martedì 5 ottobre 2010

La poesia nell'attesa del prossimo aggiornamento sulla questione perugina.

Il prossimo articolo sarà un aggiornamento importante sulla banda degli ex pentiti capeggiata da Salvatore Menzo e finalmente proveremo il legame con l'inchiesta Premium. Nel frattempo una poesia del grande poeta Turco Nazim Hikmet.

Sera


Sei appena uscito di prigione
e appena uscito
ecco tua moglie incinta.
La sera la prendi sottobraccio.
Ve ne andate a passeggio per le strade del quartiere.
Ha il ventre quasi fino al naso tua moglie.
E il suo peso sacro lo porta con civetteria.
Tu sei fiero e pieno di rispetto.
Fa fresco,
una freschezza come le mani di un bimbo infreddolito.
I gatti del quartiere aspettano attorno alla macelleria.
Al primo piano, la macellaia ricciuta,
i grossi seni appoggiati sul davanzale,
contempla il tramonto.
In mezzo al cielo compare una stella,
limpida e bella come un bicchier d'acqua.
L'estate è durata a lungo quest'anno
e se i gelsi sono ingialliti, i fichi sono ancora verdi.
Refik, il tipografo,
e la figlia più giovane di Jorghi, il lattaio,
passeggiano su e giù, con le dita intrecciate.
Karabè, il pizzicagnolo, ha già acceso le luci.
Quest'armeno non ha dimenticato il massacro di suo padre
tra le montagne curde.
Ma a te, ti vuol bene.
Anche tu non li puoi perdonare
quelli che hanno messo questo marchio sulla fronte del popolo turco.
I malati, i tisici del quartiere guardano da dietro i vetri.
Il figlio di Nuriye, la lavandaia,
disoccupato, ingobbito dalla tristezza,
s'avvia verso la bettola.
In casa di Rahmi si sente il radio-giornale.
Hanno mandato 4500 ragazzi in un paese dell'Estremo Oriente
per massacrare i loro fratelli, dal viso giallo lunare.
Il tuo viso arrossisce di collera e di vergogna.
Non sei obiettivo, no, al diavolo,
ma triste
di una tristezza tua propria,
una tristezza con le mani e i piedi legati,
come se fossi ancora in prigione,
e giù in guardina sentissi i gendarmi battere i contadini.
La notte è caduta.
Il passeggio serale è terminato.
Una jeep della polizia entra nella strada.
Tua moglie sussurra: «andrà a casa?».


5 commenti:

Tua madre Ornella ha detto...

Inka

E' una poesia bollissima....mi sono venute le lacrime....

Un bacio
Ornella

Itsas ha detto...

bei versi
soprattutto l'ultima parte

peccato non saperla leggere in lingua originale

Spes ha detto...

Hikmet...bellissima! :)

In attesa degli sviluppi...

Ernest ha detto...

ottimi versi
un saluto

Anonimo ha detto...

qui, dopo Hikmet. mi metto qui perchè non saprei da che parte cominciare, dopo aver avuto modo di leggerti in questo tuo spazio di vera informazione, che necessita, da parte mia, più attenzione e tempo. non sempre i desideri coincidono coi nostri tempi, purtroppo.
per ora posso solo augarti, e augurare a tutti noi, che il tuo coraggioso lavoro sia sempre incessante e pulito,per far luce sugli orrori che leggo ed ammetto, di molti non sapevo...
un abbraccio e grazie!
api