domenica 12 dicembre 2010

La Strage di Piazza Fontana e il filo conduttore che lo lega alla Grecia dei Colonnelli!

Quel maledetto giorno del 12 dicembre 1969 e precisamente alle ore 16 e 37 scoppiò una bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Da quel giorno ancora non ci sono i nomi dei responsabili che avevano stroncato diciassette vite e storpiando e amputando altre ottantotto persone.

Come il miglior depistaggio e presa di tempo per riorganizzare le stanze del Potere, l'attenzione della gente fu distolta, tre giorni dopo l'attentato, verso l'anarchico Giuseppe Pinelli. Portato in questura, nella stanza del commissario Luigi Calabresi, interrogato e "volato" dalla finestra. Ufficialmente un suicidio, ma la verità storica è che probabilmente morì a causa delle percosse subite dai poliziotti per interrogarlo, e subito dopo fu inscenato il suicidio. E nello stesso giorno, per un anarchico volato dalla finestra, un altro ancora varcò il portone principale della questura in stato d'arresto: un altro anarchico innocente di nome Pietro Valpreda.

Quello fu l'anno definito "la perdita dell'innocenza".

Simbolicamente quella deflagrazione, in quel freddo maledetto di dicembre, racchiude in sè tutto quanto accadrà in seguito. Le ideologie si accentueranno, le contrapposizioni sfocieranno in una lunga scia di sangue. Ad oltre quaranta anni da quella bomba, nessuno ancora può dire con certezza perchè venne collocata nella Banca Nazionale dell'Agricoltura. Ma certamente si è trattato dell'inizio di quella strategia della tensione elaborata a tavolino dalle Istituzioni stesse, USA, formazioni di estrema destra, massoneria, la cosiddetta struttura parallela ai servizi meglio conosciuta come l'Anello. Un servizio creato da Andreotti stesso.


Di ipotesi ce ne sono tante. Io ne aggiungo un' altra da non sottovalutare.

Nella notte fra il 20 e il 21 aprile 1967, alle 2.30, un reggimento di paracadutisti con a capo il maggiore Gheorghios Konstantopoulos occupò il ministero della Difesa. Quasi contemporaneamente, nell’oscurità della notte, una lunga colonna di mezzi corazzati alla luce delle fotoelettriche, guidata dal comandante di brigata Stylianos Pattakos, si assicurò il controllo della radio e dei centri di comunicazione, del Parlamento e del Palazzo reale. Le unità della polizia militare, sulla base di liste già predisposte dal loro comandante Ioannis Ladas, arrestarono nello spazio di cinque ore più di diecimila persone, poi trasferite in “centri di raccolta”. Tra loro anche il primo ministro Panagiotis Kannellopoulos.

Quattro carri armati bloccarono l’accesso di via Xenokratus, dove abitava insieme alla moglie. Immediatamente un commando con il mitra spianato irruppe nel suo appartamento trascinandolo in strada ancora in pigiama.


Gheorghios Papandreu, l’anziano leader dell’Unione di centro, all’epoca il maggior partito greco, fu invece prelevato nella sua casa a Kastri, appena fuori la capitale. Suo figlio Andreas, in un’altra abitazione, tentò la fuga salendo sul tetto.

Un soldato, minacciando con una pistola alla tempia il figlio quattordicenne, lo costrinse ad arrendersi. Sfuggirono alla cattura solo quelli che si spostavano di continuo, come Mikis Theodorakis, il capo della Gioventù Lambrakis. Atene dormiva ancora, anche se quella fu una notte diversa dalle altre, piena di colpi alla porta, di ordini concitati e grida soffocate.


La popolazione al mattino si accorse che i telefoni non funzionavano e che i militari occupavano il Paese. Solo alle 6 il colonnello Gheorghios Papadopoulos dichiarò di aver preso il potere per difendere la “democrazia” e la “libertà”. Non c’era stata alcuna resistenza.

La Grecia era finita in mano ai colonnelli.


Era in quel contesto che un eroe solitario di nome Panagulis, non appartenente a nessuno dei Sistemi, dei Partiti, insomma di strutture organizzate dello stesso Potere finì in prigione per aver cercato di uccidere Papadopulos.

Alekos Panagulis probabilmente scoprì che la Grecia e l'Italia erano legati da un filo inquietante. Tanto è vero che in "democrazia" fu ucciso come quei cinque anarchici calabresi: morto in un incidente.


La dittatura in Grecia era diventata un laboratorio per gli stragisti ed eversione nera. Il generale Maletti, dei servizi segreti italiani, si recava spesso in Grecia, molti estremisti di destra si addestravano lì, molti greci venivano qui da noi. C'era insomma la volontà di esportare il modello greco qui da noi.

Nel 69 la Germania, la Francia e l'Italia avevano comunque governi che in qualche modo non appoggiavano completamente la dittatura dei colonnelli. Anche perchè in Italia avevamo un Presidente della Camera dei Deputati come il grande Sandro Pertini che incontrò una volta Panagulis dicendogli che ci voleva una resistenza armata in Grecia.


In quel maledetto giorno del 12 dicembre, oltre a Milano, scoppiarono bombe a Berlino e Parigi. Forse sarà una coincidenza, forse no. Ma la mia è una pura ipotesi pero supportata dai fatti.

Sapremo la verità quando toglieranno il Segreto di Stato. Lo faranno? A me sembra che qualcosa come in quegli anni si potrebbe riproporre in questo strano periodo. Speriamo di no.




ps QUESTO POTREBBE ESSERE UN DOCUMENTO CHE POTREBBE SUFFRAGARE LA MIA TESI:
http://www.strano.net/stragi/tstragi/pfontana/append4.htm


Articolo pubblicato anche qui!

4 commenti:

enrica ha detto...

Molto interessante e molto verosimile. Leggerti è sempre un piacere Inka, anche quando parli di argomenti così inquietanti da far venire brividi di freddo come in questo caso... Purtroppo tutto quello che dici fa molto più senso di quello che ci hanno propinato fino ad ora.

l'incarcerato ha detto...

Grazie Enrica per le tue parole! Un abbraccio.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Segreti di Stato ben custoditi. Pare non ci pensino per niente a rivelarli e ad aprire gli archivi...

luce ha detto...

Scenari inquietanti ma veramente verosimili e temo veritieri.
Sei il nostro Assange
Grazie per tutto.
Un caro saluto