giovedì 10 settembre 2009

La 'ndrangheta(ottava parte): omicidio di Stato nei confronti di Ilaria Alpi.

Era il 20 Marzo del 1994 quando Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin si trovarono a Mogadiscio quando all'improvviso sbucò un commando di persone e li trivellarono di proiettili.

Sangue, tanto sangue.


Ci sono anche immagini dei due corpi privi di vita accasciati dentro l'abitacolo del loro fuori strada. Furono girate da un giornalista dell'ABC, una trasmissione americana.

Anche questo operatore morì in circostanze poco chiare, fu ucciso qualche mese più tardi a Kabul, in una stanza di un albergo. Ma morì in un incidente stradale anche un altro operatore svizzero che girò le immagini dei corpi di Ilaria e Miran.

Muoiono tutti.

Alcuni mesi prima fu ucciso, sempre in Somalia, anche un certo Vincenzo Li Causi. Era un maresciallo che apparteneva ai Servizi Segreti ed era il componente principale della struttura Gladio operante a Trapani, in Sicilia.

Li Causi dal 1991 il Sismi lo aveva inviato ripetutamente in Somalia e il 12 novembre 1993 morì in un agguato dalla dinamica strana, compiuto da "banditi" somali. Proprio come accadrà qualche tempo dopo alla povera Ilaria.

Come mai?

Stando ad alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti italiani, Li Causi si sarebbe interessato all’operazione Urano (un grosso progetto di smaltimento di rifiuti tossico nocivi e di scorie nucleari, in Somalia e in altri Paesi africani) e avrebbe manifestato una crescente inquietudine.

Sappiamo che Ilaria Alpi stava facendo un inchiesta proprio sullo smaltimento illegale dei rifiuti radioattivi che coinvolgeva il nostro Bel Paese, il nostro Stato.

Ilaria Alpi aveva come informatore proprio un maresciallo del SISMI operante in Somalia.

E se fosse proprio quel Li Causi?

Ebbene, secondo il maresciallo dei Carabinieri Francesco Aloi, che prestò servizio presso il comando della missione Ibis in Somalia, i due si conoscevano.


Muoiono tutti, e quando dico tutti mi riferisco perfino al grande Rostagno che si batteva con coraggio contro la mafia: secondo quanto dichiarato ai magistrati da Carla Rostagno, sorella di Mauro, il fratello avrebbe visto e filmato l’arrivo a Trapani, in un aeroporto abbandonato (già usato da un gruppo di Gladio), di velivoli militari italiani da trasporto che scaricavano aiuti umanitari per imbarcare armi e ripartire.

Rostagno morì prima di tutti: fu ucciso il 26 settembre 1988.

Ma tutto riconduce in Somalia, nel triste periodo dove operavano i militari della Tuscania, reparto speciale che si vantava di operare violenze terrificanti nei confronti della popolazione somala. Due ufficiali di quel tempo hanno operato pure a Genova durante il G8, dove morì Carlo Giuliani.

Parliamo di morte teste di capra, e sono tutti omicidi di Stato. E in mezzo a tutta questa porcheria non poteva mancare la più grande montagna di merda: la 'ndrangheta.

Per farvi capire bene il ruolo che ha avuto in tutto ciò, come ha operato con lo Stato stesso che dovrebbe reprimerla, vi trascrivo alcuni passi del memoriale di un Boss pentito della 'ndrangheta:

"Il primo capo della 'ndrangheta a capire l'importanza del business dei rifiuti tossici e radioattivi è stato Giuseppe Nirta. Nel 1982 era il responsabile del territorio di San Luca e Mammasantissima, ossia il vertice supremo dell'organizzazione. Per questo aveva contatti a Roma con personaggi dei servizi segreti, della massoneria e della politica. Nirta era un lontano cugino di mia madre, e per questo avevo una corsia preferenziale con lui, il quale più volte mi assicurò che il business dei rifiuti pericolosi avrebbe portato tanti soldi
nelle nostre casse"


"Nirta mi spiegò che gli era stato proposto dal ministro della Difesa Lelio
Lagorio, col quale aveva rapporti tramite l'ex sottosegretario ai Trasporti Nello Vincelli e l'onorevole Vito Napoli, di stoccare bidoni di rifiuti tossici e occultarli in zone della Calabria da individuare."


"Musitano mi diede la disponibilità del genero, Giuseppe Arcadi, il quale mi aiutò a trovare i camion e gli autisti per il trasporto
dei rifiuti.Calcolammo che per 600 fusti ci sarebbero voluti circa 40 mezzi, i quali dovevano prelevare i bidoni dai capannoni a Rotondella, trasportarli nel porto di Livorno e caricarli su una nave che sarebbe partita per la Somalia. Sembrava tutto pronto"


"La famiglia di San Luca ricevette in cambio 250 milioni di lire, e non fu un episodio sporadico. Lo stesso Comerio mi raccontò che già negli anni
Ottanta aveva avuto diversi contatti con la 'ndrangheta, e in particolare con Natale Iamonte, capo dell'omonima famiglia di Melito Porto Salvo, che lo aveva aiutato riguardo all'affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi in acque internazionali davanti alla costa ionica calabrese."


"So per certo che molti altri affondamenti avvennero in quel periodo, almeno una trentina, organizzati da altre famiglie, ma non me ne occupai in prima persona."


"In seguito sono stato arrestato, ma i rapporti tra servizi segreti e la mia famiglia della 'ndrangheta sono continuati, come d'altronde sono sempre stati costanti quelli con la politica. Cito per esempio l'incontro che ebbi nel dicembre 1992 al ristorante Villa Luppis a Pasiano di Pordenone con l'ex ministro degli Esteri Gianni De Michelis, che come ho spiegato alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria già conoscevo bene."

In poche parole lo Stato pagava la 'ndrangheta per smaltire i rifiuti radioattivi, alcune navi le affondavano direttamente, altre le facevano arrivare in Somalia. Proprio lì dove Ilaria Alpi stava appurando tutto questo.

Dire omicidio di Stato, oppure omicidio mafioso è dire la stessa identica cosa. Non trovo altra conclusione.







18 commenti:

l'incarcerato ha detto...

E parliamo degli stessi anni nei quali morirono Falcone e Borsellino...

angustifolia ha detto...

La Croce Rossa non distribuiva viveri più da 3 mesi: la missione dell'Onu in corso si chiamava "Restore Hope"(la nostra Ibis), che aveva visto uno sbarco spettacolare di marines, dopo la caduta e la fuga del sanguinario e corrotto dittatore Siad Barre, sostenuto e foraggiato anche dall'Italia fino alla guerra civile che vide 5 milioni di somali divisi in 6 etnie, 50 clan e 200 sottoclan. Per Ilaria era la settima volta che si recava in Somalia nell'arco di un anno e mezzo. Sui suoi appunti i nomi della Shifco (i pescherecci) e del proprietario Mugne (indagato dalla Digos come uno dei presunti mandanti, indicato come uno degli uomini chiave della gestione dei fondi della cooperazione italiana e della spartizione delle tangenti tra politici italiani e Governo somalo, ma che affermava di aver conosciuto Craxi in Somalia, come pure Andreotti o Cossiga, solo in occasione di visite ufficiali, e di non essere mai stato intervistato da Ilaria a Bosaso - bisognerebbe poter accedere alle informative del Sisde! -)
Fu un'esecuzione su commissione (si sa che aveva già ricevuto minacce - si parla di Mogadiscio), ci fu omissione di soccorso perchè era ancora viva, non fu disposta un'autopsia (verrà poi riesumata due volte): fu perso il certificato di morte, in seguito vennero sottratti 11 fascicoli; l'autista e la guardia del corpo rimasero indenni.
L’operatore svizzero deceduto nello strano "incidente" era Vittorio Lenzi.
Le indagini furono ostacolate da depistaggi, bugie e tradimenti per rendere difficile ogni ricerca della verità ; è stato poi ritrovato un bloc notes con alcune annotazioni sull'ultimo viaggio (telefonò al caporedattore dicendo di aver in mano "cose molto grosse") ma le videocassette scomparvero, le interviste non andarono mai in onda.
Hashi Omar Hassan viene riconosciuto come uno dei sette componenti del commando, venne chiesto l'ergastolo e fu condannato a 26 anni di reclusione per il duplice omicidio, ma è accertato che non è stato lui a sparare.

angustifolia ha detto...

Vi sono delle similitudini, ha fatto notare Mariangela Gritta Grainer, consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta (istituita dopo 10 anni e presieduta da Carlo Taormina, il quale dichiarò che fosse un tentativo di rapimento fallito di un uomo e una donna in vacanza!) : "Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono morti perché indagavano su un traffico illegale di armi e rifiuti tossici e sulle coperture avvenute attraverso la cooperazione internazionale.
Guarda caso una delle navi, donate anni prima dall’Italia alla Somalia, si trovava nelle acque di Livorno proprio mentre il Moby Prince bruciava con il suo carico umano a bordo". Pesanti silenzi o dimenticanze in chi ricopriva incarichi di responsabilità ai vertici militari, e le famiglie delle vittime attendono ancora giustizia.
Il sostituto procuratore Tarditi non ha taciuto “gli accordi segreti internazionali vietati dalla Costituzione, ma che molti Stati non esitano ad applicare”, puntando poi il dito contro “inesplorati gruppi occulti di potere”, amareggiato anche per le conclusioni di un’indagine su un traffico di rifiuti tossici e radioattivi che, avviata tra Asti e Alessandria, aveva portato anni fa a incrociare, attraverso le intercettazioni telefoniche, personaggi che in Somalia sostenevano di sapere tutto sull’omicidio di Ilaria Alpi. “Ho trasmesso gli incartamenti alla magistratura di Roma – ha raccontato Tarditi – e lì la nostra indagine si è fermata, diventando carta straccia”.
L'Associazione Ilaria Alpi scrisse al Presidente del Consiglio Romano Prodi, affinché il Governo si attivasse per fare piena luce sulla morte dei due giornalisti, segnalando che nel corso della serata di apertura della XII edizione del Premio Ilaria Alpi, il Presidente della Somalia Adulai Yusuf Ahmed aveva riconfermato la volontà del suo governo di collaborare con quello italiano.
Il gip del Tribunale di Roma, Emanuele Cersosimo, aveva respinto la richiesta di archiviazione, e un esame delle tracce di sangue trovate sulla Toyota è stato disposto l'anno scorso dal procuratore aggiunto di Roma Franco Jonta, titolare del procedimento sul caso ma lo stesso che ne aveva chiesto l'archiviazione, per l'impossibilità di identificarne i responsabili. Il pm, dopo la riapertura dell'indagine, aveva nominato due periti per ricavare, dalle tracce di sangue, il Dna...
Si perderanno anche queste?

L'Associazione Ilaria Alpi sarà presente all'iniziativa "No all'informazione al guinzaglio" che si svolgerà a Roma sabato 19 settembre.

luce ha detto...

Carissimo Incarcerato, stamattina mi vergogno tanto di essere italiana ( e all'improvviso i tumori alla tiroide di Vibo Valentia e la collina radioattiva hanno un senso...).
Grazie anche ad Augustifolia dell'analisi dettagliata di questa ferita terribile.
Fammi abbassare gli occhi...

l'incarcerato ha detto...

Grazie Angustifolia per aver integrato il mio post con questi altri "dettagli".

Cara Luce, siamo uno Stato Mafioso. Come ho detto, non trovo altra conclusione!

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Anni davvero bollenti.Sapevo che Ilaria Alpi fosse stata uccisa dallo Stato non sapevo che ci fosse dentro anche la N'Drangheta.

Guernica ha detto...

Perchè scrivere sceneggiature per i film di mafia quando riportare la realtà è meglio?
Mah...

Tua madre Ornella ha detto...

x Inka

ottimo post e, quando la mamma di Ilaria urlava che l'avevano ammazzata a tutta l'Italia anche lì, tutto minimizzato....era stato (e così penso a livello legale sia rimasto) un agguato di "balordi" somali ...... e la mamma Urlava...ora forse non avrà piu' voce ........ ci lasciano morire insieme ai nostri figli di sfinimento!!

x GUERNICA

ti posso assicurare che quando ci entri dentro per capire, LA REALTA' SUPERA DI GRAN LUNGA
LA FANTASIA!!!!!!!!!!!!!!!

Un bacio
Ornella

enrica ha detto...

Wow!Queste notizie sono interessantissime! Grazie Inca!
Enrica

Alessandro Tauro ha detto...

Straordinario post, incarcerato! Un vero must!!
Hai collegato in un filo logico inattaccabile una serie di elementi da far impallidire il miglior scrittore di thriller e spy-story!

E la cosa peggiore è che non si tratta di immaginazione, fantasia, insita capacità di stupire, si tratta di realtà. Di pura realtà.
Quella peggiore, quella che deve rimanere relegata nell'ambito dell'informazione qualitativamente migliore, ma quantitativamente meno conosciuta.

Ilaria Alpi, un'altra straordinaria persona morta di lavoro (a modo suo...) e uccisa una seconda volta dalla chiusura d'occhi dello Stato italiano.
Un caso particolare di delitto reiterato dallo stesso autore...

Silvia ha detto...

Caro Incarcerato rieccomi qui tra voi...Bentornato anche se un pò in ritardo!

Ripasserò per leggere il tutto con maggiore attenzione.

Intanto ti auguro una buona notte.
A presto :)

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Post interessante, con tanta carne al fuoco.
Sono questi i post che vanno contro il potere costituito, anche se le ferite che lasciano sono tremende.
Un caro saluto.

riri ha detto...

Quale è il colore del dolore, e quale della felicità?

E quello del silenzio?

Caro I. il colore del silenzio è quello che accomuna moltissimi italiani e lo hai descritto molto bene, in questo post di denuncia, dove emergono fatti così inquietanti..è la vigliaccheria di girarsi dall'altra parte, perchè nn ti riguarda, perchè tu sei al sicuro,al caldo, al fresco, in vacanze ecc. perchè impicciarsi? Che colore si può dare a "ceffi" così? Io nn lo so, neanche i miei amici, sono solo rifiuti della società ed andrebbero schiacciati come vermi!!
Un saluto fraterno.

Aly ha detto...

il video è agghiacciante,ogni volta ke lo vedo è cm se fosse la prima.. perkè è veramente difficile darsi pace, e se lo è x me non oso immaginare x i genitori di Ilaria e Miran..
Cm scrisse Thoreau "Non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!"
um abraço

calendula ha detto...

e un bellissimo post, terribilmente bellissimo, da quando era morta, ( ed ero solo una ragazzina) ho discusso con i miei perchè mi sembrava tutto troppo strano.... che brutti anni, e che tristezza che nulla cambi..

Anonimo ha detto...

Complimenti a tutti coloro che partecipano vivamente a questa indagine e prima di tutto al padrone di casa. Ho conosciuto un importante reporter di Rai news 24 che prima di lasciarmi ha detto:
"I nomi delle navi"..tutti le navi sono registrate - per targa soprattutto, prima che per nome - e risalire al gestore della "Shifco" nel '94 vuol dire avere un altro nome importante. Che sia lo stesso - o legato - alla "Cursky"? Vi riporto la notizia riportata oggi dalla stampa e prima di lasciarvi, un invito a tutti: "Dobbiamo trovare le prove". L'ultima intervista fatta da Ilaria a Mogadiscio è stata tagliata (mi riferisco alla pellicola su cui aveva girato il filmato il suo operatore)...vogliamo quelle immagini!

ROMA 12 settembre 2009

Potrebbe essere una delle navi dei veleni affondate nel Tirreno Casentino. La scoperta avvenuta oggi al largo di Cetraro, in provincia di Cosenza, rappresenta la possibile conferma ai dubbi che da tempo interessano la zona, indicata come una sorta di cimitero delle navi cariche di scorie radioattive e di rifiuti tossici. Il relitto è stato individuato oggi, grazie a un robot telecomandato che la Regione Calabria sta utilizzando per chiarire gli aspetti più inquietanti di questa vicenda. Un enorme mercantile, lungo tra i 100 e i 120 metri, fotografato dal robot in maniera nitida. Al punto da evidenziare una grossa falla sulla prua della nave. E all’interno alcuni fusti. Schiacciati, piegati, corrosi dal tempo. Il luogo della scoperta è a circa 20 miglia nautiche dalla costa, ad una profondità di circa 480 metri. Un allarme lanciato da tempo, rispetto alla presenza di relitti pericolosi in fondo al mare. Già nel settembre scorso il «Quotidiano della Calabria» aveva evidenziato la possibile presenza di una nave affondata nella zona. Fino alla conferma arrivata oggi. Dopo che i sopralluoghi erano stati rinviati a causa delle cattive condizioni del Tirreno.

Dalle fotografie scattate, ora esaminate dai tecnici, non è stato possibile individuare il nome del mercantile, che dovrebbe essere indicato sui fianchi. Un ammasso di ferraglia coperto da tantissime reti da pesca che, nel corso degli anni, potrebbero essere rimaste impigliate. Anche sul nome circolano voci insistenti. A partire dalle indicazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti. Il primo ad avere indicato la responsabilità della ’ndrangheta nella gestione dei rifiuti e delle navi inquinanti. Sarebbe stato lui a indicare il nome della nave fatta affondare con una bomba fatta esplodere proprio in prua. La «Cursky», questo il nome segnalato da Fonti ai magistrati, avrebbe portato negli abissi 120 fusti di materiale tossico.

Non un caso isolato, secondo il collaboratore di giustizia, ma un’attività illecita molto remunerativa, al punto che la cosca Muto di Cetraro, così come evidenziato da Fonti, avrebbe fatto affondare in tutto tre imbarcazioni. Anche rispetto al tipo di mercantile, le foto hanno permesso di avanzare le prime ipotesi. Si tratterebbe, infatti, di una nave che potrebbe risalire agli anni Sessanta e Settanta. Considerato che è priva di bullonature visibili, cosa che lascia pensare che risalga dunque, come tecnica costruttiva, al secondo dopoguerra. Soddisfatto anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Paola. «Si tratta di un grosso successo per tutti, perchè si comincia a squarciare un velo. Voglio dire - ha aggiunto il procuratore - che il merito è della Regione Calabria e dell’assessore all’Ambiente, Silvio Greco, che ha creduto in questa ricerca e ci ha supportato in ogni modo». Secondo Giordano, «parliamo tanto delle cose cattive, come la malasanità, ma ogni tanto parliamo anche dei successi dovuti a tanto impegno».

l'incarcerato ha detto...

Grazie caro anonimo, complimenti a te che mi hai dato aggiornamenti importanti.

cometa ha detto...

Ciao! Non c'è molto da aggiungere.
Il problema è: a chi interessa sapere la verità?
Quanti siamo in Italia a provare questa spinta alla conoscenza? Questo sdegno per la menzogna, per il disprezzo verso la società e le istituzioni che si è data?
Le menzogne, la macchinazione sistematica, la manipolazione, sono tutti aspetti che la gente conosce ma non se ne cura. Le accetta e vota chi li manipola. Non capisco perché, ma è così. Cerchiamo instancabilmente la giustizia, ma quando l'avremo ottenuta (per Niki, per Ilaria, Milan, Mauro Rostagno, Fausto & Iaio......) ancora saremo a poco più che zero.
Oltre a perseguire la giustizia, dovremo riuscire a risuscitare in tutta la gente (e prima di tutto nei bambini e nelle bambine) il desiderio di giustizia.
Un abbraccio, erri