giovedì 29 ottobre 2009

L'importanza dei pentiti e la prevedibile uccisione di Fonti.

Care teste di capra, c'è qualcosa di strano che aleggia in questa putrida aria. Chi mi segue da tempo, ben conosce la forte collusione della 'ndrangheta con lo Stato; basta partire dalla prima parte della mia inchiesta fino all'ottava quando ho anticipato di due giorni lo scandalo delle cosiddette "navi dei veleni", riportando alcuni passi del memoriale del pentito Fonti.

E parlo del traffico di materiale radioattivo che sbarcava in Somalia, con tutte le scie di morti, compresa la giornalista Ilaria Alpi.

Bisogna dirlo con forza, la figura del pentito o collaboratore di giustizia è di vitale importanza per sconfiggere la mafia. Falcone e Borsellino hanno avuto la capacità di ascoltare i pentiti con cautela, ma con grande efficacia.

Ma se la magistratura perde di credibilità e subisce delle preoccupanti deviazioni al suo interno, i pentiti saranno sempre di meno semplicemente perchè avranno paura. Lo Stato, e forse non si capisce il perchè, li protegge sempre meno. Sia chiaro, non è una "malattia" che si è manifestata all'improvviso.

Chi ricorda Rita Atria, Stefano Calzetta, Leonardo Vitale? Vitale fu il primo: nel 1973 parlò delle collusioni mafia-politica e fece il nome di Vito Ciancimino, allora potentissimo sindaco di Palermo. Fu rinchiuso in manicomio e, quando venne dimesso, ammazzato come un cane.

Stefano Calzetta rivelò, già nel 1984, i segreti della cosca di Corso dei Mille a Palermo; abbandonato a se stesso, finì barbone a dormire nei giardini davanti alla Questura del capoluogo siciliano; morì di freddo e di stenti.

Rita Atria era una ragazza di Partanna, in provincia di Trapani: nel 1991 raccontò al giudice Paolo Borsellino tutto ciò che sapeva sulla mafia nel suo paese. Fu messa sotto protezione, ma quando Cosa Nostra fece saltare in aria il magistrato siciliano con tutta la scorta (luglio del 1992), Rita si gettò dal balcone del suo rifugio romano. La famiglia, che l’aveva rinnegata, non partecipò neppure ai funerali e la sua tomba venne ripetutamente profanata.

Quindi i veri pentiti, ovvero quelli che davvero contribuiscono alla verità, non vengono protetti. Ma appositamente abbandonati.

Allora veniamo ai giorni nostri e, notizia di questi giorni, il pentito Fonti è stato lasciato senza scorta. Si trova agli arresti domiciliari, e molto probabilmente lo uccideranno.

Come all'inizio vi dicevo, c'è brutta aria in giro e ho il timore che si stia realizzando quel vecchio sogno di Licio Gelli e affini: l'istituzionalizzazione delle mafie. Un sogno che si sta concretizzando nel tempo, anche grazie alle stragi (di Stato) e agli omicidi mirati.

I pentiti veri vengono abbandonati, invece quelli "finti" che rimangono sempre in contatto con i loro clan di appartenenza (come Salvatore Menzo) vengono pure "premiati".

Si respira davvero una brutta aria.



4 commenti:

angustifolia ha detto...

e sarà pure peggio se "taglieranno" le intercettazioni perchè, come dice Gratteri, tra quelli della 'ndrangheta non si usa tanto pentirsi!

l'incarcerato ha detto...

Infatti come ho ben spiegato nella mia inchiesta, gli 'ndranghetisti difficilmente si pentono grazie al loro legame di sangue. E uno dei rari pentiti Fonti, che tra l'altro ha tante cose da dire, non lo proteggono.

Le intercettazioni poi sono un'altra cosa. e altrettanto grave. Ma rimaniamo concentrati sul tema dei pentiti perchè sono di vitale importanza.

Tua madre Ornella ha detto...

Inka,
i pentiti hanno una ragione di essere solo se c'è uno Stato Forte che davvero vuole combattere le mafie, diversamente il pentito non rischia (anzi non è un rischio è una certezza) di essere ammazzato.
Se davvero Fonti è stato lasciato senza copertura chiediamoci PERCHE'
e chiediamoci ancora perchè una volta trovata una sola nave (che rappresentava la certezza di quel che Fonti stava dichiarando) la Politica tutta, non si è data da fare .......
Ti abbraccio
Ornella

Silvia ha detto...

Ciao Inca! Hai sentito dell'uomo sparato a Napoli? ...E quest'aria diventa sempre più putrida...

Un caro saluto, ripasserò il prima possibile.