martedì 23 novembre 2010

Il mistero del colpo al caveau della Banca di Roma a palazzo Giustizia (Quarta Parte)

Continua da qui.

In quella notte di mezza estate a Roma, il furto al caveau sotterraneo della Città Giudiziaria , c'era un organizzazione chiaramente manovrata da personaggi eccellenti. I mandanti sono tuttora sconosciuti. In quelle cassette di sicurezza oltre al denaro, oltre alla cocaina(di qualche magistrato per poterlo ricattare?), c'erano anche dei documenti importantissimi.


Ventuno persone tra fiancheggiatori, infiltrati e carabinieri invischiati, che sono indagate con l'aggravante di stampo mafioso. Prima ad indagare su questo furto c'era Silvia Della Monica, magistrato che si occupò anche del mostro di Firenze. Ora non si sa più nulla.

Stefano Virgili, come ho raccontato nel precedente articolo, era un personaggio molto astuto. Un cassettaro dal volto da imprenditore e tramite la cooperativa Mutua Nuova riuscì ad avvicinarsi all'ex giudice Imposimato e con uno stratagemma si impossessò anche dei suoi numeri.

Tramite Stefano Virgili entra in scena lo Stato di San Marino. E in questi giorni a San Marino si sta celebrando un processo contro l'ex gendarme Biagioli e il figlio!

Di cosa sono accusati?


La partita processuale si gioca su un foglio di servizio che Stefano Virgili ha esibito alla corte di Perugia che lo stava processando per il furto al caveau della Banca di Roma all’interno del tribunale della Capitale. Il documento attestava il fatto che l’uomo era stato fermato dalla gendarmeria a San Marino nella notte del 16 luglio 1999 alle 23.50, esattamente quando è stato commesso il furto. Ma il foglio di servizio è stato considerato un falso, i gendarmi che quella sera erano in pattuglia disconoscono di averlo redatto e l’alibi di Virgili non è stato considerato credibile, al punto che è stato condannato in primo grado e anche in appello. Quel foglio di servizio, dunque, è stato manipolato. Ma da chi? Un testimone – l’ex gendarme in pensione Marino Paoloni – ha affermato in istruttoria di aver visto compiere quell’operazione all’avvocato Biagioli sotto dettatura del padre e proprio per accertare chi abbia scritto quelle righe il processo si è concentrato in larga parte sulle perizie calligraficheA breve l'ultima parte che forse per omonimia, o forse no, arriviamo alla strana morte di Niki Aprile Gatti!
(fonte)

Un processo che dura oramai da anni e i politici di San Marino, tramite ricusazione continua dei Giudici, pare che vogliano fermare questo processo.

Altro colpo di scena e qui entrano in gioco i soliti Servizi Segreti.

Durante uno degli innumerevoli processi contro i Biagioli è emerso un altro nome: un certo Pietro Tomassi! Costui nel 1995 aveva tentato un furto nel caveau del credito Industriale Sammarinese che custodiva fondi neri del SISDE. E guarda caso questo signor Pietro Tomassi è additato come complice di Stefano Virgili.

E allora spulciando tra gli archivi del Corriere della Sera trovo questo stralcio di verbale. E' un certo Giuseppe Cillari, uomo di grande spessore criminale legato alla Banda della Magliana:

"Il motivo per cui è stato fatto il furto è stato quello di prendere dei documenti che potessero servire a ricattare i magistrati e so che i documenti sono stati trovati. Mi è stato riferito che il furto sarebbe stato commissionato a Virgili da alcuni avvocati... due romani. So che l' interesse era rivolto a documenti di magistrati romani, in modo da poterli ricattare per la gestione dei processi importanti che hanno su Roma. Uno di questi si trova a Montecarlo con Tomassi e tale Giorgio Giorgi, dei servizi segreti"
A breve il capitolo finale e forse per omonimia, o forse no, in qualche modo si arriva anche ad agganciarsi all'Operazione Premium. Quella dove morì, ucciso in prigione ma ufficialmente suicidato, Niki Aprile Gatti.


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