sabato 30 ottobre 2010

Pier Paolo Pasolini a Panagulis

"Vi scrivo da un carcere in Grecia" (Rizzoli-1974):

… Panagulis è stato trasformato in poeta attraverso la tortura….La grande poesia di Panagulis è quella che si è espressa attraverso la sua azione, o meglio, attraverso il suo corpo. Col suo corpo come strumento, egli ha scritto poemi non solo perfetti, ma altissimi. …

Si tratta nel caso di Panagulis di una "scrittura" o "parola" atroce. Le sevizie, gli anni di prigionia dentro un cubo di cemento , i polsi stretti giorno e notte dalle manette, eccetera; ma anche - per quella forza vitale o gioia che c'è sempre in ogni espressività altamente riuscita- anche l'irrisione dei carnefici, gli spavaldi tentativi di fuga, le trionfanti evasioni, le guasconate, l'irriducibile calcolo dell'estremismo, l'accettazione provocatoria (e sublime) della morte….

...Questo è il grande poema che ha "scritto" Panagulis col suo corpo. Che egli sia ora anche poeta che scrive con gli strumenti della letteratura retorica e testimoniale- è quasi in più. E' una sua nuova vittoria....

… Nella sua lotta per la libertà (cioè la democrazia formale) a essere fortemente e oggettivamente razionale è stato proprio il suo irrazionalismo.La sua ispirazione nel difendere una conditio sine qua non tanto ovvia quanto assoluta.

...Chi ha vissuto i giorni della Resistenza in Italia conosce questa forma di irriducibile certezza, che rende tutto prezioso quello che tocca. La fede, o idea fissa, fondata su una logica non dialettica, di Panagulis, è una di quelle "forme" di esistenza e di lotta che è la storia stessa a modellare in una perfezione elementare con le sue proprie mani.

"Prefazione di Pier Paolo Pasolini."

L'Italia e la Grecia avevano un forte legame di trame atlantiche e golpiste. Pasolini e Panagulis erano grandi amici, ed entrambi sono stati uccisi.

Vi regalo questo importantissimo video documentario. Vedetelo, importante perchè presto, molto presto, restituiremo la Verità a Panagulis. L'eroe e martire che odiava la "Politica dei politici". Glielo dobbiamo tutti!



http://mediatecaroma.archivioluce.com/mediatecaRoma/permalink/IL5000046192/Roma_-_Manifestazione_in_favore_di_Alessandro_Panagulis.html

giovedì 28 ottobre 2010

Il mistero del colpo al caveau della Banca di Roma a palazzo Giustizia (Seconda Parte).

Continua da qui.

Quella lontana notte di mezza estate quando avvenne l'assalto al caveau della cittadella giudiziaria a Roma faceva caldo, una notte afosa e la puzza di sudore ancora non si è dissolta. La sentiamo ancora adesso.

Un mistero intriso di servizi segreti deviati, personaggi oscuri della Banda della Magliana e tentati ricatti. Pericolosi ricatti.

Abbiamo detto che la Banda era composta da 23 uomini e svuotarono 174 cassette di sicurezza, si parla di un bottino da 50 miliardi, ma soprattutto di documenti riservati.

Abbiamo detto che in quei documenti potrebbero esserci atti relativi a Massimo Carminati. Personaggio legato alla Banda della Magliana e appartenente ai NAR. Il suo nome lo vediamo spesso collegato alla Strage della Stazione di Bologna, alla morte di Fausto e Jaio, e anche alla morte di Valerio Verbano.


Un tale intreccio tra ambienti del vecchio golpismo neofascista, da sempre colluso con i servizi segreti, con quelli del crimine organizzato romano e con i ragazzini dei Nar venne rivelato per la prima volta dal giudice Mario Amato.

E quest'ultimo venne dapprima isolato professionalmente, quindi linciato moralmente, infine vilmente assassinato.

A pochi passi dalla cittadella Giudiziaria di Piazzale Clodio c'è uno studio di un noto avvocato.

Un certo Gian Antonio Minghelli.

Dal libro Trame Atlantiche di Sergio Flamini apprendo che tale avvocato risulta essere stato il segretario organizzativo della P2 dopo la nomina di Gelli a Venerabile. L'avvocato Minghelli risulta anche essere figlio del defunto generale piduista Osvaldo Minghelli (pag 122-24 di "Trame Atlantiche").

Perchè parlo di questo avvocato?

Semplicemente perchè è stato per anni il difensore della Banda della Magliana e fu accusato dalla Magistratura (poi prosciolto) di riciclaggio di denaro sporco proveniente dai sequestri di persona e guarda caso li avrebbe depositati proprio nel Caveau sotterraneo della Cittadella Giudiziaria.

Ma ripeto, è stato prosciolto da queste accuse.

Ma in questa banda che assaltò la Banca di Roma agenzia numero 91 del Palazzo di Giustizia, c'è un altro oscuro personaggio.

Un personaggio che ci porta al coinvolgimento, ancora una volta, dello Stato di San Marino e solo per, lo spero, un caso di omonimia si collega alla storia tragica di Niki Aprile Gatti.


Continua.




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martedì 26 ottobre 2010

Alekos Panagulis: A Pier Paolo Pasolini

Voce umana
vestita di bellezza
era quella che ci davi
Umana e bella
anche se duramente accusava

Amore semplice umano
la tua vita
Amore e paura per l’Uomo
per il progresso fede
e lo sviluppo insopportabile per te

V’erano momenti in cui ascoltando
le parole scorrere dalle tue labbra
riudivo i versi di Rimbaud
“Sono nato troppo presto o troppo tardi?
Cosa sto a fare qui?
Ah, tutti voi,
pregate Iddio per l’infelice”

No Pier Paolo
non sei nato né presto né tardi
ma peccato che tu sia partito
mentre la verità si combatte
mentre tanti si scontrano
senza sapere perché
senza sapere dove vanno
Alekos Panagulis

Ricordiamo che Oriana Fallaci e Panagulis furono i primi a dire che Pasolini è stato ucciso da quel Potere che voleva contrastare e smascherare. Ironia della sorte, dopo qualche tempo anche Panagulis fu ucciso in uno strano incidente stradale.

Prometto che nel mio piccolo farò ricerche per dimostrare che Panagulis fu ucciso anche per interessi dell'Italia stessa. Del legame dell'estrema destra italiana stragista collusa con lo Stato e con il regime dei colonnelli Greci, e il cosiddetto "governo ponte" di Averoff.




domenica 24 ottobre 2010

Nicola Calipari:è un depistaggio la fonte di WikiLeaks?

Ormai tutti sanno cosa sia Wikileaks grazie anche ai documenti coperti dal segreto di Stato relativi alla guerra in Iraq che in questi giorni sta diffondendo.

La parola Wikileaks, tradotta vuol dire "fuga di notizie" e sarebbe un'organizzazione internazionale che riceve documenti coperti da segreto e poi li mette in rete sul proprio sito web.

Tra gli innumerevoli documenti in questi giorni è notizia che c'è anche un rapporto che riguarda la morte in Iraq del funzionario del Sismi Nicola Lipari, il 4 marzo 2005. Il coraggioso uomo dei servizi segreti che stava portando in salvo la brava giornalista Giuliana Sgrena.

Ricordiamo che lei era una dei pochi giornalisti che invece di stare in Hotel e leggere le notizia in Tv preferiva andare nel campo di battaglia e vedere le cose come stavano. Come ad esempio la strage di Falluja, ove l'esercito USA utilizzava le armi chimiche contro i civili.

In quel periodo avvennero molti rapimenti e come non ricordare il povero Enzo Baldoni ucciso come un cane e che ancora, a distanza di quasi sette anni, i familiari non ricevono le sue spoglie.

Ci fu una strage di giornalisti che in qualche maniera davano fastidio ai veri" signori della guerra", i quali ostacolavano chi, come l'Italia, paga il riscatto per liberare gli ostaggi.

Ritorniamo allora al documento su Calipari.

In sostanza "rivela" la confessione di Sheikh Husayn, capo di una cellula terroristica specializzata in sequestri a Baghdad e poi arrestato dall’intelligence giordana. Nella sua ricostruzione, dopo aver ricevuto i 500 mila dollari del riscatto consegnò la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena a Calipari, con l’ordine di dirigersi verso l’aeroporto.
Poi però fece una telefonata al ministero degli Interni iracheno, sostenendo che una Corolla blu, stesso colore e modello di macchina su cui viaggiavano i due italiani, fosse in realtà un’autobomba pronta a esplodere.
L’inganno funzionò: la polizia irachena mangiò la foglia e quando la vettura si avvicinò a un posto di blocco, i soldati Usa aprirono il fuoco. Uccidendo il funzionario italiano. (fonte)

Questa rivelazione assomiglia sinceramente ad un depistaggio, ad una montatura.

Partiamo dai rapitori. La Sgrena ha sempre detto che non appartenevano agli uomini di al Quaeda, ma erano uomini della Resistenza. Anche perchè se erano terroristi di quel rango l'avrebbero uccisa essendo più interessati ad avere visibilità nei mass media, infischiandosene dei soldi. E poi, domanda che verrebbe spontanea a tutti quelli che ragionano:

Perchè questo Husayn avrebbe aiutato gli americani avvertendoli, tramite il ministro degli interni iracheno, che l'auto sarebbe piena di esplosivi?


Ma anche se fosse vero, cosa assai improbabile, Calipari non era uno sprovveduto ed era impossibile che non avesse avvertito gli americani del loro arrivo.

Per caso gli americani credono di più ai terroristi che ai loro alleati? Non voglio pensarlo.

Poi il documento su WikiLeaks parla che l'auto in cui viaggiava la Sgrena e Calipari fosse una Corolla blu, mentre in realtà si trattava di una Corolla bianco-grigia.

Non so ma questo documento in realtà sembra redatto appositamente per scagionare l'esercito americano che invece sparò nonostante fossero stati avvertiti e senza nemmeno intimare, secondo le elementari regole di ingaggio, all'alt!

Sparò ben 58 colpi di mitragliatrice puntando sui passeggeri. E Nicola Calipari, da vero eroe, fece da scudo alla Sgrena. Per poi morire ucciso da una pallottola alla testa.

Mi chiedo se veramente questo documento è da considerarsi top-secret visto che in realtà dice cose inesatte e tra l'altro senza veri approfondimenti come i vari depistaggi che Calipari fu bersaglio prima di ritrovare la Sgrena.




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venerdì 22 ottobre 2010

Quando uscirò di prigione.

Quando esco di prigione finalmente potrò sentirmi libero,
libero di poter vivere, non sopravvivere.

Potrò essere libero di lavorare non come condanna,
ma come mezzo di soddisfare il mio bisogno,
e non che sia una necessità.

Quando esco di prigione finalmente non avrò paura di morire per mano degli aguzzini di Stato, sarò libero di esprimermi senza la paura di ritorsioni, di delusioni, di illusioni.

Potrò essere libero da queste catene, da queste sbarre di metallo che al solo toccarle ti angoscia,ti aliena, ti distrugge.

Quando esco di prigione potrò vivere felice, in collettività, con tutti i miei fratelli di tutti i colori, di tutte le nazioni.

Potrò essere libero di vivere in pace, senza una guerra o una rivolta perchè non ce ne sarà bisogno.

Come non ci sarà bisogno di bandiere, di Partiti, di capipopolo,di sofisti, di arrampicatori sociali, di populisti.

Sarò finalmente libero di aver fiducia nell'uomo, senza rancori, senza approfittatori.

Quando uscirò di prigione sarò uguale agli altri, con gli stessi diritti, senza bisogno di chi gestisce la mia pseudo libertà.

Potrò essere libero di essere me stesso, senza adeguarmi per poter sopravvivere assieme agli altri, senza strisciare come un verme.

Sarò libero di amare, sognare, pensare e senza che gli altri lo facciano per me.

Quando esco di prigione forse sarà troppo tardi, forse non uscirò mai, ma non smetterò mai di tentare un evasione.

La prigione è questo attuale Sistema e fuori sicuramente c'è un mondo migliore.


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giovedì 21 ottobre 2010

’Ndrangheta: Lo Giudice, tre fratelli per tre donne scomparse. E una sciolta nell’acido

Questo è un articolo che ho pubblicato ieri su Agoravox, prima ancora che se ne occupasse nella serata Chi l'ha Visto. Quando la rete precede i mass media..

Notizia di questi giorni è che il boss della 'ndrangheta Antonio Lo Giudice, arrestato tramite un provvedimento emesso dal sostituto procuratore aggiunto della DDA Michele Prestipino e dai sostituti procuratori Giuseppe Lombardo, Marco Colamonici e Beatrice Ronchi, si sia subito pentito e autoaccusato di essere stato lui a piazzare la bomba alla Procura di Reggio Calabria e di aver minacciato il Procuratore Pignatone.

Anzi in queste ora pare che abbia da dire molte cose, soprattutto sui rapporti con la Politica
.

Antonino Lo Giudice apparterrebbe quindi a questa importante 'ndrina, attiva nel rione Santa Caterina di Reggio Calabria
. Costui poi sarebbe il figlio del "celebre" boss Giuseppe Lo Giudice, ucciso in una faida il 14 giugno 1990 ad Acilia (Roma), dove dimorava in regime di soggiorno obbligato.

C'è una storia che accomuna la famiglia Lo Giudic
e: la sparizione delle consorti. Dopo la tremenda sparizione/omicidio di Lea Garofalo fatta sparire sciogliendo il suo corpo nell'acido, spulciando negli archivi, sono emerse altre due sparizioni, una a Reggio Calabria e una in Umbria.

E ritorniamo a parlare ancora una volta di questa regione, l'Umbria, che come disse il DDA nel 2008 è colonizzata dalla 'ndrangheta. Ovviamente con la collusione di vari poteri come la massoneria che specialmente a Perugia è molto presente.

La prima sparizione è quella di Barbara Corvi, sposata con due figli maschi di 19 e 15 anni, che sarebbe scomparsa dopo una lite in famiglia. Accadde il 26 ottobre 2009 ad Amelia, frazione di Terni, in Umbria.

Il marito di Barbara però non è un uomo qualunque, o meglio non ha una famiglia di origine comune come le tante. E' calabrese e si chiama Roberto Lo Giudice, trasferito con il padre ad Amelia quando era piccolino.

Il padre era proprio il boss della 'ndrangheta ucciso ad Acilia ed è il fratello di Antonio Lo Giudice, il pentito di questi giorni.

Barbara aveva un amante, un certo Carlo, e il marito lo apprese proprio da lei; fu a quel punto che scoppiò una forte lite, inevitabile quando accadono queste cose. Litigare ferocemente è più che naturale in un ambiente sano.

Il marito di Barbara Corvi ha smentito di avere rapporti con la famiglia, nonostante nella 'ndrangheta il legame di sangue sia molto importante, anzi fondamentale. Non è un caso che durante alcune faide del passato, le 'ndrine rivali sterminano famiglie intere.

Giusto per portarvi un esempio concreto, un boss di Cosa Nostra, Giuseppe Lucchese, uccise personalmente sua sorella Giuseppina e la cognata Luisa Gritti. Questo perché avevano relazioni extraconiugali. Il codice d'onore della 'ndrangheta e della mafia non accetta il tradimento delle donne. L'affiliato tradito se non risolve il problema con il sangue, viene destituito.

Ma nella famiglia Lo Giudice sparisce ancora un'altra donna: Angela Costantino. La mattina del 16 marzo del 1994 esce dalla sua casa di Reggio Calabria per andare a trovare suo marito che si trovava in carcere a Palmi. Non vi arrivò mai e la sua Fiat Panda fu ritrovata, giorni dopo, sotto un viadotto alla periferia della città. Angela era sposata con Pietro Lo Giudice, fratello di Antonio e Roberto.

Tre donne scomparse. Una è stata ritrovata, ne mancano due all'appello.

Articolo pubblicato su Agoravox: qui.

Fonte

http://www.crimeblog.it/post/5566/reggio-calabria-arrestato-antonino-lo-giudice-presunto-capocosca-le-rivelazioni-dei-pentiti

http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Scomparsi/ContentSet-e50e72f3-4963-4bb5-b274-ee173e63d01e.html


http://www.ternimagazine.it/9711/il-fatto/la-scomparsa-di-barbara-corvi-si-stringe-il-cerchio-intanto-finisce-in-manette-uno-die-fratelli-del-marito-luciano-lo-giudice-boss-della-ngragheta.html?nomobile


http://www.crimeblog.it/tag/antonino+lo+giudice





lunedì 18 ottobre 2010

Lea Garofalo, una donna coraggio sciolta nell'acido dalla 'ndrangheta!

Sono notizie che non vorrei mai dare, specialmente quando le vittime sono le donne. Si le prime vittime della 'ndrangheta e le mafie in generale sono sempre le donne, quelle che convivono con uomini appartenenti alla criminalità organizzata.

Molte non parlano, coprono le malefatte, fanno finta di nulla ma altrettante non ce la fanno e trovano il coraggio di denunciare. E sanno che la vita da lì in poi non sarà più facile. E sopratutto hanno una fiducia cieca nei confronti delle Istituzioni.


Lea nel 2002 decise di collaborare con la Procura di Catanzaro e raccontò tutto quello che sapeva sugli interessi, sugli omicidi della cosca Garofalo e Mirabelli. Da allora entrò nel programma di protezione dei collaboratori di giustizia e per ritorsione nel 2005 fu ucciso suo fratello Floriano in un agguato nel 2005 a Pagliarelle, una frazione di Petilia Policastro.

La donna aveva una figlia, concepita con il suo ormai ex convivente Carlo Cosco.

Lea denunciò anche lui assieme al suo complice Massimo Sabatino, di 37 anni, già detenuto per altra causa. Cosco per questo motivo aveva tentato di ucciderla tramite Sabatino, ma non ci riuscì per reazione della donna.

Ma ecco il dramma, ecco che trovo retorico ed ipocrita quando si dice" Bisogna avere fiducia nelle istituzioni", ecco che lo Stato fallisce e forse ne è addirittura colluso: la donna è stata sentita più volte dai carabinieri e dai magistrati della Dda di Catanzaro, ma a causa di alcune contraddizioni e di una certa genericità delle sue dichiarazioni, secondo quanto riferiscono adesso ambienti investigativi, non era stata ammessa al programma di protezione.

E dal 12 novembre dell'anno scorso Lea non viene più protetta. E fu allora che sparì.

In quel periodo, ed esattamente il 20 novembre la donna si trovava a Milano per consentire alla figlia minorenne di incontrare per alcuni giorni il padre. Cinque giorni dopo, il 25 novembre, la figlia e il suo ex convivente denunciano la scomparsa della donna. Una scomparsa che risale alla sera prima, secondo quanto ricostruito dalle indagini.

Pensate, per amore della figlia, solo per amore, rischia la vita per fargli vedere il padre.

Dopo un anno dalla scomparsa oggi la tremenda notizia che lacera il cuore e mi provoca un enorme indignazione: con uno stratagemma Cosco e i suoi complici riescono ad allontanare la figlia dalla madre portandola da alcuni parenti. La Garofalo, mentre attende in zona Arco della Pace il ritorno della figlia, viene avvicinata, costretta a salire sull'auto dell'ex convivente e uccisa.

Uccisa con il metodo di sempre per non lasciar tracce: sciolta nell'acido.


domenica 17 ottobre 2010

La classe operaia non va in paradiso, lo vuole qui!

Alla faccia di Maroni, della Confindustria sempre più reazionaria, dei Bersani, del Popolo Viola, di Tremonti e Sacconi, di chi dice che la classe operaia non esiste, dei vari Marchionne che vuole più sacrifici, dei Casini, dei Fini, di chi disprezza la FIOM perchè non si abbassa ai ricatti, ieri c'è stata la più grande manifestazione di tutti i tempi.

C'erano lavoratori, un oceano di precari, studenti dell'Onda, civili che lottano contro le mafie,associazioni, movimenti, centri sociali, tutti uniti contro queste ristrutturazioni delle industrie che licenziano, cassaintegrano, chiudono per spostarsi negli altri Paesi dove la manodopera costa molto di meno e non ci sono i sindacati che pretendono che non si calpestino i diritti dei lavoratori.

Devo fare i complimenti alla FIOM che è riuscito ad unire tutti quanti, anche i precari che non possono avere sindacati per ovvie ragioni, tutte quelle persone che fanno lo stesso lavoro degli operai a tempo indeterminato ma con mille contratti diversi e senza garanzie.

Abbiamo vinto, una manifestazione arrabbiata, ma senza episodi di violenza che il Governo si auspicava.

E guardate, io diffido sempre dalle masse, ma quella gente era tutta consapevole del loro problema e sa benissimo riconoscere chi è il loro nemico, che non lo identifica solamente in Berlusconi, ma si rende benissimo conto che è l'intera classe politica che è da abbattere e da ricostruire l'Italia tutta da capo.

Mi è piaciuto Maurizio Landini, un uomo che ha detto le cose come stanno, senza gli appannaggi ideologici, ma con parole chiare:" Perchè gli operai tedeschi guadagnano il doppio di quelli della FIAT eppure lavorano meglio e vendono più automobili?"

Il capo della CGIL Epifani in realtà non voleva lo sciopero generale ma, ecco il potere dal basso che considero il migliore, la piazza lo vuole e lo ha capito dopo le parole di Landini. E quindi dice che lo sciopero generale ci sarà!

Si possono cambiare le cose senza per forza avere dalla parte i Partiti, i risultati si posso ottenere solo dal basso. E la Francia in questi giorni ci sta spiegando come.



venerdì 15 ottobre 2010

FIOM:Domani tutti a manifestare a Roma. E contro i Padroni!

Ieri sera ho solo visto l'ultima parte di Annozero quando c'era il signor Riotta, un esperto in materia dicono, che asseriva che non siamo nell'800 e i Padroni non esistono più.

Poi per dire la verità non è stato così originale perchè mesi prima c'era il signor Malboro, ops Marchionne, che al meeting di Rimini disse commosso:
"Non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra “capitale” e “lavoro”, tra “padroni” e “operai”. Se l’Italia non riesce ad abbandonare questo modello di pensiero, non risolveremo mai niente. Erigere barricate all’interno del nostro sistema alimenta solo una guerra in famiglia."
Care teste di capra, non abbiamo capito niente, voi che lavorate nelle fabbriche, in piccole aziende, voi che pulite i cessi tramite cooperativa e sempre tramite cooperativa lavorate negli ospedali, negli asili, insomma quasi dappertutto e con contratti determinati, senza ferie pagate, con la paura di beccarvi l'influenza perchè col cavolo vi pagano la malattia.

Voi insomma ma non vi siete accorti di stare in una grande famiglia? Non esiste il Padrone, ma il Padre e la Madre. E voi siete dei figli ingrati. E questa casa non è un albergo!

Ma come vi permettete a disubbidire? Il quarto comandamento dice "onora il padre e la madre". E questi figli impertinenti della FIOM che pretendono di conservare i vecchi diritti cosa credono di essere?

Marchionne è un padre all'avanguardia, perfino poetico, non è mica un padre-padrone! Vuole il meglio per il suo impero e i suoi figli, lui si che fa sacrifici per sfamarvi tutti ! E voi ingrati della FIOM volevate ostacolare il referendum di Pomigliano? E così tutto il resto? Ma non capiti, figli ingrati che riducendo i vostri diritti potrete far produrre di più?

Non capite, non capiamo nulla e noi ancora dobbiamo crescere, anzi come dice lui non siamo capaci di vedere al di là dell'orizzonte. Noi siamo figli indegni.


E da bravi ribelli e disubbidienti vogliamo appunto che non si ritorni nell'800, anche perchè come dice qualcuno noi siamo ritornati ai tempi ancora più lontani quando ancora non esisteva la parola lavoratore salariato, ma semplicemente lo schiavo!

Domani partecipiamo in massa a Roma con la FIOM e, benché Maroni ci ha fatto capire che faranno di tutto per sabotarci con la violenza e i soliti infiltrati (e spero non qualcosa di più grave), noi figli ingrati protesteremo contro i Padroni.

Una parola vecchia, è vero. Ma non è colpa mica nostra che i vari Marchionne, Montezemolo e Mercegaglia ci trattano appunto come se fossimo i loro pargoletti da sfruttare.

Allora domani 16 Ottobre tutti a Roma a riprenderci la nostra dignità. Ormai da tempo calpestata.




giovedì 14 ottobre 2010

Il mistero del colpo al caveau della Banca di Roma a palazzo Giustizia (Prima Parte).

Qualche settimana fa è stata sventata una rapina in una Banca nel centro di Caserta. La banda era composta da sette persone, tutti sessantenni. Fin qui tutto normale,a parte l'età, ma il particolare emerso sarebbe che il capo di questa banda è un certo Manlio Vitale.

Costui detto"Er gnappa"era legato alla Banda della Magliana ed era stretto collaboratore di Mauirizio Abbatino detto "Crispino". Vitale era amico intimo di De Pedis ("Renatino"), capo dei testaccini e serial killer professionista. Insomma aveva tutti i requisiti per avere una tomba di tutto rispetto all'interno della Chiesa Sant'Apollinare di Roma con la dedica "benefattore dei poveri".

Vitale però è stato protagonista di un altro avvenimento ancora intriso di misteri, tutto ancora di chiarire. Parlo di un furto non comune e abbastanza inquietante per i vari collegamenti che in questa inchiesta elencherò.

La storia che vi racconterò è vecchia, risale in una notte tra il 16 Luglio e il 17 Luglio del 1999. Ma il passato emerge sempre e come dico da tempo: il passato non è mai passato.

D'altronde ancora adesso ci sono intimidazioni, omicidi, insabbiamenti quindi in questa storia il passato non esiste. C'è il presente.

In quella afosa notte del '99 una banda composta da ben 23 uomini, tra esecutori e fiancheggiatori, svuota 174 cassette di sicurezza nel caveau della Banca di Roma agenzia numero 91. Un banca che si trova nei sotterranei della Cittadella Giudiziaria di Piazzale Clodio, a Roma.

Provate ad andare a visitarla di notte e scoprirete che è inaccessibile perchè protetta da grandi mura e l'entrata principale è chiusa da un grande cancello, e comunque vicino c'è un Mc Donald ed era impossibile passare inosservati visto che d'estate è molto frequentato fino all'alba.

Almenochè avessero dei complici all'interno della struttura. E infatti ce l'avevano.

Un furto di 50 miliardi ma non solo, ma anche la sparizione di documenti importantissimi di vario genere. Alcuni per ricattare i Magistrati. Ma c'erano alcuni documenti rinvenuti all'interno
di alcune cassette svaligiate, al possesso dei quali sarebbe interessato il noto pregiudicato Massimo Carminati.

Si proprio Carminati, uno dei maggiori indiziati per l'omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo"Jaio" Iannucci. Proprio Carminati, estremista di destra che lavorava anche per la Banda della Magliana e intratteneva legami con la mafia Siciliana, proprio quel Carminati che fondò uno dei gruppi dei NAR, quello all'Eur.


Ma non c'è solo Carminati nella storia "dell'assalto al Palazzo di Giustizia"! Al prossimo capitolo entreremo più approfonditamente in questa storia di una notte di mezza estate romana...


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martedì 12 ottobre 2010

L'eroe che ha lottato contro il Potere quando uscì dalla prigione.

“Dinanzi a te c’era un baratro. Così largo, così fondo, così vuoto che il solo percepirlo ti dava la nausea, la voglia di vomitare. E questo baratro era lo spazio, lo spazio aperto. Dentro il sepolcro avevi dimenticato che cosa fosse lo spazio, lo spazio aperto. Era una cosa terribile. Perchè era una cosa che non era: senza un muro che lo limitasse, senza un soffitto che lo tappasse, senza una porta che lo chiudesse, senza un lucchetto, senza sbarre!

Si spalancava dinazi a te e intorno a te come un oceano misterioso, insidioso, e l’unico riferimento era la terra che si stendeva giù per la vallata e per le colline, appena interrotta da ciuffi d’erba o da alberi: allucinante.
Ma la cosa peggiore era il cielo.

Dentro il sepolcro aveva dimenticato anche cosa fosse il cielo. Era un vuoto sopra un vuoto, una vertigine sopra la vertigine: così azzurro, no, così giallo, no, così bianco. Così cattivo. Bruciava le pupille più di un acido, più di un fuoco.
Chiudesti gli occhi per non accecare, allungasti le braccia per non cadere.

E subito il pensiero della tua cella ti afferrò insieme a una nostalgia irresistibile, un desiderio irrefrenabile di tornarci, rifugiarti nel suo buio, nel suo ventre angusto e sicuro. La mia cella, ridatemi la mia cella. L’ufficiale che portava la borsa con i vocabolari e con le lime capì, ti raggiunse, ti toccò una spalla: “Coraggio”.
Riapristi gli occhi, sbattendo le palpebre, facesti un passo, poi un altro, e poi un altro ancora.

Ti fermasti di nuovo.

Non era una questione di coraggio, era questione di equilibrio. Camminare in tutto quello spazio, quella luce, e da solo, non era come camminare lungo i viottoli della prigione, stretto da due guardie che ti sorreggono per i gomiti: era come brancolare sull’orlo di un precipizio.

Perfino andare diritto era difficilissimo perchè in mancanza di pareti, ostacoli, non capivi dove fosse il diritto e l’obliquo, il davanti e l’indietro, capivi soltanto che c’era il sopra e il sotto, il cielo e la terra, il sole abbagliante.
Però a poco a poco, mentre la nausea cresceva, e l’incertezza, e la paura, mentre tutto si allargava e ruotava e si rovesciava per farti ripetere la-mia-cella-ridatemi-la-mia-cella, ritrovasti te stesso. E scorgesti qualcosa. Cosa? V’erano ombre laggiù, macchie in movimento. Venivano verso di te fluttuando, agitando strane appendici che a momenti sembravano ali e a momenti sembravano braccia.

Uccelli o persone? Persone, perchè rumoreggiavano indefinibili suoni che dovevano essere voci: “Aleekoos! Aleekoos!” Che sforzo atroce dirigersi da quella parte. “Aleekoos! Aleekoos!”D’un tratto dalle macchie si staccò una macchia: una figura nera, tozza. E divenne una donna col vestito nero e le calze nere e le scarpe nere e il cappellino nero e gli occhiali neri. E ti corse incontro, con le mani tese, le dita tese. Tua madre. Le cadesti addosso.
E allora tutti ti furono addosso, amici, e parenti, e giornalisti, per toccarti, abbracciarti,chiamarti affinchè tu non rimpiangessi più la tua cella, e infatti, di colpo, non la rimpiangevi più, ti sentivi inspiegabilmente felice; pur avendo un gran bisogno di piangere. Non avresti voluto piangere, avresti voluto dire qualcosa di importante, di storico. Ma più ti chiedevi cosa poteva essere questo qualcosa, più il bisogno di piangere cresceva, gonfiava, diventava un formicolio alla gola, una cortina d’acqua sugli occhi.


GrassettoPerchè lo smarrimento che avevi provato vedendo quel baratro ora si traduceva in un’intuizione precisa, anzi nella consapevolezza che la libertà sarebbe stata per te un’altra sofferenza, un altro dolore.
E questo era l’uomo che l’indomani avrei finalmente incontrato, per cozzare contro di lui come un treno che percorre all’inverso lo stesso binario.


Tratto da "Un uomo" di Oriana Fallaci.


sabato 9 ottobre 2010

Intercettazioni telefoniche sul caso Marcegaglia e il mio libero pensiero!

Care teste di capra, come ben sapete io cerco sempre di riflettere insieme a voi e al costo di risultare presuntuoso vorrei cercare di far sviluppare il libero pensiero. E quando dico libero, intendo proprio il vero significato della parola: libero da ogni costrizione ideologica, da ogni pregiudizio e soprattutto libero dai giochi che ci propinano i mass media. Compresi i programmi definiti liberi di Santoro.

Intravedo un gioco raffinatissimo del Potere che va al di sopra dei contrasti legittimi tra partiti e anche giornalisti. Io sono da sempre schierato, ma dalla parte delle persone confinate agli estremi della Società.

Se vi domando a voi lettori chi secondo voi siano i giornalisti servi del Padrone voi in automatico mi risponderete che ovviamente sono Feltri, Belpietro oppure un Sallustri.

Certo che loro sono dei servi, ma come lo sono anche tutti gli altri giornalisti che scrivono per altri quotidiani importanti come la Repubblica ad esempio. I primi servi dell'imprenditore Berlusconi, i secondi dell'imprenditore De Benedetti. Due imprenditori che influiscono sulla società e che prendono tanti soldi pubblici per finanziare i loro imperi.

Tutti questi giornalisti non rappresentano il libero pensiero, ma quel pensiero unico che si raggruppa nel "antiproberlusconismo". Perdonatemi che abbia coniato questo termine che non esiste nella grammatica italiana, ma all'Incarcerato so che concederete questa licenza poetica.

In questi giorni sta scoppiando il caso Marcegaglia e ascoltando le intercettazioni pubblicate mi viene proprio da sorridere. Quale sarebbe lo scandalo? Spero che non si riferiscano alla conversazione tra il giornalista Porro e il portavoce della Mercegaglia perchè veramente poi rischiamo di sfociare nell'ipocrisia!

Se a me mi intercettassero tutte le telefonate che ho fatto con amici giornalisti che mi stanno aiutando per l'indagine sul caso Niki Aprile Gatti ci sarebbe da accapponare la pelle allora. E non immagino una telefonata di Travaglio quando deve scrivere un pezzo su Berlusconi! E ripeto, non c'è nulla di male.

Lo scandalo sarebbe un altro metodo Boffo o Fini? Forse, ma io ci credo alla libertà di stampa e se vogliono pubblicare qualcosa sulla Marcegaglia io certamente non faccio il censore. E quando la Magistratura ordina la perquisizione di qualsiasi giornale, beh io mi inquieto perchè a me evoca un qualcosa di poco piacevole. Soprattutto se la perquisizione è basata su quella telefonata.

La Mercegaglia risulta sotto indagine per questo sono uscite fuori queste intercettazioni. Molto probabilmente era sotto controllo il telefono di Rinaldo Arpisella, il portavoce della Marcegaglia.

Ma di queste cose sinceramente non mi entusiasmano nel parlarne. Sono altri i giochi.

Perchè parlo di un gioco raffinatissimo del Potere? Vi rispondo in due parole!
Cosa è accaduto di concreto? La massa "antiproberlusconiana" ha riabilitato un personaggio ambiguo come Fini e adesso si rischia di riabilitare la Marcegaglia! Rappresentante della Confindustria, uno dei Poteri Forti che stanno distruggendo con la complicità della FIAT lo Statuto dei lavoratori e riducendo i nostri diritti fino all'osso.

Ho una strana sensazione. Ci stessimo preparando già al dopo Berlusconi passando al cosiddetto "Governo Ponte" come quando si passa da una Dittatura ad una democrazia limitata mantenendo gli stessi personaggi ai vertici? Ovvero un Governo apparentemente soft con all'interno( o all'esterno) un Fini, un Montezemolo o un Profumo ?

Il tempo ci risponderà! Ma non saranno tempi migliori.


Arpisella chiama Nicola Porro de Il Giornale



Rinaldo Arpisella chiama Mauro Crippa di Mediaset



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giovedì 7 ottobre 2010

Verità e Giustizia per Niki: la nuova inchiesta sulla Banda degli Ex Pentiti e il collegamento con l'inchiesta Premium!

Omicidi, suicidi, attività di riciclaggio di denaro sporco, colletti bianchi e società off-shore. Trovato il bandolo della matassa?

Ripercorriamo brevemente che cosa era la banda criminale smantellata(?) grazie all'inchiesta condotta dai PM perugini.

Al carcere di Voghera erano detenuti pentiti appartenenti alla criminalità organizzata e tra di loro spiccava un uomo, sempre "pentito", appartenente ad un clan mafioso di Niscemi: un certo Salvatore Menzo.

Era ed è talmente carismatico e con ottime capacità relazionali con i colletti bianchi che tutti gli altri lo temevano e lo chiamavano addirittura "Papà".


Si riunirono nel carcere e decisero, appena usciti dalla galera, di andare a vivere a Perugia perchè Menzo aveva ottime conoscenze negli ambienti della finanza, criminalità organizzata e molto probabilmente massonici.

I gruppo si sarebbe subito organizzato e riuscirono ad imporsi sul territorio umbro tramite il traffico di stupefacenti, di armi, prostituzione e a quanto pare anche di attività di riciclaggio tramite aziende.

Il gruppo era talmente organizzato che aveva legami anche con altre organizzazioni in tutta Italia. Precisiamo che pur essendo pentiti, mantenevano legami con i rispettivi clan di appartenenza.

E molto probabilmente il legame maggiore era con la 'ndrangheta.

A Perugia i Farao-Marincola erano le 'ndrine di Cirò Marina che controllavano fortemente il territorio, una 'ndrina che fa affari con le società legate alle telefonie tramite società off-shore londinesi.

E questo lo sappiamo tramite l'inchiesta Eutelia.

Una cellula legata alla Banda sarebbe stata quella Milanese e partirono gli arresti anche per loro. Marcello Russo era uno di questi.

Quest'ultimo sarebbe stato l'esecutore materiale di Salvatore Conte, uomo della Banda, ma il mandante era stato Salvatore Menzo stesso.

Conte doveva essere interrogato dal pm calabrese Francesco Neri perche doveva parlare dei legami di massoneria e mafia per un altra inchiesta che Neri stava conducendo.

Marcello Russo, quello che ha rispettato l'ordine omicida di Menzo, doveva invece essere ascoltato dal Pm perugino Paci, ma si "suicidò" in carcere. La madre non crede al suicidio, anche perchè voleva parlare.

In pratica, chiunque vuole parlare, muore! O suicidato oppure direttamente ammazzato.

Ricordiamo che Salvatore Conte è stato ritrovato tramite segnalazione di un altro ex pentito, perchè sennò sarebbe stato un altro caso di lupara bianca perchè il corpo era ben nascosto tra i boschi di Gubbio.

Cosa è accaduto in questi giorni?

La pm perugina Duchini ha aperto un' altra inchiesta che si intreccia a questa della Banda e ha eseguito nuovi arresti. Ma sempre legati all'attività di Salvatore Menzo e company. Compare sempre il famoso Night Club Kristall di Perugia, sia nella prima che nella seconda indagine.

L’ultima indagine parte dal Night Club Kristall di Perugia e da quella che viene indicata dagli investigatori come una “testa di legno”, ovvero l’uomo pronto a ricevere gli ordini dal boss Menzo.

Per gli investigatori della prima e seconda indagine si parte da Antonio Rocchini, ossia il direttore del Kristall. Ma non solo, perché il volto lindo di Rocchini compare anche in un’elegante carta intestate della Compagnia per l’Ambiente, una delle società controllate dalla Sirio Ecologica.

Qualche intercettazione e l’inchiesta della Duchini partita per un traffico di sfruttamento delle prostituzione decolla verso il lido più interessante del riciclaggio di denaro. Anche all’intero dell’impero della Sirio, che avrebbe potuto fare affari d’oro semplicemente riciclando e stoccando rifiuti ospedalieri per cui era nata anziché imbarcarsi in spericolate operazioni finanziare, Rocchini è l’uomo di Menzo.

Lo scopre la prima inchiesta, quella passata dal pm Gabriele Paci alla collega Manuela Comodi e arrivata ai primi rinvii a giudizio per un fascicolo arricchito dalle indagine della polizia.


Menzo, riferiscono gli inquirenti, avrebbe messo non solo il prestanome Rocchini al suo servizio.Nell’attività malavitosa che si ramificava anche nei settori finanziario e immobiliare era centrale la figura di due “colletti bianchi” come il commercialista milanese Vincenzo Borrelli.

La Siro Ecologica ovviamente ora è passata di mano e come al solito ci rimettono i dipendenti che rischiano il posto. Tale e quale alla situazione dei dipendenti dell'ex Eutelia.

Ma veniamo a Niki Aprile Gatti e quindi all'Inchiesta Premium che apparentemente non c'entra nulla. Dico apparentemente perchè non è così.

Anche in questa inchiesta della Duchini si ripresenta un nome, legato alla Banda degli ex Pentiti, amico di Menzo: Carlo Contini.

Carlo Contini, amico dei fratelli Cimieri coinvolti nell'inchiesta Premium, è un nome che abbiamo già conosciuto.

La redazione di Agoravox possiede i documenti originali delle famose società Londinesi, quelle legate alla Secretary Temple Secretaries Limited. Società dove ci sono tutti i nomi dei coinvolti nell'inchiesta Premium.

A questo punto ci mettiamo a disposizione delle autorità competenti di Perugia. Se è vero che hanno eseguito degli arresti soprattutto per le loro attività di riciclaggio di denaro sporco credo che questo materiale possa essere utile e anche grazie ad altri collegamenti che noi possediamo e ovviamente non possiamo metterli qui per iscritto.

Stiamo parlando di una Banda non comune ma ben ramificata e organizzata con contatti importanti e soprattutto con una scia di morti.

Da chi è stato ucciso Niki Aprile Gatti dentro il carcere di Sollicciano? Chi ha fatto da manovalanza? Forse è da cercare in quegli ambienti?

Che la magistratura ci ascolti. Ormai la speranza è in questo filone perchè sembra che l'inchiesta di Firenze si sia persa nel Porto delle Nebbie.






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martedì 5 ottobre 2010

La poesia nell'attesa del prossimo aggiornamento sulla questione perugina.

Il prossimo articolo sarà un aggiornamento importante sulla banda degli ex pentiti capeggiata da Salvatore Menzo e finalmente proveremo il legame con l'inchiesta Premium. Nel frattempo una poesia del grande poeta Turco Nazim Hikmet.

Sera


Sei appena uscito di prigione
e appena uscito
ecco tua moglie incinta.
La sera la prendi sottobraccio.
Ve ne andate a passeggio per le strade del quartiere.
Ha il ventre quasi fino al naso tua moglie.
E il suo peso sacro lo porta con civetteria.
Tu sei fiero e pieno di rispetto.
Fa fresco,
una freschezza come le mani di un bimbo infreddolito.
I gatti del quartiere aspettano attorno alla macelleria.
Al primo piano, la macellaia ricciuta,
i grossi seni appoggiati sul davanzale,
contempla il tramonto.
In mezzo al cielo compare una stella,
limpida e bella come un bicchier d'acqua.
L'estate è durata a lungo quest'anno
e se i gelsi sono ingialliti, i fichi sono ancora verdi.
Refik, il tipografo,
e la figlia più giovane di Jorghi, il lattaio,
passeggiano su e giù, con le dita intrecciate.
Karabè, il pizzicagnolo, ha già acceso le luci.
Quest'armeno non ha dimenticato il massacro di suo padre
tra le montagne curde.
Ma a te, ti vuol bene.
Anche tu non li puoi perdonare
quelli che hanno messo questo marchio sulla fronte del popolo turco.
I malati, i tisici del quartiere guardano da dietro i vetri.
Il figlio di Nuriye, la lavandaia,
disoccupato, ingobbito dalla tristezza,
s'avvia verso la bettola.
In casa di Rahmi si sente il radio-giornale.
Hanno mandato 4500 ragazzi in un paese dell'Estremo Oriente
per massacrare i loro fratelli, dal viso giallo lunare.
Il tuo viso arrossisce di collera e di vergogna.
Non sei obiettivo, no, al diavolo,
ma triste
di una tristezza tua propria,
una tristezza con le mani e i piedi legati,
come se fossi ancora in prigione,
e giù in guardina sentissi i gendarmi battere i contadini.
La notte è caduta.
Il passeggio serale è terminato.
Una jeep della polizia entra nella strada.
Tua moglie sussurra: «andrà a casa?».


domenica 3 ottobre 2010

Politica e cosche sull'affare del Ponte dello Stretto di Messina.

Non parlo della manifestazione del Popolo Viola, a quello ci pensano abbondantemente i mass media, ma di quella in contemporanea dalla Sicilia contro il Ponte sullo Stretto.

Secondo i dati della Questura erano in quattro mila, quindi c'è ne erano almeno il doppio ad esprimere il forte dissenso per la costruzione di questo mostro che unisce, non metaforicamente ma economicamente, la 'ndrangheta con la Mafia Siciliana.

E' stata scelta la giornata di ieri perchè coincide con il triste anniversario delle alluvioni e dei conseguenti smottamenti franosi che lo scorso anno provocarono trentadue vittime. I manifestanti per questo rivendicano il diritto che i soldi spesi per questa inutile e dannosa costruzioni, li adoperassero invece per mettere in sicurezza il territorio dal dissesto idrologico.

Ma invece questo Governo ha tutte le intenzioni per costruire il Ponte e comunque già sono state aggiudicate le gare d'appalto. A chi?

In realtà Berlusconi anticipò tutto già nel 2008 d
urante la campagna elettorale per l’elezione del Governatore della regione Abruzzo. «Sapete com’è andata col Ponte sullo Stretto?», aveva esordito il premier a L’Aquila. «Avevamo impiegato cinque anni a metter d’accordo le imprese italiane perché non si presentassero separate alla gara d’appalto ma in consorzio... Eravamo andati dai nostri colleghi chiedendo che le imprese non si presentassero in modo molto aggressivo, proprio perché volevamo una realizzazione di mano italiana, e poi avremmo saputo ricompensarli con altre opere pubbliche».

Insomma parole gravi a mio avviso perchè emerge fuori il reato di "turbativa d'asta" ma a quanto pare tutto è alla luce del Sole. Così alla luce del Sole che l'appalto per la costruzione del Ponte l'ha vinta la Eurolink. Un'associazione temporanea dove la Impregilo possiede una quota maggioritaria del 45 per cento.

Si esatto proprio la Impregilo, uno dei colossi mondiali nel campo dell'edilizia più indagata e collusa del Mondo. Giusto per fare un esempio n
el 2006 ha patteggiato con il tribunale del Lesotho il pagamento di una multa di 1,5 milioni di euro per corruzione e per aver ostacolato la giustizia di quel paese.

Ma vediamo a casa nostra. Da noi è indagata per aver dato in subappalto la costruzione della Salerno-Reggio Calabria alla 'ndrangheta e aver dato una parte dei soldi destinati al lavoro sempre alla 'ndrangheta, un pagamento che nell'ambiente mafioso viene chiamata "tassa di sicurezza".

Inutile ricordare che sempre la Impregilo è la società costruttrice dell'Ospedale dell'Aquila che crollò come se fosse di cartapesta. Ma le indagini sono ancora in corso, quindi attenderemo il responso.

Poi la Impregilo sarebbe anche l'azionista della FIBE, l'impresa che si sarebbe dovuta occupare dei rifiuti in Campania ed ora è coinvolta in un inchiesta della Magistratura ancora in corso.

Insomma forse Berlusconi ci dovrà spiegare ancora meglio con quale criterio sia stata eseguita la gara d'appalto. Qualcosa ce lo dicono le intercettazioni fatte dalla Procura di Monza che indaga sulla Impregilo: l'economista Pelanda, editorialista del Giornale e del Foglio, rassicurava l'ex capo dell'Impregilo che il senatore Dell'Utri gli aveva spiegato che avrebbero vinto tranquillamente la gara d'appalto per il Ponte.

Profezia avverata.

Insomma il Ponte sullo Stretto oltre ad essere un disastro ambientale e ad essere un ponte costruito su una zona altamente sismica, ha un' unica utilità: alimentare la finanza criminale della 'ndrangheta e mafia.