sabato 17 ottobre 2009

"Padre nostro che sei nei cieli"



Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d'ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre...
È a terra, non si difende più...
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l'ironia, avevo il silenzio.

Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.

Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l'ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall'esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.

E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.

Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie - restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane...
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore;
e sto qui a aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità.

La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
- che sembrava tutt'uno col mio corpo e il mio tratto -
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
cosi ben difesa contro gli imprevisti?

Pier Paolo Pasolini

10 commenti:

angustifolia ha detto...

Con questo post siamo rimasti basiti!
Ti risponderei con Simone de Beauvoir (1908 - 1986), scrittrice, filosofa e femminista francese:

"Mi è stato più facile pensare un mondo senza creatore, che un creatore pieno di tutte le contraddizioni del mondo".
(Memorie di una ragazza perbene, 1958).

Ma forse non era questo il tuo messaggio?

upupa ha detto...

Caro incarcerato...è da un pò che mi rivolgo a Lui...ho preso in prestito anche le parole di Ligabue...
"No perchè sono qua
insomma ci
sarei anch'io
Hai un momento Dio?
O te o chi per te
avete un
attimo per me?"()
Ma è latitante...troppo spesso distratto,o forse impegnato in altre cose...
Aldilà di tutto devo dire,entrando in un terreno pericoloso,che provo "invidia" per quelle persone che "credono" perchè hanno un modo per spiegare tutto,una ragione per tutte le cose,la certezza di quello che sarà...
Io non ho certezze e il mio senso religioso si traduce nel trovare il senso pieno della vita,nell’essere quanto più consapevole e presente,ma in questo mio modo d’essere sono assenti le risposte…
E d'altronde quali risposte potrebbe darmi per le tante tragedie?
Allora troppo spesso gli chiedo...perchè?
Ma capisco che siamo tanti e che io sono un granello tra la sabbia...

aleph ha detto...

Infatti : a che serve? tanto....
è chiarissimo il messaggio, tanto chiaro quanto demoralizzante.

emanuela ha detto...

A che serve, se non si vive?
A che serve se non ci facciamo sentire?

Ishtar ha detto...

Quanto tempo senza passare...sai io credo veramente in Dio, ma solo in lui...e a lui mi rivolgo in tutti i momenti in cui le forze sembrano cedere...sarebbe però bello credere che lui possa rendere migliore questo mondo...siamo noi che lo abbiamo reso così e noi stessi caini e abeli dovremo porre rimedio, ognuno a suo modo, ognuno come può, buona notte

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Pasolini era un mito, niente da dire.

ps: caro inca, se vuoi passa da me: c'è un notizia che potrebbe interessarti.
Grazie.

cometa ha detto...

Non conoscevo.
Non posso dire nulla sul testo, perché mi ha troppo toccato.
Sui commenti vostri, invece, vorrei dire:
@angustifolia: la de Beauvoir, ma non solo lei, spesso eliminava dalla sua riflessione le contraddizioni troppo dolorose.
+ @upupa: anche "quelle persone che "credono" perchè hanno un modo per spiegare tutto" eliminano dal loro mondo le contraddizioni, nello stesso identico modo. Almeno la Beauvoir ne era consapevole.
Credere è una condizione.
Credere in un dio è come credere nell'anarchia (o nella libertà, nella giustizia, nella bontà), che non c'è, che non vedi, che non esiste: pura fede.
@aleph: per fortuna, non tutto quello che siamo e facciamo serve: a che serve l'amore? la poesia? la bellezza?
@incarcerato: ho poco poco tempo, mi sto dedicando a tante cose "pratiche", non ho tempo e forse voglia di scrivere. Sto poco anche su internet, leggo a giorni alterni i blog che amo di più, ma non commento più per non perdere tempo prezioso.
Però ci sono ;-)
un abbraccio, cometa

angustifolia ha detto...

"Credere in un dio è come credere nell'anarchia (o nella libertà, nella giustizia, nella bontà), che non c'è, che non vedi, che non esiste: pura fede."

eh no! caro Cometa, forse "l'anarchia" sarà anche un'utopia... ma la libertà la vedi, quando te la tolgono; la giustizia la vedi, quando non te la riconoscono; e la bontà è un comportamento che istintivamente ci si dovrebbe tramandare (ma il termine è improprio: per me non esiste buono o cattivo - distinzione appunto da caini e abeli - )
Non è questione di credere! io sono materialista nel senso che mi sento "figlia delle stelle", ma i sentimenti vengono dal cervello (prima ancora che dall'anima);
le contraddizioni a volte potranno anche essere inevitabili, ma su questa cosa io mi sono sempre sentita coerente: tutto ha una spiegazione, basta solo avere la voglia, i mezzi, le capacità per trovarla!

chit ha detto...

Non conoscevo questo pezzo di Pasolini e ti ringrazio per averlo postato. Per sdrammatizzare mi verrebbe da dire che forse... sbagliamo semplicemente "indirizzo" non essendo pi lui nei cieli ma risiedendo a Palazzo Grazioli, almeno così "qualcuno" dice in giro ;-)

luce ha detto...

Bellissimo testo di Pasolini, lungimirante testa intellettuale sprecata in un'Italia che non capiva e non capisce ancora.
Dio? Beh il Vangelo di Tommaso dice che Dio è in noi, noi abbiamno un pezzo di divinità dentro che non deve essere sprecato come nel "namaste" indiano si saluta Dio in noi e si rispetta per questol'altro,per la grandezza che siamo dentro...
Credere in qualcosa che non si vede ma non ci lascia soli mai è essere religiosi,il resto è una storia che ogni giorni scriviamo noi; e chi non ci lascia soli mai se non la nostra anima?
E poi quel povero Cristo qualcosa di buono l'aveva detta e se uno la legge alla fine si ritrova solo con tanto buon senso
Un abbraccio e "namaste" a te che hai un universo intero dentro