domenica 4 ottobre 2009

Una stagione.




Questa donna, una volta,
era fatta di carne fresca e solida.
Quando portava un bambino
si teneva nascosta e intristiva da sola,
non amava mostrarsi sformata, per strada.

Le altre volte - era giovane, senza volerlo fece molti bambini -
passava per strada con passo sicuro
e sapeva godersi gli istanti.

I vestiti diventano vento le sere di marzo
e si stringono e tremano intorno alle donne che passano.
Il suo corpo di donna muoveva sicuro nel vento che svaniva,
lasciandolo saldo.
Non ebbe altro bene che quel corpo
che adesso è consunto dai troppi figliuoli.

Nelle sere di vento si spande un sentore di linfe,
il sentore che aveva da giovane il corpo tra le vesti superflue,
un sapore di terra bagnata che ogni marzo ritorna,
anche dove in città non c’è viali e non giunge col sole il respiro del vento
il suo corpo viveva
esalando di succhi in fermento tra i muri di pietra.

Col tempo anche lei che ha nutrito altri corpi
si è rotta e piegata.
Non è bello guardarla,
ha perduto ogni forza.

Ma dei molti, una figlia
ritorna a passare per le strade
la sera e ostentare nel vento sotto gli alberi, solido e fresco,
il suo corpo che vive.

E c’è un figlio che gira
e sa stare da solo e si sa divertire da solo,
ma guarda nei vetri, compiaciuto del modo che tiene a braccetto la compagna.
Gli piace di un gioco di muscoli accostarsela mentre rilutta
e baciarla sul collo.
Soprattutto gli piace, poi che ha generato su quel corpo,
lasciarlo intristire e tornare a se stesso.
Un amplesso lo fa solamente sorridere
e un figlio lo farebbe indignare.
Lo sa la ragazza che attende
e prepara se stessa a nascondere
il ventre sformato e si gode con lui,
compiacente,
e gli ammira la forza di quel corpo
che serve per compiere tante altre cose.


Cesare Pavese.

6 commenti:

angustifolia ha detto...

Sarebbe riduttivo considerare il tema del tuo post: la maternità che segna la donna col passare del tempo (i figli crescono, le mamme invecchiano).
O forse il messaggio è "dare la vita" per poi venire messa da parte perchè non più desiderabile?
Pavese, malinconico sentimentale, non riusciva a "farsi accogliere in quella terra".
Ti contrappongo un Cassola con la sua Anna dal Cuore Arido nei confronti del "matrimonio", perchè amante delle piccole cose della vita quotidiana che possono rendere felici più delle grandi emozioni:
"Anna chiuse gli occhi, tornò a riaprirli: Sì, è tutto come prima pensò, e io sono la stessa di prima...Era definitivamente guarita; era di nuovo libera e in attesa fiduciosa di ciò che le riserba il futuro".

enrica ha detto...

Splendida poesia, triste e dolce al tempo stesso.
Strano angolo da cui guardare una donna... Fa riflettere.

Vincenzo Cucinotta ha detto...

"Non ebbe altro bene che quel corpo
che adesso è consunto dai troppi figliuoli": qui sta una delle chiavi di lettura, in una situazione storicamente determinata di quella donna.
C'è poi, attraverso la figura della figlia, il tema della ciclicità della vita.
Comunque, la scrittura di Pavese mi affascina.

Tua madre Ornella ha detto...

Ben venga questa ciclicità...ne sarei stata felice.....
Purtroppo a volte non è così,
quando è naturale, l'importante è saper vivere le diverse fasi della vita, il DRAMMA nasce nell'innaturalità....
Un bacio
Ornella

Anonimo ha detto...

Grazie per questa poesia Incarcerato..

Aras

upupa ha detto...

Bravo Incarcerato...