venerdì 30 gennaio 2009

Verità nascoste

Io e il Rockpoeta abbiamo atteso con pazienza, sperato in un accenno, in un qualcosa. Ma tutte voi adorabili teste di capra, voi che vi siete scatenate con passione, con vera coscienza civile, con il non essere indifferenti, inviando centinaia e centinaia di e-mail alla redazione di Annozero, affinchè si occupasse della triste vicenda di Niki, voi tutte siete state deluse.

Almeno io personalmente provo un enorme amarezza che Santoro non abbia nemmeno contattato la Signora Ornella; come sapete avevo addirittura consegnato personalmente una lettera a Travaglio, ma forse lui ha troppi impegni con il teatro e varie trasmissioni.

Mi vergogno che nessun mezzo di informazione, a parte attraverso internet grazie a tutti noi blogger e Grillo, se ne sia occupato. Nemmeno trasmissioni celebri come "Chi l'ha visto". Eppure gli unici giornalisti che quasi ogni giorno se ne stanno occupando, sono quelli di San Marino.

Proprio lì, nel ventre della Bestia.

Mi rivolgo a voi teste di capra, vi chiedo di aiutarmi a capire. Perchè tutto questo silenzio? E soprattutto perchè questa disattenzione verso di noi? Proprio noi che alla fine rappresentiamo quella fascia popolare presa a campione per confermare l'indice di gradimento nei confronti di Annozero? Perchè questa disattenzione verso di noi che abbiamo dimostrato di odiare l'indifferenza?Proprio noi che forse siamo la parte migliore di questo triste Paese? Perchè Santoro, che io ho sempre stimato, manca così di coraggio?

Aiutatemi a cercare una risposta.

Io comunque non mi fermo, voi?

ps vedendo i post di questo mese e tante cose che sono avvenute, Gennaio è stato un mese intenso. Vediamo cosa accade a Febbraio. Intanto ringrazio Daniele Verzetti che ha preso a cuore, come me, questo grande problema.







Aggiornamento importante.

Mercoledì 11 febbraio a Roma in Piazza Montecitorio dalle ore 11,00 alle ore 16,00, si terrà il sit-in per Niki. Ci sarà anche la partecipazione del Comitato Madri Per Roma Città Aperta. Chi può (e chi è di Roma ha poche scuse) deve partecipare assolutamente. Presto chiederò un vostro aiuto per diffondere la notizia.Vi ringrazio anticipatamente.

mercoledì 28 gennaio 2009

Verità sulla manifestazione di Piazza Farnese

Sono appena rientrato dalla manifestazione organizzata dall'Associazione Nazionale Familiari delle Vittime di Mafia. Ho visto scorrere le immagini degli omicidi mafiosi, provoca un dolore enorme, mi sono commosso quando ho visto la foto che mostrava il viso dolcissimo di Graziella Campagna.

Bellissimo l'intervento di Sonia Alfano, e badate bene, non confondetela con il nostro caro Ministro della Giustizia, quello che si è baciato con il boss Crocenapoli al matrimonio della figlia dello stesso boss di Cosa Nostra. Lei è la figlia del giornalista Alfano ucciso dalla mafia per il semplice fatto che credeva nel suo lavoro.

Altrettanto bello l'intervento di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Un signore anziano, ma di una carica talmente forte che avevo voglia di possederne un solo briciolo. Il suo discorso concludeva invitando tutti noi alla Resistenza. Si perchè dobbiamo avere la forza di resistere al disfacimento della democrazia messa in atto dagli uomini che rappresentano il nostro Stato, quegli uomini collusi con i poteri forti e la mafia. In particolare la 'ndrangheta, il primo potere forte.

Poteri forti che si sono messi in moto per uccidere De Magistris (perchè ora ti uccidono piano piano moralmente), poi altri magistrati come Apicella (gli hanno addirittura congelato lo stipendio) che stavano indagando l'altra procura che ha sequestrato illegalmente le inchieste Why Not, Poseidone, Toghe Lucane. Chiunque abbia sfiorato quelle inchieste è stato eliminato senza bisogno del tritolo.

Tutti quanti, nessuno escluso.

Dai vescovi come Bergantini di Locri ai veri giornalisti di inchiesta come Carlo Vulpio. Dai comandanti dei carabinieri come Zacheo che collaborava con De Magistris o Paternò che indagava sulla morte dei fidanzatini di Policoro a uomini che servono lo Stato come Gioacchino Genchi. E quest'ultimo è stato un uomo che ha collaborato sia con Falcone che con Borsellino ed è stato l'unico a denunciare con tanto di prove che la strage di Via Amelio era stata messa in atto con l'ausilio del SISDE. Ma non si è voluto continuare con le indagini, costava troppo.

E' stata una giornata molto bella e nonostante sia stato un giorno infrasettimanale e soprattutto di mattina, una notevole partecipazione c'è stata.

Solo che non siamo più in uno Stato di Diritto, la democrazia è fasulla, e guai a nominare invano il Capo di Stato. Mi vengono conati di vomito apprendere che l"onorevole" Chicchitto abbia appena fatto un discorso in difesa di Napolitano (per che cosa?Perchè in piazza abbiamo gridato la verità?) e c'è stato un plauso generale da tutti gli schieramenti politici, dagli uomini del PD a quelli del PDL.

Provo vergogna saper che nessun giornale ne parlerà, provo schifo e rabbia che un giornale come Repubblica abbia intervistato la figlia di Totò Riina, invece di intervistare tutti quei familiari delle vittime della mafia che erano intervenuti con grande coraggio in piazza.


Teste di capra mie, viviamo in un periodo ben peggiore della vecchia P2. Le forze reazionarie stanno conservando lo stato di cose attuali con metodi antidemocratici. E la criminalità organizzata è diventata parte integrante dello Stato.

Ma per rispetto delle tanti vittime della mafia, dei tanti eroi consapevoli e non, dobbiamo reagire.

Cominciamo noi, adesso! E smettetela di dire che è impossibile. L'impossibile non esiste.


lunedì 26 gennaio 2009

La 'ndrangheta (quarta parte)

Sembrava una giornata come le altre a Seminara, un piccolo comune della provincia di Reggio Calabria, c'era un cielo terso, tirava un venticello piacevolissimo. Alcune persone erano dedite alle compere, dei ragazzini gioiosi giocavano rincorrendo un pallone, delle coppiette innamorate si scambiavano delle effusioni.

Invece era la quiete prima della tempesta.

Un urlo agghiacciante proveniva all'interno di una salumeria e subito dopo da quel negozio una testa mozzata venne scaraventata fuori, all'aperto. Dei ragazzi che attendevano all'uscita della salumeria cacciarono le pistole e la testa venne utilizzata per fare il tiro a segno. Una scena degna di un film di Quentin Tarantino, invece no, è successo veramente.

Questo fu uno degli innumerevoli episodi di carneficina tra 'ndranghetisti. Come già vi ho spiegato, la struttura mafiosa calabrese è organizzata in maniera orizzontale, non hanno una cupola o un capo dei capi come la mafia siciliana. Ma è anche vero che alcune 'ndrine vogliono avere una maggiore influenza rispetto alle altre. La prima guerra di mafia è nata per la costituzione della Santa e per il traffico di droga.

All'epoca le andrine che contavano maggiormente furono quelle dei Macrì, i Piromalli e i Tiripodo. I capo bastoni erano molto attaccati alle tradizioni, ai riti agro-pastorali e non ne volevano sapere di andare sottobraccio con le istituzioni, di avere insomma rapporti con gente importante, anche con le divise. Oppure di trafficare stupefacenti. Sono vecchi e non accettano il "cambiamento".

Ma i giovani delle cosche emergenti, specialmente i De Stefano di Reggio Calabria, il cambiamento lo vogliono eccome. E vogliono tanti, ma tanti soldi.

Così scoppia la prima faida interna, una vera e propria guerra generazionale che vede una specie di ricambio, fuori i "vecchi" e dentro i "giovani". E tanti morti, se ne erano arrivati a contare oltre i novecento.

Così numerosi anche perchè, eliminare un' andrina, vuol dire continuare ad uccidere finchè l'ultimo maschio della famiglia non sarà morta. Un po' come facevano i conquistadores per eliminare gli indios ribelli, non bastava solo uno, ma dovevano sterminare tutti i consanguinei, anche i parenti più lontani. Oppure come le tragedie greche dove si uccidevano padri e figli, e figli dei figli. Insomma intere generazioni.


Macrì era un capo bastone molto anziano e temuto. Negli anni cinquanta era già in ottimi rapporti con il boss dei Corleonesi. Già all'epoca aveva la doppia affiliazione con Cosa Nostra. Lui aveva conosciuto, quando erano ancora piccoli, sia Riina che Provenzano.

Negli anni settanta non volle accettare la svolta "istituzionale" e dell'entrata nelle logge massoniche e quindi fu ucciso dopo che aveva finito di giocare a bocce dalle altre andrine emergenti. Era una specie di boss dei boss Macrì, ma morì con ben 32 crivellate e finito con altri due colpi di mitra al petto a alla testa perchè respirava ancora.


Poi c'era un altro capo bastone che doveva essere ucciso, un certo Don Mico Tripodo. Lui invece muore lontano, a Napoli. E precisamente nel carcere di Poggio Reale.
Nel carcere era recluso Raffaele Cutolo, il fondatore della Nuova Camorra Organizzata e chi meglio di lui aveva la possibilità di uccidere nel carcere? I De Stefano si son messi d'accordo con Cutolo dandogli la possibilità di affiliarsi alla 'ndrangheta e addirittura farlo entrare nella Santa e successivamente nel Vangelo.

Dopo aver pagato una guardia carceraria per aprire la cella di Don Tripodo, due serial killer lo sorprendono nel sonno e per paura che non morisse lo massacrano di coltellate. Il Tripodo ebbe la forza, prima di morire, di alzarsi dalla branda in cui dormiva e chiuderli dentro la sua cella. Gli assassini cercarono di sviare le indagini sui presunti mandanti, raccontando agli inquirenti di aver ucciso Tripodo perchè il boss regino aveva fatto loro proposte sessuali.

Insomma, la guerra, oltre a costituire la Santa, servì a consolidare i rapporti dei gruppi emergenti con la Nuova Camorra Organizzata e con Cosa Nostra.

Questa è la prima guerra, poi c'è stata anche la seconda. Nata semplicemente per motivi chiamiamoli "affaristici".

A Gioia Tauro si doveva costruire il quindo centro siderurgico dell'Italia. Quindi arrivano le 'ndrine , che sono già pronte con le ditte per gli appalti, i camion e le macchine per il movimento terra. E arrivano anche le ditte del Nord che prendono contatto con le 'ndrine e si mettono d'accordo. I costi degli appalti lievitano di un quindici per cento fisso.

E la 'ndrangheta diventa sempre più ricca.

Talmente ricca che per riciclare il danaro, ha comprato interi quartieri di alcune città Tedesche. In Calabria esistono centinaia di attività commerciali proprio della 'ndrangheta e che a differenza dei commercianti "onesti", loro sono costretti a fatturare tutto quanto. Per assurdo i mafiosi non evadono le tasse.


Hanno tanti soldi e la seconda guerra di mafia era nata per dare un freno ai De Stefano, la loro 'ndrina stava esercitando un dominio quasi incontrastato.

Anche questa faida è stata sanguinaria e forse ancor più feroce. Si concluse nel 1991 con la morte di una persona non mafiosa, anzi forse l'unica di una onestà senza precedenti. Era il giudice Scoppeliti e fu ucciso dalla 'ndrangheta perchè voleva finire il lavoro del giudice Falcone e Borsellino. Si perchè la mafia sicilina aveva chiesto aiuto alla mafia più forte e sanguinaria di tutti i tempi: la 'ndrangheta. Che un certo periodo volle cambiare addirittura nome e chiamarsi Nuova Cosa Nostra.

La più schifosa ed è la più filo- istituzionale della storia di tutte le mafie.




Comunicato

Mercoledì mattina a Roma e precisamente in Piazza Farnese ci sarà una manifestazione in difesa della democrazia e la legalità costituzionale. Mi dispiace che Rifondazione Comunista non abbia aderito. I diritti dei lavoratori oramai sempre più precari,il fallimento della globalizzazione , il femminismo e i diritti degli immigrati bisognerebbe coniugarli con la legalità costituzionale oramai messa in discussione. I poteri forti sono anche quelli che fanno trasferire i magistrati perchè scomodi. Non rimaniamo indifferenti.

venerdì 23 gennaio 2009

Comunicato

La signora Stefania, madre di Renato Biagetti, ucciso a coltellate da ragazzi fascisti, mi ha chiesto il favore di pubblicarlo, ed io ovviamente concordo nel farlo.

ROMA LIBERA DAI FASCISTI

l 19 gennaio l’organizzazione neonazista Casapound ha occupato una struttura comunale in via Pellati, al Portuense. Ancora una volta tentano di mettere piede in una parte di Roma che negli anni ha saputo mantenere alta l’attenzione e prevenire che si aprissero nuove sedi fasciste.
Questo spazio, originariamente destinato a servizi per il quartiere, è stato per un paio di giorni presidiato da qualche decina di nostalgici, che dichiarano di voler riavviare al suo interno, oltre che il solito rancido covo, l’attività dell’associazione “Anni verdi”, già chiusa per aver sottratto alla sanità laziale ben 1.200.000 euro, speculando sui servizi ai disabili.

L’immediata campagna proposta dalle realtà sociali ed antirazziste del territorio è stata oggetto di una vera e propria intimidazione da parte della questura di Roma, per inibire qualsiasi mobilitazione contro questa tentativo di un gruppetto di neonazisti di inserirsi in un tessuto urbano in cui occupazioni a scopo abitativo, spazi sociali, cittadini di differente provenienza e cultura convivono in uno dei pochi spazi della città ancora non avvelenato dallo squadrismo e dal razzismo dell’estrema destra. Già dal pomeriggio del 21 camionette della celere e volanti tutelano gli “occupanti” da qualsiasi manifestazione di indignazione, insieme a consiglieri comunali e municipali del PDL, che spingono perché a questo gruppetto di nostalgici venga assegnato uno spazio pubblico, sostenuto con denaro pubblico. Uno spazio in cui proseguire le intimidazioni e
aggressioni fasciste razziste ed antisemite, unica forma di attivismo che venga promossa dalla destra estrema romana, che ha già portato, nell’agosto 2006 alla morte di Renato Biagetti, accoltellato da due fascisti sul litorale di Focene.

Il sindaco Alemanno, e buona parte della maggioranza, che non ha mai rinnegato il proprio attivismo squadrista, sono saliti al Campidoglio con il proposito di cambiare radicalmente il volto di questa città, comprese le forme dell’aggregazione giovanile e della socialità.

Lo spazio che si è aperto in questa fase di governo delle destre sul paese e nella città di Roma per organizzazioni, associazioni e partitucoli fascisti ha prodotto una legittimazione dell’infiltrazione di poche decine di militanti, senza alcun radicamento e credibilità, fin dentro i nostri territori e nelle lotte sociali.

Durante le mobilitazioni studentesche dello scorso autunno, la presenza di neofascisti, culminata con l’aggressione respinta a Piazza Navona, segnava il tentativo di chiudere una battaglia fondamentale sull’accesso alla formazione e sul futuro della cultura di un intero paese, nelle strette maglie di una identità generazionale, chiusa e corporativa, assai cara a chi governa.
La lotta per il diritto all’abitare, con una storia di decenni combattuti per garantire a tutti il diritto ad un’esistenza degna, nella capitale dei palazzinari e delle mafie del cemento, è stata messa in discussione da qualche speculatore dell’emergenza abitativa, come appunto Casa Pound e le sue semivuote occupazioni fantoccio, razziste ed identitarie.
Allo stesso modo, spazi neofascisti, come il Foro 753 e la stessa CasaPound, vere e proprie sedi di partito, vengono utilizzate come contrappeso alla socialità indipendente, ricca e radicata delle decine di centri sociali e alla libera aggregazione delle piazze e delle strade.
Vogliono una città sempre più sterile, costosa ed escludente.

In centro come in periferia, piazze e luoghi vivi della città sono ormai chiusi alla libera frequentazione, resi invivibili dalle ordinanze e dalla presenza asfissiante della polizia.
Ai centri sociali e ai movimenti per il diritto all’abitare che rivendicano l’antifascismo e la pratica dell’autogestione, che arricchiscono la metropoli aprendo spazi all’incontro, all’attivazione e all’espressione delle tante identità di questa città, è stata dichiarata una vera e propria guerra.

Una guerra iniziata con lo sgombero dell’Horus, chiuso militarmente con il teatrino delle finte molotov, e dell’occupazione di case di via Revoltella, a Monteverde, esperimento socioabitativo sostenuto e attraversato da giovani e residenti del quartiere, l’intervento di decine di celerini contro l’occupazione simbolica di via Induno, che denunciava una speculazione immobiliare nel cuore di Trastevere.

Non ci lasciamo intimidire, vogliamo denunciare con forza questa sporca operazione di legittimazione dei figliocci di Alemanno, senza altra credibilità se non la polizia che la sostiene.

Convochiamo una manifestazione contro l’apertura di un covo neonazista al quartiere portuense.
Appuntamento Sabato 24 Gennaio, alle 17:30 in piazzale della Radio.

Comunicato firmato a nome di antifascisti e antifasciste di Roma

Con Renato nel cuore,
Antifascisti sempre.


mercoledì 21 gennaio 2009

Prove di regime

Una sanzione da 50 mila euro per Michele Santoro e di 10 mila euro per Fabio Fazio. E' quanto avrebbe chiesto la Commissione di garanzia per le comunicazioni in una delibera approvata oggi. Secondo quanto si apprende l'Agcom, che avrebbe diffidato la Rai, si riferirebbe nella delibera alle puntate di AnnoZero in cui è stato chiamato in causa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e a quella di 'Che tempo che fa' in cui Marco Travaglio avrebbe dileggiato il presidente del Senato, Renato Schifani.

ANSA

Prima era solo Berlusconi che limitava la libertà di stampa, ora sono proprio tutti. Mi chiedo solamente cosa sarebbe accaduto se avessero lasciato lavorare De Magistris visto che le sue indagini andavano a toccare un comitato d'affari ben peggiore della vecchia P2. Perchè terribilmente trasversale.


Ed ora sarà ancor più difficile che Santoro si occupi della tragica storia di Niki che noi con forza gli abbiamo chiesto. E le ragioni sono evidenti per chi vuol capire.

The Doors The End





Ps intanto domani il sottoscritto consegnerà di persona una lettera a Travaglio. Così proprio non potrà dire di non sapere...

martedì 20 gennaio 2009

Un articolo di Luigi de Magistris

Un bellissimo articolo che non posso non sottoscrivere. E lo dedico in particolar modo alla signora Ornella, Stefania e Natascia Casu affinchè ci sia una giustizia vera, senza giustizionalismo.

L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana.

Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.
Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.
Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.
Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese.
Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.

In attesa di quel fresco profumo di libertà – del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese – che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.
In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.

Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela – anche con il sistema dell’autogoverno – tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.

Ma non bisogna avere timore. La storia – ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici – ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente).
Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale – nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori – della salvaguardia dei valori costituzionali.

Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.
Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.

Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione – nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione – anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.

Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?

Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura – innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro –, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia. In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”. Non avremo svenduto la nostra indipendenza, non avremo piegato la nostra coscienza, non avremo abdicato al nostro ruolo, non avremo abbassato la testa: ci ritroveremo con la schiena dritta, con il morale alto, con il rispetto di tutti (anche dei nostri avversari). Questo ci chiedono le persone oneste: di non “consegnarci” e mantenere alto il prestigio dell’ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra libertà ed il nostro destino.

Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana.
Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono – magari in modo subdolo e maldestro – a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei cd. “poteri forti”. Le riforme – anzi le controriforme – ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia. L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza. Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.

Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire. La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.

Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.

Luigi De Magistris è giudice del Riesame a Napoli

Tratto da MicroMega





lunedì 19 gennaio 2009

Il compagno Casu: una maledetta storia moderna.

Questa è una di quelle storie che fanno incazzare, inferocire, indignare. Molti di voi la conosceranno già, ma a modo mio voglio ricordarla. Anche perchè è successo qualche anno fa, nel 2006. Eppure a raccontarla sembra che sia una storia medioevale, ove il valore della vita umana era pari a zero.

Invece no, questa è una storia moderna.

In una cittadina della Sardegna di oltre sessanta mila abitanti, e precisamente a Quartu Sant'Elena viveva un signore, si chiamava Giuseppe Casu. Non lo conoscevo, ma a me piace immaginarlo un uomo in gamba, un compagno di altri tempi, uno di quei comunisti veraci che si faceva in due per aiutare il prossimo, oppure intervenire in prima persona se qualcuno era vittima di qualche ingiustizia. E figuriamoci come potrebbe reagire se a subire una grave ingiustizia fosse proprio lui.

E badate bene, io considero un ingiustizia anche quando si interviene per far rispettare determinate leggi. Per me è ingiustizia, anche se lo prevede la legge, rinchiudere i clandestini nei CPT. Per me è ingiustizia, anche se lo prevederà la legge, far pagare un ulteriore tassa agli immigrati per ottenere il permesso di soggiorno. Per me è ingiustizia, anche se lo prevede la legge, licenziare senza giusta causa una persona che lavora nelle aziende al di sotto dei quindici dipendenti.

E allora per me è un ingiustizia, anche se lo prevede al legge, non far più esercitare l'attività ad un venditore ambulante perchè magari non può permettersi di acquistare la licenza.
Il signor Giuseppe era un ambulante abusivo da quando era andato in pensione. Questa sua piccola attività gli serviva soprattutto per aiutare la famiglia, ma anche per lui perchè a me piace immaginarlo come una persona che aveva bisogno di fare qualcosa, non amava fare la classica vita da pensionato.

L'amministrazione comunale di centro sinistra, invece di comportarsi diversamente dalle politiche delle destre e magari rilasciare una licenza agli ambulanti che non potevano permettersi di averla, applicò la tolleranza zero. Aveva deciso di "ripristinare" la legalità, mostrando come al solito il pugno di ferro con i deboli, carezze ai più potenti. Il "meno peggio" che molto di voi vogliono con ostinazione.

Un giorno vigili e carabinieri, che magari fino al giorno prima con il Signor Giuseppe si salutavano e si stimavano a vicenda, intervennero con forza e volevano togliergli definitivamente l'attività. E il compagno Casu, giustamente, non ci stava. Lo vedeva come un sopruso vero e proprio. Immagino che protestava, cercava di ribellarsi, urlava dicendo che non era giusto. E la sua famiglia, immagino che pensasse, come potrà sostenerla?

E allora i vigili avevano fatto intervenire il famigerato Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), ed è semplicemente l'utilizzo della psichiatria coatta per piegare le persone ribelli per natura.
E con forza bruta, violenta, inumana gli avevano fatto indossare la camicia di forza e ricoverato nell'ospedale psichiatrico di Cagliari. Io erroneamente pensavo che fossero finiti i tempi, quelli prima della legge Basaglia, ove c'erano quei manicomi che torturavano le persone con sedativi forzati, tamponi nel sedere, dieta forzata, lacci per tenerli fermi nel letto. Il compagno Casu, nell'ospedale psichiatrico dove fu ricoverato con forza, aveva subito tutto questo.

E dopo sette giorni morì. Dicono che non sono stati i loro trattamenti disumani a causarne la morte.

Dicono loro. Ma la famiglia Casu ovviamente non ci sta e allora si sono organizzati, è nato un Comitato, e stanno tuttora combattendo. E grazie anche all'appoggio del Partito locale di Rifondazione Comunista non hanno rischiato l'isolamento. Perchè in questi maledetti casi, i responsabili di quello che è successo, adottano tutte le strategie per ridicolizzare, alienare, indebolire, inserire notizie false per non farsi condannare.

Ma la verità è talmente alla luce del Sole che è solo questione di tempo. Anzi ora è arrivata la notizia che si è entrato nel vivo del processo. E giustizia sarà



Canzone per Casu

venerdì 16 gennaio 2009

Stranieri per sempre

Era successo proprio l'altro ieri, mi ero recato in un Bar a prendere un caffè. Mi ritrovai in mezzo ad una discussione tra una coppia di Filippini e i baristi. Loro si lamentavano che invece di dargli il cappuccino che avevano richiesto, gli avevano dato un semplice caffè e non glielo avevano voluto cambiare.

Si lamentavano dicendo che il comportamento dei baristi era dovuto dal fatto perchè loro erano stranieri. Allora il loro figlio, un ragazzino vispo che poteva avere al massimo dodici anni, si intromise e con un accento più romano del mio disse: "Stranieri lo siete voi, io sono italiano!"
Non potei evitare di sorridere, era proprio una battuta simpatica, e in effetti vera.

Sicuramente è più romano di me. E anche più Italiano visto che da tempo ho smesso di credere alla nostra Patria.

Ma lui è troppo piccolo e presto noterà che in questa misera Italia avrà enormi problemi per ottenere la cittadinanza italiana nonostante lui sia nato qui. Si accorgerà che fino ai diciotto anni avrà il permesso di soggiorno(da rinnovare ogni due anni come tutti gli altri) grazie al fatto che vive con i genitori perchè minorenne , e una volta maggiorenne potrebbe richiedere la cittadinanza.

Dico potrebbe perchè dovrà dimostrare di avere un proprio reddito, e mi dite come sia possibile visto che molti Italiani nemmeno a quaranta anni lo possiedono? E allora continuerà ad avere il permesso di soggiorno se continuerà a studiare. Ci sono questi ragazzi di seconda generazione che una volta laureati, pur di continuare a rimanere in Italia si laureano più volte, diventano più acculturati di tutti noi messi insieme.

E attenzione, ovviamente non dovranno mai andare fuori corso. Un impresa ardua visto che con il tre più due, la squallida riforma Moratti, devono conseguire una miriade di esami in poco tempo.
E quanti ragazzi Italiani fuori corso ci sono?

E allora questo ragazzino che si sente giustamente Italiano, una volta finiti gli studi, subito deve andare a cercare un lavoro. Ovviamente in regola per poi avere il reddito( e non deve essere nemmeno tanto basso), ottenendo finalmente la cittadinanza.

E se non ci riesce?


Il permesso di soggiorno non gli sarà più rinnovato. Ed entrerà in clandestinità. Per assurdo, ed è successo realmente, se il ragazzo nato in Italia diventasse clandestino, lui verrà espulso e dopo un periodo di reclusione nei famigerati CPT verrà spedito nella terra dei loro familiari.


Ma vi immaginate che un bel giorno ci cacciano via dandoci un biglietto aereo di sola andata per andare a vivere in Uganda? Perchè è la stessa cosa. Mi dite come farà a sopravvivere, ad esempio un ragazzo di famiglia Africana, ma nato e vissuto in Italia, in una terra non sua e magari in piena guerra?

Gli studiosi dell'immigrazione li chiamano ragazzi di seconda generazione. Distinti in diverse sfumature che vanno dalla generazione 2.0 e sono i ragazzi nati e cresciuti in Italia, fino a quelli della generazione 1.25 e sono i ragazzi arrivati qui tra i tredici e i diciassette anni. E immaginate quest'ultimi quanti maggiori problemi avranno.

In Italia non avremo mai un Obama.


martedì 13 gennaio 2009

La polizia non si processa più

Carissime teste di capra, vi ricordate il reato di tortura cancellato dai nostri codici di diritto sempre più languidi ? All'epoca fu la Lega, e ora grazie al blog di Chit ho appreso che un altro reato è stato cancellato. Sempre merito della Lega, Calderoli ha fatto un'altra "maialata" delle sue.

Almeno prima, gli appartenenti alle forze del cosiddetto ordine si potevano portare, se ci si riesce, in tribunale, per poi magari ritrovarli assolti. Ora nemmeno quello.

Ma qui veramente non ci resta che piangere?


Questo è un video che dimostra come siano diventati gli appartenenti alle forze dell'ordine in America, se si continua così molto presto anche nel nostro "Bel Paese" questo vile episodio sarà realtà, oppure è già così?




AGGIORNAMENTI

Come sapete ogni anno Beppe Grillo fa un calendario dove al posto dei santi cattolici ci sono quelli laici. Ovvero persone importanti o cittadini comuni che sono state uccise perchè lottavano contro le ingiustizie. Ma ci sono anche quei ragazzi uccisi ma fatti credere suicidati come Federico Aldrovandi.

Il 24/06/2009 c'è Niki...

lunedì 12 gennaio 2009

Quel terrorista di De Andrè

Ringrazio l'amico Cometa che mi ha passato questo articolo tratto da Repubblica. E' inusuale che io pubblichi gli articoli di giornale sul blog, ma oggi faccio un eccezione.

Un bellissimo articolo per far capire che il potere ha sempre avuto paura delle persone che riescono a svegliare le coscienze della gente tramite la poesia, musica, scrittura. Specialmente per quelle persone così speciali che riescono a farsi amare da tutti.

Il potere ha paura delle persone che riescono a farci vibrare l'anima, di quelle che riescono a far coniugare politica e sentimento. E non è facile, specialmente in questi tempi ove ci si emoziona solamente guardando un bacio cretino tra due partecipanti della casa del Grande Fratello, oppure vedendo la vittoria di uno dei ragazzi di Amici della De Filippi che esordisce con delle canzoni così misere e banali.

Perchè il potere è brutto e soprattutto senza anima.
E si serve di persone veramente cretine e prive di cultura democratica.

"Quel terrorista di De Andrè"
Così la polizia schedò il cantautore
di MIMMO FRANZINELLI

"Quel terrorista di De Andrè" Così la polizia schedò il cantautore

Fabrizio De Andrè
TRA I possibili approcci alla musa di Fabrizio De André, il tema del potere è tra i più suggestivi, considerato che attraversa l'intero arco della sua produzione, dalla traduzione delle ballate di Georges Brassens (da "Il gorilla" a "Morire per delle idee") a un brano come "Il testamento di Tito", grondante ribellione esistenziale. Un potere non soltanto politico, ma che snatura la religione e s'insinua anche in ambito familiare. L'intero canzoniere del musicista genovese dispiega valenze libertarie, che hanno influenzato una parte significativa della generazione del '68 e ancora oggi parlano ai giovani.

De André non si è mai atteggiato ad agit-prop. Ciò nonostante, la polizia lo ritenne un personaggio infido e pericoloso. A ridosso dell'attentato di piazza Fontana gli attivisti dell'ultrasinistra sono sottoposti a perquisizioni e interrogatori. Tra le centinaia di extraparlamentari inquisiti figura un certo Isaia Mabellini, in servizio di leva con gli alpini, considerato dal questore di Brescia un marxista-leninista; in calce alla relazione inviata il 20 dicembre 1969 alla Direzione generale della PS, un'osservazione significativa: "É in rapporto di amicizia con tale De André Fabrizio, non meglio generalizzato, ligure, universitario a Milano, filo cinese, noto cantautore e contestatore". Con inflessibile logica burocratica, la segnalazione coinvolge il musicista nelle indagini; dal ministero dell'Interno chiedono infatti ragguagli al questore di Brescia, Manganiello che il 25 maggio 1970 aggiorna il fascicolo Milano - Roma - Attentati dinamitardi del 12.12.1969: "Le Questure di Milano e Genova sono pregate di identificare il De André Fabrizio e fornire sul suo conto dettagliate informazioni direttamente".

Nel giro di un paio di settimane la questura di Genova redige una circostanziata scheda: "Il De André Fabrizio, noto cantautore, pur essendo studente universitario fuori corso in giurisprudenza, si interessa di questioni artistiche, provvede alla incisione dei dischi delle proprie canzoni, ha effettuato qualche spettacolo in televisione, ma non appare mai nei pubblici teatri. Accompagnato sempre dalla moglie, viaggia a bordo dell'auto Fiat 600 targata GE-293864 ed è titolare del passaporto nr. 5191279 rilasciato a Genova il 10.12.1969. Non risultano precedenti penali a suo carico, salvo una denuncia, risalente al 28.8.1959 ad opera della Polizia di frontiera di Bardonecchia, per danneggiamento su edificio destinato al culto. In linea politica, pur non essendo aderente ad alcun partito o movimento - viene indicato come simpatizzante per l'estrema sinistra extraparlamentare e frequenta, in Genova, persone note per tale orientamento o favorevoli al PCI e al PSIUP".

Alla vicenda s'interessa il questore di Milano Marcello Guida, assertore della pista rossa per la bomba stragista, che fa sorvegliare le frequentazioni milanesi del "sedicente De André": "Il predetto De André, cantautore, viene regolarmente in questo capoluogo ogni mese, alloggiando sistematicamente all'Hotel Cavour in questa via Fatebenefratelli n. 21 e ripartendo il giorno successivo, dopo aver preso contatti con dirigenti di case discografiche". Per qualche tempo l'attenzione investigativa si affievolisce, tranne riprendere con maggiore insidiosità nel giugno 1976, quando l'Antiterrorismo relaziona sull'acquisto di "un appezzamento di terreno in località Tempio Pausania (Sassari) dove intenderebbe istituire una comune per extraparlamentari di sinistra. Nei periodi di permanenza in Genova, lo stesso avrebbe contatti con elementi appartenenti al gruppo anarchico ed a quello filocinese. Il De André è persona nota a codesto Ministero".

L'antiterrorismo ligure accerta che il musicista è "emigrato in data 12/3/1976 a Tempio Pausania" e invia all'Ispettorato Generale per l'Azione Contro il Terrorismo e al Nucleo Antiterrorismo di Cagliari un nutrito rapporto, in cui si registra la sua adesione al Comitato genovese per la difesa del divorzio, come se rivestisse risvolti penali.

Trascorso un triennio, un aggiornato promemoria viene inserito dal SISDE in due distinte collocazioni archivistiche: "Brigate Rosse - Varie" e "Fabrizio De André". Stavolta il cantautore viene definito senza mezzi termini un simpatizzante dei terroristi e un loro finanziatore: "Secondo la nota fonte confidenziale il Circolo "Due Porte" è una recente creazione di copertura per le Brigate Rosse. In esso si tengono normali riunioni di circolo politico-ricreativo e riunioni ristrette per l'organizzazione eversiva. Lo stesso Circolo deve servire da strumento economico e la raccolta dello sfruttamento dei fondi economici necessari alle Brigate Rosse. Una delle prime iniziative è stato lo spettacolo del cantautore Fabrizio De André alla Fiera del Mare. Il cantante, simpatizzante delle BR, è stato invitato da il "Due Porte"".

I malevoli investigatori ignorano la produzione artistica del musicista, che nel 1973 - quando il terrorismo di sinistra era in incubazione - dedica il 33 giri Storia di un impiegato a un sessantottino deluso tramutatosi in giustiziere proletario, visitato da incubi notturni in cui il sistema si fa beffa di lui e lo utilizza per rafforzarsi: "Noi ti abbiamo osservato dal primo battere del cuore / fino ai ritmi più brevi dell'ultima emozione, / quando uccidevi, favorendo il potere / i soci vitalizi del potere ammucchiati in discesa / a difesa della loro celebrazione".

Pur senza disporre di riscontri minimamente verosimili, questori e agenti investigativi diffidano di De André, indirettamente ricollegato all'eccidio di Milano e poi trasformato in fiancheggiatore delle Brigate Rosse... Un'immagine totalmente fantastica, frutto di ottusità e di pregiudizio, oltre che di abissale incomprensione. Più che su De André, questi rapporti segnaletici ci informano sulla mentalità dei loro estensori: inadeguati sul piano professionale, disponibili a dare ombra a fantasmi, secondo i desideri dei loro superiori, in un pauroso deficit di cultura democratica.

(10 gennaio 2009)



domenica 11 gennaio 2009

Ricordando De Andrè...

Approfitto per ringraziarvi tutti quanti, voi che avete inviato le lettere e scritto post o inserito banner per informare dell'iniziativa intrapresa. Grazie a voi una piccola rivoluzione senza precedenti è in atto per Niki, la casella postale della redazione di Annozero avrà ricevuto migliaia di lettere. E spero che Santoro contatti la madre, perchè potrebbe deludere molti di noi. Ma non dobbiamo fermarci e invito chi non l'ha fatto ad inviare la lettera che trovate nel post precedente.

Oggi è il decimo anniversario della morte del grande Faber, e chissà se avrebbe apprezzato questo mio scritto. Lui che da vero anarchico ha sempre dedicato le sue canzoni agli ultimi, ai diseredati, e agli invisibili.

Agli invisibili

Questo post lo dedico a voi. Al ragazzino che non è voluto entrare nel branco, e per questo viene emarginato e deriso in continuazione. Perchè i ragazzini sanno essere molto spietati.

Lo dedico alla ragazza che ha dovuto abortire, e per questo viene giudicata in continuazione. Al ragazzo che ha studiato una vita e che non vince nemmeno un concorso. Perchè viene scavalcato in continuazione da persone raccomandate.

All'operaio che ha paura di accarezzare il proprio figlio. Perchè ha la mano piena di calli.

Alla segretaria che viene tartassata dal proprio datore di lavoro perchè pretende che si vesta sexy. Ma lei per sua natura non potrà mai essere sexy.

Alla transessuale che vuole un lavoro dignitoso, ma nessuno la vuole assumere. Per questo si prostituisce.

Alla persona che ha paura di morire in solitudine, perchè ha perso tutti. All'anziano che ha lavorato una vita, che magari ha fatto la resistenza, e non trova posti da sedere sull'autobus. Perchè ci sono tanti ragazzi maleducati e stronzi per natura che non si alzeranno mai.

Alla persona che lavora duramente, e si ritrova un datore di lavoro che lo umilia dicendogli che dovrebbe lavorare di più. Alla donna che si è fidata ciecamente del marito e scopre di essere malata di AIDS. Perchè magari il marito si è infettato andando a prostitute.

Alla persona che soffre di panico e ha paura di uscire e frequentare la gente. Al ragazzo che per sua natura non è arrivista, e rimane sempre secondo a qualcuno. Alla donna che non si vede bella, e soffre. Perchè una donna non bella, viene ridicolizzata dalla maggior parte degli uomini. Ancor di più se non possiede un forte carattere.

Alla donna divorziata, che anche in questi tempi viene marchiata come una "donna di facili costumi". Al prete che sta dalla parte degli oppressi e viene ostacolato. Delle volte scomunicato.

Alla persona fragile, per questo non vive bene come dovrebbe. Al poeta di oggi, ora che le poesie non le legge più nessuno. Allo scrittore senza denaro, perchè solo con il denaro ha la speranza di pubblicare un libro.

Alla badante polacca che deve sopportare le continue lamentele e offese dell'anziana donna. Perchè alcune donne anziane sono così.

A tutti gli incarcerati che pretendono giustamente di cambiare vita e inserirsi nella società. Ma rimarrà sempre con la fedina penale sporca e per questo alcuni di loro vengono emarginati. Alle tanti madri che si ritrovano uccisi i loro figli in circostanze misteriose e che magari vengono ridicolizzate, prese per pazze, abbandonate.

Questo post lo dedico a voi, mie adorabili teste di capra, voi che siete la gente migliore di questo maledetto Paese. Voi che siete invisibili perchè per vostra natura non vi metterete mai in mostra. Emergete da questo sottosuolo, invadete queste grigi e tristi città.

Il vero esercito di sognatori siete voi.






giovedì 8 gennaio 2009

E adesso scateniamoci tutti !

Carissime teste di capra è ora di agire, ho sempre detto che i sogni non bastano e bisogna cominciare a pretendere. E allora pretendiamo giustizia! Voi che mi seguite sapete benissimo gli sviluppi della vicenda di Niki, e esprimere una semplice solidarietà non basta.

Ora vi invito a intraprendere un' azione su larga scala, e internet è un ottimo strumento per agire. Io e il Rockpoeta abbiamo preparato una lettera da inviare alla redazione di Annozero per sollecitare Santoro a trattare l'argomento, non mi va giù che dovremmo aspettare decine di anni affinché un barlume di verità vada a galla.

Inviate personalmente la lettera e firmatela con il vostro nome e blog di riferimento se lo possedete, passate parola e diffondete l'iniziativa in questi giorni. Dobbiamo intasare la casella postale affinché nessuno potrà dire di non aver saputo. Ringrazio il Rokpoeta per aver appoggiato l'iniziativa, e spero di ringraziare tutti voi che avete dimostrato di non rimanere mai indifferenti...e adesso scateniamoci tutti !


Inviate la lettera a questo indirizzo : annozero@rai.it


Oggetto: Verità per Niki


Stimatissimo signor Santoro,
chi le scrive è un comune cittadino che ha deciso di non rimanere più indifferente ai continui soprusi che quotidianamente assiste in maniera inerme. Ho deciso di scriverle innanzitutto per porle l'augurio che continui con la sua trasmissione che considero un importante e vitale polmone di verità in mezzo a tanto degrado dell'informazione.
Le vorrei chiedere con grande convinzione che lei si occupasse di un fatto grave accaduto di recente. Qualche tempo fa ne parlò Grillo, alcuni giornali ne riportarono la notizia, ma poi più niente. Buio totale. E c'è una madre sofferente che invoca giustizia. Suo figlio, Niki Aprile Gatti, era stato arrestato preventivamente per truffa telefonica, lavorava
in una società di San Marino, fu trasferito direttamente nel carcere di super sicurezza a Sollicciano.
Dopo tre giorni fu ritrovato morto. Dicono suicidato. Ma la madre è convinta, anche grazie ad alcuni elementi, che il ragazzo sia stato ucciso.Perchè? Forse la verità andrebbe ricercata proprio nell'inchiesta, purtroppo volutamente bloccata, di de Magistris. Le chiedo, signor Santoro, di contattare la signora Ornella Gemini, madre di Niki, tramite il suo
indirizzo: mondadori.avezzano@gmail.com, ha aperto anche un blog: http://nikiaprilegatti.blogspot.com/ e la esorto a trattare l'argomento tramite la sua trasmissione.
Per maggiori dettagli qui c'è il racconto della signora http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2008/10/questo-sono-io-prima-del-19062008.html e qui la video intervista http://www.beppegrillo.it/2008/11/niki_non_ce_piu/index.html

Con stima,

segue firma con nome e cognome.


martedì 6 gennaio 2009

Gridiamo Shalom!

Quello che sta accadendo nel Medio Oriente è qualcosa di vergognoso, terribile, spietato. Per l'ennesima volta il governo Israeliano interviene duramente, il Presidente Israeliano e anche premio nobel per la pace Shimon Peres si sta dimostrando duro quanto quel criminale di Ariel Sharon che a suo tempo annientò Sabra e Chatila. Ma qualcuno di voi teste di capra ha sentito per caso quella specie di associazione in via di fallimento che è l'Onu? E l'Unione Europea? Siamo uniti solamente quando c'è da riscuotere qualcosa? Mi pare che abbia parlato il nostro caro ministro Frattini ed era meglio che stava zitto. Obama è andato in albergo, Condolizetta Rice difende Israele come se fosse questo Stato ad essere attaccato.

Lo scopo di Israele è di impoverire sempre di più la Palestina, annientarla e rafforzare Hamas. Intanto ho rispolverato un mio vecchio scritto sulla questione Palestinese. Ora più che mai gridiamo Shalom!


Detto questo, io grido a tutti voi “Shalom!” E’ la più bella di tutte le parole perché racchiude un desiderio che si può pronunciare solo libero da qualunque cinismo, perché si risponde ripetendola con la stessa sincerità.

Ma oggi questa voce fondamentale, che getta le basi della convivenza umana, ha sempre meno valore, meno peso, perché una situazione di ingiustizia volutamente mantenuta trascina i palestinesi nel tunnel senza uscita del terrorismo e lascia mano libera ai settori più duri della società israeliana per commettere i peggiori crimini in nome di un’ idea messianica, la Grande Israele.

Ieri ci ha impressionato l’Olocausto, e la Shoah è divenuta parte della memoria collettiva dell’umanità. Quando vediamo le fotografie di Auschwitz, quando vediamo milioni di ebrei, di zingari, di omosessuali deportati e assassinati dai nazisti noi abbiamo il dovere anche che la storia non si ripeta più, che non si ritrovi un nuovo capro espiatorio il quale può essere una determinata etnia( vedi rom) oppure un popolo diverso da un altro. Come appunto quello palestinese.

I nazisti marchiavano gli ebrei con numeri sulla pelle, oggi gli ebrei marchiano i palestinesi con numeri sulla pelle, e anche se un ufficiale dell’esercito di Israele spiega che “questi numeri si possono cancellare”, siamo davanti alla stessa perversione, che le nazioni, soprattutto l’Europa, contemplano con passività con cui un tempo fu permesso l’Olocausto.

E’ naturale che l’Europa avverta un debito storico verso la società israeliana, è logico che Israele sia un partner privilegiato dell’ Unione Europea, ma è anche naturale, logico e normale, anzi è un obbligo morale, che l’Europa esiga da Israele il rispetto delle leggi universali che, per esempio, proibiscono di considerare gli ospedali obiettivi militari, di impedire l’assistenza ai feriti, di sparare sul personale medico-sanitario, di bombardare scuole e di rispondere agli attentati terroristici con altrettanti attentati come gli assassinii selettivi.

La disperazione di un popolo senza patria, senza la certezza di una terra, di una casa stabile, è il miglior brodo di cultura per il terrorismo che avvolte è semplicemente resistenza.

Ai governanti di questo mondo che pretendono di essere i paladini della giustizia dico di non far permettere che un guerrafondaio texano e il governo israeliano dell’odio soffochino la parola “Shalom” in un altro bagno di sangue.

E invece, a quanto pare, l'hanno di nuovo premesso!

Vi avverto che questo è un video terribile, ma la guerra contro i Palestinesi è così. La guerra non è un gioco tra soldatini.




domenica 4 gennaio 2009

I fidanzatini di Policoro e la pax mafiosa

Ho deciso di scrivere un post molto difficile, si perchè è un compito arduo cercare di scrivere brevemente un argomento che se approfondito non basterebbe un libro intero.
Ma ho deciso di capire insieme a voi come i poteri occulti uccidono,depistano e operano indisturbati. E agiscono in quelle terre dove sembra che tutto sia bello, normale, tranquillo.

Non a caso è stato coniato un termine molto appropriato, esplicativo come "pax". Esiste la "pax mafiosa" dove sembra che tutto vada bene, pochi morti, nessuno si lamenta, e sembra che la mafia non esista più. Ma il termine "pax", può essere usato anche quando si fanno passare delle leggi assurde, si effettuano dei trasferimenti per evitare guai, e il tutto avviene senza il minimo rumore, disapprovazione. Non a caso durante il governo Prodi si parlava di "pax mastelliana".

Perchè quando non c'è nessun sano conflitto, la democrazia vacilla. E con essa anche la legalità.

Ad esempio esiste una terra considerata fino a poco tempo fa "felice", dove "non succede mai nulla". E' la Basilicata, detta anche "Lucania Felix". Ma è lì, e precisamente a Potenza, dove c'è una forte convivenza mafia-istituzioni, dove esiste una forte presenza massonica deviata, dove c'è un circuito di rapporti tra uomini d'affari, imprenditori, appartenenti alle forze dell'ordine, magistrati, politici e avvocati.

E anche lì c'è una forte presenza della 'ndrangheta: la cosiddetta mafia dei basilischi. Sempre lei,una montagna di merda talmente grande che ricopre ogni cosa.

Dicevo considerata felice fino a quando un magistrato di nome De Magistris aveva aperto un' inchiesta, ovviamente toltagli, chiamata: toghe lucane. E indagava sulla magistratura deviata. Non sto qui a parlarvi dell'inchiesta perchè è molto complessa ma basta che vi racconti una storia, una delle tante, e capirete molte cose.

Vent'anni fa a Policoro, un paese vicino Potenza, Luca Orioli e Marirosa Andreotta rispettivamente di ventuno anni, furono rinvenuti morti nel bagno della casa di lei. Tutti se li ricordano come i "fidanzatini di Policoro" per la tenerezza che ispirano ancora oggi. La loro morte fu bollata immediatamente come un incidente domestico, così su due piedi. Senza aver svolto un' autopsia, senza svolgere ulteriori indagini, e l'allora magistrato che si occupava di questa morte non volle approfondire nulla.

La madre del ragazzo però volle vederci chiaro e non ha creduto fin da subito ad una morte accidentale dovuta da uno scaldabagno, anche perchè i loro corpi erano pieni di ferite, con i volti tumefatti. Nel 1998 ebbe la conferma dal criminologo Francesco Bruno, che disse: "I due ragazzi sono stati prima uccisi , ci sono evidenti segni sui loro corpi, e poi annegati nella vasca da bagno. Non era lecito per nessuno, specie se medico, immaginare cause diverse dalla morte".

Ma perchè c'era tutta questa voglia di non approfondire le indagini e addirittura di contrastarle? Non è la prima volta che succede in quella terra felice, anche per quanto riguarda la scomparsa della Claps ci fu un insabbiamento da parte della magistratura. Non hanno voluto inquisire quel ragazzo psicolabile di nome Daniele Restivo. Forse perchè figlio di un noto massone? Non saprei.

I fidanzatini di Policoro sono stati uccisi, non c'è dubbio. E De Magistris aveva riaperto il caso, anche perchè faceva parte del filone dell'inchiesta "Toghe Lucane" che stava svolgendo.

La ragazza custodiva un segreto terribile e aveva deciso di parlarne con il suo ragazzo, perchè lei era innamorata e voleva togliersi questo pesante fardello.


A Potenza questa congrega di potenti, questi "galantuomini", questi signori che rappresentano le istituzioni amavano( e probabilmente amano ancora) divertirsi con dei bei festini privati contornati da prostituzione e droga. E molto probabilmente questa ragazza vi partecipava e avevano paura che i fidanzatini ne parlassero troppo in giro e magari c'era il rischio che uscisse qualche nome "eccellente".

Meglio ucciderli e poi inseguito farsi aiutare dagli amici magistrati, dai capi delle forze dell'ordine, e dagli avvocati.

A proposito di avvocati è importante sapere come sono bravi a depistare le indagini dall'interno, ad esempio può capitare che ad una madre presa dal dolore e quindi vulnerabile gli propongono degli avvocati che dicono che potrebbero aiutarla e invece si rivelano dei farabutti. E così alla madre di Luca Orioli gli propongono Buccico, ora senatore di AN, che prima sta con lei complicandogli le cose, e poi va dalla parte degli indagati.

Un doppiogiochista che mi ricorda un altro avvocato, un certo Umberto Guerini che faceva parte della difesa dell'Associazione delle vittime della strage di Bologna. E fu mandato via dall'associazione stessa per delle motivazioni che trovate nella fonte che ho citato.

Ora i genitori dei fidanzatini gridano giustizia, ma De Magistris lo hanno trasferito, in Lucania tutto è tornato alla normalità, la pax vige ancora una volta.

Una "pax" apparente però.




AGGIORNAMENTO

Vi invito a leggere l'ultimo post di Ornella.
A questo punto è necessario chiedere a gran voce chiarezza.

venerdì 2 gennaio 2009

Il discorso di fine anno di Napolitano.

Per fortuna, carissime teste di capra, nonostante mi definisca un incarcerato sono libero di scrivere e pensare ciò che voglio. Io non ho peli sulla lingua, e non vedo nemmeno il motivo di averli. Per fortuna non scrivo per giornali finanziati dai partiti o dalle varie lobby, per fortuna non vado in televisione e non potrò mai sottostare ad un Authority che presto metteranno per tappare la bocca a quei giornalisti che veramente fanno il loro mestiere di informazione. E quindi voglio esprimere il mio disgusto verso il Presidente Della Repubblica Napolitano, ed è un mio giudizio confermato dal suo discorso di fine anno.

Parla della fine delle violenze che sono esplose di nuovo in Medio Oriente, ma non dice che sono gli Israeliani che dovrebbero smetterla e che la Palestina debba avere il sacrosanto diritto di diventare Stato. Un Pertini lo avrebbe detto, e non lo dico per intuizione o altro ma semplicemente perchè quando era Presidente lui nei suoi discorsi di fine anno lo diceva visto che sono decenni che la prepotenza Israeliana non ha fine.

Parla della crisi come un momento utile per fare delle riforme giuste e condivise. Mi piacerebbe sapere quali siano queste riforme e soprattutto perchè insiste che ci debba essere unità tra le fazioni politiche visto che ultimamente non mi pare che ci sia stata una grande opposizione alle leggi di questo triste governo. Non mi sorprende che il nostro Presidente Napolitano non ami il conflitto e una forte opposizione, dopotutto lui era sempre stato un politico che ha sempre sostenuto quei regimi che i conflitti li reprimeva, giusto? Non mi pare che amasse la contestazione giovanile del '68 e del '78, lui che era un comunista "ortodosso".

E invece un Pertini direbbe, perchè lo aveva detto, che il conflitto è utile che ci sia, perchè è sintomo di democrazia, di crescita e anche di conquiste sociali. E allora perchè il nostro Presidente non ha ad esempio elogiato o almeno ascoltato le proteste degli studenti che vogliono un università migliore, priva di tagli, e soprattutto non privatizzata?
Anche perchè , come dice Napolitano stesso , il Presidente ha il dovere di proteggere e far rispettare la Costituzione. Ma non mi pare che lo abbia fatto.

Pertini li avrebbe ascoltati , come ha ascoltato ed elogiato i pacifisti. Nei suoi discorsi di fine anno ne parlava quasi con orgoglio, e invece il nostro Presidente ha elogiato le nostre cosiddette missioni di "pace". Dice di sostenere quei militari che sono lì a garantire la pace tra la popolazione, si perchè si chiama pace dover operare in un uno Stato controllato per il 90 percento dai Talebani, i nemici da combattere e per cui si è fatta la guerra.

Il Presidente Napolitano mi disgusta esattamente come quando era nel governo come Ministro Dell'Interno e ha contribuito alla creazione dei CPT, i lager italiani che detengono gli stranieri senza permesso di soggiorno e subiscono torture psicologiche e fisiche fino a provocare, non rare volte, la morte. Oppure quando non aveva attuato una tempestiva e adeguata sorveglianza su Licio Gelli fuggito all'estero (dopo essere evaso dal carcere già nel 1983) il 28 aprile 1998 , il giorno stesso della divulgazione della sentenza definitiva di condanna per depistaggio e strage da parte della Cassazione.

Ma non è nuovo per queste cose, perchè quando era stato Presidente della Camera dei Deputati nel 1992 per sostituire Scalfaro, lui fu acclamato da tutti i partiti perchè emise l'immunità per non far svolgere le indagini al magistrato Gherardo Colombo sui bilanci dei partiti visto che molto probabilmente c'erano stratosferici contribuiti finanziari ai partiti non dichiarati nei bilanci.

Così non mi sorprenderebbe che ultimamente non gli è piaciuto che una procura indaghi sui magistrati che avevano ostacolato De Magistris.

Si, è proprio un Presidente bipartisan. Non c'è nulla da fare.

Buon 2009 adorabili teste di capra!