martedì 29 settembre 2009

La tassa sulla disperazione.

Care teste di capra, come ben sapete ad agosto è stata approvata una legge , interna al pacchetto sicurezza, che apparentemente sembrerebbe una sanatoria. Ovvero la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari, quelli che lavorano in nero.

Il termine sanatoria non mi è mai piaciuto, si "sanano" i ladri e gli evasori come ben sa Berlusconi, ma non gente onesta come i lavoratori stranieri che si spaccano la schiena per arricchire gli imprenditori e nello stesso tempo contribuire per tutto il nostro benessere. Eppure questa sanatoria tanto decantata da questo governo come per dimostrare che è ingiusto paragonarli a dei nazisti, come se il pacchetto sicurezza che è stato introdotto non fosse in quella direzione, non è per nulla equa.

Una legge basata sulla considerazione popolare che i clandestini sono tutti criminali perchè vengono qui non per lavorare, ma per ammazzare, e quindi devono essere respinti o espulsi. Una legge che sanziona pesantemente il lavoro irregolare, istituendo il reato di clandestinità e quindi oltre rinchiuderli negli ex CPT, passano per la galera.

Una legge basata in poche parole sui luoghi comuni della maggior parte degli Italiani che hanno nel DNA l'intolleranza e il razzismo, e non basata sui dati reali come il fatto che la criminalità è diminuita nonostante l'aumento degli stranieri qui in Italia, che non è vero che gli stranieri ci rubano il lavoro come ultimamente ha comunicato anche la Banca d'Italia, che in realtà l'immigrazione è diventata una risorsa indispensabile per il nostro Paese.

Noi siamo considerati "buonisti"perchè cerchiamo solo di far applicare la nostra costituzione, loro con orgoglio e perchè va di moda sono i "cattivisti" perchè in barba ai diritti umanitari e al buon senso rendono ancora più sofferente la vita degli stranieri.

Ma ecco che arriva la sanatoria per dimostrare che questo governo alla fin fine è benevolo, come d'altronde sono benevoli tanti Italiani disposti ad accettare questo "ennesimo sacrificio": quello di far "emergere" le badanti e colf.

In primis questa sanatoria è vergognosamente discriminatoria nei confronti dei clandestini che lavorano in nero nel campo dell'edilizia e dell'agricoltura. Proprio quei lavori usuranti, dove facilmente muoiono sul lavoro e quando accade, molte volte gli imprenditori occultano il cadavere per non farsi sanzionare.

Non si capisce questa disparità, le badanti e colf fanno un lavoro di valenza sociale identico a chi costruisce edifici e coltiva la terra.

Bene care teste di capra, questa sanatoria, regolarizzazione, emersione, chiamatela come vi pare, è servita semplicemente per prendere soldi agli ultimi, e mettere delle toppe a questa crisi economica che ancora si fa sentire con prepotenza. La regolarizzazione può avvenire solamente se i datori di lavoro di badanti e colf, pagano 500 euro di tassa.

Ma siccome gli Italiani non sono mica dei coglioni, vero? Gli fanno un favore e poi pagano pure di tasca loro? Ma ci mancherebbe!
La maggior parte di loro scalerà quei 500 euro dallo stipendio, e quindi alla fine saranno sempre gli stranieri a pagare tutto.


Ma non è finita qui.

Molti italiani, specialmente quelli che vomitano e sbraitano conto gli stranieri , saranno così "benevoli" con i bisognosi di permesso di soggiorno che li aiuteranno per dimostrare, anche se non è vero, che sono i loro datori di lavoro. Sapete quanti soldi prenderanno dai bisognosi per aiutarli? Almeno 1000 euro.

Quindi gli stranieri, per regolarizzarsi, pagheranno 500 euro allo Stato, quindi a noi, e in più pagheranno in nero, almeno altre 1000 euro agli italiani che con "sacrificio" accettano gli stranieri!

Mi fa schifo questo governo che discrimina le tipologie dei lavori e prende soldi ai bisognosi, una tassa per i poveri. E mi fanno vomitare questi Italiani così critici nei confronti degli stranieri(perchè solo loro lo fanno) e gli sfilano un sacco di soldi.

Se non fosse per gli stranieri che giustamente venderebbero pure l'anima per avere il permesso di soggiorno, io questi maledetti italiani che speculano sulla disperazione li denuncerei tutti.

SE QUESTO E' UN UOMO


Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

venerdì 25 settembre 2009

Scandalo Croce Rossa: L'incarcerato intervista il Maresciallo Lo Zito

Care teste di capra, per conto di Agoravox (importantissimo sito che ogni tanto pubblica i miei articoli) ho fatto un'intervista. Si comincia a giocare duro ed è solo l'inizio per scardinare il potere nemmeno tanto occulto. Vi invito ad andarlo a leggere soprattutto qua, e chi vuole commenti pure.

Mini-inchiesta. Intervista al Maresciallo che ha denunciato Maria Teresa Letta e risposta della diretta interessata. Al seguente link i documenti e le denunce presentate da Lo Zito.

Abbiamo contattato anche Striscia la Notizia per capire le ragioni per le quali Max Laudadio ha rinunciato all’intervista, ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta.

VEDI ON LINE:
Testo

Da molto tempo che l’Abruzzo è al centro dell’attenzione per quanto riguarda la corruzione. Ricordiamo la maxi inchiesta che ha travolto persone come Ottaviano Del Turco, oppure il sindaco di Pescara, e si parlano di tanti soldi. Una tangentopoli che riguarda ogni schieramento politico.

Altri fatti non ancora chiariti coinvolgono i vertici della Croce Rossa Italiana. Il tutto è partito con la denuncia di un maresciallo, un certo Vincenzo Lo Zito il quale si sta mettendo contro la dottoressa Maria Teresa Letta, sorella di Gianni Letta. Un uomo, quest’ultimo, che dietro l’ombra di Berlusconi agisce ovunque. Le sue trame sono trasversali, forse, perfino all’interno della magistratura visto che quando si tratta di indagarlo, l’archiviazione è diventata una consuetudine.

La Letta ha un potere inimmaginabile, visto che ad esempio è stata lei a presentare Chiodi candidabile come Presidente della Regione Abruzzo.

Ho intervistato personalmente il maresciallo e le sue denunce, tutte comprovate tramite documentazione, sono raccapriccianti che sembrano configurare la Croce Rossa come braccioeconomico di un potere politico.

Signor Maresciallo Vincenzo Lo Zito, da quanti anni è che presta servizio presso la Croce Rossa Italiana?

Lavoro nella Croce Rossa da circa 26 anni.

E prima di essere stato trasferito per il motivo che dopo spiegherà, quale era la sua mansione all’interno della Croce Rossa?

La mia funzione era quella di funzionario amministrativo al Comitato Regionale Abruzzo con qualifica C2 essendo con il grado di maresciallo capo. In pratica la figura amministrativa del C R A sono il direttore regionale e il funzionario amministrativo - che sarei io -. Solo queste figure hanno compiti amministrativi, le altre cariche come Presidenti o volontari sono prettamente delle figure politiche.
Ci racconti cosa ha scoperto più di un anno fa mentre lavorava in quella sede.
Sin dal primo giorno di lavoro ho cominciato a notare troppe cose oscure, e nel visionare le carte è venuto fuori il sospetto che avevo.

Ovvero?
Firme di mandato di pagamento false, ovvero non firmate dalla persona preposta, versamenti verso banche non autorizzate, tutta una serie di illeciti e movimenti di denaro senza specificarne l’utilizzo.O meglio senza un iter burocratico corretto .
Parliamo intanto delle banche non autorizzate.
Il conto corrente era stato aperto presso la Banca Toscana di Avezzano. E tutti movimenti di denaro, dai fondi alle donazioni, passavano tramite questa banca.

Insomma, il conto corrente a chi era intestato? E chi firmava i mandati di pagamento senza averne l’autorizzazione?
E’ la già Presidentessa Maria Teresa Letta, ora commissario, in quanto sono state azzerati i consigli di amministrazione della Croce Rossa dopo che hanno cacciato Barra, venuto dopo di Scelli. Entrambi cacciati per aver provocato buchi di migliaia di euro, come si legge anche ai giornali.

Scusi, la Presidentessa Maria Letta non aveva l’autorizzazione per fare questi movimenti?
No, perché il suo è un incarico prettamente politico ma a quanto pare, in barba ai regolamenti interni, fa come le pare. Prende decisioni come quella di aprire il conto corrente della Croce Rossa in una Banca di Avezzano, guarda caso sua città di residenza.

Lei era stato l’unico a scoprire tutto questo?
Per fortuna no, nel 2008 si è insediato il direttore regionale Maria Rita Salvetti, che oltre ad accertare tutte le mie denunce di questi gravi illeciti, scopre anche altre cose.
Ma in tal caso, non esiste un organo superiore che ha la facoltà di controllo?
Certamente, esiste il Servizio Ispettivo, il nostro organo sovra ordinario del comitato centrale. E la Salvetti ha presentato una denuncia presso di loro dopo aver prima avvertito la Presidentessa senza avere una sua risposta. In seguito verrà trasferita anche lei…

Ma questi revisori del Servizio Ispettivo alla fine sono venuti a controllare?
Si, dopo le mie innumerevoli denunce sono venuti a controllare il 14 marzo del 2008. Mi hanno fatto fare fotocopie di tutte quelle carte, di tutti quei movimenti scandalosi. Tant’è vero che un ispettore, credo un magistrato, cominciando a visionare le carte che gli davo, urlava: “Ma è inaudito tutto questo!”, “non è possibile, ma come fa questa signora a fare tutte queste cose?”.

Quindi positiva quella giornata, no?
Per nulla positiva. Era arrivata l’ora di pranzo e la dottoressa Maria Letta li ha accolti e invitati ad un ristorante. Io e la Salvetti eravamo rimasti allibiti. Verso le 14 e 30 ritornano gli ispettori e ci salutano perché si era fatto tardi e dovevano rientrare a Roma.

E non sono più ritornati?
No. Ed io questo lo denunciai alla Corte dei Conti, come denunciai tutte queste irregolarità della Dottoressa Maria Letta. Ma è passato più di un anno e la magistratura non si è fatta sentire.

Nel frattempo lei viene trasferito per incompatibilità ambientale,un po’ come avviene a quei magistrati che facevano inchieste scomode. Da chi è partito l’ordine di trasferimento?
Dall’attuale commissario straordinario Francesco Rocca sollecitato dalla stessa Letta, persona vicina e voluta dal Vicepresidente del consiglio Gianni Letta.

Quindi Francesco Rocca invece di garantire la trasparenza dei movimenti di denaro, e quindi tutelarla, cosa fa? Viene trasferito e tutela Maria Teresa Letta, - sorella del Vicepresidente del Consiglio Gianni Letta -.
Esatto.

Lei oltre che denunciare il tutto alla Corte dei Conti, ha contattato qualche giornale o trasmissione televisiva?
Certo, i grandi giornali non mi hanno nemmeno risposto. Ho contattato quelli di Striscia La Notizia e precisamente Max Laudadio raccogliendo la mia documentazione per mano della sua segretaria D.ssa Ghega.

Quindi hanno accettato, ammirevole no?
Assolutamente no! Quando gli ho detto che la Presidentessa in questione fosse la dottoressa Letta, loro in cinque minuti hanno tolto tutto quello che avevano montato e se ne sono andati via a gambe levate.

Pensa che sia perché il nome Letta suscita timore?

Si fanno paura ed ha un potere inimmaginabile. Dico sempre che dopo di loro c’è il Papa.

Ad Aprile dello scorso anno c’è stato un terremoto catastrofico che ha coinvolto l’Aquila. A parte la protezione civile, anche la Croce Rossa si è attivata. Giusto?
Certo e guarda caso la dottoressa Maria Teresa Letta è stata nominata commissario speciale per l’emergenza Abruzzo. Nomina ovviamente eseguita da suo fratello Gianni Letta.

Quindi, ipoteticamente Maria Teresa Letta avrebbe potuto ricevere delle donazioni per far fronte all’emergenza terremoto, giusto?
Certo, le donazioni arriverebbero direttamente a lei, ma purtroppo da quando sono lì non ho mai potuto vedere il registro delle donazioni. Potrei pensare, addirittura, che non esista e ciò sarebbe grave perché per una questione di trasparenza, si dovrebbero verificare le entrate e le uscite delle donazioni. Spero per lei che esista e ce l’abbia agli atti…

Oltre a ricevere le donazioni, quindi può anche richiedere dei soldi per il terremoto?
Certo, e giustamente la Signora Letta seguendo questa volta l’iter burocratico fa una richiesta di denaro al direttore generale e al commissario straordinario della Croce Rossa magari per acquistare autovetture per aiutare i terremotati…

E in questo caso il Commissario è Rocca, l’amico di Letta?
Sì, il nuovo Direttore Generale è Leonardo Carminati, che è anche il Direttore del Comitato Regionale Abruzzo, quello della Letta. Insomma qui c’è gente che diventa controllore di sé stesso, come lo è stato sempre anche la prof.ssa Letta che era presidente del Comitato Regionale Abruzzo e Responsabile Amministrativo del Comitato Locale di Avezzano. Evidenziata questa incompatibilità anche dal Servizio Ispettivo del Comitato Centrale che ha dovuto far cessare a seguito delle mie innumerevoli denunce questo illecito che perdurava da anni e guarda caso nessuno se ne era mai accorto.

Ma la richiesta di denaro per il terremoto è solo un pura ipotesi vero?
Per ora sì…

Maresciallo, so che lei va spesso a L’Aquila per vedere da vicino come è la situazione dei terremotati visto che ha anche una figlia che studia lì. Ha saputo chi è l’uomo di governo che gestisce l’emergenza terremoto?
Si, è Gianni Letta!

Un’ultima domanda prima di salutarci, ha scritto sulla sua pagina web che teme che gli possano tappare la bocca per sempre. Che cosa vuole intendere?
Con questa storia mi sono accorto che ho uno scontro con i poteri forti, stanno facendo di tutto per farmi stare zitto. Mi trasferiscono ad Assisi ma in realtà sanno che non mi starò zitto. Quindi temo per la mia incolumità.



Raggiunta telefonicamente Maria Teresa Letta ha così replicato:

Il Maresciallo Lo Zito ce l’ha con me perché si faceva segnare 148 ore di straordinario al mese e dodici notturne. Dice che è malato e sono due anni che on lavora ma va facendo di tutto per l’Italia. Allora gli domandi chi ha vinto al tribnale di Avezzano se ha vinto Maria Teresa Letta o Vincenzo Lo Zito la causa.

Ha una denuncia del comitato dei revisori dei conti della CRI, ha tre denunce del Presidente Generale della CRI Francesco Rocca. Che va cercando? Che qualcuno lo faccia mettere in galera? Mi ha mandato la Procura di Avezzano, dell’Aquila, di Potenza, la guardia di Finanza due volte, ha scritto al Capo dello Stato, ha scritto trenta lettere a mio fratello, a Storace tutti i giorni. Tutti hanno dato ragione a me.

I revisori dei conti hanno dato ragione a me.

E’ possibile che lui siano l’unico giusto e noi tutti mascalzoni?

Lui dice che è malato, si è rifiutato di farsi operare. Quando ha capito che era trasferito ha deciso di farsi ricoverare ma solo perché nel Dicembre 2007 gli era stato detto che doveva mettere un by-pass. E’ un bugiardo dice che non può lavorare e poi lo troviamo che fa il trasporto dei malati dell’Unitalsi, all’indomani del terremoto era con la maglietta del 118 – ripreso dal TG1 -. Ecco il malato che fa il fustigatore dei costumi!

Respingo le accuse, è venuta la magistratura, i revisori dei conti nazionali, la guardia di finanza tre volte e sta tutto apposto. Non mi hanno fatto nemmeno una multa e ha ragione Lo Zito.

Le pensa che sia per questo che l’accusa del suo spostamento?

E certo perché uno che ha fatto tutte queste porcherie io non lo volevo più. Anche perché approfittava di un direttore regionale Sorride Ioffredi che aveva il vizio del vino, loro lo portavano a fare colazione con pizza e vino e lui firmava tutto. Firmava straordinari, rimborsi spese a favore di Lo Zito e due amici: Fabio Raganelli e Carlo Cavazzoni. Dove sono queste persone? Tutte via? E lui? A spasso.

Ed infine la replica di Lo Zito.


Preciso che non vi è mai stata un’udienza ma è stata chiarita presso il giudice di Pace ancor prima di iniziare. Tutto è nato da una lettera fatta da me alla Signora Letta ringraziandola per la sua audacia nell’intervenire e che è stata a suo dire motivo della querela. In seguito l’atto di querela presentato presso il Giudice di Pace di Avezzano si è risolto senza arrivare in giudicato.

mercoledì 23 settembre 2009

Sollevazione popolare in Messico nel 2010 e una società senza galere.

Purtroppo pochi di voi mi hanno seguito fin dall'inizio e pochi si ricordano quanto amore ho per il Messico. Mentre da noi c'è sempre più deterioramento, rassegnazione, repressione silenziosa, omicidi di Stato e invece di combattere il sistema, da persone mediocri, ci dividiamo in berlusconiani e anti berlusconiani, forse una piccola speranza la dobbiamo riporre proprio nel Messico. E grazie alle parole del Subcomandante Marcos io ve la posso anticipare questa speranza riportando un pezzo di un articolo:

"Il subcomandante insurgente Marcos ha dichiarato al quotidiano britannico The Guardian che per l'anno 2010 "il Messico si trasformerà in una pentola di pressione" e "esploderà"; ha aggiunto di stare lavorando ad un progetto di teoria politica nel quale analizza le forze che, dal suo punto di vista, stanno conducendo il paese ad una sollevazione sociale.

Nell'intervista pubblicata dal giornale inglese, il delegato Zero ha pronosticato che "il potere inconscio" dell'anno 2010, proprio quando si compirà il secondo centenario dell'inizio della guerra di Indipendenza ed i 100 anni della Rivoluzione messicana, "si accenderà la miccia predisposta dagli sforzi statunitensi per rendere sicura la frontiera bilaterale, quello che impedisce a milioni di persone di scappare dal nord per avere lavoro. Dalla sua prospettiva, politici, media ed incluso alcuni intellettuali di sinistra, ignorano la radicalizzazione della situazione. Ha ricordato che si sorpresero anche quando 13 anni fa - il primo gennaio 1994 - la popolazione indigena in Chiapas ricorse alla rivolta armata per fare valere i propri diritti."


Io me lo auguro , perchè ancora una volta il Messico, una terra così lontana ,e con forti legami con noi tramite persone importanti come Tina Modotti, ci darà un'altra lezione di vita.

Allora vi ripropongo un mio vecchissimo post, ove in tempi non sospetti ho anche parlato di come le comunità zapatiste possano fare a meno del carcere e trovano delle vere alternative:

Quando Berlusconi disse che noi occidentali siamo una civiltà superiore alle altre ci fu giustamente un coro di critiche. Ma la sua infelice dichiarazione rappresenta il pensiero di tanta gente che vive nell'ignoranza.

Vi è mai capitato di sentire questi discorsi tristi al al bar o tra i colleghi? Non vi è mai capitato di incazzarvi e aver la voglia di intervenire, ma non lo fate? E' una brutta bestia l'ignoranza, fa paura, è così che ci sottomettono, e così che personaggi disgustosi come Berlusconi o uno come quello della Lega che dice "noi ce l' abbiamo duro!"trovano i consensi elettorali.

Ma il discorso dell'ignoranza merita un lungo post a parte.

Volevo invece parlare di una comunità indigena che si trova in Messico,

precisamente nel Chapas. Gli indigeni vivono in condizioni molto povere e subiscono forti discriminazioni. Vivono di agricoltura e ogni giorno rischiano che le loro terre vengano rubate dal governo per darle alle multinazionali. Questa comunità era "invisibile" fino a quando un certo Marcos guidò una rivolta nel 1994, fu la prima vera battaglia contro la globalizzazione. Era l'anno in cui nacque il trattato di libero commercio(NAFTA); una maniera per ammazzare senza l'utilizzo di pallottole.

E' quel signore con il passamontagna e la pipa, quando era stato invitato a rivelare la sua identità lui rispose :

"Chi è Marcos? Marcos è un nero in Sudafrica,un gay a San Francisco, un anarchico in Spagna, un indio in Messico, un pacifista in Bosnia, un palestinese in Israele, un comunista dopo la fine della guerra fredda, una donna sola in una notte di sabato in ogni metropoli messicana, uno studente infelice, un dissidente nell'economia di mercato, un artista senza galleria e, naturalmente, uno zapatista nel Messico sud-orientale."


Voglio fare un esempio di come il potere federale messicano si impone sul potere della comunità: Se uno si ubriaca e distrugge la casetta del suo vicino perchè il suo "coche", il maiale, è entrato nella sua "milpa" e si è mangiato il mais; voleva ammazzare il porco, ma quello è scappato e così è finita che ha sfasciato la casa del vicino. Il Codice Penale dice :" Violazione di domicilio, danneggiamenti a proprietà altrui, a terzi ecc." e ti sbatte in galera.

La comunità non si comporta così e dice:

" Tu hai sfasciato la casa, allora dovrai ripararla e lavorare per un certo periodo fino a riparare il danno. Tu resti fisicamente in libertà, ma condannato moralmente, dovrai riparare il male che hai fatto al tuo vicino, e sotto gli occhi di tutti".


Chi commette un omicidio, secondo il Codice Penale viene arrestato e rinchiuso nel carcere, così le vedove saranno due: quella del morto e quella dell'assassino. La comunità invece dice:

"No : libertà fisica, pena morale. Chi ha ucciso deve lavorare per mantenere la vedova e figli, oltre alla propria moglie e figli", e viene additato come assassino senza più alcuna autorità morale nè diritti, che è il peggiore dei castighi!


Cosa ne pensate? Immaginate se applicassimo questo metodo qui! Cominciamo ad applicare la punizione a quei balordi degli imprenditori che, risparmiando sulla sicurezza, hanno causato la morte degli operai! Facciamoli lavorare a vita(magari sotto padrone) per mantenere le famiglie rimaste senza un padre.

E anche le famiglie di quegli operai che si ammazzano perchè non più riassunti!

Questa si che sarebbe una vera e propria giustizia sociale. Vero adorabili teste di capra?


lunedì 21 settembre 2009

L'omicidio del "maestro più alto del mondo".

Daniele Naldone, il giornalista di Liberazione, ha scritto un bellissimo ma nello stesso tempo agghiacciante articolo su Mastrogiovanni. Lo ha intitolato "Il maestro più alto del mondo", proprio come lo definivano i suoi alunni delle elementari.

Purtroppo si parla al passato perchè è morto, ed è ancora una di quelle morti che ci dovrebbero far indignare e anche allarmare. Ringrazio Daniele perchè è l'unico giornalista che , tramite un piccolo quotidiano nazionale come Liberazione, mette in risalto questi omicidi di Stato.

D'altronde è stato l'unico a dedicare vari articoli su Niki. E spero che continui visto gli ultimi sviluppi a San Marino.

Care teste di capra qui c'è una questione profondamente ingiusta ed inquietante: perchè tutto questo silenzio da parte di tutti gli altri quotidiani, compresi Repubblica e l'Unità, giornali per i quali voi andrete a manifestare per la libertà di parola? Ma se sono loro i primi ad auto censurarsi? Perchè nessuno di loro ha affrontato gli omicidi nel carcere, o quelle tramite TSO come Casu e il maestro Mastrogiovanni?

Dobbiamo allarmarci teste di capra, perchè qui si muore facilmente, e la morte per mano dello Stato è frequente e colpisce tutti indiscriminatamente. E sono morti che passano appositamente inosservate con la complicità dei media e giornali, compresi quelli che considerate ingenuamente di "opposizione".


Ringrazio Daniele per avermi avvertito dell'articolo di domenica, ben sapendo che non cercavo mica articoletti da quattro soldi che parlassero dell'uscita di Brunetta o delle ultime barzellette o festini di Berlusconi. Perchè tanto di questi futili e fuorvianti articoli ne troverete a quintali, e ci si organizza pure una manifestazione di massa per difendere (e passatemela questa parola) queste stronzate.

Ecco l'articolo:

Quella di Francesco Mastrogiovanni, per le forze dell'ordine "noto anarchico", per i suoi alunni "il maestro più alto del mondo", è una storia di ordinaria persecuzione e di quotidiana repressione.
Una vita fatta di mille difficoltà, di tragedie messe alle spalle ma che lasciano un segno indelebile nella testa. Un'esistenza precaria fino all'ultimo giorno di libertà. Una storia di quelle che non vorresti mai raccontare ma che, come ci spiega il suo caro amico e compagno, il professore-editore anarchico Giuseppe Galzerano, «devi farlo, per rendere giustizia a Franco e far si che quanto gli è accaduto non si ripeta a nessun altro».
Liberazione è stato il primo giornale nazionale a denunciare la morte di Franco, deceduto nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7,20 di martedì 4 agosto. Pochi giorni dopo una mail inviata dal professor Galzerano ci ha fatto capire che qualcosa, in quella morte, non era chiara. Franco è stato ricoverato il 31 luglio per un trattamento sanitario obbligatorio. In quattro giorni è passato dalla calda spiaggia di San Mauro Cilento, dove stava trascorrendo le vacanze, al freddo marmo dell'obitorio dell'ospedale di Vallo della Lucania. Arresto cardiaco causato da un edema polmonare, hanno detto i medici. Ma c'è qualcosa di più che colpisce la nostra attenzione: Francesco Mastrogiovanni era salito agli onori della cronaca nei primi anni settanta per la morte di Carlo Falvella, giovane neofascista, vicepresidente del Fuan salernitano, ferito a morte durante l'aggressione dell'anarchico Giovanni Marini. Per capire in quale scenario sia morto il "maestro più alto del mondo", non possiamo fare altro che partire alla volta del Cilento per conoscere i parenti e i compagni. Il 9 settembre, nello splendido scenario di Castellabate è in programma la rassegna "Finisterre Plus", video, musica e performance dedicata a William Burroughs. "La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili". Un titolo, una frase, che spiega perché a Burroughs è stato accostato il racconto degli ultimi giorni di vita di Francesco Mastrogiovanni.
Ombra e violenza. Un resoconto dettagliato, quello fatto dal professor Galzerano e dall'ex sindaco di Montecorice, Giuseppe Tarallo, amico e compagno di Franco, che sembra costruito appositamente sullo sfondo persecutorio di una delle opere dello scrittore americano. Purtroppo, però, questa volta siamo al cospetto di una "storia vera" iniziata nel lontano 7 luglio 1972. Insieme a Giovanni Marini e Gennaro Scariati, Franco stava passeggiando sul lungomare di Salerno. Quel giorno era pieno di fascisti che da giorni cercavano di provocare Marini per avere la "scusa" di un'aggressione. Le sue indagini, all'epoca si diceva "controinformazione", sullo strano incidente stradale che il 27 settembre 1970 aveva provocato la morte sulla Roma-Napoli di cinque giovani anarchici calabresi, nei pressi di Ferentino, davano fastidio. Annalisa Borth, Giovanni Aricò, Angelo Casile, Francesco Scordo e Luigi Lo Celso si stavano recando a Roma per consegnare ai compagni della capitale i risultati di una loro inchiesta sulle stragi fasciste che avevano iniziato a insanguinare il paese, in particolare sul deragliamento del "Treno del Sole" Palermo-Milano del 22 luglio del 1970, nei pressi della stazione di Gioia Tauro. Giovanni Marini aveva scoperto che alla guida dell'autotreno, che procedeva a fari spenti, c'era un camionista con simpatie fasciste e che lo scontro avvenne precisamente all'altezza di una villa di Valerio Borghese. Erano iniziati a insinuarsi i primi dubbi sulla casualità dell'episodio. «Da allora su di lui incombeva una sentenza di morte alla quale sarebbe sopravvissuto per quasi trent'anni», spiega oggi il professor Galzerano. Giovanni, Franco e Gennaro si stavano recando a teatro. Ridiscendendo via Velia si trovano davanti a due giovani missini: Carlo Falvella e Giovanni Alflinito armati di lame. Franco accelera il passo per andare a parlare con loro. Dai racconti e dalle testimonianze del processo emerge come tentò di far da paciere ma, per tutta risposta, ricevette una coltellata ad una coscia da Alflinito e stramazzò a terra. I due compagni intervennero immediatamente e, nella rissa che ne seguì, Giovanni riuscì a disarmare Falvella ferendolo a morte con la sua stessa arma. Si costituì il giorno stesso mentre Franco venne trasportato in ospedale. Gennaro, invece, sarà immediatamente scarcerato perché minorenne. Da quel giorno il caso Marini finì su tutti i giornali: Giovanni era, per tutti, un mostro. «Per punizione», racconta il professor Galzerano, «peregrinava incessantemente da un carcere all'altro e a Caltanissetta venne rinchiuso in una cella senza luce da dove non smise mai di denunciare le aberranti condizioni di vita riservate ai carcerati». Per motivi di ordine pubblico il processo venne spostato da Salerno proprio a Vallo della Lucania. Marini viene condannato in primo grado a dodici anni (pena poi ridotta a nove in appello), Mastrogiovanni viene assolto ma allora per lui inizierà l'inferno. Un inferno in camicia nera fatto di minacce, telefonate minatorie, continue ritorsioni che lo porteranno ad emigrare al nord. A metà degli anni ottanta si trasferisce a Sarnico, sul lago di Iseo, in provincia di Bergamo, dove, per quindici anni, insegna nelle scuole elementari della zona. Ma la sua fama di "pericoloso anarchico" lo accompagnerà anche lassù. Il merito, questa volta, è delle forze dell'ordine che, con una nota, comunicano ai colleghi bergamaschi di non perderlo d'occhio. Inizia, così, una seconda fase di persecuzioni: questa volta condotta della forze dell'ordine.Alla fine degli anni novanta decide di fare ritorno a Castelnuovo Cilento.
Agli agenti del paese non sembra vero: ora avranno di che divertirsi. Per Franco la divisa diventa un incubo quotidiano che si trasforma in realtà il 5 ottobre 1999. Quel giorno per lui scattano le manette. Tutto inizia dall'ennesima, immotivata provocazione. Una multa per divieto di sosta a Vallo Scalo. Franco compie l'errore di mandare a quel paese un agente. Immediato l'arresto. Immancabili le botte nel commissariato. L'accusa è pesante: resistenza aggravata e continua nonché lesioni personali. Ovviamente Franco risponde con una controdenuncia per arresto illegale, lesioni personali, abuso di autorità e calunnia. Per lui scattano gli arresti domiciliari presso l'abitazione familiare, a Castelnuovo Cilento. Una beffa: il compito di controllarne l'osservanza viene affidato agli stessi carabinieri denunciati. Inizia il tormento al punto che diverse volte chiederà di tornare in carcere. Ma quando tutto sembra volgere per il meglio con il proscioglimento da ogni accusa, per Franco inizia la terza fase di persecuzione: quella dello Stato. Alla fine venti anni di angherie, soprusi, minacce, botte, lasciano il segno. Psicologicamente fragile, Franco si sente perseguitato. Ogni volta che incrocia una divisa, entra nel panico. Per due volte il sindaco di Castelnuovo firma la richiesta per un trattamento sanitario obbligatorio. Esperienza traumatica che Franco riesce a superare continuando ad insegnare. Adora i bambini e i bambini adorano questo maestro altissimo. Le uniche proteste dei genitori sono perché è poco severo. Di certo non una minaccia. Ma così non la pensa il sindaco di Pollica Acciaroli, Giuseppe Vassallo che ha formati contro di lui il Tso fatale. Il 30 luglio Franco si trovava nella località turistica cilentana quando, per l'ennesima volta, viene inseguito dai carabinieri. In preda al panico scappa. La pattuglia desiste. Il maestro trova rifugio nel bungalow del campeggio Club Costa Cilento. Un luogo tranquillo, per lui. Circondato da amici e persone che lo stimano come la signora Licia, la proprietaria del camping, che, di tanto in tanto, gli lascia i nipotini. Ma la mattina seguente l'incubo delle forze dell'ordine ritorna, prepotente. Arrivano sul posto una quindicina di carabinieri, una pattuglia dei vigili urbani, un medico dell'ospedale di Vallo della Lucania. Voglio portare Franco in ospedale. Il maestro scappa dalla finestra, si getta in mare, a nuoto raggiunge una secca. Per oltre due ore resta in acqua. Sopraggiunge anche una motovedetta della guardia costiera per avvertire i bagnanti che "è in corso una caccia all'uomo". Stremato, si arrende. Raggiunge la spiaggia, chiede una sigaretta, si fa una doccia. E' tranquillo. Consapevole di ciò che lo aspetta. Eppure, gli vengono fatte tre iniezioni. Sale sull'ambulanza e il suo ultimo messaggio è per la signora Licia. «Se mi portano a Vallo, non ne esco vivo». E così sarà. Dopo quattro giorni di Tso muore per un infarto causato da edema polmonare. Una morte naturale, "normale", dicono dall'ospedale. Ma dall'autopsia emergono particolari inquietanti. Franco aveva diversi lividi sul corpo e segni di lacci su polsi e caviglie. Era stato legato per tutti e quattro i giorni di Tso, anche se sulla cartella clinica non c'è traccia della contenzione. Ci rechiamo all'ospedale di Vallo per parlare con i medici. Nessuno apre bocca. Nessuno ha visto niente, anche se quattordici, fra medici e infermieri, sono tutt'ora sotto inchiesta. Tutti tacciono anche quando facciamo notare che le sbarre alle finestre e le porte del reparto chiuse a chiave non sono "normali". Chiediamo di parlare con i vertici dell'ospedale per avere dei chiarimenti che, puntualmente, non arrivano. «Quello che succede di sopra, non lo so» ci spiega, come se niente fosse, il vicedirettore. Ogni nostra domanda è un secco «no comment». Neanche quando domandiamo se avesse avuto notizia di una rissa al piano di sopra, cosa che spiegherebbe la contenzione (anche se non protratta per quattro giorni) e i lividi. «Quello che succede di sopra...». Certo, i dirigenti dell'ospedale non lo sanno. Rassicurante. Sta di fatto che un maestro elementare, che ha vissuto tutta la sua vita di precario insegnante, perseguitato da fascisti, forze dell'ordine, amministratori locali in quanto "noto e pericoloso anarchico", in poche ore è passato dalla calda spiaggia di Acciaroli al freddo marmo dell'obitorio dell'ospedale di Vallo della Lucania. Tutto per un trattamento sanitario obbligatorio deciso da un sindaco che non voleva avere problemi in una località che ha appena ottenuto la bandiera blu d'Europa e millanta di essere il paese di Ernest Hemingway. Come chiosa il professor Galzerano, «un falso storico senza precedenti».


Daniele Naldone



venerdì 18 settembre 2009

Attentato a Kabul e perchè si indossa la divisa..

Mi dispiace care teste di capra, se credete che mi accodi a tutti voi per spendere le stesse parole di circostanza a proposito dell'attentato di ieri, vi sbagliate di grosso.

E giusto per non far esultare qualche fanatico da quattro soldi che urla 10 100 1000 Nassirya, assolutamente non giustifico quel vile attentato contro quei sei parà italiani benché so benissimo che in Afghanistan c'è in corso un occupazione militare da parte nostra e sicuramente non stiamo facendo una missione di pace come i nostri due schieramenti politici vogliono farci credere.

D'altronde ogni giorno la NATO fa strage di civili in AFghanistan, ma si sa noi siamo i soliti pacifisti che non capiscono la necessita delle armi per stabilire la democrazia.

Vero teste di capra?

Giustamente è democrazia affidare il potere a Karzai in primis e ovviamente ai signori della guerra e magari trafficare l'oppio in maniera massiccia. Provate a parlare con quelli dell'antidroga e vi sentirete rispondere che dopo la "liberazione" dell'Afghanistan dai Talebani(cosa non vera visto che controllano ancora l'80 per cento del territorio), l'oppio in Italia è aumentato a dismisura.


Mi dispiace teste di capra, ma quei poveri ragazzi uccisi non sono degli eroi, per me sono da considerare al pari di qualsiasi altre vittime sul lavoro. Non sono degli eroi gli operai che muoiono cadendo dalle impalcature, non sono degli eroi quelli che muoiono di tumore perchè lavorano costantemente con l'amianto.

Ma sono vittime di questo maledetto sistema.

La differenza è che agli operai che muoiono sul lavoro non ci sono funerali di Stato, anzi lo Stato nemmeno interviene in loro tutela ma difende i padroni. Mentre a questi ragazzi tutti si riuniscono in cordoglio, si annullano manifestazioni, tutti spendono le stesse identiche parole.

Quell'esaltato di La Russa considera questi ragazzi che partono per le missioni dei grandi servitori della patria consapevoli di cosa stiano facendo, e noi dobbiamo quasi emozionarci nel vederli partire.

La verità è invece un'altra, e davvero molto amara.

Fateci caso care teste di capra, ma noterete che le vittime sono tutti ragazzi del sud. E provengono da tutte famiglie povere.

Vi parlo con cognizione di causa e vi posso dire con certezza che il 99,9 percento di tutti i volontari dell'esercito non sanno nemmeno per che cosa "combattono", non conoscono la storia dei Paesi dove vanno, e soprattutto indossano la divisa semplicemente per avere un posto fisso visto la precarietà e soprattutto la disoccupazione dilagante che c'è al Sud.

Ma non aspettatevi che ve lo diranno, loro non l'ammetteranno mai e quando ti addestrano il cervello comincia a smettere di ragionare e piano piano ti trasformano in degli automi. Cominci ad esaltarti e facilmente si arriva al punto di non ritorno.

Ma la colpa principale è da attribuire a quelle numerose famiglie che spingono i propri figli ad entrare nell'esercito convincendoli che lo fanno per il loro bene, per avere un lavoro sicuro e quando ci sono delle guerre sono anche contenti: più missioni, più soldi.

Questa è la verità visto che questo incarcerato molto tempo fa si arruolò come volontario nell'esercito per quasi tre anni e ha potuto conoscere i primi Alpini che partirono per l'Afghanistan perchè si addestrarono nella stessa mia caserma, quella all'Aquila.

Alcuni di loro morirono a Nassirya.

E dispiace dirvi che quegli Alpini invece di vedere il telegiornale la sera, interessarsi e approfondire la situazione Afghana e quindi sapere cosa realmente andassero a fare, preferivano vedere i cartoni animati, i Pokemon mi pare si chiamassero...









Vi segnalo l'ultimo post di Alessandro Tauro, bloggher che molti di voi conosceranno. E'un articolo impeccabile che va sicuramente letto.

mercoledì 16 settembre 2009

La 'ndrangheta(aggiornamento dell'ottava parte)

Per un'assurda coincidenza, dopo nemmeno due giorni che scrissi l'ottava parte sulla 'ndrangheta trattando l'argomento Ilaria Alpi e quindi del traffico illecito delle scorie radioattive da parte di questa maledetta criminalità organizzata, è arrivata la notizia del ritrovamento:

ROMA 12 settembre 2009

Potrebbe essere una delle navi dei veleni affondate nel Tirreno Casentino. La scoperta avvenuta oggi al largo di Cetraro, in provincia di Cosenza, rappresenta la possibile conferma ai dubbi che da tempo interessano la zona, indicata come una sorta di cimitero delle navi cariche di scorie radioattive e di rifiuti tossici. Il relitto è stato individuato oggi, grazie a un robot telecomandato che la Regione Calabria sta utilizzando per chiarire gli aspetti più inquietanti di questa vicenda. Un enorme mercantile, lungo tra i 100 e i 120 metri, fotografato dal robot in maniera nitida. Al punto da evidenziare una grossa falla sulla prua della nave. E all’interno alcuni fusti. Schiacciati, piegati, corrosi dal tempo. Il luogo della scoperta è a circa 20 miglia nautiche dalla costa, ad una profondità di circa 480 metri. Un allarme lanciato da tempo, rispetto alla presenza di relitti pericolosi in fondo al mare. Già nel settembre scorso il «Quotidiano della Calabria» aveva evidenziato la possibile presenza di una nave affondata nella zona. Fino alla conferma arrivata oggi. Dopo che i sopralluoghi erano stati rinviati a causa delle cattive condizioni del Tirreno.

Dalle fotografie scattate, ora esaminate dai tecnici, non è stato possibile individuare il nome del mercantile, che dovrebbe essere indicato sui fianchi. Un ammasso di ferraglia coperto da tantissime reti da pesca che, nel corso degli anni, potrebbero essere rimaste impigliate. Anche sul nome circolano voci insistenti. A partire dalle indicazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti. Il primo ad avere indicato la responsabilità della ’ndrangheta nella gestione dei rifiuti e delle navi inquinanti. Sarebbe stato lui a indicare il nome della nave fatta affondare con una bomba fatta esplodere proprio in prua. La «Cursky», questo il nome segnalato da Fonti ai magistrati, avrebbe portato negli abissi 120 fusti di materiale tossico.

Non un caso isolato, secondo il collaboratore di giustizia, ma un’attività illecita molto remunerativa, al punto che la cosca Muto di Cetraro, così come evidenziato da Fonti, avrebbe fatto affondare in tutto tre imbarcazioni. Anche rispetto al tipo di mercantile, le foto hanno permesso di avanzare le prime ipotesi. Si tratterebbe, infatti, di una nave che potrebbe risalire agli anni Sessanta e Settanta. Considerato che è priva di bullonature visibili, cosa che lascia pensare che risalga dunque, come tecnica costruttiva, al secondo dopoguerra. Soddisfatto anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Paola. «Si tratta di un grosso successo per tutti, perchè si comincia a squarciare un velo. Voglio dire - ha aggiunto il procuratore - che il merito è della Regione Calabria e dell’assessore all’Ambiente, Silvio Greco, che ha creduto in questa ricerca e ci ha supportato in ogni modo». Secondo Giordano, «parliamo tanto delle cose cattive, come la malasanità, ma ogni tanto parliamo anche dei successi dovuti a tanto impegno».


Fonte : www.nealine.net



Ringrazio il commentatore anonimo per aver lasciato questo messaggio, spero che qualche buon e onesto magistrato faccia davvero delle ricerche in tal senso:

"Complimenti a tutti coloro che partecipano vivamente a questa indagine e prima di tutto al padrone di casa. Ho conosciuto un importante reporter di Rai news 24 che prima di lasciarmi ha detto:
"I nomi delle navi"..tutti le navi sono registrate - per targa soprattutto, prima che per nome - e risalire al gestore della "Shifco" nel '94 vuol dire avere un altro nome importante. Che sia lo stesso - o legato - alla "Cursky"? Vi riporto la notizia riportata oggi dalla stampa e prima di lasciarvi, un invito a tutti: "Dobbiamo trovare le prove". L'ultima intervista fatta da Ilaria a Mogadiscio è stata tagliata (mi riferisco alla pellicola su cui aveva girato il filmato il suo operatore)...vogliamo quelle immagini!"


lunedì 14 settembre 2009

La domenica delle salme

Ogni giorno è una domenica delle salme...e ciò che manca care adorabili teste di capra è una vibrante protesta!



Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggiava Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento.
I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista.
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade.
La domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del tua culpa
affollarono i parrucchieri.
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a "Baffi di Sego" che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
d annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo -
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile.
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
- quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare -.
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
-voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo -
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.


De Andrè.

E attenzione alla pace terrificante, è la mia paura del dopo...

sabato 12 settembre 2009

Omicidio di Manuel Eliantonio e la libertà di parola.

Care teste di capra, ancora una volta il mio plauso va dato a Beppe Grillo per aver affrontato un tema scottante, che quasi nessuno ne parla: gli omicidi che avvengono sistematicamente nelle carceri!

Mentre tutti voi siete in procinto di scendere in piazza per difendere la libertà di parola (perchè per caso sono stati censurati?) per giornali come Repubblica o l'Unità, quotidiani a cui va tutto il mio più sincero disprezzo per come hanno sistematicamente censurato gli omicidi di Stato che avvengono dentro e fuori le carceri(e non solo quello), un comico intervista la madre di Manuel Eliantonio.

Un ragazzo pestato a morte nel carcere di Marassi, un ragazzo sicuramente "difficile", un ragazzo che andava aiutato, e invece è stato ammazzato. Probabilmente si ribellava ai ricatti delle guardie carcerarie che lo obbligavano a prendere degli psicofarmaci e non accettava i soprusi.

Pensate che solo lui si sarebbe ribellato? Tanti ragazzi lo hanno fatto, e non è un caso che la maggior parte delle morti nelle carceri riguardano i giovani. L'età media gira intorno ai 26 anni.

Mamma Maria con grande forza ha raccontato tutto, è riuscita con dolore a mostrare le foto di Manuel morto, pieno di lividi e gonfiore. Anche lei come Ornella ha ricevuto la notizia del decesso con una telefonata.

Va contro la procedura, sono telefonate che servono per scioccare le madri e fargli perdere quella lucidità indispensabile per non farsi incastrare.

Ringrazio Maria perchè ha ricordato nell'intervista, anche Niki Aprile Gatti.

Nel frattempo riempite le piazze per giornali che hanno ricevuto querele(per aver detto che Berlusconi andava a puttane?) e hanno la copertura per pagarsi le spese. Intanto ci sono madri come Angelina, madre di Attilio Manca che è stata querelata perchè ha attaccato il potere mafioso colluso con lo Stato. Ma lei è stata lasciata da sola, nessuno di questi giornali si è preso la briga di parlarne e magari ricevere qualche querela.

Così come Ornella, che si trova da sola a combattere il potere massomafioso.



"Carissime bamboline mie, mi dispiace che non vi ho fatto avere più mie notizie, ma anche io ho i miei problemi: mi ammazzano di botte almeno una volta alla settimana. Ora ho solo un occhio nero, mi riempiono di psicofarmaci, quelli che riesco li risputo ma se non li prendo mi ricattano. Sono in isolamento almeno 4 giorni alla settimana, è già tanto che ricevo le lettere. Sto mangiando poco.Ho fatto il processo il 4 giugno, mi hanno condannato a 5 mesi e 10 giorni. Facendo i calcoli, con la galera che ho già fatto da dicembre, dovrei essere fuori i primi d’agosto, se Dio vuole."

Manuel Eliantonio


giovedì 10 settembre 2009

La 'ndrangheta(ottava parte): omicidio di Stato nei confronti di Ilaria Alpi.

Era il 20 Marzo del 1994 quando Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin si trovarono a Mogadiscio quando all'improvviso sbucò un commando di persone e li trivellarono di proiettili.

Sangue, tanto sangue.


Ci sono anche immagini dei due corpi privi di vita accasciati dentro l'abitacolo del loro fuori strada. Furono girate da un giornalista dell'ABC, una trasmissione americana.

Anche questo operatore morì in circostanze poco chiare, fu ucciso qualche mese più tardi a Kabul, in una stanza di un albergo. Ma morì in un incidente stradale anche un altro operatore svizzero che girò le immagini dei corpi di Ilaria e Miran.

Muoiono tutti.

Alcuni mesi prima fu ucciso, sempre in Somalia, anche un certo Vincenzo Li Causi. Era un maresciallo che apparteneva ai Servizi Segreti ed era il componente principale della struttura Gladio operante a Trapani, in Sicilia.

Li Causi dal 1991 il Sismi lo aveva inviato ripetutamente in Somalia e il 12 novembre 1993 morì in un agguato dalla dinamica strana, compiuto da "banditi" somali. Proprio come accadrà qualche tempo dopo alla povera Ilaria.

Come mai?

Stando ad alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti italiani, Li Causi si sarebbe interessato all’operazione Urano (un grosso progetto di smaltimento di rifiuti tossico nocivi e di scorie nucleari, in Somalia e in altri Paesi africani) e avrebbe manifestato una crescente inquietudine.

Sappiamo che Ilaria Alpi stava facendo un inchiesta proprio sullo smaltimento illegale dei rifiuti radioattivi che coinvolgeva il nostro Bel Paese, il nostro Stato.

Ilaria Alpi aveva come informatore proprio un maresciallo del SISMI operante in Somalia.

E se fosse proprio quel Li Causi?

Ebbene, secondo il maresciallo dei Carabinieri Francesco Aloi, che prestò servizio presso il comando della missione Ibis in Somalia, i due si conoscevano.


Muoiono tutti, e quando dico tutti mi riferisco perfino al grande Rostagno che si batteva con coraggio contro la mafia: secondo quanto dichiarato ai magistrati da Carla Rostagno, sorella di Mauro, il fratello avrebbe visto e filmato l’arrivo a Trapani, in un aeroporto abbandonato (già usato da un gruppo di Gladio), di velivoli militari italiani da trasporto che scaricavano aiuti umanitari per imbarcare armi e ripartire.

Rostagno morì prima di tutti: fu ucciso il 26 settembre 1988.

Ma tutto riconduce in Somalia, nel triste periodo dove operavano i militari della Tuscania, reparto speciale che si vantava di operare violenze terrificanti nei confronti della popolazione somala. Due ufficiali di quel tempo hanno operato pure a Genova durante il G8, dove morì Carlo Giuliani.

Parliamo di morte teste di capra, e sono tutti omicidi di Stato. E in mezzo a tutta questa porcheria non poteva mancare la più grande montagna di merda: la 'ndrangheta.

Per farvi capire bene il ruolo che ha avuto in tutto ciò, come ha operato con lo Stato stesso che dovrebbe reprimerla, vi trascrivo alcuni passi del memoriale di un Boss pentito della 'ndrangheta:

"Il primo capo della 'ndrangheta a capire l'importanza del business dei rifiuti tossici e radioattivi è stato Giuseppe Nirta. Nel 1982 era il responsabile del territorio di San Luca e Mammasantissima, ossia il vertice supremo dell'organizzazione. Per questo aveva contatti a Roma con personaggi dei servizi segreti, della massoneria e della politica. Nirta era un lontano cugino di mia madre, e per questo avevo una corsia preferenziale con lui, il quale più volte mi assicurò che il business dei rifiuti pericolosi avrebbe portato tanti soldi
nelle nostre casse"


"Nirta mi spiegò che gli era stato proposto dal ministro della Difesa Lelio
Lagorio, col quale aveva rapporti tramite l'ex sottosegretario ai Trasporti Nello Vincelli e l'onorevole Vito Napoli, di stoccare bidoni di rifiuti tossici e occultarli in zone della Calabria da individuare."


"Musitano mi diede la disponibilità del genero, Giuseppe Arcadi, il quale mi aiutò a trovare i camion e gli autisti per il trasporto
dei rifiuti.Calcolammo che per 600 fusti ci sarebbero voluti circa 40 mezzi, i quali dovevano prelevare i bidoni dai capannoni a Rotondella, trasportarli nel porto di Livorno e caricarli su una nave che sarebbe partita per la Somalia. Sembrava tutto pronto"


"La famiglia di San Luca ricevette in cambio 250 milioni di lire, e non fu un episodio sporadico. Lo stesso Comerio mi raccontò che già negli anni
Ottanta aveva avuto diversi contatti con la 'ndrangheta, e in particolare con Natale Iamonte, capo dell'omonima famiglia di Melito Porto Salvo, che lo aveva aiutato riguardo all'affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi in acque internazionali davanti alla costa ionica calabrese."


"So per certo che molti altri affondamenti avvennero in quel periodo, almeno una trentina, organizzati da altre famiglie, ma non me ne occupai in prima persona."


"In seguito sono stato arrestato, ma i rapporti tra servizi segreti e la mia famiglia della 'ndrangheta sono continuati, come d'altronde sono sempre stati costanti quelli con la politica. Cito per esempio l'incontro che ebbi nel dicembre 1992 al ristorante Villa Luppis a Pasiano di Pordenone con l'ex ministro degli Esteri Gianni De Michelis, che come ho spiegato alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria già conoscevo bene."

In poche parole lo Stato pagava la 'ndrangheta per smaltire i rifiuti radioattivi, alcune navi le affondavano direttamente, altre le facevano arrivare in Somalia. Proprio lì dove Ilaria Alpi stava appurando tutto questo.

Dire omicidio di Stato, oppure omicidio mafioso è dire la stessa identica cosa. Non trovo altra conclusione.







martedì 8 settembre 2009

Il Potere e la Polis.

Leggendo i racconti di Leonardo Sciascia, care teste di capra, mi prende una sorta di magone. In tutti i suoi romanzi dedicati alla criminalità del potere si avverte sempre il fallimento e l'impossibilità storica di una giustizia nei confronti di tale criminalità.

Nella tradizione di qualsiasi giallo, mi attendo sempre la soluzione del caso e il trionfo della verità. E invece lui mi disillude sempre, proprio come un bambino che scopre l'inesistenza di Babbo Natale.

Nei romanzi di Sciascia, l'investigatore perviene alla verità grazie all'uso accorto della ragione, ma questa verità viene sempre percepita individualmente, e mai diventerà verità collettiva e quindi processuale. Non avviene mai la trasformazione individuale in verità collettiva. Mai purtroppo.

E Sciascia è realista, ha analizzato a fondo la realtà di questa società. Lui fu il primo a rimanerne scottato, d'altronde quando si accorse che fu utilizzato dal Partito Comunista come specchio per le allodole candidandolo in Sicilia, ha capito fin dall'inizio che c'era in corso la mafiosizzazione dell'intera classe politica.

Purtroppo dopo l'abbandono di Pio La Torre dal parte del PC, Sciascia si accorse che la trasversalità del crimine cominciò a dilagare.


Perchè la verità percepita al livello individuale, non fa quel salto di trasformazione?

E' la stessa polis, la stessa società di cui il potere è espressione e specchio che lo impedisce. Questa è l'amara verità.

Occorre che i documenti nei quali si documenta la verità non vengano distrutti o pilotati dai Servizi Segreti, occorre che la magistratura non si faccia corrompere, occorre che gli avvocati non faccino il doppio gioco, occorre che quei pochi poliziotti o magistrati onesti non vengano trasferiti o tanto meno uccisi.


E qui non parliamo di corpi eterei, inesistenti, non tangibili. Parliamo di persone in carne ed ossa che fanno parte della polis. E senza la piena collaborazione della polis tutto è finito.

Ma non esistono solo loro, poi ci siamo noi che ci rinchiudiamo in noi stessi, pensiamo alla nostra carriera, gridiamo: "Sono di sinistra", "Sono contro la guerra", "Sono contro tutte le ingiustizie". "E' tutta colpa di quel porco di Berlusconi". Ma poi quando si tratta di mettersi in gioco, di metterci la faccia, di scendere in piazza, oppure semplicemente di aiutare il vicino di casa, si preferisce rimanere al proprio posto. Meglio non sporcarsi le mani per qualcosa di profondamente giusto, vero?

Oserei dire che il Potere si regge con la complicità della polis stessa.

Ma detto questo, non voglio assolutamente portarvi alla rassegnazione. Perchè per fortuna esiste anche l'altra polis, una piccola agorà di persone dotate di senso civico, di amore per la verità e giustizia; anche se inevitabilmente, proprio come i romanzi di Sciascia, fanno una brutta fine.

La lista dei nomi è lunga, di magistrati come Falcone e Borsellino, o intellettuali come Sciascia e Pasolini, Impastato, Rostagno e Pio La Torre. Tutti uomini e donne che tentano di opporre al pessimismo della ragione, un testardo ottimismo della volontà.

E alcuni di noi sono davvero testardi.




sabato 5 settembre 2009

Oggi il Comitato Giustizia e Verità per NIki sarà davanti al carcere di Sollicciano.

Finalmente qualcosa si sta muovendo, anzi già si è mosso a partire da noi che abbiamo focalizzato l'attenzione sul maledetto carcere duro di Sollicciano tramite le numerose e mail e passaparola. Molti di noi non lo sanno, ma abbiamo fatto in modo che Sofri parlasse di Niki in un articolo su Repubblica dopo la passerella di Ferragosto dei politici nelle carceri. Ma la discussione con Sofri è avvenuta grazie ad un post della signora Ornella, e dopo che io ho avuto un battibecco con lui su Facebook.

Poi il 18 agosto è scoppiata la rivolta dei detenuti proprio nel carcere di Sollicciano.


Sabato scorso una cinquantina di anarchici hanno manifestato davanti al carcere per esprimere solidarietà ai detenuti, alcuni di loro sono stati denunciati.

Ma non ci si ferma e oggi si manifesta di nuovo davanti al carcere, è un sit in indetto da numerose associazioni come Cpa Firenze sud, Cantiere Sociale K100fuegos, Collettivo Politico Scienze Politiche, Fuori Binario, Perunaltracittà, Partito della Rifondazione Comunista, Unione degli Studenti, Csa Nextemerson, Comunità di Base Isolotto, Comunità delle Piagge,, Associazione L’Aurora, Movimento di lotta per la casa, Associazione Liberarsi, Centro di Documentazione Carlo Giuliani, Centro delle Culture.

La manifestazione ci sarà a partire dalle 18 e per la prima volta quattro rappresentanti del Comitato Giustizia E Verità Per Niki saranno presenti ed esporranno uno striscione davanti al carcere.

Vediamo se questa volta qualche giornalista e telegiornali ne riporteranno la notizia, vediamo se anche questa volta ignoreranno la battaglia che Ornella sta portando avanti per far luce sull'omicidio di Niki.


Vi ricordate l'articolo che scrissi a proposito di Sollicciano? Bè, in realtà non è completo, c'è ancora tanto da dire. Ancora non lo sa, ma coinvolgerò Daniele il Rockpoeta a scrivere un post di denuncia molto forte a proposito di questo carcere, si parla di morti strane, di pestaggi, e di un elemento che inquieta perchè fa da collegamento con altre morti come quella di Marcello Lonzi.

Care teste di capra, la battaglia è appena iniziata.







AGGIORNAMENTO

Andate sul blog di Ornella, troverete le foto. Ringrazio i ragazzi del comitato che nonostante la distanza, sono partiti...Sarebbe stata gradita più presenza da parte degli attivisti del luogo.

venerdì 4 settembre 2009

Le prigioni degli innocenti

Visto la discussione molto costruttiva portata avanti nel post precedente, voglio riproporre questo articolo che scrissi molto tempo fa. Alcuni di voi lo conoscono, ma per fortuna si sono aggiunte altre adorabili teste di capra. Buona lettura.

C'è stato un tempo in cui esistevano delle prigioni dove si rinchiudevano gente innocente, normalmente chi è richiuso in una prigione conosce almeno la ragione, giusta o sbagliata che sia.

Quella gente no.

Le prigioni erano i manicomi, posti che nella maggior parte vigeva il degrado assoluto. Venivano rinchiusi i pazzi, e il pazzo poteva essere un omosessuale, una persona con crisi epilettiche, donne rinchiuse per ragioni "morali" perchè magari erano di facili costumi, potevano essere rinchiusi perfino i bambini che erano troppo vivaci e i genitori non riuscivano a gestirli.


Anche tu, testa di capra che mi leggi, cosa credi? Tu che magari hai periodi di depressione potevi essere rinchiuso e assumere innumerevoli psicofarmaci fino a ridurti in una perenne confusione mentale, o addirittura subire vari elettroschoc. Tutti avevano la possibilità di finisci dentro, c'è ad esempio la testimonianza di una suora che era stata rinchiusa perchè diceva di non sentire più il bisogno di esercitare il suo ruolo, che voleva semplicemente sposarsi con una persona e avere dei figli, e quindi l'avevano considerata pazza.


Così era la situazione fino a qualche decennio fa, poi negli anni settanta il cambiamento. Anni che adesso vengono infangati, ma che invece era il periodo dove furono fatte numerose conquiste sociali come la legge sul divorzio e sull'aborto.

Tanti li ricordano come gli anni di piombo, sono d'accordo. Ma questi nostri anni allora come li chiamiamo? Di stronzio?


Basaglia, l'uomo che fece chiudere i manicomi, era il paradosso vivente : l'unico direttore di manicomio che anzichè voler portare avanti l' istituto, voleva distruggerlo. E ci riuscì, tanto che la legge 180 per l'abrogazione dei manicomi è meglio conosciuta come legge Basaglia.

Ora voi mi direte che esistono problemi di famiglie che hanno in casa persone con disturbi mentali, che non hanno il tempo e magari denaro di poterli assistere. Cosa facciamo, vogliamo abolire la legge Basaglia come pare che questo governo voglia fare? Volete lavarvi la coscienza, volete liberarvi di un grosso peso e rinchiudere la persona che assistete di nuovo in un manicomio?


Allora la legge non va abolita, non ritorniamo indietro come al solito. La legge andrebbe migliorata, questo è certo. Sicuramente lo Stato dovrebbe mettere a disposizione medici , psicologi, e infermieri che seguano queste persone. Ma per favore non riapriamo di nuovo le prigioni per gli innocenti, perchè il pericolo che ci finisca anche uno di noi, non è remoto.




PS nel lato destro del blog ho riportato le dieci domande rivolte alle nostre istituzioni. Oltre al caso singolo come quello di Niki, dietro le domande si celano i poteri forti che sono le forze motrici del nostro attuale Stato, ovvero la mafia, la massoneria, la confindustria, il potere clericale e l'attuale classe politica che è corrotta in maniera trasversale.

Altro che le domande rivolte a Berlusconi, tanto fastidiose che lui stesso le ha rafforzate tramite querela.
Distogliendo cosicché l'opinione pubblica dai veri problemi.

mercoledì 2 settembre 2009

Mastrogiovanni e l'ennesimo omicidio di Stato.

Ci stiamo abituando care teste di capra, oramai morire ammazzati dallo Stato è diventata routine.

E noi invece di indignarci, scendere in piazza, denunciare alla Comunità Europea che ogni giorno sistematicamente vengono violati i diritti umani, cosa facciamo? Poniamo le famose dieci domande a Berlusconi riguardo i suoi festini privati.


Tutti voi oramai siete a conoscenza della storia del signor Casu, morto a causa del Trattamento Sanitario Obbligatorio. Si pensava che una storia del genere non si potesse ripetere e invece il 4 Agosto scorso è riaccaduto di nuovo. Ovviamente nessun telegiornale ha riportato la notizia, solo qualche articoletto su alcuni quotidiani, ma niente più.

Lo Stato, per far fuori le persone che in qualche modo sono scomode, fastidiose, che possano mettere in difficoltà gli ingranaggi sofisticati del potere, oppure le persone diverse, non omologate al sistema, utilizza come "mezzo" la prigione, le cliniche per malati di mente, quindi i trattamenti sanitari, gli psicofarmaci, processi pilotati e altro.

In pratica sono mezzi di solito utilizzati durante le dittature del passato.

Francesco Mastrogiovanni era un uomo che insegnava alle elementari, aveva un solo difetto: professarsi anarchico.

Nel passato aveva sofferto molto, finì in carcere per futili motivi e rimase traumatizzato da quell'esperienza.


Negli anni settanta venne pure coinvolto in un processo importante, ove fu assolto. Si trattò del famoso scontro tra anarchici e fascisti di estrema destra ove morì Falvella, un fascista del Fronte della Gioventù Universitaria.

In quell’occasione Mastrogiovanni era stato ferito da un fascista con un coltello a una gamba. E Marini aveva spiegato che impugnando quello stesso coltello aveva ucciso Falvella, per difendersi.

Marini fu un amico di Mastrogiovanni ed entrambi indagarono sulla famosa e triste morte dei quattro ragazzi anarchici che avevano fatto un dossier sulla strage di Gioia Tauro. E care teste di capra, io a suo tempo gli dedicai un lungo post.

Il 30 luglio scorso succede qualche cosa. Mastrogiovanni prende una strada contromano e tampona 4 auto. E questo è anche da dimostrare.

Il giorno dopo il campeggio dove era in vacanza viene circondato da vigili e polizia. Uno spiegamento di forze enorme per catturare un uomo responsabile di un tamponamento?

Una motovedetta avvisa i bagnanti che è in corso una caccia all’uomo. Mastrogiovanni terrorizzato scappa da una finestra, si butta in mare ma viene catturato e rinchiuso nel reparto psichiatrico con un TSO (trattamento sanitario obbligatorio).

Gli hanno diagnosticato una nuova patologia: intolleranza ai carabinieri.

Mi ricordano le patologie inventate durante l'Unione Sovietica ove così potevano rinchiudere i dissidenti nelle cliniche psichiatriche. In pratica utilizzavano la repressione psichiatrica per eliminare personaggi scomodi.

Spero che leggendo questo molti di voi siano sobbalzati dalla sedia, vi rendete conto che stiamo utilizzando metodi altamente antidemocratici e repressivi?

Mastrogiovanni venne rinchiuso nella clinica psichiatrica di Salerno, dopo tre giorni è morto per edema polmonare.

Una cosa è certa ed indiscutibile, se non fosse stato rinchiuso, a quest'ora era vivo e continuava ad insegnare ai bambini.