sabato 28 febbraio 2009

Una lettera dalla Palestina 2...

Gerusalemme è una di quelle città che mi hanno sempre affascinato per la sua storia. Una città che nel corso della storia è stata distrutta e ricostruita, assediata e conquistata, amata e odiata. E' il cuore della multi religiosità, che passa dal muro del pianto, attraversa il Santo Sepolcro, fino ad arrivare alla Moschea Al-Aqsa

Gerusalemme nel 1950 è diventata capitale di Israele, e giustamente la parte est, da allora, rivendicata dai Palestinesi. Inutile dire che attualmente tutti i massimi esperti giuridici internazionali considerano Gerusalemme est un territorio occupato. Alla faccia di chi ostinatamente difende a tutti i costi l'operato Israeliano.

A Gerusalemme i palestinesi per fare qualsiasi cosa devono sempre ottenere il permesso dall'autorità israeliana. E a quanto pare nei loro confronti non c'è alcun comportamento democratico.

La mia amica che mi inviò questa lettera, ha avuto un'altra esperienza che gli rimarrà impressa nella sua memoria, e grazie a lei potremmo sapere cose che dai nostri giornali e telegiornali non sapremo mai.


Il filosofo Nietzsche ci ha sempre detto che non esistono fatti, ma solo interpretazioni. Interpretate come volete ciò che ci racconta, ma per me c'è un fatto: la prepotenza israeliana non ha limiti.


Le armi della cultura...sabato 21 febbraio,una giornata a Gerusalemme...

Sabato 21 Febbraio il gruppo musicale "candela della liberta'" e il gruppo di dabka "gruppo candela della liberta' per la dabka popolare" (in italiano suonano malissimo questi nomi:P) avevano organizzato una giornata di folkore con canti e danza popolari palestinesi al teatro Nazionale Palestinese "al-Hakawati" di Gerusalemme. Premetto che avevano chiesto e ottenuto il permesso alla questura israeliana.
Tra i cantanti c'era la mia amica (ormai sorella) palestinese Katreen...per due mesi l ho vista pochissimo perche' sempre impegnata con le prove...ma finalmente arriva il sabato. Io ero emozionatissima forse anche piu' di lei...la sua prima volta su un palcoscenico. Pioveva e grandinava a Gerusalemme Sabato...e i fiori che le avevo comprato sotto l'effetto dell'acqua non facevano piu' la stessa figura.

Ma non importava....

Mi avvio al teatro, di corsa che non volevo far tardi...non ricordavo bene dove fosse.
Lungo la strada inizio a sentire canti e suoni di tamburi...mi dico sono vicina!!! In realta' erano loro ad essere vicini a me...
vedo tutti gli artisti in strada...i giovani palestinesi del gruppo di dabka che cantavano e ballavano sotto la pioggia. Era una scena molto bella...ma non capivo...e il teatro????

Cerco invano la mia amica Katreen ma con poca fortuna poi finalmente incontro un suo amico e chiedo spiegazioni. "L'esercito ha chiuso il teatro, ci spostiamo al circolo sportivo"....guardavo i fiori bagnati....guardavo il gruppo che imperterrito continuava a cantare e ballare....li ho seguiti, sembrava una piccola manifestazione...in fondo lo era.

Arriviamo al circolo.

Ad aspettarci c'erano gia' diverse camionette di polizia e dell esercito...cerchiamo di entrare nel circolo ma a forza ci spingono fuori. Una anziana donna urla che suo figlio era ancora dentro...loro le dicono di non preoccuparsi ma lei insisteva "non toccate mio figlio, fatemi entrare, non toccate mio figlio"...a quel punto uno dei soldati ha reagito spingendola con forza scatenando la reazione dell unico ragazzo piu' giovane che era li' assieme alle donne e che abbiamo trascinato via per non farlo prendere dai soldati.

Continuavo a guardare i miei fiori....e quei bambini e ragazzi vestiti per danzare e mi chiedevo perche'?
Una iniziativa culturale cosi' ristretta (tra artisti e presenti eravamo forse 100, io l'unica occidentale) che fastidio poteva dare?
Forse e' stata solo una dimostrazione di forza? Un ricordare ai palestinesi che sono sotto occupazione?
Forse l hanno fatto perche' quest'anno Gerusalemme e' la capitale della cultura araba e quindi occorre impedire anche il piu' piccolo evento culturale per dimostrare che Gerusalemme non e' araba???
......certo e' che una piccola manifestazione come quella si e' trasformata in un importante evento politico..

I Fatti
gli artisti arrivano al teatro per sistemare le ultime cose, alle 17 (16 ora italiana) era previsto l'inizio.
Alle 16.50 arrivano dei rappresentanti dei servizi segreti (mukhabarat) e danno 5 minuti per lasciare il teatro. I responsabili dell iniziativa mostrano l'autorizzazione della questura ma non serve a niente. Iniziano a chiedere nomi e documenti di identificazione facendo minacce del tipo: "volete fare la festa?? sta notte ve la facciamo vedere noi la festa". arriva polizia ed esercito
Ci son stati diversi scontri...un ragazzo e' stato picchiato dopo di che la gente ha lasciato il teatro per recarsi al club alhelal, un piccolo circolo sportivo poco lontano da li' ma polizia ed esercito hanno occupato e chiuso anche quello.


mercoledì 25 febbraio 2009

E così riavremo il nucleare...

"Se un uomo muore di sete in un deserto beve anche l'acqua sporca, ma se lo informiamo che può scegliere tra quell'acqua ed una pulita, allora egli berrà quella pulita"
Malcom X

Ciao amatissime teste di capra!
Ho il sospetto che con questo freddo che ci attanaglia la stagione "calda" non arriverà mai,ci stiamo raffreddando tutti e c'è il rischio che se ne approfittino.

Ora che non esiste una vera forza di opposizione credo che ad esempio non sarà difficile che riattivino le centrali nucleari. Berlusconi ha siglato un accordo con il Presidente Francese, proprio la Francia con la quale abbiamo il debito dello stoccaggio di scorie radioattive delle vecchie centrali.

Lo sapete che paghiamo una piccola percentuale del debito proprio nella bolletta dell'Enel che ci arriva a casa?

Sono anni che ci stanno assillando che siamo un Paese che non riesce ad avere una dipendenza energetica, che paghiamo troppo le bollette, che siamo circondati da Nazioni che hanno numerose centrali nucleari. Insomma ci stanno dicendo che siamo cretini e che oramai le centrali sono sicurissime.

Il Pd e PDL concordano su questo e sicuramente faranno una legge trasversale, e il bello che nessuno la ostacolerà visto che votando il meno peggio non abbiamo più la sinistra.

Ma, tralasciando le mie vecchie polemiche, approfondiamo questo discorso e vediamo se sono convenienti sia da un discorso economico, sia ambientale.

L'Oxford Research Group ha pubblicato un rapporto sul contributo che l'energia nucleare pòtrà dare alla lotta contro il riscaldamento globale. Dice che su scala mondiale, ora circa il 16% dell'energia proviene dal nucleare; il nucleare potrebbe giocare un ruolo effettivo nella diminuzione di gas serra se la sua quota salisse al 33% entro il 2075. Tenendo conto della crescita della popolazione e dunque del fabbisogno di energia, per arrivare a questo bisognerebbe cominciare già adesso a costruire centrali nucleari all'incredibile ritmo di quattro al mese.

Ora i reattori nucleari in funzione sono 429, più 76 progettati e 162 proposti. Se si volesse davvero costruirne quattro al mese, ci sarebbe il problema di trovare i luoghi adatti e i soldi, ma ci sarebbe soprattutto il problema del combustibile: sempre nel 2075 ne servirebbero 4.000 tonnellate all'anno, ossia venti volte l'attuale quantitativo di plutonio immagazzinato a scopi militari.

Ma immaginate, teste di capra, che futuro sarà il nostro pianeta! Invece di immaginarlo che tutto funzioni con l'energia solare, eolica, con le auto ad idrogeno, lo lasciamo stracolmo di centrali nucleari.E proprio nella nostra bella Italia che si trova in punto geografico ove potrebbe sfruttare al meglio il Sole, mare e vento. E comunque lasceremo molto materiale a disposizione per i futuri terroristi.

Sempre ragionando in termini economici, dobbiamo ricordare che le riserve dell'uranio sono limitate. Non a caso che il prezzo dell'uranio è raddoppiato nei primi mesi del 2007 e sarà sempre al rialzo. Quindi altro che bassi costi con l'energia nucleare. Ci stanno prendendo per il culo! Ci dicono che noi preferiamo rimanere all'età della pietra e invece sono loro che ci stanno portando indietro nel tempo.

Quello ambientale lo conosciamo tutti, le scorie radioattive durano milioni di anni. Dove le mettiamo? Qui da noi? Chi li vuole ? Li metteremo nei Paesi africani come abbiamo fatto nel passato? Secondo voi perchè era stata uccisa Ilaria Alpi?

O ancora peggio, si farà come l'immondizia a Napoli? Immaginate le scorie radioattive gestite dalla camorra! Mi si gela il sangue al solo pensiero. La soluzione esiste, e deve partire anche da noi! Dovremmo consumare poco e ciò si può fare, e sono le cose banali. Non compriamo quei climatizzatori esagerati, accontentiamoci di una ventola. Non lasciamo la luce accesa di giorno, non mettiamo i nostri apparecchi in Stand-Buy. Spegniamoli direttamente.
E poi rimaniamo tutti in guardia e parliamone con la gente, facciamogli capire che le centrali nucleari sono soluzioni vecchie, dannose, inutili.

Ma vogliamo un mondo migliore si o no?


Oppure vogliamo essere la solita misera Italia, proprio quando perfino il nuovo Presidente degli Stati Uniti vuole puntare sulle energie rinnovabili?



lunedì 23 febbraio 2009

La 'ndrangheta (quinta parte)

E' il 22 luglio 1970 ed erano circa le ore 17.10. C'era un treno Siracusa-Torino, un lungo convoglio di 17 carrozze che attraversava praticamente tutta la penisola. Si chiamava "Freccia del Sud" o anche "Il treno del Sole", perché portava su e giù per l'Italia la gente che andava in vacanza, gli emigranti che tornavano a casa per le ferie oppure quelli che già risalivano per andare a lavorare.

In quel momento il treno si trovava all'altezza di Gioia Tauro, provincia di Reggio Calabria, che il macchinista sente un colpo sotto il treno, un piccolo botto e un sobbalzo, allora immediatamente aveva azionato il meccanismo di frenata. Ma niente da fare. Il treno si è spezzato e il sesto convoglio deragliava portandosi con se tutti gli altri. Fu una vera e propria sciagura, un disastro ferroviario, una strage. In totale sei morti e settantasette feriti.

La procura di Palmi aprì un inchiesta. Accertò che non ci fu nessun errore umano, rimase l'ipotesi di attentato dinamitardo. Ma nessuno aveva sentito un esplosione e allora l'inchiesta si chiuse e il caso finì lì.

Ma per poco, perchè alcune persone volevano vederci chiaro!

C'erano cinque ragazzi anarchici sui vent'anni. Quattro sono di Reggio Calabria e si chiamavano Gianni Arricò, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso. La quinta era tedesca, si chiamava Annelise Borth ed era la moglie di Gianni.

Erano ragazzi impegnati politicamente, degli idealisti, ragazzi che sognano. Ed erano dei tipi ostinati perchè si facevano picchiare, arrestare, mandare all'ospedale per le loro idee. Gente che non amano scendere a compromessi. Decisero di vederci chiaro sull'incidente di Gioia Tauro e allora cominciarono a documentarsi, a fare controinformazione.

Di bombe in realtà ne scoppiavano già, e qualche giorno prima "dell'incidente di Gioa Tauro" era scoppiata la famosa Rivolta di Reggio Calabria che inizialmente ci parteciparono i comunisti e gli anarchici ma poi erano rimasti i fascisti. Era da lì che nacque quell'odioso slogan: Boia chi molla!

A quella rivolta, inizialmente, c'erano anche quei ragazzi anarchici e avevano assistito alle provocazioni dei fascisti. Tanto è vero che Angleo Casile venne preso a schiaffi da un noto fascista locale e quel ragazzo, mentre riceveva gli schiaffi, gli diceva: "Bravo, bravo, prendimi a schiaffi, cos' fai il servizio dei padroni che ci vogliono dividere".

E con quel coraggio che i giovani anarchici avevano fatto una piccola inchiesta e scoperto, come dicevano loro, cose che avrebbero fatto tremare l'Italia. Ricevevano minacce in continuazione, gli scomparivano dei rullini dove avevano fotografato personaggi che partecipavano alla rivolta di Reggio conosciuti come 'ndranghetisti, oltre che noti fascisti che avevano poi fatto scuola dai Colonnelli Greci...

I ragazzi cominciavano ad aver paura. Ma con ostinazione andavano avanti e decisero di approfittare della manifestazione contro l'arrivo di Nixon, a Roma, per partire per la Capitale. Volevano dare dei documenti ad altri compagni fidati, che dirigevano pure un giornale.

Ma moriranno tutte e cinque in un "incidente".

La verità emerse solo ventitré anni dopo, quando nell’ambito di una maxi inchiesta sulla criminalità organizzata in Calabria, denominata “Olimpia 1”, il pentito Giacomo Lauro, in un interrogatorio, il 16 giugno 1993, davanti al sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Vincenzo Macrì, confessò di essere venuto a conoscenza nel 1979, in carcere, che era stato Vito Silverini, un neofascista dichiarato, a mettere la bomba che fece deragliare il treno di Gioia Tauro.

Vito Silverini gli confidò che l’attentato fu eseguito su mandato del “Comitato d’azione per Reggio capoluogo” e di aver ricevuto, in cambio del “lavoro” svolto, una somma di denaro. Raccontò di aver portato la bomba insieme a Vincenzo Caracciolo sulla moto Ape di quest’ultimo e di aver personalmente confezionato l’ordigno, composto da esplosivo da cava in candelotti, con miccia a lenta combustione. Si erano poi nascosti nei pressi del luogo per assistere alla scena.

Giacomo Lauro, in un interrogatorio dell’11 novembre del 1994, alla fine confessò anche le proprie responsabilità. Disse di essere stato lui stesso a consegnare l’esplosivo a Vito Silverini, Giovanni Moro e Vincenzo Caracciolo, dietro il compenso di alcuni milioni di lire provenienti dal “Comitato d’azione per Reggio capoluogo”.

Cos' emerse che la 'ndrangheta aveva un ruolo primario nella Strage di Gioia Tauro, e inoltre partecipò attivamente alla famosa rivolta di Reggio Calabria. Ma teste di capra mia sapete che quello era il periodo in cui, con i boss Di Stefano, si formò la Santa.

Quindi ricordate questa grande montagna di merda che è la 'ndrangheta a quante operazioni partecipò: Golpe Borghese, Rivolta di Reggio, Strage di Gioia Tauro, strage di Piazza Fontana in quanto aiutò il fascista Freda a nascondersi e tanto altro fino ad arrivare ai nostri giorni.

Questo post lo dedico ai cinque ragazzi anarchici ammazzati perchè avevano la voglia di porsi domande, mettersi in discussione e lottare per la giustizia, l'uguaglianza e fratellanza. E si stavano documentando e probabilmente erano arrivati a qualcosa di tremendo, di molto scomodo.
E soprattutto erano morti a causa di un incidente provocato da un camion, e stranamente era guidato da due dipendenti della ditta di Junio Valerio Borghese.

Cosa avevano scoperto?

Le connessioni tra la 'ndrangheta, destra eversiva e massoneria deviata ? Il prossimo Golpe Borghese? Chi aveva messo la bomba sul treno?

Non lo sapremo mai...


venerdì 20 febbraio 2009

La p2 e i desaparecidos


“Per prima cosa uccideremo tutti i sovversivi. Poi uccideremo i loro collaboratori. Poi i simpatizzanti. Poi gli indecisi. E per ultimo uccideremo gli indifferenti.”(un generale argentino piduista)

Scrivo questo post per smentirmi con me stesso. Per la prima volta nomino Berlusconi, e il motivo è evidente. Ho letto gli articoli, non ci credevo e allora ho visto il video su youtube. Per la prima volta non riesco ad essere indifferente per la sua, chiamiamola, battuta.

Adesso come minimo deve correre in Argentina e inginocchiarsi di fronte alle poche mamme rimaste che hanno perso i loro figli. Le madres di Plaza De Mayo.

Ma non è difficile capire che la sua battuta partorisce grazie alla sua appartenenza alla P2. Vi racconto(e già qualcosa vi avevo detto qui) il perchè.

Questa è un'altra storia da non dimenticare, perché è terrificante, perché viene poco ricordata, parliamo della dittatura militare argentina, parliamo delle 70000 persone scomparse, parliamo dei desaparecidos.

Pochi sanno che tra questi, almeno un migliaio, erano italiani.

Si sa che l’Argentina era meta di tanti italiani che cercavano lavoro, e molti di essi erano giovani che avevano degli ideali. Giovani che lavoravano duramente e, giustamente, pretendevano dei diritti, pretendevano la democrazia. E la cosa che mi fa rabbia è che l’Italia non li ha, come vedremo, aiutati; anzi si è resa complice di questi golpisti militari. L’ ammiraglio Eduardo Emilio Massera , iscritto alla p2, fece parte del triumvirato (assieme a Videla e Agosti) che si instaurò il 24 marzo 1976.

Fu la giunta più sanguinaria della storia e anche la più silenziosa perché imbavagliarono tutti i mezzi di informazione.

Durante la formazione del nucleo d'attacco destinato a “cancellare la sinistra”, Massera divulgò un messaggio inaugurale di saluto agli ufficiali di nuova nomina, che si concludeva con l'esortazione di "reagire al nemico con la massima violenza e senza esitazioni sui mezzi da impiegare". Come comandante della Marina, Massera è responsabile di almeno 5000 casi di tortura e assassinii di persone che passarono per l'ESMA ("Escuela Mechanica de la Armada", cioè la Scuola di Meccanica dell'Armata), uno dei più noti centri di detenzione della guerra sporca. L'ESMA era l'ultima tappa per i prigionieri politici destinati ad essere gettati vivi nell'Oceano Atlantico dagli aerei della Marina. Un vero e proprio sanguinario, tanto che nominò come comandante del primo corpo d’armata il generale Suárez Masón, altro iscritto alla p2 , e fu una delle figure guida della più estrema tra le fazioni militari durante l'era della repressione.

L ’ammiraglio Massera aveva torturato migliaia di desaparecidos italiani ed essendo piduista aveva l’aiuto di tanti “colleghi” italiani.

Sapete, care teste di capra, che l'ambasciatore italiano a Buenos Aires, Enrico Carrara, amico dei militari e informato in anticipo del golpe del 24 marzo, aveva subito provveduto a blindare le porte dell'ambasciata ?

Semplicemente non voleva si ripetesse quello che era accaduto tre anni prima a Santiago del Cile, dove grazie al coraggio di due diplomatici allora giovani - Roberto Toscano e Tommaso de Vergottini - l'ambasciata italiana aveva accolto migliaia di profughi.

Nell'agosto del '76 l'ambasciatore Carrara, dichiarava frivolo e impudico nel mezzo dell'apocalisse argentina che «qui mi sembra che la questione dell'ordine pubblico sia stata brillantemente risolta». Ma che bravi italiani siamo sempre stati, vero?

Come vi ho detto fu un “operazione” silenziosa e anche in Italia trapelò poco se pensate che il Corriere della sera, acquistato da poco dal piduista Rizzoli e guidato dai piduisti Tassan Din e, come direttore, Franco Di Bella, aveva messo il silenziatore ai servizi del suo corrispondente da Buenos Aires, Giangiacomo Foà, ordinandogli anzi, agli inizi del '77, di trasferirsi a Rio de Janeiro per il suo bene (in effetti era nelle liste nere dei militari).

Il generale Massera fu condannato dal tribunale argentino ma fu scagionato subito come tutti gli altri a causa delle pressioni militari.

Spero che prima o poi verrà condannato qui in Italia, per il rispetto di quei giovani emigranti italiani barbaramente uccisi e per quelle persone che si sono trovate abbandonate dall’ambasciata italiana.

Aveva ragione l’allora presidente Pertini : “La p2 è un’ associazione a delinquere”.


E povero Pertini, per fortuna non c'è più, perchè avrebbe assistito, alla realizzazione del programma e alla collussione totale tra politica(tutta, nessuno escluso) e criminalità organizzata. La fine della linea di demarcazione tra Stato e Antistato.

E alle battute infelici di un vergognoso premier, con il pubblico che ride.


giovedì 19 febbraio 2009

Niki vive, vive,vive. E lentamente stiamo morendo tutti.

Oggi Niki avrebbe compiuto 27 anni. Non c'è più, è morto perchè lo hanno ucciso. Ma io credo nell'immortalità predicata da Ugo Foscolo, credo che vivrà finché noi lo ricorderemo. E siccome lo stiamo facendo e quindi vive, vive, vive, io lo aiuterò a cercare i suoi aguzzini. La mia è una di quelle rare promesse che manterrò.

E noi che ci crediamo vivi, invece? Cosa facciamo per esserlo veramente? Ho paura che lentamente stiamo morendo tutti quanti.



Lentamente muore...


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Martha Medeiros




venerdì 13 febbraio 2009

AIDA

Nonostante tutto rimane sempre una bella donna. Ha molti anni ma non li dimostra, grazie anche ai sui figli maltrattati che vengono da lontano. E come tutte le donne è sempre stata fonte di grande ispirazione. Piena di curve sinuose che contornano tutto il corpo, con superfici dolci e levigate dove ci si specchia il ridente Sole.

E' sempre stata corteggiata da tutte le grandi potenze, anche quando era il fulcro della potenza stessa. E' lei che ha messo in luce la poesia, l'arte, l'architettura , addirittura le note musicali e forse la musica stessa. La lirica, sicuramente.

E' una donna tanto amata, ma altrettanto odiata; e stuprata in continuazione dagli stessi figli suoi. Una donna indebolita nel tempo, picchiata in continuazione, lacerata, piena di grosse ferite, mai risanate. A quante morti ha dovuto assistere, e a quante morti assisterà? E quanti ne dovrà incontrare di parassiti, sfruttatori, occultatori, doppiogiochisti, qualunquisti, menefreghisti, fascisti, razzisti, camorristi, 'ndranghetisti, finti comunisti, capitalisti, liberisti, portatori di pregiudizi.

Ed è una donna soffocata da un grande burka confezionato dalla Chiesa.

Eppure è una donna, che attraverso una bellissima Carta, tutela i figli suoi. A leggerla sembra poesia, ma non è mai sta rispettata.

E' una Carta nata nel gennaio 1948, e nemmeno hanno fatto in tempo a proclamarla al popolo intero che subito brogli elettorali, repressioni agli operai che reclamavano diritti elementari, assassinii di Stato, bombe, fucilazioni di massa, manganellate a non finire. Nessuno ricorda più la prima vera strage di Stato che fu la Portella della Ginestra dove numerose donne, vecchi, bambini, giovani pieni di entusiasmo furono massacrati mentre festeggiavano il Primo Maggio. L' innocenza era da allora che la perse.

Carta mai rispettata dalla nascita fino ai giorni nostri. Se seguissimo il consiglio di Scalfaro, di tenerla sempre in tasca, la reclameremmo ogni fottuto momento della nostra giornata: il lavoro non garantito, l'abitazione non garantita, giustizia non più equa, libertà di parola e di stampa limitata, incidenti sul lavoro, trattamento inumano verso i detenuti(leggete il terzo comma dell'articolo 27) e via dicendo.

Come avrete capito la Carta è la Costituzione, la meravigliosa ma distrutta donna si chiama Italia.







AGGIORNAMENTI

Intanto anche questa radio si è occupata di Niki. Viva le radio libere!
http://www.citizenu.net/index.php

giovedì 12 febbraio 2009

Il successo della piazza.

Ieri era una giornata freddissima a Roma. Pioveva anche. Ma nonostante che il tempo non sia stato favorevole, ed era un giorno lavorativo per cui molte persone non sono riuscite a venire, il sit- in è stato un successo. E' stato bello ritrovarsi tutti in quella piazza, e c'era tanta bella gente. Bastava vederla in faccia uno per uno per capire che desideravano fare qualcosa, anzi pretenderla, e non ritornare a casa senza portarsi un piccolo risultato per Niki.

Per assurdo in quella piazza abbiamo fatto una vera politica(nel senso più alto del termine) a differenza di quelli che risedevano nel Parlamento dinnanzi a noi, intenti solamente a promulgare leggi che limitano la nostra libertà e perseguitare i clandestini, i barboni, i rom.
Eravamo tutti riuniti in una piccola Agorà, luogo privato e pubblico allo stesso tempo. Tutti ci interrogavamo, e la sofferenza della signora Ornella si è finalmente pensata e vissuta come un problema condiviso e finalmente politico.

E' assurdo pensare che avvolte basta una giornata per cambiare il corso degli eventi. Voi che mi seguite avrete capito benissimo che stiamo trovando una difficoltà sovrumana per far conoscere la storia di Niki attraverso i media, avrete capito che si è creato un muro di omertà che nel frattempo è diventato una fortezza. Omertà da parte dei mezzi di informazione, ma anche da parte di chi dovrebbe dare spiegazioni e agevolare le inchieste di qualche giornalista serio.

Ma come direbbe qualcuno, questa è un'altra storia.


Ieri erano venuti due ragazzi in gamba che hanno un loro giornale on-line( liberaroma) e collaborano con il giornale di Liberazione. Ebbene hanno contattato un consigliere provinciale di Rifondazione che prontamente ci ha raggiunto(ecco cosa vuol dire essere di sinistra, quella che vogliono farla fuori anche dal parlamento europeo), ha parlato con Ornella, il marito Roberto, e ha contattato una parlamentare del PD, e farà un interrogazione parlamentare.

Il direttore di Liberazione, tramite i ragazzi, ha fatto sapere che è interessato alla vicenda di Niki. E probabilmente pubblicheranno la storia.

Piano piano si fanno passi avanti verso la verità, purtroppo la strada è ancora lunga e piena di ostacoli che sembrano insormontabili. Ma per fortuna Ornella non è sola. E ringrazio anche voi adorabili teste di capra che avete fatto, nel vostro piccolo, di tutto. Avete mandato e mail a tutti, ne state parlando ovunque. Continuiamo a farlo.

Per Niki, per tutti.


A margine del post volevo ringraziare una persona che molti di voi conosceranno. Erano appena le 11 e c'eravamo io e pochi amici( e soprattutto amici intimi di Niki) perchè gli altri tardavano ad arrivare a causa del tempo. All'improvviso avevo visto scorgere una figura familiare e sono andato subito ad accoglierla: è il nostro amico Monticiano! Che poi si è rivelato una vera e propria star, veniva abbracciato e salutato da tutti. Ma ora basta perchè sennò si monta troppo la testa. E poi la signora Stefania, simpaticissima anche lei. E ha dato un ottimo contributo. La solidarietà tra madri è di una forze che non si può spiegare a parole.

E inoltre vorrei esprimere la mia soddisfazione nel constatare che ci sono ragazze e ragazzi di Avezzano molto in gamba e combattivi. Tra cui una mi ha trascinato per andare a parlare con quelli di Striscia la Notizia che erano lì a fare un servizio. Io nemmeno li conosco tanto bene, abbiamo evitato la sicurezza che ogni volta ci fermava, e siamo andati incontro a Ballantini. Era abbastanza surreale la situazione perchè sembrava che stessi a parlare con Maroni. Insomma era molto gentile e ci ha lasciato il numero di un certo Jimmy Ghione. Poi c'è anche un altra ragazza, sempre di Avezzano, e cugina di Niki, che aveva portato molti studenti dell'Università di Roma che fanno parte dell'onda.


Insomma, come ho già detto prima. Se si muove Avezzano, si muove l'Italia intera.


Qualcuno starà tremando di brutto. Ne sono certo. E sarebbe curioso vedere la merda che trema.



http://www.liberaroma.org/

Video del sit-in

lunedì 9 febbraio 2009

Mercoledì 11 febbraio, siti-in in Piazza Montecitorio, Roma. Per Niki.

Io so che Niki Aprile Gatti è stato ucciso in un carcere di supersicurezza a Sollicciano.
Io so che ufficialmente è stato un suicidio, che si è ammazzato durante l'ora d'aria con un solo laccio.
Io so che in un carcere di supersicurezza, e specialmente in una cella sorvegliata a vista come era quella di Niki, non è possibile detenere corde, cinghie e quantomeno dei lacci.
Io so che è stato arrestato per truffa telefonica, ma non in quanto colpevole, ma perchè in arresto preventivo.
Io so che è stato privato della sua libertà, mentre altre persone latitavano e si sentivano così "braccate" che comodamente utilizzavano facebook.
Io so che non è mai successo che un detenuto si ammazzi solo dopo tre giorni.
Io so che era legatissimo alla madre; e come succede haimè spesso, i detenuti che si ammazzano, se hanno delle persone molto care, come minimo lasciano un biglietto.
Io so che dietro la morte di Niki si nasconde qualcosa di brutto, e io so che lo hanno ammazzato perchè poteva in qualche modo farlo emergere.
Io so che Grillo in uno spettacolo a Roma ha parlato di Niki, ma so che Santoro, travaglio, trasmissioni come Chi l'ha visto, Mi manda Raitre, lo stesso Annozero, i quotidiani vari se ne sono infischiati.
Io so che Niki non è l'unico a morire in carcere, ma so che ha una madre combattente.
Io so che la forza delle madri è dirompente, e so che hanno bisogno del nostro sostegno.
Io so che molti di voi hanno preso a cuore il problema, altri si sono disinteressati. Ma altrettanti si sono aggiunti.

Io so tutto questo ma non ho le prove, per questo parteciperò e invito a partecipare voi tutti al sit-in di mercoledì (dopodomani) a Montecitorio, Roma.
Affinché tutti sappiano, per ritrovare quella giustizia che latita da parecchio tempo in questo Paese e ridare dignità a Niki. Perchè oltre ad uccidere, cercano di infangare anche.

Per Niki, per tutti.



Ringrazio come sempre Daniele, il Rockpoeta per il suo sostegno a questa grande battaglia.

sabato 7 febbraio 2009

Una lettera di una signora come Welby.

Caro Direttore,
sono Marina Garaventa, ho 48 anni e sono, più o meno, nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby: come lui, ho il cervello che funziona benissimo, diversamente da lui, posso ancora usare le mani e la mimica facciale.

Come ho seguito il caso Welby, esprimendo la mia opinione, ho seguito il caso, ben più grave del mio, di Eluana Englaro e mi sono «rallegrata» della sentenza che ne sanciva la conclusione, sperando che nessuno si permettesse di intromettersi in un caso così delicato e personale. Non avevo la benché minima intenzione di dire o scrivere alcunché fino all’altra mattina alle 7 quando, ascoltando i primi notiziari, ho sentito tante «cazzate» che mi sono decisa a dire la mia. Io sono abituata a esprimere opinioni, dare giudizi e consigli solo su cose che conosco bene e che ho vissuto personalmente e mi piacerebbe tanto che tutti si regolassero così, evitando di aprire la bocca per dare aria a sentenze basate su mere teorie filosofiche e moral-religiose.

Con queste parole mi riferisco, in particolare, alle recenti «sortite» di alcuni personaggi noti che, in un delirio di onnipotenza, dicono la loro, scrivono lettere patetiche e organizzano raccolte pubbliche di bottiglie d'acqua: le bottiglie, a Eluana, non servono perché sia l'acqua sia la nauseabonda pappa che la tiene in vita e che anch'io ho provato per mesi, le arriva attraverso un sondino. Bando quindi ai simbolismi di pessimo gusto di Giuliano Ferrara, stimato giornalista, e al paternalismo di Celentano, mio cantante preferito. In quanto al mio esimio concittadino, il Cardinal Bagnasco, sarebbe cosa buona e giusta che, prima di esprimersi su quest'argomento, avesse la bontà di spiegarci perché a Welby è stata negata la messa e, invece, il «benefattore» della Magliana, Renatino De Pedis, è sepolto in una nota chiesa romana.

A questo punto, però, siccome neppure a me piace fare della teoria, propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell'attesa di una risposta che non verrà mai. Sono disponibile anche a mettermi a disposizione per quest'esperimento ma, devo avvisare tutti che, per loro sfortuna, io sono sicuramente meno docile di Eluana e se qualcuno, chiunque sia, venisse per insegnarmi a vivere, lo manderei, senza esitazione, «affanc...».

A sostegno di quanto detto finora, aggiungo che, nonostante io non possa più camminare, parlare, mangiare, scopare e quant'altro, amo questa schifezza di esistenza che mi è rimasta e mai ho avuto il desiderio di staccare la spina del respiratore che mi tiene in vita. Nonostante tutte le mie limitazioni, io ho una vita intensissima: scrivo su alcuni giornali locali, tengo un blog (www.laprincipessasulpisello.splinder.com), ho un'intensa vita di relazione e, in questo periodo, sto promovendo un mio libro che narra di questa mia splendida avventura. («La vera storia della principessa sul pisello», Editore De Ferrari , Genova).

Sicuramente qualcuno penserà che voglio farmi pubblicità e, in un certo senso, è vero: io voglio, per quanto posso, dar voce a tutti quelli che sono nella mia condizione e non sanno o non possono dire la loro.
Parliamoci chiaro: i malati come me, come Welby ed Eluana, sono già morti! Sono morti il giorno in cui il loro corpo ha «deciso» di smettere di funzionare e hanno ricevuto dalla tecnologia, che io ringrazio sentitamente, l'abbuono, il regalo di un prolungamento dell'esistenza. Ma come tutti i regali, anche questo vuol essere contraccambiato con merce altrettanto preziosa: una sofferenza fisica e morale che solo una grande forza di volontà può sopportare. Nel momento in cui il gioco non vale più la candela il paziente deve poter decidere quando e come staccare la spina. Lo Stato deve garantire la miglior vita possibile a questi malati, tramite assistenza, supporti tecnologici e contributi ma non può arrogarsi il diritto di decidere della loro vita sulla base di astratti principi etici, molto validi per chi sta col culo su un bel salotto, ma che diventano assai stucchevoli quando si sta nel piscio. Eluana non può più decidere ma chi le è stato vicino, nella gioia e nella sofferenza, chi l'ha conosciuta e amata non può dunque decidere per lei, mentre possono farlo persone che, fino a ieri, non sapevano neppure che esistesse?

Io sono pronta a chiedere umilmente perdono se questi signori mi diranno che, nella loro vita, si son trovati in situazioni come la mia o come quella di Eluana e delle nostre famiglie ma, francamente, non credo che la mia ammenda sarà necessaria.

Concludo ringraziandola e sperando che voglia dare voce anche a me che parlo con cognizione di causa e non per fare della filosofia.

tratto da La Stampa.it

http://www.laprincipessasulpisello.splinder.com/
Vi invito a partecipare alle manifestazioni che si stanno svolgendo per la difesa della laicità di questo Stato e lo Stato Di Diritto. Per il padre di Eluana, e per Eluana stessa.



venerdì 6 febbraio 2009

Una lettera dalla Palestina...

Anche se non la vedo e la sento da tempo, ho una carissima amica che si trova a Ramallah, evidentemente non ero l'unico che gli chiedeva notizie e allora ha risposto a tutti i suoi amici con questa bellissima lettera. Vi chiedo umilmente di leggerla con attenzione perchè questo è un altro mio regalo che vi porgo. Perchè sono cose che non sentirete da nessuna parte. Sono cose che noi occidentali difficilmente potremmo capire.

Cari tutti,

so che vi aspettavate che vi scrivessi durante il bombardamento a Gaza e molti di voi son rimasti delusi quindi ho deciso di scrivervi per spiegarvi cosa si è scatenato nella mia testa.
Sono già stata in Palestina, questo è vero, tuttavia non mi sono ancora abituata a metabolizzare ciò che vedo e a razionalizzare ciò che sento.
Il giorno che sono iniziati i bombardamenti, ci eravamo organizzati io, .....,.... e .... per andare a Nablus, una delle cttà più belle della Palestina, una città "resistente" nel vero senso della parola. Ci stavamo già pregustando il Kunafe, dolce palestinese che, come lo fanno a Nablus non lo fanno da nessuna parte.
Io e .... eravamo in cucina a fare colazione, .......finiva di prepararsi e tutti aspettavamo ...... che doveva venire da Gerusalemme. k... stava tardando...io da nervosa impaziente quale sono già iniziavo a sbraitare perchè pensavo si sarebbe fatto troppo tardi (nella mia mente avevo i checkpoint che sono sulla strada per Nablus, tra i più terribili della Palestina). Appena arrivata, abbiamo subito capito che c'era qualcosa che non andava...era sconvolta e le sue uniche parole son state 150 martiri... Siam corsi ad accendere la tv....
Da quel momento è cambiato tutto. Le immagini di quei corpi a terra (che credo in Italia non abbiano mostrato) non lasciavano la mia mente nè quella dei miei amici.
Siam usciti per raggiungere la manifestazione spontanea che era in corso ad al Manara, la piazza principale di Ramallah, pensavo ci sarebbero stati scontri, guardavo Franz..ci siam presi per mano e ci siam detti di stare l uno vicino all altra, sempre. M....., nel mezzo della manifestazione mi guarda e mi dice...io vado a pregare. I suoi occhi...non li dimenticherò mai. Finita la manifestazione siam tornati a casa, M..... era già lì, su divano con gli occhi lucidi...abbiamo iniziato a parlare di ciò che stava accadendo fuori e dentro di noi. L ho abbracciato, ha pianto. Io ho cercato di consolarlo, dirgli di essere forte...ed ho fatto appello a tutte le mie forze per trattenere le lacrime.
Sono iniziati giorni di lutto, negozi chiusi e niente lavoro. Io a lavoro son andata lo stesso...cioè ci siamo ritrovati tutti insieme con i colleghi a parlare, sfogarci, soprattutto tentare di contattare i nostri colleghi da Gaza che solo una settimana prima avevo conosciuto in videoconferenza...avevamo tutti le lacrime agli occhi, e una rabbia che non è possibile descrivere.
Siam andati tutti assieme alla manifestazione, poi ho raggiunto M......, K.... e F..... in ospedale per donare il sangue...un ago così grande non l avevo mai visto ma non avevo paura, per la prima volta nella mia vita non ho avuto paura. Ero carica di tensione e stress..tutti i discorsi all'infuori di Gaza sembrava non avessero senso, il mio lavoro sembrava non avesse senso. Volevo urlare, parlare, raggiungervi e sfogarmi con voi...ma non ci riuscivo. E mi odiavo perchè non sapevo che fare, passavo ore a guardare le immagini e gli aggiornamenti in tv, sono andata a tutte le veglie e le manifestazioni ma non provavo alcun sollievo soltanto rabbia, una rabbia che in me credevo non esistesse. Tutti quei corpi carbonizzati, bambini, donne e uomini...fatti a pezzi....non mi mollano...e ancora la notte ho problemi a dormire.
I giorni successivi a lavoro abbiamo iniziato a preparare report su report su Gaza...un bombardamento di immagini dati informazioni...la segretaria ogni mattina guardava le foto dei bambini sul giornale e sospirava : ya haram....
di solito è sempre molto allegra e pronta a prendere in giro tutti...per venti giorni invece non ha mai parlato all infuori di quel ya haram... noi altri passavamo buona parte dell orario lavorativo a contattare gli amici di gaza, sperare di avere un segnale da loro...il segnale che erano vivi...perchè non c'erano altre domande da fare. E poi stavamo ore a parlare tra di noi, ascoltare musica di resistenza e cercare di trovare un rimedio al nostro senso di inutilità.

Le manifestazioni poi...quelle governative erano sotto l assoluto controllo dell autorità palestinese. Qualsiasi voce contro Abbas, Fatah o a favore di Hamas era messa a tacere. Scene allucinanti davanti ai miei occhi...ragazzi e ragazze picchiati, arrestati....
In una di queste manifestazioni ero con F... e la mia amica K......k.... alla vista di un gruppo di poliziotti che portavano via una ragazzo (presumibilmente di Hamas ma non ne sono certa) con la mamma che con una mano si aggrappava a lui e con l altra reggeva l corano...non ce l ha fatta...mi ha lanciato la sua borsa ed ha iniziato a correre piangendo e urlando contro la polizia palestinese. L'ho persa...era pieno di gente e di poliziotti che correvano. Io e Franz ci siam appoggiati ad un muro per non essere travolti ma ero spaventata per kate...siam corsi a cercarla, io la chiamavo e piangevo, F.... tentava di calmarmi ma io continuavo a ripetermi che se le fosse capitato qualcosa non me lo sarei mai perdonato...non dovevo perderla di vista...non dovevo. Quando l'abbiam ritrovata lei stava piangendo, io l ho abbracciata menter le urlavo contro di non farlo mai più, come una isterica. E lei che mi guardava...con quel suo viso forte ma tenero e mi diceva...non posso accettare queste cose, è il mio popolo la mia gente...non posso vedere palestinesi che picchiano altri palestinesi mentre siamo tuti qui per Gaza. Ho iniziato ad odiare le manifestazioni (governative) ed ho smesso di andarci.
il venerdì successivo all'assassino del ministro di Hamas a Gaza, K.... era da me...siam uscite per fare la spesa e ci siam imbattute in una grande manifestazione...mai vista così partecipata...e alla presenza di tutti gli schieramenti. In particolare c'era un gruppo di forse 100 donne..tutte velate e tutte con il corano in mano, lo alzavano al cielo e urlavano così forte che le loro voci sovrastavano quelle degli uomini con il megafono. Ci siam fermate a guardare...e poi siam rimaste fino alla fine...gli uomini al megafono, sconfitti, hanno finito per seguire gli slogan delle donne. é stata una scena che non dimenticherò. Tutta quella forza, quella rabbia e la voglia di farsi sentire....mi hanno data nuova carica. E il velo...visto da molti occidentali superficialmente solo come un simbolo di oppressione, lì ha mostrava tutta la sua valenza politica. So che molti di voi forse non saranno d'accordo, ma per me è stato così. E forse se quelle donne fossero state tutte svelate sarebbero divenute il nuovo simbolo della resistenza per noi sinistri occidentali...

vabbè per oggi la smetto qui...


mercoledì 4 febbraio 2009

Una lettera di Primo Levi

Forse sono stato l'unico a non aver dedicato un post alla giornata della Memoria. E allora cercherò di riparare e lo faccio a modo mio "regalandovi" questa lettera, trovata nel libro di Pino Cacucci, che Primo Levi scrisse per Sante Notarnicola. Per chi non lo conoscesse, dico brevemente che lui era ed è un ribelle, un rivoluzionario, un uomo che aveva fatto parte delle Banda Cavallero. Notarnicola, quando finì in prigione, divenne un grande agitatore. Fu tradotto in carceri tremende come quelle di San Vittore, e si diede molto da fare, dall'interno, a cambiare i regimi carcerari. Lo spostavano in continuazione, ma ovunque andava creava agitazioni. Oltre ad essere un ribelle, era un grande poeta. E lo è tuttora, ora gestisce un'osteria al centro della città. E conosceva Primo Levi:

Caro Notarnicola,
ho ricevuto le tue poesie solo adesso, alla riapertura degli uffici di Einaudi presso cui giacevano. Le ho subito lette con partecipazione intensa.
Tu mi conosci quanto basta per sapere che io non sono d'accordo nè con l'introduzione del volume nè con la premessa. La tua dedica mi ha toccato, e te ne ringrazio, ma non posso accettare l'equiparazione del carcere coi Lager. So bene( e i tuoi versi ne rendono tremendamente l'angoscia) quanto sia duro essere privati della libertà, ma in Lager questa era l'ultima delle sofferenze, percepibile solo nelle poche ore di tregua: prima venivano la fame, il freddo, la fatica, l'isolamento, la morte intorno. In Lager non era una punizione; non c'era traccia di giustizia, neppure di quella giustizia borghese che tu, a ragione o torto, rifiuti, e che credo, nel tuo caso, non sa riconoscere quanto tu sia migliore delle tue teorie, e quanto sproporzionata la misura della pena a quella della colpa.

Detto questo, devo subito aggiungere che le tue poesie(alcune come sai, le conoscevo già) sono belle, quasi tutte; alcune bellissime, altre strazianti. Mi sembra che, nel loro insieme, costituiscano una specie di teorema, e ne siano anzi la dimostrazione: cioè, che è poeta solo chi ha sofferto o soffre, e che perciò la poesia costa cara. L'altra, quella non sofferta, di cui ho piene le tasche, è gratis. Memorabile fra tutte, addirittura miracolosa per concisione e intensità è "Posto di guardia". Ti ringrazio per avermele mandate: le rileggerò, le farò leggere e ci penserò sopra.


Pensaci sopra anche tu: forse lo scrittore è il tuo destino e (in molti sensi) la tua liberazione.

Primo Levi
5 settembre 1979


lunedì 2 febbraio 2009

Attacchi di panico

Questo post lo dedico ad alcune di voi teste di capra che soffrono, e si considerano dei "disturbati" a causa del loro malessere: la crisi di panico.

Gli attacchi di panico aggrediscono molti di voi, sono paure incomprese da chi non le soffre. E' un terrore smisurato di perdere il controllo e di morire, ti colpisce quando meno te lo aspetti, comincia a pulsare il cuore a mille, si ha la difficoltà di respirare, sembra che si soffoca, il terrore ti paralizza, si suda, si ha dei leggeri tremori, ti prendono delle fitte al cuore.

Potrebbe portarti al collasso e alla morte, certo che si può anche morire di paura come di solitudine, di vergogna, di indifferenza.

E tu appanicata e dolce testa di capra hai paura di uscire in compagnia per paura che la crisi ti assalga. Alcune di voi hanno paura di guidare, di nuotare, di assaporare momenti gioiosi della vita, di parlare con un ragazzo o una ragazza che vi piace.
Se ti può consolare sappi che agli imbecilli non verranno mai e poi mai queste crisi, e il tuo DNA è marchiato da una qualità oggi fuori moda: la sensibilità.

Questo tuo problema, questa tua luna nera, un giorno la ringrazierai perchè coincide con quanto di più puro, di alto , di nobile custodisci dentro di te. Nella crisi di panico la parte più bella e migliore di te si rifiuta di confrontarsi con il mondo esterno. Ma io ti capisco, siamo in pochi che ti capiranno ma devi reagire, parlarne, e affrontarla. Ovviamente parlane con tipi come noi, non ti metterai a parlare di rose nella casa del macellaio?

Esistono delle pillole, degli psicofarmaci che ogni qual volta hai delle crisi di panico le prendi. Detto questo lasciali stare, fanno male. Per risolvere la crisi di panico devi affrontarle a viso aperto, svegliati la mattina e fai l'elenco di tutte le paure che ti fanno soffrire e sfidale.

Perfino il più grande rivoluzionario della storia come Ernesto "Che" Guevara soffriva di panico quando stava nell'acqua e sapete cosa ha fatto? Ha raggiunto a nuoto l'isola dove c'erano i malati di lebbra, e da allora la paura svanì.

Care dolci teste di capra, fate come lui: il mostro si affronta, non si aggira. Nessuno può salvarvi dalle crisi di panico, è una delle più illusorie cazzate che vi raccontano, soltanto voi potete farlo.

Siete le mie più belle e leggiadre teste di capra, le migliori, dovete solo avere il coraggio di agire, e uscite fuori, invadete queste città così prive di colori.
Si siete la minoranza,è vero. Ma è la minoranza che ha cambiato il mondo,e voi siete degli esseri così speciali che sarebbe un vero peccato non conoscere.




Ps Sempre a proposito del nostro Stato sempre più autoritario, censore e criminale verso gli immigrati e chi lavora in loro difesa, c'è un appello importantissimo che lo troverete nel blog di Uhuru na usalama.