giovedì 29 aprile 2010

Nell'attesa parliamo del giovane gambero.

Avevo promesso che il prossimo post sarà sul responso della Magistratura sul caso di Niki Aprile Gatti. I giorni si sono protratti a lungo e allora nell'attesa vi trascrivo una bellissima favola del grande Gianni Rodari. La dedico a tutte le adorabili teste di capra che adorano cambiare le cose e vanno contro corrente. Rodari non sà come andrà a finire la storia del giovane gambero, ma non è lecito saperlo. Lo sapremo noi alla fine del nostro cammino se qualcosa abbiamo cambiato.

Un giovane gambero pensò: - Perché nelle mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco. –

Cominciò a esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica: Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole.

Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse: - State a vedere.- E fece una magnifica corsetta in avanti.
- Figlio mio,- scoppiò a piangere la madre, - ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene.
- I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare.
Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse : - Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua , il ruscello è grande : vattene e non tornare più indietro.-

Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo.
Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea.
- Il mondo va a rovescio, - disse una rana, - guardate quel gambero e datemi torto, se potete.-
- Non c’è più rispetto, - disse un’altra rana.
- Ohibò ohibò, -disse un terza.

Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto ad un sasso. – Buon giorno, - disse il giovane gambero.
Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: - Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua, piuttosto che rivolgermi la parola: Fin che sei in tempo, da’ retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio.-

Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava:
- Ho ragione io.-
E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino.
Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio! –

(Gianni Rodari)






"Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione,
chi tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità"

De Andrè

sabato 24 aprile 2010

Aggiornamento: camorrista morto a Sollicciano.

Notizia di ieri è che si è suicidato il boss della camorra Giuseppe Palumbo proprio al carcere di Sollicciano. Una coincidenza che ci rema contro.

Comunque sia, ora capite che il povero Niki è stato rinchiuso in un carcere dove ci sono anche uomini della criminalità organizzata? Mafia, 'Ndrangheta e Camorra?

E poi questo Boss, possibile che si sia suicidato dopo nemmeno un giorno? Qui la depressione, la fragilità, o il sovraffollamento non c'entra.

Articolo pubblicato anche qui.

venerdì 23 aprile 2010

Niki Aprile Gatti e la sentenza della Magistratura.

Ieri Ornella Gemini è stata convocata presso Firenze dalla Magistratura per l'opposizione all'Archiviazione di Niki Aprile Gatti. Ora attendiamo con ansia il responso del Magistrato.

Pare che sia questione di pochi giorni. E allora mi fermo fino a quando non sapremo come andrà a finire.

Nell'attesa vi ripropongo il mio primo post del 26 ottobre 2008 che aprì la strada alla battaglia per la Verità è Giustizia per Niki. Fu l'inizio di un lungo cammino non privo di enormi difficoltà.

Care teste di capra, spero che il prossimo post sia pieno di speranza e di ritorno alla fiducia nella Giustizia Italiana. Ne abbiamo tutti bisogno.


La vita spezzata di un ragazzo.

Questo è un post triste e nero come lo sfondo del mio blog, e anche una condivisione con voi di una battaglia che mi coinvolge personalmente visto che tratto la storia di un ragazzo della mia città. Io, come avrete capito, vivo a Roma ma provengo da una cittadina abruzzese di nome Avezzano. Si trova in un territorio particolare della regione, la Marsica. Una tempo zona di lotte contadine che si ribellavano contro il latifondismo di Torlonia, amico di Mussolini e per chi ha letto il libro Fontamara di Ignazio Silone, sa a che cosa mi riferisco.
Qualche mese fa un ragazzo di 26 anni, e che io avevo conosciuto, era stato arrestato in maniera preventiva perchè coinvolto in una truffa telefonica. Era il 19 giugno di quest'anno, Niki (il suo nome) non era mai stato in carcere in vita sua e aveva chiesto di essere messo in una cella con detenuti non violenti. Invece era stato rinchiuso in una cella della quarta sezione con due detenuti extracomunitari per i quali era stata disposta una sorveglianza assidua.

Purtroppo parlo di lui usando il passato perché dopo solo pochi giorni, una mattina , è stato trovato senza vita, impiccato alla finestra del bagno con un paio di jeans e un laccio di una scarpa.

Immaginate il dolore di una madre quando ha appreso una notizia così imprevista, perché Niki amava la vita e non aveva mai pensato alla morte, anzi vi dico di più, lui era l'unico che non si è avvalso la facoltà di non rispondere. Voleva contribuire alla giustizia.

Le carceri italiane sono terribili, si possono contrarre le malattie, si posso subire violenze continue, ci si ammazza . Niki è morto a 26 anni, e non si può morire solo perché indagato, e soprattutto non è ammissibile che sia stato trattato come il peggiore dei delinquenti mentre il figlio di Totò Rina può essere scarcerato e continuare ad uccidere chi non paga il pizzo.

Questo post l'ho scritto per chiedere aiuto a voi adorabili teste di capra, perché voi che mi seguite avete una sensibilità non indifferente. Non vi chiedo di pubblicare un post o altro, ma vorrei che dimostriate la vicinanza alla madre di Niki che ha avuto il coraggio di aprire un blog e chiedere giustizia, un po' come sta facendo la mamma di Federico Aldovrandi. Ovviamente due casi differenti, ma in comune c'è la morte ingiusta di due giovani vite, e il dolore di due mamme che non si arrenderanno mai finché non avranno giustizia.

Vi prego, se volete visitate e se riteniate giusto commentate qui!

Cara signora Ornella , vedrai che non sarai più sola.


giovedì 22 aprile 2010

L'uomo uccide ancora

Questa è una poesia che dovrebbe essere l'inno del pacifismo, della non violenza, della voglia di giustizia e di diritto. L'uomo del nostro tempo uccide ancora nonostante i progressi scientifici e culturali.

    UOMO DEL MIO TEMPO.

    Sei ancora quello della pietra e della fionda,
    uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
    con le ali maligne, le meridiane di morte,
    t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
    alle ruote di tortura.

    T’ho visto: eri tu,
    con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
    senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
    come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
    gli animali che ti videro per la prima volta.

    E questo sangue odora come nel giorno
    Quando il fratello disse all’altro fratello:
    «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
    è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

    Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
    Salite dalla terra, dimenticate i padri:
    le loro tombe affondano nella cenere,
    gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

    Salvatore Quasimodo.





Questa è una vecchia canzone di Pino Daniele con i 99 Posse. Pino sarà stasera a Roma per festeggiare l'Earth Day.

martedì 20 aprile 2010

Pisa, sabato 24 Aprile 2010.


Il 24 Aprile a Pisa ci sarà un incontro tra i familiari delle vittime di Stato. Ci sono alcuni nomi, tanti altri sono rimasti invisibili. Sono tanti casi, ognuno con storie differenti ma con un denominatore comune: l'omicidio di Stato.

Io purtroppo non potrò esserci, ma ho parlato con Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti; ed io concordo con la sua piattaforma. La sostengo, spero che sarà ascoltata e compresa.

Chi ha la possibilità, sperò che andrà a partecipare. Inoltre se c'è qualche altro famigliare che ha perso un figlio non solo per i pestaggi delle forze dell'ordine del carcere, ma tramite altri strumenti che possono essere le criminalità organizzate e fatte passare sempre per suicidi o morte naturale, possono benissimo segnalarlo. Nessuno deve essere escluso e rimanere solo!


Pochi hanno avuto la possibilità di partecipare alle trasmissioni televisive ed informare tramite i grandi giornali.

E' profondamente ingiusto. Ma si sa,i mass media, sono gli strumenti del Potere.

Pubblicato anche qui.

sabato 17 aprile 2010

Maria Grazia Cutuli: una gionalista normale uccisa a causa degli esportatori di democrazia.

Era un giorno più caldo del solito in Afghanistan. La guerra da parte delle forze occidentali era, si fa per dire, appena finita. Precisamente era il 19 novembre del 2001 e Maria e altri suoi colleghi si accinsero a partire da Jalalabad per poi raggiungere Kabul, capitale che quel giorno era in festa per la cacciata dei Talebani.

Ma Maria Grazia Cutuli quel maledetto giorno non riuscirà mai a raggiungerla la "città in festa".

La strada era lunga e tortuosa, tutte gobbe di sassi e polvere. All'improvviso sbucarono otto uomini armati, bloccarono le vetture e fecero scendere tutti i giornalisti dai Fuoristrada.

Immagino che Maria avesse una gran paura, forse già sapeva quello che gli poteva capitare. Uno degli uomini la colpì con una pietra e lei cadde a terra; si avvicinò e le prelevò il computer portatile completo di software e macchina fotografica.

Il comando uccise quattro giornalisti con raffiche di AK47, il micidiale Kalashikov. Tra i quattro uccisi c'era Maria e il suo collega Julio Fuentes del quotidiano "El Mundo".

Un caso?

Purtroppo secondo me non lo è visto che entrambi avevano scoperto un segreto militare che molto probabilmente doveva rimanere tale. Un segreto tenuto nascosto non dai Talebani, ma da quelle forze occidentali che amano "imporre" ed "esportare" la "democrazia".

Maria Grazia Cutuli era una giornalista normale, non era un estremista nè una che amava giocare a fare l'eroe. Era semplicemente una donna che faceva il suo dovere, svolgeva semplicemente la sua professione come andrebbe fatta. Purtroppo in questi tempi basta fare questo per rischiare la vita.

Sarà questo il motivo per cui è difficile trovare un giornalista vero?

Maria e Julio Fuentes, qualche giorno prima della tragedia, scoprirono un deposito di gas Sarin abbandonato dai Talebani dopo gli attacchi Americani.

Il Sarin è una delle sostanze più velenose e letali prodotte in laboratorio. In poche parole è un gas nervino che uccide al solo contatto con la pelle. Pericolosissimo.

Il deposito era situato in una zona un tempo inaccessibile perchè fu una delle fortezze di Bin Laden. Conteneva centinaia di scatole con all'interno fiale di gas Sarin, accompagnate dall'eventuale ed unico antidoto chiamato Atropina.

Ma la scoperta sconcertante e passata quasi inosservata (chissà perchè) fatta da Maria e il suo collega Julio, era che quelle fiale portavano le etichette di un' azienda Statunitense!

Sarà un caso che quel deposito non sia mai stato colpito dall'aviazione Americana? E, soprattutto, sarà un caso che Maria Grazia Cutuli sia stata uccisa proprio il giorno in cui era stata pubblicata la notizia della scoperta?






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mercoledì 14 aprile 2010

La solitudine ai tempi della globalizzazione.

Care teste di capra,il liberalismo imperante ci sta distruggendo. La società intesa come unione collettiva non esiste più. Cento anni fa, la formula dominante del liberalismo era l'ideologia provocatoria e spavalda del "grande balzo in avanti". Oggi, è solo un tentativo di giustificare la resa. Il liberalismo odierno si riduce al semplice credo della "mancanza di alternative", abbiamo una politica che elogia il conformismo e sinceramente ci si può arrivare anche da soli, si ha forse bisogno della politica per uniformarsi?

La società non esiste più, esistono singoli uomini e singole donne che competono tra di loro. E non lamentiamoci se aumenta l'insicurezza personale, il disagio, la perdita del senso della vita e anche quella della morte. Come dice Bauman noi siamo diventati una società "liquida", ovvero debole, non più solida. Le regole non esistono più, i partiti sono vecchi e da superare, il lavoro è precario,la vita stessa è precaria, la nazione anche, lo Stato opprime e non esiste la Giustizia, la criminalità organizzata è dentro il tessuto sociale ed è ai vertici del potere decisionale, e quindi anche la nostra stessa esistenza si è "liquefatta".

Ogni tanto nascono dei movimenti improvvisi in cui si ritrovano momenti di unione e fratellanza, ma anche questi sono brevi, hanno una vita breve e subito dopo ci si ritrova di nuovo soli.


In una società degna del suo nome le sofferenze private devono essere pensate e vissute come problemi condivisi, comuni e politici.

Le politiche neo liberiste hanno esaltato le libertà dell'individuo eliminando il tessuto sociale ed eliminando del tutto la dimensione collettiva. Il risultato è che viviamo in solitudine, siamo semplicemente soli.

Ditelo a quelle madri che non hanno avuto ad esempio grande visibilità come i familiari di Cucchi e sono sempre di più messe ai margini!

E siamo tutti un po' incarcerati.





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domenica 11 aprile 2010

SOLIDARIETA' AD EMERGENCY!


Sono stati
arrestati tre operatori di Emergency, spero che verranno trattati bene dall'Autorità Afghana. E spero soprattutto che verranno liberati perchè l'accusa sembrerebbe davvero delirante. Mi preoccupa seriamente la reazione del nostro Governo il quale accusa l'associazione umanitaria di fare troppa "politica".

La mia prima impressione è che stiano trovando la maniera per boicottare l'associazione fondata da Gino Strada visto che aiutano tutti i feriti, non facendo distinzione alcuna tra "buoni" e "cattivi". Come una vera associazione umanitaria dovrebbe fare.


Gente non convinta.

Questa pioggia che cade per piazze e per strade,
e in caserma e in collina, va tutta sprecata.
Domattína le piante saranno lavate,
lungo i viali, e il cortile in caserma bel molle,
da sfangarci al ginocchio: i lavori che fanno in città
sembran tutti quest'acqua che cade sui tetti.

(Fuori, piova nel buio per tutte le strade,
finirà che domani per terra c'è l'erba).

Si è veduto stasera venire giù l'acqua
per i fossi, in collina, e la terra ingiallita
dalle foglie e dal fango. Ma, sopra il sentore
della terra, uno sterile tanfo di fiori
che succhiavano l'acqua, e tra i fiori, le ville
che grondavano pioggia. Soltanto dall'altro versante,
arrivare sul vento un sentore di vigna.

(Fuori, piova nel buio per piazze e per strade,
non importa: c'è un vino che viene a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos'è).

C'è un odore di pietra nel vento bagnato,
e per terra, soltanto rotaie. Le donne che passano
le conosce nessuno. Le donne in città
sono sempre diverse e non servono a niente.
Nel casino, là sì che gli odori son buoni
e le donne son brave. Ma vivono come in caserma
anche loro e il lavoro che fanno è una stupidità.

(Non importa. le donne verranno a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos'è).

Cesare Pavese



NOTIZIA IMPORTANTE.

Sono stati arrestati tre operatori di Emergency, spero che saranno trattati bene dall'autorità afghana. E spero soprattutto che verranno liberati perchè l'accusa sembrerebbe davvero delirante. Mi preoccupa seriamente la reazione del nostro Governo!

giovedì 8 aprile 2010

L'ora d'aria.

Per fortuna nel nostro Paese ancora esiste la democrazia e anche se lo si fa con enorme difficoltà, tutti noi abbiamo la possibilità di contribuire alle lotte e affiancare chi subisce delle profonde ingiustizie.

La Parola, specialmente se si dice la Verità confortata da fatti e verbali, da molto fastidio. Se determinati fatti rimangono nei confini regionali, la parola non infastidisce più di tanto. Ma se si passa sul Nazionale e addirittura si varcano i confini del nostro Paese, la parola diventa un pericolo. E alcuni ricorrono ai "ripari" cercando di ridicolizzare ciò che si denuncia. Un po' alla Berlusconi maniera dicendo che sono ricostruzioni fantasiose. Oppure un po' come alcuni che ancora affermano la non esistenza della mafia.

Ma questa questione sarà affrontata a tempo debito e il sottoscritto non vede l'ora di essere denunciato come si ventila nell'aria. Magari, quanto vorrei avere questa occasione per ribadire tutto quello che ho scritto davanti ad un magistrato. Io sono pronto e certamente non sarò io che mi dovrò difendere.

La parola però può far anche male se utilizzata per depistare e infangare chi non ha la possibilità di difendersi perchè non c'è più. Inoltre fa ancor più male specialmente quando si dicono con consapevolezza delle menzogne .

Niki Aprile Gatti era stato rinchiuso a Sollicciano per tre maledetti giorni in una cella di isolamento. Per chi non lo sa,la cella è tale e quale alle altre del carcere con il bagno e finestre. Ma con una differenza di non poco conto: che si è isolati dal resto del mondo.

Niki non aveva avuto assolutamente nessun contatto con gli altri detenuti, al massimo con lo psicologo o una guardia carceraria. E ovviamente con il giudice.


Niki già da allora aveva espresso la volontà di parlare.

Dopo i tre giorni è stato trasferito direttamente nella cella con gli altri due detenuti stranieri. Prima di allora è impossibile(e le carte lo dimostrano) che Niki abbia parlato con qualche altro detenuto. E ribadisco, l'isolamento non lo consente.

Io di una cosa ho la certezza assoluta. In questi due anni ho avuto la possibilità di conoscere molto bene la famiglia di Niki.

Ha una madre davvero in gamba e combattiva. Il padre adottivo Roberto una persona pacata e di sani principi. La zia Iolanda, di una cultura e coscienza politica non indifferente. Una cugina, Sara, che è una vera rivoluzionaria. Un fratellino, il quale vuole così bene a NIKI, che così piccolo già dimostra di avere un' intelligenza superiore ai suoi coetanei.


Persone che per davvero riescono a trasmettere sicurezza e soprattutto affetto. Se io avessi avuto una famiglia così, non mi sentirei abbandonato nemmeno se rimanessi per anni in prigione.

Figuriamoci per solo quattro maledetti giorni.

Per chi non lo sapesse, durante l'ora d'aria le celle vengono aperte, si esce fuori al cortile e i detenuti tra di loro possono socializzare. E tranquillamente si può entrare e uscire da qualsiasi cella. D'altronde è l'ora in cui si può fare di tutto,accade di scambiarsi messaggi particolari, può capitare che due boss mafiosi possano incontrarsi e progettare qualcosa, o formare come accadde al carcere di Voghera la banda degli ex pentiti di Salvatore Menzo. E può capitare di inscenare un suicido. Purtroppo in carcere si può uccidere tranquillamente, basta vedere quante mamme stanno combattendo per la verità e giustizia dei figli uccisi dal Sistema Carcerario.

Ma forse basterebbe riportare le parole del pentito della 'ndrangheta Fonti, il quale ha fatto capire che se va in prigione, finirebbe ammazzato.

Niki voleva parlare perchè era con la coscienza a posto e non vedeva l'ora di riabbracciare la famiglia. E avrebbe parlato anche se gli avvocati ( e non lo hanno fatto!) gli avessero consigliato di avvalersi la facoltà di non rispondere; questo perchè Niki era un ragazzo pulito. E gli fu fatale!

Ma lo so che a "qualcuno" fa comodo rafforzare la tesi ufficiale del suicidio e dire menzogne. Perchè se avessero la coscienza a posto, quei "qualcuno" ci avrebbero affiancato nella lotta. E non mettere di proposito in giro delle falsità al dir poco fantasiose perchè non sostenute da fatti e documenti.

La fantasia lasciamola al potere.




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martedì 6 aprile 2010

L'inchiesta sullo scandalo Croce Rossa.

Care teste di capra, di solito non mi va di auto-celebrarmi per quello che faccio. Tanto chi mi segue, sa dove arrivo con le mie inchieste e sa che vado anche oltre. Ma visto che finalmente i grandi giornali come l'Espresso e l'altro giorno il Fatto stanno parlando dello scandalo della Croce Rossa e del caso Lo Zito, io sento l'esigenza di dire che sulla rete, uno dei primissimi che ne parlò, è stato il sottoscritto. E grazie alla pubblicazione della mia inchiesta su Agoravox con tanto di intervista e documenti, il caso ha avuto un enorme diffusione tanto è vero che un giornalista del Fatto contattò il maresciallo. Curioso vedere che ci hanno messo quasi un anno a parlarne visto che l'articolo uscì precisamente il 25 settembre del 2009.

Per fortuna non ci campo di giornalismo e per me è una piccola soddisfazione aver anticipato. E sono contento di constatare che la Rete arriva prima di tutti i cosiddetti grandi giornali. E allora mi auguro che presto troveremo scritta la storia di Niki e allora tremerebbe per davvero l'Italia intera e non solo.

Vi ripropongo la mia intervista, e spero che presto affronteranno anche la questione del corpo militare della Croce Rossa come feci qui.

Da molto tempo che l’Abruzzo è al centro dell’attenzione per quanto riguarda la corruzione. Ricordiamo la maxi inchiesta che ha travolto persone come Ottaviano Del Turco, oppure il sindaco di Pescara, e si parlano di tanti soldi. Una tangentopoli che riguarda ogni schieramento politico.

Altri fatti non ancora chiariti coinvolgono i vertici della Croce Rossa Italiana. Il tutto è partito con la denuncia di un maresciallo, un certo Vincenzo Lo Zito il quale si sta mettendo contro la dottoressa Maria Teresa Letta, sorella di Gianni Letta. Un uomo, quest’ultimo, che dietro l’ombra di Berlusconi agisce ovunque. Le sue trame sono trasversali, forse, perfino all’interno della magistratura visto che quando si tratta di indagarlo, l’archiviazione è diventata una consuetudine.

La Letta ha un potere inimmaginabile, visto che ad esempio è stata lei a presentare Chiodi candidabile come Presidente della Regione Abruzzo.

Ho intervistato personalmente il maresciallo e le sue denunce, tutte comprovate tramite documentazione, sono raccapriccianti che sembrano configurare la Croce Rossa come braccio economico di un potere politico.

Signor Maresciallo Vincenzo Lo Zito, da quanti anni è che presta servizio presso la Croce Rossa Italiana?
Lavoro nella Croce Rossa da circa 26 anni.

E prima di essere stato trasferito per il motivo che dopo spiegherà, quale era la sua mansione all’interno della Croce Rossa?

La mia funzione era quella di funzionario amministrativo al Comitato Regionale Abruzzo con qualifica C2 essendo con il grado di maresciallo capo. In pratica la figura amministrativa del C R A sono il direttore regionale e il funzionario amministrativo - che sarei io -. Solo queste figure hanno compiti amministrativi, le altre cariche come Presidenti o volontari sono prettamente delle figure politiche.
Ci racconti cosa ha scoperto più di un anno fa mentre lavorava in quella sede.
Sin dal primo giorno di lavoro ho cominciato a notare troppe cose oscure, e nel visionare le carte è venuto fuori il sospetto che avevo.

Ovvero?
Firme di mandato di pagamento false, ovvero non firmate dalla persona preposta, versamenti verso banche non autorizzate, tutta una serie di illeciti e movimenti di denaro senza specificarne l’utilizzo.O meglio senza un iter burocratico corretto .
Parliamo intanto delle banche non autorizzate.
Il conto corrente era stato aperto presso la Banca Toscana di Avezzano. E tutti movimenti di denaro, dai fondi alle donazioni, passavano tramite questa banca.

Insomma, il conto corrente a chi era intestato? E chi firmava i mandati di pagamento senza averne l’autorizzazione?
E’ la già Presidentessa Maria Teresa Letta, ora commissario, in quanto sono state azzerati i consigli di amministrazione della Croce Rossa dopo che hanno cacciato Barra, venuto dopo di Scelli. Entrambi cacciati per aver provocato buchi di migliaia di euro, come si legge anche ai giornali.

Scusi, la Presidentessa Maria Letta non aveva l’autorizzazione per fare questi movimenti?
No, perché il suo è un incarico prettamente politico ma a quanto pare, in barba ai regolamenti interni, fa come le pare. Prende decisioni come quella di aprire il conto corrente della Croce Rossa in una Banca di Avezzano, guarda caso sua città di residenza.

Lei era stato l’unico a scoprire tutto questo?
Per fortuna no, nel 2008 si è insediato il direttore regionale Maria Rita Salvetti, che oltre ad accertare tutte le mie denunce di questi gravi illeciti, scopre anche altre cose.
Ma in tal caso, non esiste un organo superiore che ha la facoltà di controllo?
Certamente, esiste il Servizio Ispettivo, il nostro organo sovra ordinario del comitato centrale. E la Salvetti ha presentato una denuncia presso di loro dopo aver prima avvertito la Presidentessa senza avere una sua risposta. In seguito verrà trasferita anche lei…

Ma questi revisori del Servizio Ispettivo alla fine sono venuti a controllare?
Si, dopo le mie innumerevoli denunce sono venuti a controllare il 14 marzo del 2008. Mi hanno fatto fare fotocopie di tutte quelle carte, di tutti quei movimenti scandalosi. Tant’è vero che un ispettore, credo un magistrato, cominciando a visionare le carte che gli davo, urlava: “Ma è inaudito tutto questo!”, “non è possibile, ma come fa questa signora a fare tutte queste cose?”.

Quindi positiva quella giornata, no?
Per nulla positiva. Era arrivata l’ora di pranzo e la dottoressa Maria Letta li ha accolti e invitati ad un ristorante. Io e la Salvetti eravamo rimasti allibiti. Verso le 14 e 30 ritornano gli ispettori e ci salutano perché si era fatto tardi e dovevano rientrare a Roma.

E non sono più ritornati?
No. Ed io questo lo denunciai alla Corte dei Conti, come denunciai tutte queste irregolarità della Dottoressa Maria Letta. Ma è passato più di un anno e la magistratura non si è fatta sentire.

Nel frattempo lei viene trasferito per incompatibilità ambientale,un po’ come avviene a quei magistrati che facevano inchieste scomode. Da chi è partito l’ordine di trasferimento?
Dall’attuale commissario straordinario Francesco Rocca sollecitato dalla stessa Letta, persona vicina e voluta dal Vicepresidente del consiglio Gianni Letta.

Quindi Francesco Rocca invece di garantire la trasparenza dei movimenti di denaro, e quindi tutelarla, cosa fa? Viene trasferito e tutela Maria Teresa Letta, - sorella del Vicepresidente del Consiglio Gianni Letta -.
Esatto.

Lei oltre che denunciare il tutto alla Corte dei Conti, ha contattato qualche giornale o trasmissione televisiva?
Certo, i grandi giornali non mi hanno nemmeno risposto. Ho contattato quelli di Striscia La Notizia e precisamente Max Laudadio raccogliendo la mia documentazione per mano della sua segretaria D.ssa Ghega.

Quindi hanno accettato, ammirevole no?
Assolutamente no! Quando gli ho detto che la Presidentessa in questione fosse la dottoressa Letta, loro in cinque minuti hanno tolto tutto quello che avevano montato e se ne sono andati via a gambe levate.

Pensa che sia perché il nome Letta suscita timore?
Si fanno paura ed ha un potere inimmaginabile. Dico sempre che dopo di loro c’è il Papa.

Ad Aprile dello scorso anno c’è stato un terremoto catastrofico che ha coinvolto l’Aquila. A parte la protezione civile, anche la Croce Rossa si è attivata. Giusto?
Certo e guarda caso la dottoressa Maria Teresa Letta è stata nominata commissario speciale per l’emergenza Abruzzo. Nomina ovviamente eseguita da suo fratello Gianni Letta.

Quindi, ipoteticamente Maria Teresa Letta avrebbe potuto ricevere delle donazioni per far fronte all’emergenza terremoto, giusto?
Certo, le donazioni arriverebbero direttamente a lei, ma purtroppo da quando sono lì non ho mai potuto vedere il registro delle donazioni. Potrei pensare, addirittura, che non esista e ciò sarebbe grave perché per una questione di trasparenza, si dovrebbero verificare le entrate e le uscite delle donazioni. Spero per lei che esista e ce l’abbia agli atti…

Oltre a ricevere le donazioni, quindi può anche richiedere dei soldi per il terremoto?
Certo, e giustamente la Signora Letta seguendo questa volta l’iter burocratico fa una richiesta di denaro al direttore generale e al commissario straordinario della Croce Rossa magari per acquistare autovetture per aiutare i terremotati…

E in questo caso il Commissario è Rocca, l’amico di Letta?
Sì, il nuovo Direttore Generale è Leonardo Carminati, che è anche il Direttore del Comitato Regionale Abruzzo, quello della Letta. Insomma qui c’è gente che diventa controllore di sé stesso, come lo è stato sempre anche la prof.ssa Letta che era presidente del Comitato Regionale Abruzzo e Responsabile Amministrativo del Comitato Locale di Avezzano. Evidenziata questa incompatibilità anche dal Servizio Ispettivo del Comitato Centrale che ha dovuto far cessare a seguito delle mie innumerevoli denunce questo illecito che perdurava da anni e guarda caso nessuno se ne era mai accorto.

Ma la richiesta di denaro per il terremoto è solo un pura ipotesi vero?
Per ora sì…

Maresciallo, so che lei va spesso a L’Aquila per vedere da vicino come è la situazione dei terremotati visto che ha anche una figlia che studia lì. Ha saputo chi è l’uomo di governo che gestisce l’emergenza terremoto?
Si, è Gianni Letta!

Un’ultima domanda prima di salutarci, ha scritto sulla sua pagina web che teme che gli possano tappare la bocca per sempre. Che cosa vuole intendere?
Con questa storia mi sono accorto che ho uno scontro con i poteri forti, stanno facendo di tutto per farmi stare zitto. Mi trasferiscono ad Assisi ma in realtà sanno che non mi starò zitto. Quindi temo per la mia incolumità.



Raggiunta telefonicamente Maria Teresa Letta ha così replicato:

Il Maresciallo Lo Zito ce l’ha con me perché si faceva segnare 148 ore di straordinario al mese e dodici notturne. Dice che è malato e sono due anni che on lavora ma va facendo di tutto per l’Italia. Allora gli domandi chi ha vinto al tribnale di Avezzano se ha vinto Maria Teresa Letta o Vincenzo Lo Zito la causa.

Ha una denuncia del comitato dei revisori dei conti della CRI, ha tre denunce del Presidente Generale della CRI Francesco Rocca. Che va cercando? Che qualcuno lo faccia mettere in galera? Mi ha mandato la Procura di Avezzano, dell’Aquila, di Potenza, la guardia di Finanza due volte, ha scritto al Capo dello Stato, ha scritto trenta lettere a mio fratello, a Storace tutti i giorni. Tutti hanno dato ragione a me.

I revisori dei conti hanno dato ragione a me.

E’ possibile che lui siano l’unico giusto e noi tutti mascalzoni?

Lui dice che è malato, si è rifiutato di farsi operare. Quando ha capito che era trasferito ha deciso di farsi ricoverare ma solo perché nel Dicembre 2007 gli era stato detto che doveva mettere un by-pass. E’ un bugiardo dice che non può lavorare e poi lo troviamo che fa il trasporto dei malati dell’Unitalsi, all’indomani del terremoto era con la maglietta del 118 – ripreso dal TG1 -. Ecco il malato che fa il fustigatore dei costumi!

Respingo le accuse, è venuta la magistratura, i revisori dei conti nazionali, la guardia di finanza tre volte e sta tutto apposto. Non mi hanno fatto nemmeno una multa e ha ragione Lo Zito.

Le pensa che sia per questo che l’accusa del suo spostamento?
E certo perché uno che ha fatto tutte queste porcherie io non lo volevo più. Anche perché approfittava di un direttore regionale Sorride Ioffredi che aveva il vizio del vino, loro lo portavano a fare colazione con pizza e vino e lui firmava tutto. Firmava straordinari, rimborsi spese a favore di Lo Zito e due amici: Fabio Raganelli e Carlo Cavazzoni. Dove sono queste persone? Tutte via? E lui? A spasso.

Ed infine la replica di Lo Zito.

Preciso che non vi è mai stata un’udienza ma è stata chiarita presso il giudice di Pace ancor prima di iniziare. Tutto è nato da una lettera fatta da me alla Signora Letta ringraziandola per la sua audacia nell’intervenire e che è stata a suo dire motivo della querela. In seguito l’atto di querela presentato presso il Giudice di Pace di Avezzano si è risolto senza arrivare in giudicato.


venerdì 2 aprile 2010

"Si chiamava Gesù" e la voglia di far risorgere tutti quanti.

Visto che tra poco è Pasqua e ci piaccia o no siamo tutti di cultura cattolica, io vi lascio con questa bellissima canzone di Fabrizio De Andrè. Da persona laica e soprattutto non credente che sono, esprimo tutta la mia ammirazione per la figura storica di Gesù. Alla fine è stato ucciso lui perchè era ben più pericoloso di Barabba, l' uomo che ricorreva alla guerriglia armata . A quanto pare, se usata come si deve, è proprio vero che la lingua uccide più della spada.

E la resurrezione di Gesù Cristo la vedo semplicemente come il perpetuarsi della sua memoria.

Noi abbiamo il potere di far risorgere tutti i nostri cari barbaramente uccisi dall'effetto del Potere. Basta ricordarli e lottare per loro. Ricordiamo allora tutte le vittime di Stato che vanno da quelle delle mafie fino ad arrivare a quelle del Sistema Carcerario.


Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia e il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l'amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l'ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l'ebbero odiato
nel getzemani pianse l'addio
come per chi l'adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l'insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire non sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto

Ebbe forse un pò troppe virtù,
ebbe un nome ed un volto: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.

Fabrizio De Andrè