martedì 12 ottobre 2010

L'eroe che ha lottato contro il Potere quando uscì dalla prigione.

“Dinanzi a te c’era un baratro. Così largo, così fondo, così vuoto che il solo percepirlo ti dava la nausea, la voglia di vomitare. E questo baratro era lo spazio, lo spazio aperto. Dentro il sepolcro avevi dimenticato che cosa fosse lo spazio, lo spazio aperto. Era una cosa terribile. Perchè era una cosa che non era: senza un muro che lo limitasse, senza un soffitto che lo tappasse, senza una porta che lo chiudesse, senza un lucchetto, senza sbarre!

Si spalancava dinazi a te e intorno a te come un oceano misterioso, insidioso, e l’unico riferimento era la terra che si stendeva giù per la vallata e per le colline, appena interrotta da ciuffi d’erba o da alberi: allucinante.
Ma la cosa peggiore era il cielo.

Dentro il sepolcro aveva dimenticato anche cosa fosse il cielo. Era un vuoto sopra un vuoto, una vertigine sopra la vertigine: così azzurro, no, così giallo, no, così bianco. Così cattivo. Bruciava le pupille più di un acido, più di un fuoco.
Chiudesti gli occhi per non accecare, allungasti le braccia per non cadere.

E subito il pensiero della tua cella ti afferrò insieme a una nostalgia irresistibile, un desiderio irrefrenabile di tornarci, rifugiarti nel suo buio, nel suo ventre angusto e sicuro. La mia cella, ridatemi la mia cella. L’ufficiale che portava la borsa con i vocabolari e con le lime capì, ti raggiunse, ti toccò una spalla: “Coraggio”.
Riapristi gli occhi, sbattendo le palpebre, facesti un passo, poi un altro, e poi un altro ancora.

Ti fermasti di nuovo.

Non era una questione di coraggio, era questione di equilibrio. Camminare in tutto quello spazio, quella luce, e da solo, non era come camminare lungo i viottoli della prigione, stretto da due guardie che ti sorreggono per i gomiti: era come brancolare sull’orlo di un precipizio.

Perfino andare diritto era difficilissimo perchè in mancanza di pareti, ostacoli, non capivi dove fosse il diritto e l’obliquo, il davanti e l’indietro, capivi soltanto che c’era il sopra e il sotto, il cielo e la terra, il sole abbagliante.
Però a poco a poco, mentre la nausea cresceva, e l’incertezza, e la paura, mentre tutto si allargava e ruotava e si rovesciava per farti ripetere la-mia-cella-ridatemi-la-mia-cella, ritrovasti te stesso. E scorgesti qualcosa. Cosa? V’erano ombre laggiù, macchie in movimento. Venivano verso di te fluttuando, agitando strane appendici che a momenti sembravano ali e a momenti sembravano braccia.

Uccelli o persone? Persone, perchè rumoreggiavano indefinibili suoni che dovevano essere voci: “Aleekoos! Aleekoos!” Che sforzo atroce dirigersi da quella parte. “Aleekoos! Aleekoos!”D’un tratto dalle macchie si staccò una macchia: una figura nera, tozza. E divenne una donna col vestito nero e le calze nere e le scarpe nere e il cappellino nero e gli occhiali neri. E ti corse incontro, con le mani tese, le dita tese. Tua madre. Le cadesti addosso.
E allora tutti ti furono addosso, amici, e parenti, e giornalisti, per toccarti, abbracciarti,chiamarti affinchè tu non rimpiangessi più la tua cella, e infatti, di colpo, non la rimpiangevi più, ti sentivi inspiegabilmente felice; pur avendo un gran bisogno di piangere. Non avresti voluto piangere, avresti voluto dire qualcosa di importante, di storico. Ma più ti chiedevi cosa poteva essere questo qualcosa, più il bisogno di piangere cresceva, gonfiava, diventava un formicolio alla gola, una cortina d’acqua sugli occhi.


GrassettoPerchè lo smarrimento che avevi provato vedendo quel baratro ora si traduceva in un’intuizione precisa, anzi nella consapevolezza che la libertà sarebbe stata per te un’altra sofferenza, un altro dolore.
E questo era l’uomo che l’indomani avrei finalmente incontrato, per cozzare contro di lui come un treno che percorre all’inverso lo stesso binario.


Tratto da "Un uomo" di Oriana Fallaci.


4 commenti:

Itsas ha detto...

una volta oriana fallaci era dalla parte giusta...
poi non so che cosa le è successo...
e ha cominciato a dire sciocchezze!

comunque il testo è bellissimo, di una poesia struggente...

bravo l'inca a avermelo fatto conoscere

lo leggerò tutto... presto!

Stefania Nicoletti ha detto...

Inca, leggendo il titolo del post, già mi immaginavo che parlasse di Alekos!
Grazie, grazie, grazie, mille volte grazie per ricordarlo sempre, e per ricordare questo libro meraviglioso.
Mi hai commossa... tu sai perché ;-)

l'incarcerato ha detto...

Carissimo Itsas, forse per la Fallaci è sbagliato dire che stava da"una parte". Non nel senso dello schema tradizionale. Comunque si, negli ultimi anni della sua vita ha cominciato a dire delle assurdità. Ma la capisco e la giustifico anche!
Leggilo il libro e capirai cosa intendo, merita davvero!

Stefania! Certo che lo so perchè ti ha commossa:)

roberto ha detto...

Si, questo è un libro che tutti dovrebbero leggere... e poi rileggere e poi ancora negli anni... ogni volta si cattura una sfumatura che poi sfumatura non è.
La Fallaci degli ultimi tempi non era poi così diversa dal solito... era solo più arrabbiata, ma mai e poi mai si potrà dire che non era coerente... Lei ha sempre detto quello che pensava... ed è sempre stato solo il suo pensiero... era questo il bello della Fallaci e dei grandi Giornalisti... il non essere magari d'accordo con loro, ma sapere che quella era solo la loro interpretazione... la loro... e non quella che poteva compiacere il potente di turno.
La Fallaci l'ho odiata perchè era favorevole anche alla pena di morte... ma questo odio era un'odio buono... un'odio solo metaforico... una parte di me era contenta che Oriana la pensasse in un'altra maniera...
Cmq, bravo Inka... bella storia... andrò a ricercare il libro!!!