martedì 9 novembre 2010

Il mistero del colpo al caveau della Banca di Roma a palazzo Giustizia (Terza Parte).

Continua da qui.

All'assalto al caveau del Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio a Roma, come abbiamo visto, vi parteciparono diversi personaggi.

Secondo le inchieste che vi sono succedute, pare che ognuno di loro avessero motivi diversi , insomma si creò una joint venture del crimine.

Addirittura secondo un troncone dell'inchiesta di Perugia pare che sarebbe stato indagato anche un certo Antonino Iuvara, un avvocato che nel passato è stato ascoltato come testimone nel processo a carico di Giuseppe Mandalari, accusato di essere stato il "consulente finanziario" di Totò Riina. I due, secondo gli inquirenti avrebbero fatto parte della stessa loggia massonica.

E in un articolo dell'epoca si afferma che uno dei tronconi dell'inchiesta condotta dalla procura di Perugia sul furto al caveau di Roma riguarda proprio il rapporto tra la "massoneria e la malavita".


Ma tra gli "assaltatori" al caveau c'è un altro personaggio, un tipo particolare che entra in una storia particolare: Stefano Virgili.

Costui conosciuto a Roma come "er mago delle vedove" (cioè delle casseforti), secondo gli inquirenti fu uno degli organizzatori di quella rapina. Virgili era ed è uno che con gli affari ci sa fare e la moglie era titolare anche di una cooperativa "Mutua Nova" che fino a qualche anno fa era stata appaltata dal disciolto Ente Eur non provocando qualche imbarazzo al Comune di Roma,allora di centro sinistra.

Particolare non da sottovalutare fu anche che la "Mutua Nuova" riuscì pure ad affittare l'appartamento dell'inconsapevole ex magistrato Ferdinando Imposimato. Tentativo di incastrarlo? Non si sa ma è anche legittimo dubitare visto che Imposimato si stava occupando della Banda della Magliana e in maniera specifica della scomparsa di Emanuela Orlandi.

Altro particolare è che nel 2001, tre giorni prima che Virgili si dovesse recare alla Procura di Perugia per l'udienza preliminare del furto al caveau, la sua macchina (una Bentley da almeno trecento mila euro) fu ritrovata bruciata proprio vicino al parcheggio a pagamento della cooperativa "Mutua Nuova " gestita dalla moglie.

Gli agenti ritrovarono una bottiglia di plastica da un litro e mezzo con dentro della benzina e uno straccio imbevuto di carburante con il quale è stato appiccato il fuoco.

Un avvertimento legato all'imminente processo?

Tutti particolari che rendono bene l'idea che quel furto non era stato di poco conto, che c'erano interessi trasversali. Così importanti che Virgili per farsi scagionare si procurò un alibi tramite un documento in cui si attestava che quella notte di mezza estate del 16 luglio del 1999 lui era a San Marino!

Al prossimo capitolo parlerò di come ancora adesso è in corso un processo a San Marino che riguarda la falsificazione del documento che serviva per creare un alibi a Stefano Virgili.


Chi c'è dietro Stefano Virgili?



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