mercoledì 27 gennaio 2010

Il grande divoramento.

Oggi ricorre un triste anniversario che tutti noi ci accingiamo a ricordare e parlarne giustamente per non dimenticare.

Sono decenni che ricordiamo la Shoah, ovvero il tentativo da parte dei nazisti di sterminare completamente gli ebrei, ma nei nostri libri di storia e nell'informazione generale si omette un altro terribile genocidio.


Forse non se ne parla appositamente perchè poi si rischia di scoprire che nulla è cambiato e che in forma minore si ripropone.

Parlo del Porrajmos, il "grande divoramento", lo sterminio degli zingari.

Sto parlando di cinquecentomila persone rom e sinte uccise, divorate dalla ferocia nazista.

Un numero impressionante di persone, e chissà quanti altri non censiti, che non vengono ricordate.

I rom, come gli ebrei, sono stati sempre un popolo perseguitato nel tempo.

La loro prima apparizione in Europa si ha intorno al 1300-1400. In quell'epoca, piena di grandi pellegrinaggi, i rom e sinti vennero accolti con tutti gli onori perchè si professavano credenti cattolici. Quindi per un centinaio di anni loro non rappresentavano un problema per nessuno.

Ma dal 1500 tutto cambia.

Gli Stati Europei si organizzano sia dal punto di vista economico sia politico, e piano piano si sedentarizza. E gli zingari con la loro pelle così scura da ricordare i "cattivi musulmani" cominciarono a diventare un problema perchè mettevano in discussione "l'identità nazionale".

In pratica iniziarono ad essere perseguitati nonostante che con i loro mestieri si erano ben inseriti nel tessuto sociale. Furono istituiti divieti, espulsione; uccidere gli zingari fu persino lecito e impunibile. E quindi, isolati e perseguitati dal resto della società, gli zingari furono costretti a rubare e fare l'elemosina per poter "semplicemente" sopravvivere.

E arriviamo al 1800 e agli studi di antropologia criminale di Cesare Lombroso. Quello che si occupò di quella branca della medicina che studia l'uomo delinquente a partire dal suo aspetto fisico, fisiologico, psicologico e psichiatrico. Teorizzando quindi l'esistenza di intere razze dedite al delitto.

E quindi per questo pseudo scienziato che gettò le future basi del nazismo, lo zingaro grazie alle sue caratteristiche fisiche, incarna l'idea "dell'uomo delinquente".

E allora si arriva intorno al 1940 e gli zingari furono deportati e ammazzati dopo atroci e indescrivibili esperimenti. Furono risparmiati solo ventiquattro gemellini che vennero prontamente richiesti da Mengele come cavie per i suoi raccapriccianti esperimenti sugli occhi.

Fu un genocidio dimenticato, tanto che, nei vari processi come quelli famosi di Norimberga, mai a nessuno venne in mente di sentire la testimonianza di un solo rom o di un solo sinto.

E anche da noi nessuno se ne era interessato nonostante, e pochi lo sanno, che tanti zingari italiani divennero partigiani per liberarci dal nazi-fascismo.

Quindi voglio ricordare un giovane partigiano rom che morì all'età di ventun anni, si chiamava Giuseppe Catter. Ma il suo nome di battaglia era Tarzan.

Oggi è sepolto nel cimitero di Aurigo, se qualcuno abita da quelle parti che gli vada a portare un fiore anche da parte mia.




9 commenti:

sR ha detto...

sono d'accordo, è giusto ricordare tutte le vittime di qualsiasi sterminio. senza distinzione alcuna. i morti non hanno colore

Luisa ha detto...

.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Concordo. disabili, diversi, tutti vittime della follia. E vanno tutti ricordati.

angie ha detto...

un inserimento sociale (lavorativo ed abitativo) che ancora manca, nonostante siano cittadini europei e i bambini frequentino regolarmente la scuola: relegati in campi dai quali vengono sgomberati (Milano, Roma), senza riconoscere loro il diritto ad una convivenza rispettosa!

Bruno ha detto...

questa breve ma intensa parte di storia mi ha reso un po' meno ignorante, da oggi...grazie

Alessandro Tauro ha detto...

Bellissimo post. L'ho trovato davvero interessantissimo (tanto per cambiare) e sposo in pieno tutti i concetti inseriti al suo interno!

Mi sono sempre chiesto, e continuo a farlo in particolar modo oggi, per quale motivo al ricordo giusto, necessario e così imponente della shoah, non si associa con lo stesso interesse, la stessa partecipazione, la stessa sofferenza, la memoria degli stermini che hanno visto vittime numerosissime zingari, comunisti, omosessuali, portatori di handicap...

E' solo una questione numerica? E' tutta qui la questione. Perché se è così, voglio che venga detto esplicitamente che i crimini del nazismo devono essere valutati sulla base delle statistiche e nient'altro...

Tua madre Ornella ha detto...

Ottimo post Inka

ed è sempre...l'accanimento dell'uomo verso l'uomo.....

Un bacio
Ornella

Anonimo ha detto...

La cosa assurda è che anche gli stessi tedeschi sono caduti un'incredibile contraddizione : infatti pur proclamando la superiorità della loro razza di appartenenza, ovvero quella ariana, alla fine sono giunti a perseguitare gli zingari una popolazione anche questa di razza ariana arrivando a definirli come "ariani-non-ariani"...
è una definizione , questa, propria di un certo Robert Ritter lo stesso Ritter che prese parte alla fondazione de "l'istituo per l'igene della razza" fondato in quel periodo..

Passando alle interessantissime notizie da te riportate purtroppo anche in questo campo si sa poco..la gente , in genere, associa quel periodo solo ad una determinata categoria di persone (ovvero gli ebrei), ignorando che in realtà, putroppo, non è così..

Aras

Chiara ha detto...

Oggi conosciamo con sufficiente precisione sia l'infondatezza scientifica del razzismo (e la sua natura, invece, ideologica) sia i meccanismi complessi (culturali, inconsci, sociali) che lo attivano. Come pure le "strade" che esso percorre: dall'esclusione allo sterminio.
Oggi si può dire che la nozione di "razza" è stata destituita dalla nozione di "etnia". E' una nozione più storico-culturale e meno "fisica" (somatica) che coinvolge tecniche di lavoro, stili di vita, forme di linguaggio, quindi una nozione più critica, più flessibile e dinamica. Infatti, le etnie vanno comprese, valorizzate proprio nella loro differenza, perché sono universi complessi di valori, di modelli, di stili che sempre e comunque ARRICCHISCONO la dimensione dell'umano. C'è sempre da imparare dalla diversità. Chi ci dice che i nostri modelli, i nostri stili siano quelli "giusti" ? La "parola d'ordine" è CAPIRE ma soprattutto INTERVENIRE attraverso processi educativi (educare alla tolleranza, al rispetto dell'altro, alla valorizzazione delle differenze). Sensibilizzare le coscienze e predisporre "attacchi" contro questa intolleranza che sta prendendo campo in Europa.
Capisco di essere una "privilegiata" perché io tante cose le ho imparate viaggiando: "viaggiare illumina la mente ed elimina i pregiudizi". Qualcuno mi potrebbe dire: "...per viaggiare occorrono soldi, beata te che tu l'hai !". Rispondo che non sempre è così, dipende da COME si viaggia e soprattutto dalle mete che si prediligono !
Io ho imparato tanto in un "povero" villaggio di boscimani, soprattutto ho imparato quali sono i veri valori della vita.