venerdì 6 agosto 2010

L'incarcerato Dostoevskij

"Questo c'è di buono", notò, "che non si soffre a lungo quando la testa viene troncata."

"Così dicono tutti, e perciò hanno inventato quella così detta ghigliottina. A me invece balenò allora il sospetto: e se invece è quello il colmo della sofferenza? Questo vi parrà strano, vi farà ridere… eppure… Prendiamo, per esempio, la tortura: strazio, piaghe, scricchiolio di ossa, dolore materiale insomma, che distrae la vittima dalle sofferenze morali, fino a che non venga la morte.

Ma il dolore principale, il più forte, non è già quello delle ferite; è invece la certezza, che fra un'ora, poi fra dieci minuti, poi fra mezzo minuto, poi ora, subito, l'anima si staccherà dal corpo, e che tu, uomo, cesserai irrevocabilmente di essere un uomo.

Questa certezza è spaventosa.

Tu metti la testa sotto la mannaia, senti strisciare il ferro, e quel quarto di secondo è più atroce di qualunque agonia. Questa non è una mia fantasia: moltissimi ci sono che pensano come me. E ve ne dico anche un'altra. Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al delitto.

L'assassinio legale è assai più spaventoso di quello perpetrato da un brigante. La vittima del brigante è assalita di notte, in un bosco, con questa o quell'arma; e sempre spera, fino all'ultimo, di potersi salvare. Si sono dati casi, in cui l'assalito, anche con la gola tagliata, è riuscito a fuggire, ovvero, supplicando, ha ottenuto grazia dai suoi assalitori. Ma con la legalità, quest'ultima speranza, che attenua lo spavento della morte, ve la tolgono con una certezza matematica, spietata. Attaccate un soldato alla bocca di un cannone, e accostatevi con la miccia: chi sa! Penserà il disgraziato, tutto è possibile…

Ma leggetegli la sentenza di morte, e lo vedrete piangere o impazzire.

Chi ha mai detto che la natura umana può sopportare un tal colpo senza perdere la ragione? A che dunque questa pena mostruosa e inutile? Un solo uomo potrebbe chiarire il punto; un uomo cui abbiamo letto la sentenza di morte, e poi detto:"Va', ti è fatta la grazia!". Di un tal strazio anche Cristo ha parlato… No, no, è inumana la pena, è selvaggia e non può né deve essere lecito applicarla all'uomo"

Pezzo tratto dal libro di
Dostoevskij intitolato "l'idiota" e chi parla è il principe Miskin.

Chissà teste di capra cosa si prova spettando la morte annunciata, pare che ogni minuto diventi sacro. Poi si fa come il principe Miskin che si rammarica il fatto di non aver capito quanto importante sia la vita e che non bisogna sprecarne nemmeno un minuto.

In realtà è il grande
Dostoevskij che parla, perchè, ricordiamolo, lui fu un incarcerato e rischiò la morte.

Quanti Dostoevskij ci saranno nelle nostre galere?



1 commento:

Daniele Verzetti, il Rockpoeta® ha detto...

In quelle italiche in teoria nessuna perché non esiste la pena di morte. Poi in realtà, con quello che sappiamo, la paura é tanta. Certo che non é legale, e quindi speri che non ti succeda. Ma, se sai di essere in una certa situazione, allora senti quella sentenza pendere sulla tua testa, anche se nessun tribunale l'ha emessa. E non importa che tu sia colpevole o innocente, conta quello che sai...