato che fosse un suicidio, senza formula dubitativa e senza aspettare l'inchiesta interna che è di routine per le morti in carcere. Così iniziò dopo nemmeno un giorno dalla sua morte, l'arte della disinformazione.


Niki Aprile Gatti secondo questa giornalista era sposato, aveva un impresa, si è ucciso perchè non è riuscito a reggere il carcere dopo tre giorni; ma la cosa squallida era che spiegava pure come si sarebbe impiccato. Dopo aver usufruito l'ora d'aria, sarebbe rientrato in cella e dietro la porta del bagno avrebbe ricavato strisce di stoffa da suoi jeans e quindi impiccatosi con quelle.

Tutte falsità.

Nki non era sposato innanzitutto, non era proprietario di nessuna impresa ma era un dipendente, non aveva usufruito dell'ora d'aria perchè si sarebbe scoperto poi che era in pigiama, non c'è orario che corrisponda alla realtà anche perchè i soccorsi non intervennero prontamente E c'è almeno più di un ora di buco. Ma soprattutto come dimostra la foto qui sotto, Niki non aveva utilizzato le strisce di Jeans:

Addirittura anche nell'autopsia il medico afferma che lo strangolamento poteva essere dovuto da una stoffa ruvida, molto probabilmente strisce di Jeans. Falso, tutto falso.

Dopo si dirà che Niki avrebbe utilizzato il laccio di una sola scarpa da tennis. Nella foto sottostante potrete notare che un laccio è perfettamente intrecciato nella scarpa, mentre nell'altra non c'è.



Niki che pesa più di 90 kg e alto un metro e ottanta si sarebbe impiccato con questo solo laccio:


L'arte della disinformazione non è finita. Il garante dei detenuti Franco Corleone, sempre nell'articolo, disse:
"...forse si è scoraggiato pensando a una lunga detenzione, so che aveva cambiato avvocato, altro segnale di inquietudine. Ho parlato col direttore di Sollicciano e con gli agenti, erano affranti, da tempo non si registravano suicidi nell' istituto fiorentino. Mi hanno spiegato anche che i soccorsi sono stati rapidi"
Non capisco come un garante dei detenuti possa fare queste falsi affermazioni senza prima documentarsi per avere più chiarezza. Non è stato Niki a desiderare di cambiare l'avvocato, ma invece gli fu ordinato. Mentre era nella cella chiamata eufemisticamente di "transito"(isolamento), ricevette un telegramma. Attenzione, tutti sanno che in isolamento è vietato comunicare con l'esterno e ricevere qualunque tipo di raccomandate. Ecco qui sotto il famoso telegramma. Guardate chi sarebbe il mittente e notate l'ordine perentorio del DEVI ORDINARE. Notate bene che i famigliari di Niki non erano stati avvertiti da nessuno che c'era la volontà di "qualcun'altro" di voler far cambiare l'avvocato a Niki.

Quando si parla della macchina del fango bisogna essere obiettivi, liberarsi da ogni dogma di partito, di schieramento, ogni tipo di convinzione, insomma bisogna uscire fuori dal gregge.

La storia di Niki fa intravvedere che fin dall'inizio c'è stata la volontà di insabbiare, di far finire tutto il giorno della sua morte. C'è l'Inchiesta Premium, quella che ha portato all'arresto di Niki (l'unico tra gli arrestati che ha espresso la volontà di parlare con i giudici perchè voleva chiarire la sua posizione per poi uscire dal carcere), che si è persa nel porto delle nebbie.


Ho i miei dubbi che sia ancora in corso o che abbiano rinviati tutti a giudizio. Un esempio? Un certo Carlo Contini, indagato nell'Inchiesta Premium, recentemente è stato arrestato per un' altra inchiesta di Perugia. Già in contemporanea della Premium era stato rinviato a giudizio assieme ai fratelli Cimieri per aver avuto contatti con la banda di Menzo.

Ebbene quest'anno ancora una volta viene arrestato proprio per aver fatto parte di questa banda che aveva come covo il locale notturno Kristal, il cui proprietario era proprio il boss Salvatore Menzo, mandante di un omicidio. Veniva chiamato il "covo dei colletti bianchi".

Domanda, ma se Contini era indagato nell'Inchiesta Premium, come mai tranquillamente faceva ancora affari poco chiari fino a poco tempo fa ?




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giovedì 2 dicembre 2010

Lea Garofalo prima di essere disciolta nell'acido aveva chiesto aiuto al Presidente della Repubblica!

La donna coraggiosissima Lea Garofalo che denunciò suo marito di essere uno 'ndranghetista, prima di essere sciolta nell'acido, scrisse al Presidente della Repubblica con una lettera aperta:

"Oggi mi ritrovo, assieme a mia figlia, isolata da tutto e da tutti; ho perso la mia famiglia, ho perso il mio lavoro (anche se precario), ho perso la casa, ho perso i miei innumerevoli amici, ho perso ogni aspettativa di futuro ma questo lo avevo messo in conto, sapevo a cosa andavo incontro facendo una scelta simile. La cosa peggiore e' che conosco già il destino che mi aspetta, dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile. La prego signor presidente ci dia un segnale di speranza, non attendiamo che quello.''


Lo Stato le aveva tolto la protezione. Lo Stato è ancora una volta complice di questo assassinio. Basta con la retorica dello Stato buono che fa paura alla 'ndrangheta. Sono un tutt'uno.




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mercoledì 1 dicembre 2010

Da alcuni documenti di Wikileaks si intravede il ruolo della massoneria ufficiale?

Care teste di capra, cercando di leggere i due documenti tratti da Wikileaks sull'Italia è interessante scoprire (ma non è una novità) il ruolo doppiogiochista dei Governi e delle lobby che interferiscono continuamente nella politica.

Il primo documento che copio incollo alla fine del mio articolo, parla di una tavola rotonda dell'8 gennaio tra vari funzionari della NATO, ministri, uomini "dell'opposizione e ambasciatori che esprimono pareri su come intervenire in Iran.

Interessante leggere cosa dice Ronca, il direttore Generale per la Cooperazione Politica Multilaterale. Ovvero ricorda che l'Italia invierà altri 1000 uomini in Afghanistan e ricorda che già abbiamo speso 465 milioni di euro. Ovviamente senza ratifica dal Parlamento ma con il beneplacito di tutta l'opposizione, compreso Fassino.

Fassino nel secondo documento appoggia la politica di Obama, ma anche quella Israeliana che di dialogo non ne vuol sentir parlare visto che preme per un attacco. Ma colpisce all'occhio questo scritto del documento numero uno:
"Spinedi acknowledged that Italy had not yet imposed legally binding sanctions, but that the GOI had
successfully used "moral suasion."


Il GOI, abbiamo letto bene? Ma cosa indicherebbe questa sigla? Fino adesso mi conduce solo ad un acronimo: Il Grande Oriente d' Italia. Ovvero la massoneria ufficiale.

Ma attenzione, potrebbe anche essere un'altra cosa. Alcuni dicono che potrebbe essere una sigla che sta ad indicare il governo Indiano. Ma nessuno dice che questa frase è stata utilizzata nel contesto dell'ENI che vuole fare affari in Iran violando le normative Europee. Beh, non credo che l'India riesca a persuadere moralmente una multinazionale italiana. Ma solo qualcuno che è di casa nostra potrebbe farlo.

Ovviamente rimane una mia semplice deduzione. Ma se fosse vero, basta di dire che la massoneria ufficiale, tra cui si vanta numerosi iscritti appartenente a tutti gli schieramenti, non abbia nessuna influenza nella vita politica italiana ed economica.
Per carità, in questo caso più che positiva. Sto parlando si quella ufficiale, non deviata(?).

Ma che Fassino quindi appoggi il GOI (la persuasione morale) e nello stesso tempo l'incremento di militari in Afganistan non credo che possa passare per un personaggio chiaro. Ma molto ambiguo.

Ma invece del gossip, di queste cose come mai non se ne parla?

Copio incollo il primo documento
:

Classified By: DCM Elizabeth Dibble for reasons 1.4 (b) and (d)

SUMMARY
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1. (C) Staff Director of the House Foreign Affairs
Committee (HCFA) Dr. Richard Kessler and HCFA staff members
probed senior MFA and energy and gas parastatal Eni officials
on Italy's intentions concerning Iran sanctions and prospects
for effective multilateral action to curb Iran's nuclear
program. Opposition Democratic Party (PD) officials
discussed Iran, Italy's role in Afghanistan, the MEPP, Iraq,
and nonproliferation with the Staffdel. End Summary.


IRAN DOMINATES MFA TALKS
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2. (C) A January 8 roundtable discussion with Dr. Kessler
and three HCFA staff members at the Ministry of Foreign
Affairs (MFA) included MFA Director General for Multilateral
Political Cooperation Stefano Ronca, Ronca's Deputy Filippo
Formica, and Deputy DG for Economic Cooperation Claudio
Spinedi. Office Directors Massimo Marotti
(Political-Military Security and NATO Affairs); Diego
Brasioli (G8 Issues and Global Challenges); and Giovanni
Pugliese (Arms Control and Nonproliferation) also
participated. After the roundtable the Staffdel had a meeting
with MFA Deputy SecGen and Political Director Sandro De
Bernardin. Post was represented by the Charge, Pol-Mil
Counselor and Poloff (notetaker).

3. (C) Ronca believes the deteriorating situation in Iran
will soon come to a head and that the UNSC should convey to
Iran that delay tactics will not work and support this
position by readiness to adopt further pressure. Ronca and
Spinedi told the Staffdel Italy is ready to explore, with its
EU colleagues, the possibility of further sanctions, which,
however, must conform to EU regulations, and not affect the
legal rights of European companies. Ronca suggested that the
Iranian financial, oil and gas, and insurance sectors (but
not the Central Bank) could be targeted and that the list
sensitive products on the export ban list could be expanded.

4. (C) Spinedi, who (with Formica) attended the October 7
Washington meeting of "Likeminded States on Iran," started by
briefly alluding to Italy's longstanding complaint of
exclusion from P5 1. Spinedi pointed out we needed to
determine what kind of sanctions would be acceptable to China
and Russia, adding that even at the beginning of January,
China's UN ambassador said that China "needed more time,"
which, Spinedi noted, was not a total rejection of tougher
sanctions. Spinedi advocated strengthening what already
exists and deciding where we are willing to exert additional
pressure (especially in the oil and gas sector). It would be
important to determine which technologies others (e.g., China
and India) are willing to provide and embargo those which
they cannot. Spinedi acknowledged that Italy had not yet
imposed legally binding sanctions, but that the GOI had
successfully used "moral suasion."

5. (C) Spinedi noted that sanctions proposed by the U.S. at
the October 7 Likeminded meeting included targeting the
Iranian Revolutionary Guard Command (IRGC), but did not
include an embargo of refined oil and gas products. Spinedi
echoed Ronca in saying that in the coming months Italy will
need to see how the rest of the Europe will approach new
sanctions.

6. (C) MFA Deputy SecGen Sandro De Bernardin told the
Staffdel that Italy was well aware of the danger posed by
Iran and supported a "firm line." De Bernardin noted Eni's
considerable investments in Iran and characterized Italy's
"moral suasion" efforts to wean Iran away from its nuclear
ambitions as a "significant success." On sanctions, De
Bernardin stated that Italy was prepared to assume its "share
of responsibility," but that sanctions are a means of
pressure, not a goal; effective ones must be found. In De
Bernardin's view, U.S.domestic legislation should not
negatively affect other countries and the presidential waiver
has been useful in the past; he hoped it will still figure in
the future.

7. (C) Kessler encouraged Italy to continue and reinforce

ROME 00000087 002.2 OF 003


their past efforts. De Bernardin agreed that if Iran gets
the bomb, then others will seek to acquire nuclear weapons
too and that the Iranian regime must realize there is a heavy
price to be paid for persisting in non-compliance. " De
Bernardin reiterated Italy's support for openess to dialogue
in addition to pressure, or the dual-track approach, and that
"putting Iran in a corner" is not the same as "cutting it
off" and characterized Italy as a "crucial player," essential
to catalyzing consensus in Europe. He added that, given
Iran's critical domestic situation, the regime was not in a
position to decide anything.


KEY TO SUCCESS IN AFGHANISTAN
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8. (C) With regard to the critical situation in
Afghanistan, Ronca acknowledged that we must strengthen the
military aspect of the campaign, but that institution
building and engaging President Karzai on fighting corruption
must not be neglected. On the security side, Ronca said that
Italy will increase its force by 1000 men during the first
half of 2010 and that its Afghan National Police (ANP)
training program is a first priority. As for civilian
engagement, Italy has committed 465 million euros in various
civilian sectors, including health, education, and justice.
Ronca and Marotti stressed the need for better coordination
of civilian and military activities as an issue that should
be on the agenda of the January 28 London NATO conference.
Ronca noted that reaching out to insurgents was a task that
should also be pursued. The Italians stressed the need for a
long-term development strategy based on Afghan priorities,
but which would also include private sector involvement and
the development of good governance.


CENTER LEFT PD AIRS FOREIGN POLICY POSITIONS
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9. (C) Head of the opposition Partito Democratico's (PD)
Foreign Policy Department Piero Fassino told the Staffdel the
PD supports President Obama's initiative to dialogue and
build bridges with the Islamic world, but is very concerned
about the blocked MEPP and the "new wave of terror" in
Afghanistan. As for Iran, the PD supports pursuing a
negotiated solution, but Fassino questioned whether the
current leadership is in a position to negotiate credibly.
He suggested it could be useful to change the order of
priorities in Iran; that is, be more flexible on the nuclear
issue, but harder on human rights. According to Fassino, the
greatest risk with nuclear proliferation is that
irresponsible governments like the one in Iran could gain
access to nuclear arms, adding that the PD assessed that
there was little to fear with nations such as India, Britain,
and France having nuclear weapons. He asked whether a
democratic government in Iran might not have a different
position on the nuclear program.

10. (C) Fassino said the PD supports the GOI's increased
(military) support for Afghanistan, but stressed that
strengthening civil and governmental institutions and
economic development are equally important. On the MEPP,
Fassino characterized Netanyahu's proposed 10-month
settlement freeze "a little window of opportunity," but
questioned whether it was enough, given the Israelis' refusal
to discuss (the status of) Jerusalem. As for Iraq, Fassino
said the stabilization process must be supported; there was
no alternative.


ENI JUSTIFIES IRAN ACTIVITIES
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11. ( C ) Energy and gas parastatal Eni (Ente Nazionale
Idrocarburi) officials told the Congressional delegation that
it is cooperating to address USG concerns over the company,s
Iran activities, but insisted that it will continue to
fulfill its contractual obligations there. The company
officials said that Eni has understood the USG message to
reduce its presence in Iran, and as a result it has already
decreased its Iran activities to a minimum level. The Eni
officials provided the Staffdel with a copy of the November
16, 2009 CEO Scaroni letter to Ambassador Thorne that states
the company,s position (A copy of Eni's letter was provided
to EEB in November). Referencing this letter, the officials
pointed out that Eni will not undertake new activities in
Iran, including no new activities by its subsidiaries, Saipem

ROME 00000087 003.2 OF 003


and Polimeri Europa. They added that following Scaroni,s
September 16 meetings in Washington the company also gave up
plans for an MOU with Iran for development of the phase III
of the Darquain oil field. The officials stated that while EU
law prevents the Eni from responding to official requests for
information on its Iran operations, it has been transparent
in informing the USG on a voluntary basis.

12. ( C ) The Eni officials stated, however, that Eni
intends to carry out exploration and development activities
in Iran that fall under its contractual obligations there.
The officials acknowledged that this is a &gray area8 due
to the differences of opinion between the company and the USG
over what is &new8 activity and what is &old.8 The
company officials said that they hope to clarify this issue
with Washington during separate meetings in January with
senior officials from the State Department and Department of
Treasury. Pressed for details over the company,s existing
obligations, the officials said that it is under contract to
meet certain targets of (oil) production in order to
guarantee defined levels of production within a given time
frame. They added that Eni must keep a certain threshold of
production in order to recover its investments in Iran. They
also explained that Eni receives periodic (possibly
scheduled) payments by Iran in oil equivalent amounts that
correspond to the attained target levels of production.

13. ( C ) The Eni officials admitted the frustrating
difficulties of operating in Iran, but stated that Eni's
priority is to recover its investments there while meeting EU
laws. The officials estimated Eni's total Iran investments at
around $3 billion dollars, of which they said Eni has already
recovered already about 60 percent (or about $1.7 billion
according to one Eni representative). The company officials
said Eni still needs to recover about $1.4 billion from its
Iran operations. They added that &if all goes as planned8
Eni will recover this remainder of its investments by the end
of 2013 or early in 2014. They further explained that Eni's
Iran contracts provide the possibility of extensions if the
company is not able to recover its investments within the
stipulated time frame. The Eni officials cautioned that the
company may face EU sanctions if it withdraws from Iran due
to pressure from USG unilateral sanctions.

14. (U) Staffdel Kessler has not cleared this cable.
THORNE